Tremonti e quer pasticciaccio brutto della cassa integrazione in deroga

04/06/2009 - Il governo Berlusconi ha esteso gli ammortizzatori sociali ai tanti lavoratori dipendenti che non possono usufruirne con un provvedimento tampone, finanziato in parte con i fondi dell’Unione europea. Ma senza chiedere il permesso all’Europa. Nessuno ne parla, ma stanno cominciando

     
 

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Il governo Berlusconi ha esteso gli ammortizzatori sociali ai tanti lavoratori dipendenti che non possono usufruirne con un provvedimento tampone, finanziato in parte con i fondi dell’Unione europea. Ma senza chiedere il permesso all’Europa. Nessuno ne parla, ma stanno cominciando i guai

Molti (anche noi di Giornalettismo, in molti articoli e da ultimo qui) chiedono da tempo una riforma complessiva del sistema degli ammortizzatori sociali, oggi fortemente ingiusto e squilibrato in favore del solo lavoro dipendente delle grandi e medie imprese, che lascia senza tutele molti lavoratori. Al coro si è aggiunto – meglio tardi che mai – anche il governatore di Bankitalia [[Mario Draghi]], che nelle sue recenti Considerazioni finali ha detto che è “il momento di cogliere l’occasione di una riforma organica e rigorosa degli ammortizzatori sociali“. E il governo, [[Maurizio Sacconi]] in testa, che aveva sempre detto che “non è questo il momento per le riforme strutturali“, sembra fare timide aperture. La decisione è urgente, perché il marchingegno escogitato nel frattempo mostra tutte le crepe che avevamo segnalato a suo tempo. E rischia di creare l’ennesimo buco nei conti pubblici italiani.

 

RICAPITOLIAMO I FATTI - Governo e Regioni il 12 febbraio 2009 hanno firmato l’accordo sugli ammortizzatori sociali in deroga, quelli per i lavoratori delle piccole imprese, cioè la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani: 8 miliardi di euro nel biennio 2009-2010, di cui 5,35 a carico dello Stato (in gran parte “scippati” al FAS – quota nazionale ) e i restanti 2,65 miliardi di euro a carico del Fondo Sociale Europeo (FSE), assegnato dall’Unione europea alle Regioni. Non avendo il coraggio di fare una riforma strutturale e senza soldi veri in cassa, Berlusconi, Tremonti e Sacconi si sono inventati questo escamotage. Ma sapevano bene che il Fondo Sociale Europeo può finanziare soltanto le politiche attive del lavoro, cioè i corsi di formazione, la riqualificazione  professionale o gli stage in azienda per aumentare  l’occupabilità delle persone. Ma non può finanziare le politiche passive, come l’assegno di disoccupazione e gli ammortizzatori sociali ai lavoratori dipendenti. Concetto espresso e ribadito dal commissario Ue all’occupazione, Vladimir Spidla, nel corso di un incontro con una folta delegazione di rappresentanti delle regioni. Ma chi se ne importa, hanno pensato i nostri eroi. Poi si vedrà.

IL PIATTO PIANGE – Com’era prevedibile, le “forzature” interpretative fatte senza interpellare la Ue vengono a galla. Il commissario Vladimir Spidla ha scritto al governo una prima volta il 27 aprile scorso, chiedendo chiarimenti su alcuni aspetti di attuazione del programma di interventi in favore dei lavoratori colpiti dalla crisi. Oggetto del contendere, guarda caso, l’utilizzo del FSE per gli ammortizzatori sociali in deroga. Il governo ha dato le sue spiegazioni in forma scritta l’8 maggio 2009. La Commissione ha letto la risposta, ha preso atto delle spiegazioni e ha scritto una seconda lettera, recapitata al governo italiano il 25 maggio 2009. Una lettera “felpata“, nello stile europeo, ma dura nella sostanza. Sorvolando su alcuni – importanti – rilievi tecnici, il punto sostanziale è che per l’Europa le attività finanziabili con l’FSE sono solo quelle di politica attiva del lavoro, quelle che facilitano il reinserimento nel posto di lavoro o un nuovo lavoro. Che possono pure essere accompagnate da un’indennità, ma che non può essere finanziata dal FSE. Per spiegarlo in parole semplici: l’Europa non consente che si paghi l’indennità di cassa integrazione usando i suoi soldi, ma non consente neppure che i suoi soldi vengano usati all’interno di un programma che si basa soprattutto sulla corresponsione dell’assegno di cassa integrazione. Il bluff è scoperto. Il piatto piange.

