L’ottimismo è il profumo della vita
01/06/2009 - Pur con un’ampia maggioranza e un consenso che si dice abbia varcato i confini del sistema solare, il governo continua a non muovere un dito per far virare il paese dalla sua rotta verso il tramonto. Anzi, ce lo guida
Pur con un’ampia maggioranza e un consenso che si dice abbia varcato i confini del sistema solare, il governo continua a non muovere un dito per far virare il paese dalla sua rotta verso il tramonto. Anzi, ce lo guida col sorriso sulle labbra.
Da tempo la maggioranza che governa questo paese tortura le nostre povere orecchie con due cantilene che fanno il verso al famoso invito di Tonino Guerra, poeta innamorato di
fotocamere e condizionatori: l’ottimismo congiunturale e quello strutturale. Il primo mantra è ben noto: la crisi è finita, è leggera, ne usciremo prima degli altri, ne usciremo meglio degli altri, le nostre banche sono solide come la roccia e via cantando. Quasi nulla di tutto ciò corrisponde alla realtà, ovviamente, tranne che, grazie al sottosviluppo delle nostre istituzioni finanziarie, per nostra “fortuna” abbiamo relativamente pochi debiti rispetto agli scialacquatori anglo-americani. Poi viene il dubbio che il differenziale di crescita rispetto al resto dei paesi ricchi, in parte, è dovuto allo stesso identico motivo, e allora la “soddisfazione” svanisce.
QUESTA E’ BUONA! – Di recente il Prof. Sandro Brusco, dalle pagine elettroniche di noiseFromAmerika, ha segnalato due affermazioni melense
di due ministri dell’attuale governo, Tremonti e Brunetta. Il primo, a Porta a Porta, ha detto che il sistema delle pensioni italiane è ottimo, ben sostenibile, e non è a rischio: “Il discorso vero con il sindacato è quello in funzione dell’età media della vita che sale“, ha aggiunto. Per chi non crede che si possa essere più alienati dalla realtà di così, l’articolo riporta anche una dichiarazione di Brunetta di qualche mese fa: “il mercato del lavoro italiano, al di là delle sue contraddizioni, è mirabile, funzionale, efficiente, flessibile, reattivo, intelligente, e a modo suo equo. [...] è il più efficace d’Europa. Relazioni industriali e ammortizzatori sociali compresi.” Non ho mai visto una così sfacciata razionalizzazione della mancanza di fegato dell’attuale governo: sia Tremonti sia Brunetta sfidano il ridicolo mentre descrivono il nostro sistema pensionistico e il nostro mercato del lavoro come sostenibili e fondamentalmente efficienti. Eppure siamo il paese che cresce meno in Europa – e non da pochi anni – il paese che invecchia più rapidamente, e quello col maggior debito pubblico: ciò dovrebbe pur far pensare che l’allocazione del credito (legata strettamente all’architettura del sistema pensionistico) e della forza lavoro mostrano qualche serio problema strutturale.
LABORA (ET ORA) – È vero, nel mercato del lavoro sono stati fatti dei progressi: dalla disoccupazione del 12% di 10 anni fa si è passati al 6% (chissà quanto sarebbe stata alta oggi
con il vecchio sistema): i sindacalisti vorrebbero far credere che sono diventati tutti precari, ma i difensori di un sistema che getta fuori dal mercato del lavoro un lavoratore su otto che credibilità possono avere? Nonostante ciò, le riforme, fatte dalla sinistra (Treu) come dalla destra (Biagi), non sono state che la legalizzazione di ciò che avveniva già da tempo: i milioni di lavoratori che non potevano ufficialmente lavorare lavoravano in nero, e oggi invece sono “precari”, cioè hanno perlomeno una difesa giuridica e dei contributi pensionistici. Insomma: che il mercato del lavoro non necessiti di ulteriori riforme è semplicemente falso, senza contare che l’attuale sistema di ammortizzatori sociali – in pratica quasi solo la cassa integrazione – è inefficiente (tende a perpetuare realtà economiche mediocri) e ha bassa copertura (buona parte dei lavoratori non vi ha accesso). Difficile esserne fieri.
