Di quello americano, almeno: in una campagna pubblicitaria che mira a mostrare i lati positivi della bancarotta di General Motors, almeno per la macchina politico-sindacale di Detroit e del Partito Democratico.
In fondo, è comprensibile che si gettino soldi in uno sforzo cosmetico per propagandare come un fatto positivo una bancarotta annunciata da anni, negata ormai soltanto dall’Amministrazione Obama, impegnatissima a fingere di vivere nel mondo degli spot pubblicitari.
LA responsabilità è ben suddivisa fra il management, i sindacati e mezza classe politica americana, che ha ritardato l’inevitabile, impedendo che GM andasse in amministrazione controllata durante il boom, quando avrebbe avuto delle possibilità reali di sopravvivere. Nel frattempo, la città di Detroit è rimasta una monocoltura automobilistica, per la gioia dei suoi padroni “progressisti” e delle sue maestranze sindacalizzate, che ora cercano qualcun altro che paghi il conto. Complimenti.























