Una Chica a Corte

02/06/2009 - Alla Corte Suprema arriva la prima ispanica. Obama ha scelto Sonia Sotomayor, la favorita della vigilia. I repubblicani sono davanti ad un dilemma: compiacere la loro base religiosa o scontrarsi con la comunità latina? Il presidente ha chiarito l’intenzione di

     
 

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Alla Corte Suprema arriva la prima ispanica. Obama ha scelto Sonia Sotomayor, la favorita della vigilia. I repubblicani sono davanti ad un dilemma: compiacere la loro base religiosa o scontrarsi con la comunità latina? Il presidente ha chiarito l’intenzione di non voler riesumare la giurisprudenza progressista.

Dopo 3 settimane di attesa Obama ha nominato il primo giudice per la Corte Suprema. Al posto di David Souter arriva Sonia Sotomayor, magistrato federale della Corte d’Appello del Secondo Circuito. Una nomina attesa e per certi versi scontata, dato che la Sotomayor era già stata proposta dai democratici al presidente Bush quando W nominò Samuel Alito al posto di Sandra Day O’Connor. Obama ha trovato nel magistrato di origine portoricana la figura perfetta: donna, appartenente alla decisiva, elettoralmente parlando, comunità ispanica, moderata di tendenza liberal e molto vendibile al pubblico americano. Obama ha rimarcato la storia di Sonia Sotomayor come potente esempio dell’American Dream, la terra dove è possibile arrivare al massimo tribunale del Paese anche per chi proviene da una famiglia di immigrati portoricani residenti nelle case popolari del Bronx.

LA PRIMA CHICA – Alla prima opportunità utile, Obama ha scelto di proseguire la lunga tradizione dei presidenti democratici, che per primi hanno appuntato alla Corte Suprema magistrati provenienti dalle minoranze etniche. Woodrow Wilson nominò il primo giudice ebreo, il luminare Louis Brandeis, mentre Lyndon Johnson mandò alla Corte Thurgood Marshall, l’avvocato afro-americano che guidò la NAACP nella lunga battaglia del civil rights movement. Sonia Sotomayor non ha un profilo così marcato, ma l’eco del primo giudice ispanico è stata molto forte nella comunità latina, simile all’impatto avuto dal primo nero alla Casa Bianca. Su alcuni giornali della comunità ispanica sono subito apparsi editoriali indicanti il nuovo giudice come modello per i bambini figli della grande ondata migratoria di questi anni, un simbolo di possibile riscatto per chi ora si trova ai margini della società americana. Obama ha così voluto sigillare il rapporto con la minoranza etnica demograficamente più consistente degli Stati Uniti,  caratterizzata dai maggiori tassi di crescita. Gli ispanici sono tradizionalmente legati ai democratici, in particolare i messicani e i portoricani come la Sotomayor, ma durante gli anni dei fratelli Bush, governatori molto popolari in due Stati latini come Texas e Florida, si era rilevata una forte crescita repubblicana in questo segmento elettorale. Gli incrementi registrati a cavallo del nuovo millennio si sono però interrotti nel 2006, anche a causa della strenua opposizione conservatrice alle sanatorie dei clandestini. La maggior parte degli immigrati illegali provengono infatti dal Centro America, e l’ala dura e pura del Gop ha trovato nell’opposizione ai lavoratori irregolari nuova legna da ardere per la rabbia degli angry white men. Nelle ultime tornate elettorale i repubblicani hanno raccolto meno di un terzo dei consensi tra gli ispanici, che ora rappresentano quasi il 10% dell’elettorato, una quota destinata a crescere nei prossimi decenni.

