Come diventare un trentenne disoccupato – 3
27/05/2009 - STRATEGIE VINCENTI PER IL VOTO OTTIMALE - Se volete farvi il culo a tarallo e prendere 110 e lode io a questo punto non so veramente che dirvi. Probabilmente avete sbagliato libro, probabilmente eravate distratti e avete fatto un acquisto
STRATEGIE VINCENTI PER IL VOTO OTTIMALE - Se volete farvi il culo a tarallo e prendere 110 e lode io a questo punto non so veramente che dirvi. Probabilmente avete sbagliato libro, probabilmente eravate distratti e avete fatto un acquisto d’impulso. Fatto sta che a me l’idea che qualche balordo stakanovista stia leggendo il frutto del mio scansar fatiche mi fa salire un empito d’orgoglio fancazzista. Poggiate subito questo manuale per scioperati, del quale non siete evidentemente degni, e andate a fare qualcosa di produttivo da qualche altra parte. Il mondo è pieno di ponti da costruire che vi aspettano! Se siete ancora qui avrete forse capito che tra il 66 e il 110 non c’è alcuna differenza e che ne consegue, come volevasi dimostrare, che qualsiasi voto superiore a 18 è una
perdita di tempo, una perdita di tempo che non ci possiamo permettere se vogliamo perdere tempo in maniera efficiente. Vediamo quindi come è possibile prendere 18 per n volte e laurearsi con un diabolico 66 che vi renderà dovunque andiate l’anima della festa. Che figurone farete quando scriverete 66 sul curriculum dimostrando al potenziale datore di lavoro, senza ombra di dubbio, la vostra eccezionale sottomediocrità! Ma andiamoci piano con i festeggiamenti, i frizzi e i lazzi, che prima di compiacerci la strada è lunga, irta è la via, e il professore filantropo pronto ad elargire immeritati 21 è sempre in agguato. Anzitutto, per quanto possa sembrare strano, anche per prendere un 18 è necessario avere un’idea di che accidenti si sta dicendo. È quindi opportuno per lo meno avere una certa dimestichezza con il titolo dell’esame che si andrà a sostenere. «Fondamenti neurofisiologici dell’attività psichica normale e patologica» per essere pronunciato con una certa scioltezza e quel filo di protervia che non guasta può richiedere un pomeriggio buono di esercizi davanti allo specchio. Anche considerare la postura e il linguaggio del corpo può essere utile perché il 95% delle informazioni si comunicano attraverso il linguaggio non verbale. Cercate quindi di incurvare le spalle, di mettere su il broncio, di abbassare il capo, in modo tale da non veicolare nella maniera più assoluta l’idea fallace e tendenziosa che siete degli individui vincenti o comunque dominanti. Voi non volete il rispetto, voi volete suscitare pietà e commiserazione, e questa lezione vi tornerà utile quando andremo ad affrontare i ben più impegnativi argomenti del colloquio di lavoro e della fila mesta all’ufficio di collocamento.
APPROCCIO AL LIBRO DI TESTO - Prendete quindi il testo d’esame e soppesatelo nella mano destra. Pesa nevvero? Ma non vi preoccupate, non dovete assolutamente leggerlo tutto. Dopotutto fate Lettere o Scienze della Comunicazione o una di quelle facoltà in cui il dono dell’improvvisazione e alcune attività circensi di base potrebbero già di per sé garantirvi diversi un buon curriculum. Non dimenticatevi quindi giammai di portare le vostre palline colorate per dilettare il professore con la nobile arte della giocoleria, qualora le cose accennassero a mettersi male. Passiamo ora alla fase dello studio propriamente detto. Se avete seguito sin qui le istruzioni il vostro testo d’esame sarà nella vostra mano destra. Con la sinistra alzate la copertina, che è quella cosa di solito rigida che si trova all’esterno di quella cosa interna chiamata «contenuto del libro». Dovreste a questo punto imbattervi in una cosa tutta scritta chiamata Introduzione che potrete sottolineare a casaccio con evidenziatori gialli e rosa, seguendo il vostro gusto e l’ispirazione del momento. All’occorrenza non dimenticate di lasciare cadere distrattamente il tomo in sede di esame in modo da lasciar trapelare che, se non altro, avete un discreto senso estetico. Non è necessario leggere veramente l’Introduzione, sarà più che sufficiente leggere le parole che avete sottolineato e cercare di costruire un monologo a partire da queste. Andrebbero privilegiate invero le parole molto lunghe o di cui non avete mai sentito parlare. Quando pronuncerete queste parole davanti all’esaminatore fatelo con enfasi e limitatevi a biascicare in maniera incomprensibile le altre.