MEZZA PENSIONE – È altrettanto vero che qualcosa è stato fatto per riformare le pensioni: la sinistra prima (salvo poi ripensarci nell’ultima
legislatura), e poi in parte anche la destra hanno fatto qualcosa più di usare dell’incenso per coprire la puzza di morto, hanno infatti fatto delle mezze riforme che hanno allungato la vita del paziente terminale di qualche decennio. Rimangono però i problemi di una popolazione che invecchia, di contributi che vengono sprecati per mandare in pensione persone prima dei sessant’anni invece che finanziare la crescita economica tramite investimenti, di un paese incapace di crescere e quindi di far rendere i risparmi, e della profonda ingiustizia di sfruttare i giovani, che già non navigano nell’oro e che non avranno che una pensione misera, per mandare in pensione gli adulti (chiamarli anziani è ridicolo, data l’età media di pensionamento). Insomma: allo stato attuale solo Tremonti e qualche sindacalista credono che tra qualche decennio il sistema pensionistico possa rimanere in piedi così com’è.
ALLA PROSSIMA – Quindici anni di Berlusconi non hanno prodotto una sola riforma rilevante: nel Bengodi questo non sarebbe un problema, ma in un paese con gravi problemi strutturali come il nostro è una iattura. Almeno Prodi può vantarsi di aver portato l’Italia in Europa: la demagogia mediatica e la ricerca miope dei consensi di Berlusconi hanno invece impedito ogni presa di posizione coraggiosa e coerente. E se si poteva credere, nel 1994, che Berlusconi avrebbe fatto qualcosa se avesse potuto, data l’attuale maggioranza, e l’inesistenza dell’opposizione, l’odierna mancanza di iniziativa non può che essere il sintomo di mancanza di idee, di coraggio, di visione, di vera leadership e di responsabilità. In definitiva, non si può non condividere la conclusione del Prof. Brusco: “L’immobilismo che questo governo ha esibito in campo economico durante il suo primo anno di esistenza, ci assicurano di fatto Brunetta e Tremonti, è destinato a durare per il resto della legislatura. Meglio che ci abituiamo e ci prepariamo a vedere un’altra legislatura buttata“. E, a quanto ci è dato vedere oggi, non è che la prossima prometta scintille.













[...]Tuttavia a me pare che si possa rivoltare come un guanto arrivando a conclusioni diametralmente opposte partendo dagli stessi presupposti ma cambiando chiave di lettura[...]
E’ vero, il discorso è perfettamente ribaltabile, ma poiché non mi convince più la versione “main stream” trovo assai più convincente questa.
[...]Si potrebbe ugualmente affermare che il socialismo ideale non si sia mai realizzato[...]
Che si intende per socialismo ideale? Eguaglianza, società non piramidale se non nella misura sufficiente a non far esplodere il conflitto sociale di classe?
Allora ci siamo immersi…
Il 95% degli europei ed degli americani vive con un salario compreso tra i 1000 e i 2000 euro al mese. Non vedo nemmeno la minima traccia di organizzazioni rivoluzionarie (se non quelle create dai governi medesimi per dotarsi di un nemico cui dare la caccia e giustificare i vari “Patriot protection act”). A me pare che la società sia già sufficientemente piatta, chi ne “emerge” sono solo gli individui più vicini agli amministratori del favore (i membri del governo – panem) e agli intratteniotri (i politici – et circenses).
Quello che i socialisti russi non avevano capito è lasciar scegliere ai “proles” il modello ed il colore dell’automobile e del televisore sarebbe stato “sufficiente a non far esplodere il conflitto sociale di classe”.