OSTRUZIONISMO AL SENATO? - I democratici hanno salutato con favore la scelta di Obama in modo compatto, mentre i repubblicani si sono divisi tra moderati e radicali. La lotta dura fino all’ostruzionismo al Senato, dove è necessario un voto a maggioranza semplice per approvare le nomine giudiziarie, sembra scongiurata, sia per la netta maggioranza democratica che per alcuni timori dei repubblicani, che potrebbero bloccare la nomina solo grazie allo scoppio di uno scandalo. Se alcune popolari voci del movimento conservatore hanno tuonato contro la Sotomayor per le sue posizioni progressiste, in particolare sull’ aborto, un nutrito gruppo di senatori sembra voler evitare uno scontro all’arma bianca potenzialmente devastante per il futuro del partito: alienarsi la comunità ispanica, già conquistata dall’arrivo di una sua figlia alla Corte Suprema, avrebbe conseguenze drammatiche per i repubblicani, che potrebbero perfino perdere roccaforti storiche come il Texas dove in futuro voteranno sempre più latinos. I gruppi religiosi del movimento conservatore si sono però mossi subito, iniziando a raccogliere fondi per lanciare una campagna d’opposizione all’arrivo di un giudice abortista alla Corte Suprema. Un simile sentimento è stato cavalcato da uno dei pretendenti alla nomination 2012, l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, che ha accusato il presidente di comportarsi come un classico democratico liberal invece di seguire una via bipartisan rispettosa dei valori conservatori, mentre l’ex Speaker della Camera Gingrich ha definito razzista la Sotomayor per un commento pronunciato nel 2001 all’università di Berkeley. Una frase giustificata dal presidente in un’intervista televisiva, una reazione immediata che mostra la tensione della Casa Bianca, timorosa di ripetere il flop di presidenti del passato che si videro bocciare le loro nomine dal Senato. Un ulteriore elemento di attacco nei confronti della Sotomayor potrebbe essere il suo voto in Ricci v. DeStefano. Il caso, che deve ancora essere deciso dalla Corte Suprema, è nato dalla querela di un vigile del fuoco, Frank Ricci, un bianco di origini italiane, che non ha ottenuto la promozione perché il concorso a cui ha partecipato in Connecticut è stato annullato per il basso risultato ottenuto dagli afro-americani partecipanti.

PROGRESSISMO IN CANTINA – Il voto della Sotomayor nel caso Ricci, dove insieme ai colleghi ha ritenuto costituzionalmente lecita la discriminazione positiva, negli Usa chiamata affirmative action, è stato attaccato dai repubblicani come il classico esempio del progressismo giurisprudenziale che ha instahler0626ventato il diritto all’aborto, tolto Dio e le preghiere dalle scuole pubbliche, reso più difficile il lavoro alle forze dell’ordine e garantito meno diritti ai bianchi. La nomina di Obama sembra però una naturale prosecuzione delle scelte giurisprudenziali compiute da Bill Clinton, che con Breyer e Ginsburg respinse l’attivismo conservatore di Rehnquist, Scalia e Thomas impostando una linea di continuità coi precedenti costituzionali, i cosiddetti “leading cases“, elemento basilare di un sistema di common law che ha nello “stare decisis” il proprio principio ispiratore. Il fronte liberal della Corte Suprema, composto nell’ultimo quindicennio dai giudici clintoniani insieme a due repubblicani, John Paul Stevens e il dimissionario David Souter, ha sposato la continuità giurisprudenziale, rinunciando all’espansione del principio di eguaglianza giuridica contenuto nel XIV emendamento. John Paul Stevens, il giudice più anziano e attualmente considerato leader dei progressisti, era, prima dell’infornata reaganiana di metà anni ottanta poi proseguita con le recenti nomine di W Bush, uno dei componenti del fronte centrista della Corte. Il liberalism giurisprudenziale che tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ‘80 sconvolse la Middle America è uscito di scena con il ritiro di William Douglas, William Brennan e Thurgood Marshall, e come più volte sottolineato dallo stesso Obama la Casa Bianca non ha intenzione di riesumarlo, timorosa di rivedere lo scollamento dell’elettorato indipendente e moderato che contribuì alla sconfitta democratica in 7 presidenziali su 10 dal 1968 al 2004. Il nuovo presidente rivaluta il judicial restraint teorizzato dal giudice Felix Frankfurter, ovvero la deferenza del giudiziario rispetto al Congresso e il sostanziale mantenimento della giurisprudenza, e la fine della rivoluzione conservatrice, che negli ultimi 20 anni di giurisprudenza costituzionale ha capovolto oltre 40 precedenti, appare un obiettivo soddisfacente per il pragmatismo obamiano.

     
 

4 Commenti

  1. Falkenberg scrive:

    Definire “attivisti” Scalia, Thomas e Renquhist è semplicemente falso, viste le loro posizioni.

    Thurgood Marshall credeva nella “cecità al colore”, ossia nella rimozione degli ostacoli alla parità, come Martin Luther King. Oppure come Clarence Thomas, nipote di schiavi e cresciuto in una capanna senz’acqua corrente, ed ora giudice afroamericano della Corte Suprema; le sue credenziali non sono certo state un ostacolo per una campagna diffamatoria spietata, al momento della sua candidatura, da parte dei democratici.

    L’affirmative action doveva essere un espediente puramente temporaneo e con carattere d’emergenza, non l’apartheid alla rovescia che è diventato e che la giudice Sotomayor vuole rendere universale.

