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Culturadi Mariangela Vaglio (Galatea)
pubblicato il 11 agosto 2008 alle 16:12 dallo stesso autore - torna alla home

L’inizio non sembra dei migliori: il trito e ritrito caro estinto i cui segreti renderanno la vita impossibile a molti. Ma questo telefilm è anche molto di più.

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Si comincia con un bel funerale. Anzi, con un aereo privato che viene tirato su dalle acque dell’oceano, sotto lo sguardo perplesso ed affranto di un figlio che non ha neppure un cadavere su cui piangere, ma solo Dirty Sexy Money Dirty Sexy Money: non proprio la solita minestraqualche catasta di lamiera (uhhh, il corpo non si trova, come nei migliori romanzi di appendice…teniamolo bene a mente!). Un inizio, a ben guardare, piuttosto scontato: quasi tutti i serial familiar-drammatici in USA cominciano così, con il becchino che entra in campo a sgomberare un caro estinto improvvisamente deceduto, i cui peccatucci segreti travolgeranno, modello tzunami, eredi ed amici.

COME TI PRENDE - Ma le capriole di una trama già usata milioni di volte nei telefilm passano subito in secondo piano rispetto allo stile della narrazione. Perché Dirty Sexy Money ti prende dalla prima inquadratura e non ti molla più: anche se gli ingredienti sono sempre i soliti, l’ambientazione una Manhattam dei ricchi inutili che già si è stravista in Sex and the City, le famiglie di miliardari imperano in tv dai tempi di Dallas e gli avvocati idealisti per reazione a padri traviati sono un cliché di Hollywood, la saga dei Darling si presenta subito allo spettatore come qualcosa di diverso. Non solo perché ad interpretare i personaggi ci troviamo attori di sicuro talento e mestiere (Donald Sutherland su tutti), ma perché il ritmo serrato, il feroce senso del grottesco e i tocchi sparsi di umanità senza sentimentalismo donati ai personaggi costruiscono con poche pennellate un mondo credibile. Un po’ come capitava, a cavallo fra Ottocento e Novecento, per i romanzi di Balzac e Zola, di cui ormai le serie televisive ben fatte sono le eredi più dirette.

PRESENTAZIONI – Nick George, il protagonista, è un avvocato quasi quarantenne con la faccia pasciutella ma non troppo, da bravo ragazzo old american style. Ha una moglie, una figlia, un lavoro come legale delle cause perse e alle spalle una rottura con il padre, avvocato anche lui, ma della famiglia Darling, potentissimo clan dell’alta finanza newyorchese. Da loro Nick ha cercato di tenersi il più distante possibile non appena raggiunta l’età della ragione, anche perché, da bravo avvocatino politically correct, dsmjz6 Dirty Sexy Money: non proprio la solita minestraè ammantato di una sana disapprovazione moralistica. Che viene peraltro da condividere in pieno non appena i Darling appaiono sulla scena, al funerale del padre di Nick. Infatti, come sibila la moglie di Nick all’orecchio del consorte, sono “delle persone orribili“: il patriarca Tripp è suadente e furbo come un Andreotti, la moglie vagamente scentrata e defilata: modello Veronica, si direbbe da noi; i cinque figli paiono scelti da una collezione di mostri: il maggiore è un Procuratore che, per seguire le aspirazioni del padre, deve candidarsi al Senato, ma si trova al contempo a gestire il problema di una relazione con un transessuale; il secondogenito un Reverendo che ha tra i piedi un bimbo illegittimo e dimostra un caratterino isterico e vendicativo, del tutto privo di carità cristiana; poi ci sono una svampita zoccoletta con aspirazioni da attrice, rispetto alla quale Paris Hilton sfodera un cervello da premio Nobel, un giovin signore che passa la vita fra partite di poker e letti di giovin signore inutili quanto lui, e una sorella maggiore che l’hobby delle nozze seriali con campioni di golf e polo, quegli sport, insomma, in cui essere stupidi non è obbligatorio, però aiuta.

…USANZA CHE TROVI – Tutti questi ingredienti vengono frullati assieme con un sarcasmo che ricorda il miglior Tom Wolfe del Falò delle Vanità, ma ha anche la capacità di non ridurre i personaggi pure maschere dsm2go1 Dirty Sexy Money: non proprio la solita minestragrottesche. Così il patriarca Trip, spregiudicato e subdolo, è però sinceramente capace di commuoversi e soffrire per la relazione che la moglie ha avuto con il padre di Nick; la figlia maggiore è svampita sì, ma assai meno digiuna degli intrighi di famiglia di quanto la sua apparente cretineria faccia supporre; e già dalle prime due puntate l’avvocatino integerrimo dimostra pericolosi cedimenti alle lusinghe che il potere, il denaro e il Darling-style possono offrire. I Darling sono un universo credibile e, seppure deformato, realistico, in cui il bene ed il male non si dividono con un taglio netto, la stupidità e la furbizia confinano e spesso si stemperano l’una nell’altra, e i telespettatori di tutto il mondo possono riconoscere nei tratti di questo o quel protagonista i lineamenti dei ricchi personaggi della cronaca anche nostrana: con la differenza che in America simili famiglie le sbertucciano nei serial, da noi le santifichiamo e le proponiamo a modello negli special del Tg4. Ma si sa, paese che vai, usanza che trovi.

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