Riguardo all’inflazionomia e l’economia di puro debito, si tratta di vedere che nell’amministrazione del denaro si nasconde un potere “immateriale” ed invisibile ai più. Una volta (forse…) le banche emettevano tanto denaro simbolico quanto oro (o asset convertibili) avevano in cassa, quanto era necessario a rendere quell’insieme di interazioni umane, chiamato mercato, per cui gli individui, utilizzando la “commodity” detta “denaro” si scambiano reciprocamente delle “quantità di lavoro”, avendo liberamente scelto se prima “risparmiare lavoro pregresso” per compare qualcosa che non sono in grado di produrre autonomamente, o “promettere lavoro futuro” indebitandosi oggi per procurarsi ciò di cui hanno bisogno ora, promettendo di onorare il pagamento ad un intermediario (la banca) con una quantità nota e bilateralmente pattuaita di lavoro futuro.
Alcuni millenni fa c’è stato invece chi ha intravisto nella generazione del denaro dal nulla il potere di alterare il lavoro futuro degli individui coinvolti nel “mercato”.
Tramite l’emissione di una quantità di denaro maggiore di quella richiesta dal mercato e/o degli asset convertibili effettivamente precedentemente acquistati (e la loro corrispondente “quantità di lavoro”) si altera il meccanismo della libera scelta temporale degli investimenti rendendo vantaggioso o più vantaggioso l’indebitamento al risparmio.
Secondo me… suona sempre più familiare…
[...] una sorta d’internazionale socialista occulta, della quale gli esponenti visibili dovrebbero essere personaggi del calibro di Greenspan o George W. Bush. Forse sono limitato, ma un’ipotesi di questo tipo a me risulta poco credibile[...]
Le organizzazioni segrete e semi-segrete sono in tutto il mondo, soprattutto in Italia, parte integrante della struttura del Potere. Per quanto riguarda l’Italia noi facciamo spesso finta di dimenticare che l’Italia ha perso una guerra contro un “nostro alleato”.
Allora… a meno di non voler continuare a credere che la democrazia si esporta con le bombe (Iraq?) quella sconfitta ha avuto delle conseguenze. Una delle conseguenze è stato il trattato di resa redatto in due formulazioni, estesa e breve. Quella breve, che è poi diventata la versione “ufficiale” fu firmata da ranghi dei due eserciti non competenti. Quella estesa fu firmata da ranghi competenti e conteneva tra le altre cose, una lista di nomi di “collaboratori” che non sarebbero dovuti essere perseguitati a guerra finita. Questa atto ha sancito l’ibridazione della politica e della economia italiana con la Mafia. Ragione per cui oggi non ha alcun senso distinguere tra potere legale e potere illegale. La Repubblica Italiana è nata grazie alla Mafia e se la porta dentro… assai in profondità.
I nomi cercateli da solo… ci fu un solo Presidente del Consiglio (Aldo Moro) che tentò formalmente di riconoscere il trattato esteso…
Non si può discutere delle intenzioni del Potere in Parlamento, che produce atti pubblici, ma se ne deve discutere in organizzazioni segrete o semi segrete, perchè non sta bene pubblicare i “suggerimenti” al Governo dati da un banchiere di altissimo livello, quando costui è una emanazione di una nota famiglia latifondista siciliana che nel 1946 fornì le mappe agli “alleati” per sbarcare senza problemi in Sicilia ed il suo autista si chiamava Bernardo Provenzano.
Il discorso per gli USA è molto diverso (e lunghissimo), ma l’influenza delle organizzazioni segrete è ancora più rilevante.
Non crederai davvero che una scimmia ammaestrata come G.W. Bush arrivi alla presidenza degli USA grazie all’ “american dream”, vero?
[...]Io tendo piuttosto a ravvisare in queste distorsioni l’esplosione delle contraddizioni interne dell’ideologia capitalista, in quanto mi sembra che queste logiche perseguano sempre e comunque l’interesse legato al profitto e non l’uguaglianza sociale e la perequazione economica (se non nella misura sufficiente a non far esplodere il conflitto sociale di classe)[...]
