Yes, we can’t
01/06/2009 - LE GUERRE IN AFGHANISTAN E IN IRAQ – Il programma elettorale di Obama prevedeva un ritiro rapido dall’Iraq con passaggio di consegne al governo locale, e uno sforzo decisivo in Afghanistan per chiudere la partita con Al-Qaeda. Anche su questi
LE GUERRE IN AFGHANISTAN E IN IRAQ – Il programma elettorale di Obama prevedeva un ritiro rapido
dall’Iraq con passaggio di consegne al governo locale, e uno sforzo decisivo in Afghanistan per chiudere la partita con Al-Qaeda. Anche su questi punti non era affatto chiaro in che modo sarebbe stato possibile ottenere siffatti risultati in tempi brevi e certi: il governo iracheno non ha forza e stabilità sufficienti per controllare la regione autonomamente e qualsiasi tentativo di risolvere la situazione in Afghanistan non può prescindere da un pieno e collaborativo coinvolgimento del Pakistan. Obama aveva assicurato che nel giro di 16 mesi avrebbe completamente ritirato le truppe dall’Iraq. Adesso i programmi sono cambiati: “Iraq is not yet secure, and there will be difficult days ahead“. Non c’era bisogno di diventare presidente degli Stati Uniti per capire che la situazione in Iraq non è ancora stabile e che “ci aspettano giorni difficili“. E così, ora i piani prevedono che il ritiro delle truppe, da completarsi entro agosto 2010, lascerà comunque sul campo circa 50.000 uomini, che andranno via solo alla fine del 2011. Ma questo era stato già stabilito con un accordo firmato tra l’amministrazione Bush e il governo iracheno un anno prima. Intanto in Afghanistan arriveranno altri 17.000 soldati con l’intento di portare la presenza americana da 38.000 a 60.000 unità.
LO SCUSO ANTIMISSILE – Il progetto americano di basare in Polonia e nella Repubblica Ceca un sistema antimissile per contrastare ordigni balistici lanciati dall’Iran
ha provocato le ire di Mosca. Obama aveva garantito che i piani sarebbero stati rivisti e di rimando la Russia aveva inviato inequivocabili segnali di disponibilità al dialogo. Almeno qui, “yes we can!“. La prospettiva di annullare il progetto, però, non è piaciuta affatto alla Repubblica Ceca che vede nella presenza americana una garanzia contro il potere militare russo. Obama ha quindi dovuto fare un primo aggiusto: in aprile ha dichiarato che lo schieramento del sistema antimissile dipenderà da una valutazione sull’effettiva minaccia rappresentata dall’Iran. In effetti l’Iran dispone di missili con capacità orbitale ma si ritiene che il suo programma nucleare richieda ancora qualche anno prima di giungere alla realizzazione di ordigni atomici. Probabilmente Obama intendeva così guadagnare tempo prezioso per definire un’intesa con Mosca, ma sulla scena ha fatto irruzione il test nucleare che la Corea del Nord ha eseguito a maggio. Un fulmine a ciel sereno, perché dopo il primo test del 2006 e una serie di iniziative diplomatiche distensive, si riteneva che i programmi nucleari nordcoreani fossero morti e sepolti. La nuova realtà è che oggi la Corea del Nord dispone di missili a lungo raggio e di testate atomiche per armarli. Dato che il programma missilistico iraniano è largamente basato sulle tecnologie fornite proprio dalla Corea del Nord, è del tutto verosimile ipotizzare che i coreani trasferiscano all’Iran anche le tecnologie atomiche. La minaccia iraniana rischia di diventare improvvisamente molto concreta, al punto da costringere Obama all’ennesimo “Yes, we can’t“.













Obama mi piace. Ho fiducia che farà bene.
Proprio per questo apprezzo questo articolo. Perchè le critiche – argomentate – mi mettono in grado di riflettere e giudicare meglio il suo operato. Che, com’è umano, presenta molti (moltissimi, direi) aspetti criticabili.
Mi piacerebbe che lo stesso metro fosse usato anche qui per le cose di casa nostra. Ma sono un’inguaribile ingenuo.
C.
ok, le critiche sono argomentate, ma almeno per quanto riguarda la Palestina mica tanto vere.
Obama si è espresso eccome, sull’argomento, ad esempio chiedendo la totale sospensione della creazione di nuovi insediamenti nei territori occupati (ditemi quanto tempo era, se mai è successo, che un presidente americano non prendeva una posizione del genere) e parlando ripetutamente di due stati, la situazione più ovvia ma che sembrava caduta da tempo nel dimenticatoio.
Oltretutto non ha nascosto affatto il suo disaccordo con il “falco” Lieberman, dopo l’incontro che hanno avuto, e negli USA non è affatto usuale prendere a pesci in faccia gli estremisti israeliani.
Obama non è Gesù e le sue belle esagerazioni in campagna elettorali le ha ovviamente fatte. Questo da che mondo è mondo è una caratteristica di tutte le campagne elettorali (e noi italiani ne dovremmo sapere qualcosa). Se poi si vuole usare il paravento del debunking per andare a fare le pulci agli avversari politici, questo è un altro discorso.
un suggerimento per un prox articolo, magari non attualissimo (ma si sa che gli evergreen funzionano sempre): le armi di distruzioni di massa di Saddam e l’atteggiamento dell’amministrazione Bush.
PS: Obama le sue belle prese di posizione sulla questione israele-palestina le ha espresse, facendo per esempio infuriare in Italia Fiamma Nirenstein. Che poi piacciano o no, questo è un altro discorso.
Correzione del post precedente, ho cercato di riconciliarmi con la lingua italiana.
Saluti
Obama non è Gesù e le sue belle esagerazioni in campagna elettorali le ha ovviamente fatte. Questo da che mondo è mondo è una caratteristica di tutte le campagne elettorali (e noi italiani ne dovremmo sapere qualcosa). Se poi si vuole usare il paravento del debunking per andare a fare le pulci agli avversari politici, questo è un altro discorso.
un suggerimento per un prox articolo, magari non attualissimo (ma si sa che gli evergreen funzionano sempre): le armi di distruzioni di massa di Saddam e l’atteggiamento dell’amministrazione Bush.
PS: Obama ha espresso chiramente le sue posizioni sulla questione israele-palestina (stop ai nuovi insediamenti, due stati ecc.), facendo per esempio infuriare in Italia Fiamma Nirenstein. Naturalmente si può essere contrari o favorevoli, ma ridurre tutto ad un “yes, we can’t” mi sembra inesatto.