    Il problema di Sonia Sotomayor non è un suo singolo commento, ma il discorso che ha fatto in più di una occasione e che è ancora più inquietante: quello per cui un giudice dovrebbe avere delle pregiudiziali a favore di alcune categorie e se questo va contro la legge è ora di cambiare la legge, a colpi di sentenze. L’empatia vince il diritto, secondo la signora: una bestemmia, se espressa da qualsiasi giudice. Significa che la legge non è uguale per tutti, ma soltanot per le cateogire favorite dal giudice del momento.
    Soprattutto se le conseguenze sono quelle del caso del New Hampshire, dove non è vero che i punteggi degli afroamericani erano “bassi”: erano inferiori alle qualifiche minime, laddove 17 bianchi e due ispanici avevano raggiunto le qualifiche necessarie. Il consiglio cittadino cancellò il concorso, in barba al proprio stesso statuto, perché timorosa delle cause civili per discriminazione.
    Sarà un caso che la giudice Sotomayor ha visto rigettato od annullato il 60 percento dei propri verdetti?

  2. Mj scrive:

    ” Il problema di Sonia Sotomayor non è un suo singolo commento, ma il discorso che ha fatto in più di una occasione e che è ancora più inquietante: quello per cui un giudice dovrebbe avere delle pregiudiziali a favore di alcune categorie e se questo va contro la legge è ora di cambiare la legge, a colpi di sentenze.”

    Sarà. Però, c’è chi si è preso la briga di andare a verificare se effettivamente le sentenze della Sotomayor siano così pregiudizialmente a favore di alcune categorie da andare contro la legge, e questo è ciò che è venuto fuori

    http://www.scotusblog.com/wp/judge-sotomayor-and-race-results-from-the-full-data-set/

    Interessante notare l’analisi di un particolare caso, PappasVGiuliani, il caso un impiegato al NYPD che, alla richiesta di contribuire ad iniziative benefiche , rispose con delle email a forte carattere razzista, odioso e insultante. Il problema era che l’amministrazione riteneva che se si fosse saputo che al NYPD c’era questo impigato con queste idee razziste, l’amministrazione avrebbe potuto essere accusata di occupare dei razzisti e ciò avrebbe danneggiato la sua immagine, e decise quindi di licenziarlo. La Sotomayor dissentì dalla maggioranza dei giudici che appoggiava il licenziamento di quest’impiegato, dichiarando che doveva essere garantito il suo diritto ad avere le sue opinioni, pur spregevoli. Non solo, la Sotomayor espresse anche dei distinguo su questo diritto alla libertà di parola, basati sul tipo di impiego dell’uomo.

    http://obsidianwings.blogs.com/obsidian_wings/2009/05/sotomayor-the-record.html

    Insomma, le opinioni di questa donna mi sembrano molto più ( giustamente ) elastiche di come si crede.

  3. andrea mollica scrive:

    @falkenberg
    attivismo giudiziario è una definizione creata dalla destra americana per definire i giudici liberal della WC. Negli ultimi anni l’unico attivismo registrato nella Corte Suprema – inteso quindi come bocciatura di atti dell’Amministrazione/leggi Congresso, interpretazione estensiva della Costituzione e superamento di precedenti costituzionali, i leading cases, è arrivato quasi esclusivamente dal fronte conservatore. Scalia è l’equivalente di Brennan, con l’agenda repubblicana di marca gingrichiana al posto del liberalism anni ’60. In questo senso è lui l’attivista e i suoi fedeli compari Thomas e Alito lo seguono. John Paul Stevens negli anni ’80 era un moderato, ora è il membro più a sinistra della Corte e ha mantenuto nel corso della sua permanenza una linea giurisprudenziale coerente. Al momento a sinistra si è rivaluto e sostn seguito il judicial restraint che tanto squassò la Warren Court sul finire degli anni ’50, quindi si può anche fare uno sforzo di verità e definire attivista chi è veramente attivista.
    E’ la prima volta che leggo un paragone tra Marshall e Thomas, cmq apprezzo la fantascienza. La Sotomayor e la corte hanno applicato il Titolo VII del Civil Rights Act e seguito la giurisprudenza degli ultimi 30 anni in materia. Questo è il contrario dell’attivismo giudiziario.
    @mj
    una persona che cita scotusblog mi sta a prescindere molto simpatica

  4. andrea mollica scrive:

    Ultima nota:
    sowell è una pessima lettura sulla Corte Suprema. Sarà un bravo economista, ma ha scarsa familiarità con il diritto costituzionale americano

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