Esteri

Yes, we can’t

1 giugno 2009

Da Guantanamo allo Scudo Antimissile, i buoni propositi di Obama stentano a tradursi in fatti. E i primi 100 giorni sono passati.

E’ ormai prassi per i governi di mezzo mondo puntare sui primi 100 giorni di mandato per dimostrare l’effettiva capacità e determinazione a realizzare le promesse fatte in campagna elettorale. Il buongiorno si vede dal mattino, e sul piano economico interno Obama ha subito avviato un programma di investimenti di circa 800 miliardi di dollari per rilanciare l’economia e superare la crisi, che, per gli americani, è il tema più urgente. Su altre questioni che premono all’opinione pubblica internazionale, non sarà altrettanto facile mantenere gli impegni presi con gli elettori. Alla vigilia delle elezioni, Joe Biden aveva previsto che una crisi internazionale avrebbe messo alla prova la presidenza Obama entro i primi sei mesi di mandato. Fu ottimista: la prima crisi (l’attacco israeliano a Gaza) si verificò dopo l’elezione e prima dell’insediamento, e Obama dovette precisare che gli Stati Uniti hanno un solo presidente e pertanto la questione era nelle mani di Bush fino al 20 gennaio 2009. Ma i carri armati israeliani si sono fermati giusto un paio di giorni prima di quella data, e, al silenzio delle armi, si è aggiunto quello di Obama: nessuna presa di posizione, nessuna iniziativa diplomatica per affrontare concretamente e definitivamente il problema Gaza. Yes, we can’t.

GUANTANAMO – Obama ne aveva promesso la chiusura e aveva sospeso i processi militari per ricercare soluzioni alternative che calmierassero le polemiche sulla condizione dei detenuti. Che i conti non quadrassero lo avevamo detto su queste stesse pagine già a gennaio. In una questione del genere si suppone che un neo presidente abbia già le idee abbastanza chiare sul da farsi e non perda tempo ad attuarle. Ma già durante la campagna elettorale Obama aveva evitato (e non solo su questo tema) di spiegare in che modo, concretamente, avrebbe affrontato il problema. Del resto, tutti ripetevano inebriati “Yes we can” e ben pochi chiedevano How?. E quando è arrivato il momento di decidere, Obama ha congelato la situazione e si è limitato a dire che avrebbe ricercato una soluzione. Pare che non l’abbia trovata. A metà maggio ha annunciato che i processi militari riprenderanno. A questo punto è chiaro l’intento di portare a sentenza (militare) le posizioni processuali dei detenuti, di modo che quelli assolti possano essere rispediti ai loro paesi di origine, e quelli condannati possano essere trasferiti in un carcere definitivo (militare o civile, si vedrà). Ma questo è né più, né meno di ciò che già stava facendo la precedente amministrazione. L’annuncio che i processi riprenderanno ma sarà proibito utilizzare prove acquisite con torture è privo di significato pratico: nessun tribunale americano, civile o militare, ammetterebbe mai prove ottenute con torture. Il problema, infatti, sta a monte e consiste nel determinare se ci sono state o meno torture, stabilire se taluni comportamenti configurino la tortura (strappare il Corano e buttarlo in una latrina, ad esempio) e valutare se le prove così ottenute siano superabili con altre ottenute senza tortura. Determinazioni che spettano allo stesso tribunale chiamato ad ammettere le prove e a sentenziare. Ma già nel 2004 si faceva notare che i capi di imputazione a carico di 194 detenuti non erano basati solo sulle loro confessioni e che nessun caso di tortura era stato documentato. La soluzione scelta da Obama non mette in discussione la competenza dei tribunali militari, ma la legittima definitivamente.

