La fortuna non esiste
28/05/2009 - Mario Calabresi è in edicola con “La fortuna non esiste” (Ed. Mondadori). Una raccolta di storie, frutto degli appunti di viaggio del nuovo Direttore de La Stampa di Torino negli Stati Uniti, durante la campagna elettorale che ha incoronato Barack
Mario Calabresi è in edicola con “La fortuna non esiste” (Ed. Mondadori). Una raccolta di storie, frutto degli appunti di viaggio del nuovo Direttore de La Stampa di Torino negli Stati Uniti, durante la campagna elettorale che ha incoronato Barack Obama
Come in “Spingendo la notte più in là”, Mario Calabresi applica alla materia raccolta negli States il suo stile pacato e positivo. Un messaggio che sa di buono, mai ingenuo o banale, profondo e riflessivo. Che vuole, a tutti i costi, cercare un’alternativa, una terza via. Sfuggendo la dialettica deg
li ultimatum. Delle opposizioni. Quella che scorre davanti a gli occhi di Calabresi è l’America tutta. L’America che come un prisma di Fresnel è capace di generare innumerevoli proiezioni di se stessa. Tutte autentiche. Tutte vere. Tutte legate da un unico comune denominatore.
L’AMERICA, OGGI – Quella capacità di rigenerarsi che ha contraddistinto la civiltà ed il popolo americano sin dagli inizi della propria storia. E di cui, oggi, varrebbe la pena essere contagiati. Ci sono tutti: i poveri, i diseredati, la classe media. Ci sono i broker che abbandonano i grattacieli che hanno sfrattato le banche d’affari. Primi attori e prime vittime della crisi. C’è un pezzo della vita e del carisma di [[Michelle Obama]], la nuova first lady venuta da un ghetto di Chicago. Una conversazione con il Direttore del New Yorker parlando del futuro del giornalismo. C’è la storia di una bambina, salvata da un medico della mutua che ha preferito la speranza all’abbandono. L’ottimismo, allo sconforto, all’egoistica rabbia. Ed anche l’incontro con il matematico della teoria dei giochi: Nash. Ulteriore esempio di come è possibile rialzarsi dopo essere caduti nel baratro. “Non è importante quante volte cadi, ma quanto rapidamente ti rialzi”. L’America ha impresso un ritmo ed un incessante processo di sviluppo a tutto il globo, trascinandolo in un moto che ha centrifugato tutto e tutti. Chiedendo in prestito al futuro l’energia necessaria. Il risultato è stato tremendamente reale. All’arrestarsi del moto di sviluppo, la forza centripeta che legava tutti ha iniziato a perdere intensità. Ci siamo ritrovati a terra. Distrutti e con poche speranze. Senza risorse, né prospettive. Senza altre ruote, altri carri su cui saltare. I broker, quei giovani che hanno popolato gli open space delle grandi banche d’affari americane (Lehman Brothers), sono i nuovi reduci di un nuovo Vietnam. Quello che si è combattuto nella giungla virtuale della finanza globale. Dove, tra i flussi monetari, i mutui spazzatura si muovevano rapidi come dei vietkong, nascosti da operatori finanziari senza scrupoli. Come ridare fiducia nel futuro a questi giovani. Quelli a cui è stato inculcato per dieci anni il mito della finanza. Spinti ad intraprendere MBA costosissimi per occupare posti di comando di team di stakanovisti esperti dell’accumulazione del denaro. Denaro per denaro. Mentedopera al servizio dell’avidità.
REDUCI CHE SI RITROVANO – Molti di loro, che Calabresi avvicina nel suo viaggio, oggi cercano di ritrovarsi. Prima ancora di ritrovare una nuova occupazione. Come dei Rambo, da una parte prede dei propri incubi, dall’altra vittime delle difficoltà di instaurare un dialogo con il mondo reale che li giudica coartefici della rovina. Prendete la storia di Trevor. Aveva vissuto anni straordinari, di grande agiatezza. A Santa Barbara, in California. Si occupava di architettura di interni. Arredava la casa dei ricchi proprietari delle ville di cui era diventato prima consigliere, e poi vicino di casa. Oggi vive in una modesta dimora. Solo. La moglie lo ha lasciato. E con lei, le sue figlie. Quello che non gli hanno tolto le banche e i tassi impazziti dei mutui, lo hanno fatto gli avvocati divorzisti. Altri, peggio di lui, vivono in un’automobile. Che fa da casa e da mezzo di trasporto. Sintesi della precarietà. Precari ma multimediali. Una multimedialità che è appesa al numero del cellulare. Una stringa di caratteri che è anche l’unico appiglio verso una chiamata, verso una second
a possibilità. Tutti, reduci. Sopravvissuti al naufragio dopo la “tempesta perfetta”. Così, al di là dell’Oceano, definiscono questo sconquasso finanziario. Trevor interpreta la sua nuova vita all’insegna della frugalità. Perché un nuovo modello di sviluppo e un nuovo stile di vita è possibile e probabilmente altrettanto appagante. Trevor è felice, 4 giorni al mese, quando con le sue figlie può mettere i piedi nella sabbia.
IL SOLE SORGERA’ ANCORA – Il mondo, quello occidentale, oggi ha meno risorse da spendere. E soprattutto deve trovare come dare un senso al proprio modello di sviluppo. Quello che fino a ieri si basava sul turboconsumismo. Sulla competizione dentro e fuori le vetrine. Quello superficiale ed approssimativo che erodeva alle fondamenta la società con le tre talpe: finanza, marketing e just in time. L‘alba che scorgiamo alla fine di ogni capitolo del libro di Calabresi è l’America delle alternative, che sa rigenerarsi. Un’America dove il comando non si legittima esclusivamente riunendo la popolazione contro un nemico. Che non legittima il suo potere solo ed esclusivamente attraverso questioni di sicurezza nazionale, seppure importanti e fondamentali. Un potere che non offre solo protezione ma che sa chiedere partecipazione, delega. Quella raccontata da Calabresi non è, insomma, l’America muscolare di Dick Cheney. Quella che ricorda l’Atene di Aristofane negli Uccelli, dove, di fronte ad una potenza che si comporta come tale non ci sono posizioni vincenti, perchè sia come alleati che come oppositori, nel gioco del potere vince solo chi non gioca.













Mi hai convinto a comprare il libro con questo pezzo.
Conclusione splendida. ^_^
C.
Ottimo acquisto.