di Stefano Marucci
postato alle 11:30 del 11 Agosto 2008 in EsteriTorna alla home

Bombardamenti, blocchi navali, colpi di forza durante il massimo simbolo della pace tra i paesi, le olimpiadi. Zar Putin mostra che la Russia – anche se finirà a secco nel medagliere di Pechino – ha ancora le armi affilate e identica sete di potere. E’ l’inizio di una nuova guerra fredda?

La Russia di Putin ha riconquistato ufficialmente il posto nello scacchiere internazionale perso dalla caduta del muro di Berlino. L’operazione militare in Ossezia del sud, e’ stata programmata e attuata nonostante la “tregua olimpica” - durante le olimpiadi della Grecia antica il periodo dei giochi fermava ogni guerra – o forse proprio in concomitanza dell’evento per catalizzare ulteriormente l’attenzione mediatica. La Russia e’ tornata, grazie allo smantellamento del pesante stato sociale ereditato dal periodo socialista e soprattutto grazie allo sfruttamento intensivo e speculativo degli enormi giacimenti di gas e petrolio, da cui fa dipendere non solo i paesi vicini della vecchia Urss, ma anche – e soprattutto – molti paesi europei tenuti cosi’ sotto scacco.

NO GIORNALISTI, NO PARTY - Sapere cosa stia succedendo in queste ore in Ossezia non e’ semplice. Nella capitale della provincia filorussa secessionista ci sono dei giornalisti, ma le notizie che provengono da quella regione sono filtrate dall’esercito russo. Non e’ una novità. La Cecenia e’ stata una delle guerre civili dimenticate in cui sono scomparsi o ridotti al silenzio, un numero incredibile di giornalisti e di operatori umanitari. La Fsb – il servizio segreto russo che una volta era noto come Kgb – e’ stato accusato in più di un’occasione di essere responsabile di questa violenta censura. Per questa ragione le poche immagini del circuito internazionale APTN che ricevono i nostri telegiornali nazionali (non solo italiani) sono solo le immagini che il governo russo ha deciso di mostrare (a differenza di altre guerre civili o guerre segrete infatti non sono finora trapelati filmati amatoriali e non registrati magari con cellulari), e le agenzie di stampa battute sono filtrate accuratamente. Le uniche che sfuggono al controllo russo sono quelle che partono da Tiblisi, la capitale georgiana. Viene da se’ capire che di questa guerra, i numeri delle vittime, le reciproche accuse di bombardamenti sui civili, gli effettivi dei due eserciti in campo, non sapremo mai nulla.

NON SOLO OSSETI – Non c’è solo una provincia filo russa della Georgia in gioco. Anche l’Abkhazia, un’altra regione che ha cercato di proclamarsi indipendente e ha sempre mostrato insofferenza dei governi filo-occidentali della Nato, ha iniziato la sua guerra di liberazione. Con l’aiuto dell’Armata Rossa, ovviamente. Insomma la Russia continua la sua avanzata, rifiutando la richiesta di cessate il fuoco del premier georgiano Saakashvili (“è una scusa, stanno ancora combattendo”). Fino alla reconquista delle regioni georgiane.

IL PODIO DELLA PACE - A Pechino l’atleta georgiana bronzo nella gara di pistola ha abbracciato la sua omologa russa, giunta seconda. Il Cio conferma che le delegazioni degli atleti non lasceranno la Cina. I capi di Stato presenti ancora in Cina si limitano a dichiarazioni di condanna delle violenze, ben sapendo che qualsiasi tentativo di mostrare i muscoli morirà all’interno del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. L’Onu – che già ha mostrato tutta la sua debolezza in diversi casi, ultimo il genocidio del Darfur – e’ di nuovo tornato completamente inerme e incapace di svolgere il suo ruolo.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE – Un’ultima nota, per ricordare che la regione sia una vera e propria santa barbara pronta a esplodere. Ossezia del Sud e Abkhazia sono le regioni georgiane che vogliono essere “liberate dal gioco di Tiblisi”, poi accanto c’è la Cecenia; in Ossezia del Nord (repubblica indipendente legata alla Russia) c’è la cittadina di Beslan. Quella del commando kamikaze ceceno…

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