di Carlo Cipiciani (Comicomix)
postato alle 10:31 del 11 Agosto 2008 in EconomiaTorna alla home

L’economia italiana è sull’orlo della recessione. Non è il capo dell’opposizione a parlare, ma l’Ufficio Studi di Confindustria e autorevoli analisti internazionali, commentando i dati Istat sul Pil che sanciscono la crescita zero per l’Italia nel primo semestre 2008. E chi dovrebbe preoccuparsi di dare risposte è troppo occupato ad autocelebrarsi.

Eppure non c’è molto di che stare allegri. Secondo l’Istat nel secondo trimestre del 2008 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito in termini reali dello 0,3 per cento rispetto al primo trimestre 2008 (variazione congiunturale) ed è rimasto stazionario rispetto al secondo trimestre del 2007 (variazione tendenziale). La causa sarebbe la diminuzione del valore aggiunto dell’industria e una sostanziale stazionarietà dei servizi, non compensati da un aumento dell’agricoltura. Il rallentamento dell’industria era atteso, dopo che altri dati Istat avevano segnalato la caduta della produzione industriale. Meno atteso il rallentamento dell’export, la vera forza trainante dell’economia italiana nel biennio 2006-2007.

FERMI DA UN ANNO CONSUMI E INVESTIMENTI - Ma a preoccupare non è solo il segno meno nell’andamento del Pil del secondo trimestre del 2008. Ma una tendenza più generale. Restando alle performance macroeconomiche, il primo trimestre 2008, sempre secondo l’Istat, si era chiuso un po’ meglio, con una crescita dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente, e dello 0,3 per cento rispetto al primo trimestre 2007. Ma a ben guardare, se si analizza la serie temporale dei Conti economici trimestrali dell’Istat, questo era dovuto appunto all’espansione dell’ export. Ma i dati, analizzando una delle tabelle fornite dall’Istat registrano anche un’altra cosa: una stagnazione sempre più profonda dei consumi delle famiglie, fermi da gennaio 2007 al valore (a prezzi reali, depurati cioè dell’inflazione) di 188 miliardi di euro. E la stagnazione degli investimenti fissi lordi, fermi a valori attorno a 68 miliardi di euro, sempre da gennaio 2007.

QUARTA RECESSIONE IN 10 ANNI - La contrazione del Pil non è episodica e sono alte le probabilità di un’ulteriore discesa durante il trimestre in corso, che è iniziato con il segno meno per la produzione industriale. La recessione sembra ormai prossima. La crisi dei consumi dipende dalla crescita dell’inflazione, che ha pure l’ulteriore effetto perverso del Fiscal drag, che aumenta la pressione fiscale senza bisogno di toccare le aliquote. E che colpisce soprattutto i beni di largo consumo: alimentari e petroliferi. E che rischia di essere aggravata, al di là delle intenzioni del Governo nazionale, dagli effetti perversi della Robin-Tax. Sarebbe la quarta recessione in 10 anni. E l’Italia è molto più vulnerabile del resto d’Europa: ha un debito pubblico alto, che consente meno margini di manovra, e ha alle spalle anni di quasi stagnazione, in cui il reddito pro-capite è sceso sotto la media dell’Unione europea e la produttività è rimasta ferma.

E IL GOVERNO CHE FA? - In questo quadro non molto incoraggiante, il Governo italiano sembra in stato confusionale. Il Ministro dell’Agricoltura Zaia gioisce per il fallimento del accordo sul commercio mondiale, che per un paese così dipendente dall’export non è certo una buona notizia. Il Ministro dello Sviluppo economico Scajola minimizza e dice che tutto s’aggiusterà a settembre, anche se non si sa come. Il Presidente Berlusconi loda la manovra strutturale appena varata come rivoluzionaria e si compiace che non metterà le mani nella tasche degli italiani. Sarà, ma allora perché - secondo il DPEF del Governo - la pressione fiscale aumenterà nel prossimo biennio e comunque non scenderà fino al 2013? Poi c’è il Ministro dell’Economia Tremonti, che invece di rassicurare gli italiani - che hanno cominciato a risparmiare anche su pane e pasta - lancia messaggi allarmistici, evocando la Grande Depressione del 1929. Tremonti, oltre che evocare la paura, dovrebbe anche fare qualcosa per alimentare la speranza. Ad esempio, utilizzare le risorse che ci sono, usando l’extragettito del Fiscal Drag per abbassare la pressione fiscale sul lavoro, che avrebbe effetti benefici sia sulla domanda (rilanciando i consumi) sia sull’offerta (abbassando il costo del lavoro). Insomma, far tornare il tempo della politica. Altrimenti, la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non sarà colpa della Cina: le responsabilità saranno da cercare molto meno lontano.

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