 

DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO - Il governo fa spallucce. Dice che la lettera del commissario europeo non altera il programma, e rassicura le regioni. Ma intanto, alcune regioni dovranno riscrivere i programmi, perché – dice sempre il commissario Spidla, “emerge un legame tra la quantificazione dell’indennità non con lo strumento di politica attiva, ma con il periodo di cassa integrazione del partecipante”: se proprio dovete prenderci in giro, sappiatelo fare! Nel frattempo i lavoratori in cassa integrazione in deroga stanno ricevendo due assegni, uno dall’Inps e l’altro dalle regioni, con complicazioni burocratiche che si scaricano su di loro. E mentre questi assegni vengono pagati, i corsi di formazione in gran parte non si fanno, anche se nella sua lettera l’Europa è stata chiara: deve essere evidente il legame tra la cassa integrazione percepita da ogni lavoratore e gli interventi di politica attiva in suo favore. E ci  dovrà essere una corrispondenza tra valore delle attività effettuate e il valore dell’indennità corrisposta. Quando ci sarà da rendicontare, portando fatture e documenti contabili che provino all’Europa corsi, stage, attività svolte con l’FSE cosa manderanno governo e regioni a Bruxelles? I manifesti elettorali di Berlusconi? Ma non preoccupatevi, è il messaggio: alla fine in qualche modo tutto si aggiusterà. Domani è un altro giorno.

GUERRA FRA POVERI -  Speriamo che sia così. Che alla fine con il solito scatto di reni all’italiana si riescano ad appianare tutti i problemi irrisolti, che si “aggiustino” le carte e che la Ue dia il suo benestare. In caso contrario, a fine 2010 ci aspetta – come previsto dall’Intesa governo regioni – un nuovo buco nei conti pubblici, perché se la Ue non darà alle regioni i fondi Ue i soldi dovrà metterli il governo. E in ogni caso – anche se è un dettaglio che non interessa a nessuno – anche se tutto andasse a buon fine avremmo assistito alla solita guerra fra poveri. Perché  il governo avrebbe finanziato gli ammortizzatori sociali per i lavoratori in difficoltà non tagliando sprechi nella PA, ma riducendo le risorse per gli asili nido che i Comuni erogano alle famiglie in lista di attesa, la costruzione di centri per l’infanzia, le borse di studio per le giovani ragazze che si iscrivono alle facoltà scientifiche, i voucher per la cura di anziani e portatori di handicap, gli aiuti per i lavori atipici e ricercatori, i corsi di riqualificazione per chi ha perso il posto di lavoro. Il conto per il bluff, comunque vada, lo pagheranno loro.

     
 

8 Commenti

  1. Tess scrive:

    Solo in Campania ci sono 6000 lavoratori destinatari del provvedimento di cassa integrazione in deroga. Fatevi un po’ i conti

  2. Gregorj scrive:

    e che sarà, vanno a pranzo da Ricchiuti e il problema è risolto.

  3. EssEmme scrive:

    …ma questo è il governo del fare…

    A questo punto mi viene nostalgia di quelli che almeno (troppi) danni non ne facevano!

  4. Tess scrive:

    …ci sarebbero sempre le sedici case di Noemi a disposizione :D

  5. nicola scrive:

    queste cose succedono perche’ vengono dalla scuola del vaticano—truffa legalizzata -se non approvate la legge ( FUORI LEGGE tutte RELIGIONI ) lo scempio italiano rimarra’ nel dna dei suoi figli–perche’ non fate la legge per chi vuole lavorare in ITALIA ( devono ) tassativamente diventare CRISTIANI—ALLELUIA

  6. Gregorj scrive:

    @ tess

    e noemi stessa no?

  7. Penelope scrive:

    Domanda: perchè non fate un bell’articoletto sui poveri cassa integrati dell’alitalia?? 7 anni con l’80% dello stipendio in deroga?
    C’è gente che tra hostess e piloti prende dai 3000 agli 8000 euro al mese per non fare un cazzo. E nessuno ne parla.

    Altra domanda:
    Perchè non parlate un pochino dei TAAANTI baby pensionati???? Che ciucciano da mamma stato dalla veneranda età di 38 anni e hanno doppi e tripli lavori (in NERO) alla faccia dei disoccupati???
    Sapeste quanti statali conosco in queste condizioni. E si lamentano anche.

    No per dire: perchè questi pesano sulle casse dello stato e si parla di MILIARDI di euro, mica di pizza e fichi.

    NOn ho capito che minchia c’entri il vaticano (sebbene sia una mangiapreti conclamata). Beh mi vien pur sempre in mente “un papa” che agli albori della democrazia italiana seguitava a dire che le differenze sociali (leggasi: CASTE) erano un dono del Signore……. che bella gente!

  8. Penelope scrive:

    greg, la noemi te la poi tenè (senza ritocchi, trucco e parrucco :D )

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