Qual’è l’ideologia capitalista? Accumulare quanto più denaro possibile in un edificio rettangolare con su disegnato il simbolo del dollaro? Questi capitalisti stanno solo sui fumetti…
Se hai risparmi sai che è fondamentale proteggerli e/o investirli. A meno di non essere un maniaco paranoico dedito all’accumulo ad oltranza, dopo un po’, il risparmio diventa investimento.
Il problema è che oggi non c’è più risparmio e non c’è la possibilità di fare investimenti se non a debito. Non c’è capitalismo… quindi non vedo come possa essere andato in crisi.
[...]Una tua frase m’incuriosisce in modo particolare:
“Il profitto non necessita di crescita. Il capitalismo è l’investimento basato sul risparmio.” …
Non riesco a capire come in un sistema chiuso possa aumentare il profitto senza che effettivamente aumenti la disponibilità di beni materiali e quindi senza “crescita”, se non in uno scenario in cui una maggioranza di vittime del profitto viene depredata in favore di una ristretta cerchia di profittatori[...]
Nei primi 300 anni di vita degli USA è stato emesso un solo miliardo di dollari, eppure, la prosperità e la ricchezza sono aumentate e si sono diffuse. Per trecento anni 1000 dollari messi da parte da me, valevano ancora 1000 dollari per mio nipote, ed il nipote di mio nipote.
Il progresso tecnologico, l’ottimizzazione e l’efficientamento di cui si straparla hanno consentito esattamente questo: il risparmio. Da cui può scaturire l’invesimento senza debiti.
A Furnace Creek, in Arizona, sono ancora oggi conservati due veicoli con cui si trasportava la bauxite dalle miniere di Beaty e keane wonder mine fino a Las Vegas.
http://www.john-daly.com/pics/furnace_creek.jpg
Con il veicolo in uso nel 1850 occorrevano 35 muli, una tanica da 3000 litri d’acqua, 5 persone, 5 cani e 18 giorni.
Con il veicolo a vapore del 1880 occorrevano 7 giorni, tre persone, e 2 cani.
Con l’inflazionomia qualcuno si è impossessato del risparmio del progresso trasformando la “crescita” in autodifesa dall’erosione del valore.
Guarda, la cosa che fondamentalmente mi stupisce è che siamo d’accordo sostanzialmente su tutto a livello fenomenologico. A me sembra tuttavia che tu riduca l’ideale socialista (al quale io non credo, sia ben chiaro) ad una volontà di potere assimilabile a quella capitalista. Il tuo confronto tra i due sistemi è viziato dal fatto che li parametri entrambi in base ai paradigmi del sistema capitalista.
“Che si intende per socialismo ideale? Eguaglianza, società non piramidale se non nella misura sufficiente a non far esplodere il conflitto sociale di classe?
Allora ci siamo immersi…”
Il socialismo ideale non è una casta che dirige la volontà di una base che la qualifichi in nome di uno scopo terzo. Il socialismo ideale non puo’ far esplodere il conflitto di classe perché idealmente elimina il concetto di classe. Nel momento in cui gl’interessi particolari si dissolvono in quelli comuni non esiste una classe dominante ed una classe subalterna, bensì un unico grande interesse collettivo non tanto frutto della composizione degli interessi particolari, quanto idealmente preminente rispetto ad essi.
A me sembra che l’ultima parte del tuo pezzo non contraddica affatto le mie osservazioni, in quanto parlavo di un sistema “chiuso”, ovvero “saturo”. L’America della frontiera rappresenta casomai la contraddizione ontologica tra economia di mercato a fronte di risorse inesauribili e la determinazione di valore delle merci sulla base di risorse che non richiedono il ricorso al mercato in quanto inesauribili.
Ovvero…o mercato…o democrazia. La sintesi delle due cose è ontologicamente impossibile.
Queste mi sembrano le evidenze più importanti, tornerò su questo post quando sarò più lucido.
Ciao.
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