LE SPESE MILITARI - Il bilancio della difesa per il 2009 approvato da Obama  è il più grande dalla II^ Guerra Mondiale, in termini reali. Prevede un aumento della forza di US Army e Marines pari a circa 100.000 unità e un incremento delle spese militari di circa il 5 % rispetto al bilancio precedente. Le spese militari nude e crude ammontano a circa 515 miliardi di dollari, cui vanno aggiunti quelli stanziati per le armi nucleari e assegnati al Dipartimento per l’energia (23 miliardi) e per le guerre in Iraq e in Afghanistan. E’ vero che Obama non aveva molte opzioni: l’industria della difesa è un elemento portante per l’economia e svolge un ruolo chiave nello sviluppo tecnologico, e le forze armate rappresentano una fonte di posti di lavoro preziosissimi in un momento di crisi dell’occupazione. Non di meno, chi auspicava un taglio delle spese militari a beneficio di investimenti in altri settori, è rimasto deluso. E a molti non è piaciuta la decisione di Obama di lasciare al suo posto il ministro della difesa Robert Gates, uomo di Bush.

4 commenti a Yes, we can’t

  1. Obama mi piace. Ho fiducia che farà bene.

    Proprio per questo apprezzo questo articolo. Perchè le critiche – argomentate – mi mettono in grado di riflettere e giudicare meglio il suo operato. Che, com’è umano, presenta molti (moltissimi, direi) aspetti criticabili.

    Mi piacerebbe che lo stesso metro fosse usato anche qui per le cose di casa nostra. Ma sono un’inguaribile ingenuo.

    C.

  2. ok, le critiche sono argomentate, ma almeno per quanto riguarda la Palestina mica tanto vere.
    Obama si è espresso eccome, sull’argomento, ad esempio chiedendo la totale sospensione della creazione di nuovi insediamenti nei territori occupati (ditemi quanto tempo era, se mai è successo, che un presidente americano non prendeva una posizione del genere) e parlando ripetutamente di due stati, la situazione più ovvia ma che sembrava caduta da tempo nel dimenticatoio.
    Oltretutto non ha nascosto affatto il suo disaccordo con il “falco” Lieberman, dopo l’incontro che hanno avuto, e negli USA non è affatto usuale prendere a pesci in faccia gli estremisti israeliani.

  3. Tuo kuggino

    Obama non è Gesù e le sue belle esagerazioni in campagna elettorali le ha ovviamente fatte. Questo da che mondo è mondo è una caratteristica di tutte le campagne elettorali (e noi italiani ne dovremmo sapere qualcosa). Se poi si vuole usare il paravento del debunking per andare a fare le pulci agli avversari politici, questo è un altro discorso.
    un suggerimento per un prox articolo, magari non attualissimo (ma si sa che gli evergreen funzionano sempre): le armi di distruzioni di massa di Saddam e l’atteggiamento dell’amministrazione Bush.

    PS: Obama le sue belle prese di posizione sulla questione israele-palestina le ha espresse, facendo per esempio infuriare in Italia Fiamma Nirenstein. Che poi piacciano o no, questo è un altro discorso.

  4. Tuo kuggino

    Correzione del post precedente, ho cercato di riconciliarmi con la lingua italiana.

    Saluti

    Obama non è Gesù e le sue belle esagerazioni in campagna elettorali le ha ovviamente fatte. Questo da che mondo è mondo è una caratteristica di tutte le campagne elettorali (e noi italiani ne dovremmo sapere qualcosa). Se poi si vuole usare il paravento del debunking per andare a fare le pulci agli avversari politici, questo è un altro discorso.
    un suggerimento per un prox articolo, magari non attualissimo (ma si sa che gli evergreen funzionano sempre): le armi di distruzioni di massa di Saddam e l’atteggiamento dell’amministrazione Bush.

    PS: Obama ha espresso chiramente le sue posizioni sulla questione israele-palestina (stop ai nuovi insediamenti, due stati ecc.), facendo per esempio infuriare in Italia Fiamma Nirenstein. Naturalmente si può essere contrari o favorevoli, ma ridurre tutto ad un “yes, we can’t” mi sembra inesatto.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>