L’ESAME – Ammettiamo ad esempio che stiate preparando un esame su Aristotele e che vi sia capitato di sottolineare Stagirita, atemporale, quantificatore, Diogene Laerzio. Non le dovete imparare tutte in una volta queste parole, ne basta una al giorno, che potrete proiettare sullo sfondo del desktop mentre giocate a dama col computer o guardate donnine procaci e discinte. Quale che sia la domanda che vi farà il vetusto barone voi dovete ficcare in mezzo alla risposta Stagirita, atemporale, quantificatore e Diogene Laerzio e unirle con connettivi a vostra scelta tipo «la quale» o «il quale». È ovvio che quante più parole chiave imparerete tanto maggiori saranno le vostre probabilità di uscirne vivi, ma mi raccomando, non eccedete, oltre le dieci potreste sembrare spocchiosi. Probabilmente il senescente aristotelico vi guarderà con sguardo carico di aristotelica diffidenza ma voi non demordete, è buttategli lì un Diogene Laerzio, come se nulla fosse. È probabile che alla fine congedi i vostri mugugni con un magnanimo diciotto perché riconoscerà nelle vostre parole una certa aria di famiglia, che gli ricorda, seppur vagamente, il testo che vi ha dato da studiare. Tirate fuori il libretto e costringetelo a sottoscrivere il tutto prima che si risvegli dalla suggestione ipnotica. Mentre riempie lo statino non dimenticate di fare il numero delle pallette colorate. Funziona sempre e lascia nell’aria una piacevole scia di colori e spirito adolescenziale. Un metodo alternativo per farla franca,
se proprio non avete avuto il tempo di studiare, consiste nel ripetere le domande dell’esaminatore in forma di risposta, usando perifrasi e circonlocuzioni. Immaginate ad esempio che lo sciagurato vi abbia chiesto «le differenze tra la concezione del narcisismo in Kohut e in Freud» e che questa domanda per voi equivalga a «mi declami su un piede solo l’alfabeto arabo all’incontrario starnutendo a tempo negli intervalli». La risposta, come diceva lo Stagirita, è già nella domanda, basta saper vedere. Dall’incauta interrogazione del sedicente professore potete ricavare infatti una serie di informazioni che converrà esplicitare. 1. C’è un tale chiamato Freud 2. C’è un tale chiamato Kohut 3. C’è una cosa chiamata narcisismo su cui questi due tali divergono. Sono ben tre elementi su cui improvvisare in tutte le molteplici variazioni. Se vi sembrano pochi pensate che la scala pentatonica è fatta di sole cinque note ed è alla base di tutto il blues e tutto il rock. È solo una questione di ritmo, prendete un Freud e schiaffatelo lì, e poi un Kohut, e poi di nuovo un Freud, e poi ancora un narcisismo e via così, minacciando di far durare il vostro assolo tutta la sessione d’esame. È ovvio che il meglio i due metodi lo danno se mischiati insieme, ma qui si rischia di uscirne con un votone, e quindi è una cosa che mi sento di sconsigliare.
AL PROSSIMO CAPITOLO… – Una disamina della vita universitaria non sarebbe completa se non parlassimo anche di altri problemi che affliggono il giovane fancazzista. Nel prossimo fondamentale capitolo della storia del pensiero ci dedicheremo a carpire i segreti dell’aspirante fallito nella vita di coppia e nelle relazioni in genere. Che chi vuol esser non-occupato lo deve essere a 360 gradi, che di non di solo Diogene Laerzio vive l’uomo. E tanto meno il bamboccione.













Si fatica ad aspettare un nuovo capitolo della saga…
Ammetto che qualche volta provo invidia per chi riesce a beccarsi un immeritato 18… e va avanti!
! (è successo a me all’esame di diritto del lavoro…ma poi son riuscita a prendermi un 25)
a volte, anche una bella media può pregiudicare un esame!
e la colpa sta tutta nel libretto universitario: perchè mentre sostieni un esame, ci sono assistenti che si intromettono dei “fatti tuoi” leggendo i tuoi voti…e se l’esame non soddisfa…ti senti rispondere “hai una bella media, è sprecato rovinarla con un 20…alla prossima
Quando tutto questo bellissimo libro sarà finito (spero il più tardi possibile), sarà possibile metterlo insieme e farci un pdf? Capisco che questo implica lavoro, ma potrebbe essere in realtà uno di quei modi per mostrarsi indaffarati a fare niente
Se lo avessi letto anni fa la mia vita sarebbe diversa! (invece mi trovo in Olanda a fare un dottorato in fisica…Vertigoz, perchè non ti ho conosciuto primaaaaaaaa!!!)
ciao ciao
Konx.
avessi avuto sotto mano questi insegnamenti 15 anni fa ora la mia vita sarebbe probabilmente migliore