Obama e il muro dell’aborto
26/05/2009 - L’aborto torna in prima pagina grazie alla imminente nomina di un giudice alla Corte Suprema, e ad un paio di sondaggi nazionali che rilevano per la prima volta una maggioranza contraria al diritti di autodeterminazione della maternità. Obama riceve i
L’aborto torna in prima pagina grazie alla imminente nomina di un giudice alla Corte Suprema, e ad un paio di sondaggi nazionali che rilevano per la prima volta una maggioranza contraria al diritti di autodeterminazione della maternità. Obama riceve i primi fischi all’Università cattolica di Notre Dame su un tema che ancora spacca l’America
Le donne in America possono ricorrere all’interruzione di gravidanza grazie ad una controversa sentenza della Corte Suprema, Roe v. Wade, che nel 1972 individuò una tutela costituzionale per l’autodeterminazione della maternità. La decisione della Corte Suprema affermava un diritto intangibile per il ricorso all’aborto nei primi tre mesi di gravidanza, ma lasciava spazio al legislatore per intervenire nella fase successiva, dato che dopo 3 mesi l’interruzione di gravidanza era consentita per la protezione
della salute della donna, una formulazione molto vaga che dava ampi margini di manovra, parzialmente chiariti nel caso Planned Parenthood v. Casey del 1992, ai corpi legislativi federali e statali . Nel 2003 la maggioranza repubblicana approvò il divieto di aborto tardivo, sempre opposto da Clinton ma promulgato poi da Bush a un anno dalle presidenziali del 2004, una normativa poi confermata, con una maggioranza di 5 a 4, dalla Corte nel 2007. La mossa di Bush si rivelò decisiva per l’esito delle elezioni, perché grazie alla promessa di nominare giudici conservatori e antiabortisti alla Corte Suprema il presidente repubblicano riuscì ad ottenere la mobilitazione dell’elettorato più religioso, un fattore decisivo per la più risicata riconferma di un presidente negli ultimi 100 anni.
IL MURO DELL’ABORTO - Da Roe v. Wade in poi l’aborto ha diviso la società e la politica americana, ribaltando antiche affiliazioni partitiche e ridisegnato la mappa elettorale degli Stati Uniti, spesso coincidente con i fronti pro life e pro choice nei quali si è suddiviso l’elettorato. Grazie alla costante difesa della libera scelta delle donne, i democratici sono riusciti a diventare il partito maggioritario nell’elettorato femminile, in modo speculare a quanto ottenuto dai repubblicani nel segmento maschile del voto grazie alla difesa della libertà di possesso delle armi. Il Gop, partito protestante e punto di riferimento dei cristiano evangelici, è riuscito a recuperare molti consensi tra i cattolici grazie alla costante opposizione all’aborto, cresciuta di intensità nel corso degli ultimi decenni. Ronald Reagan si professava contrario, ma nei suoi otto anni da governatore la California praticò il più alto numero di interruzioni di gravidanza registrato nella storia del Golden State. Dagli anni novanta la lotta all’aborto è diventato un trademark repubblicano, simbolo delle guerre culturali scatenate contro la deriva morale dei liberal. Una posizione apprezzata dalla gerarchie dalla Chiesa cattolica statunitense, che hanno spesso tuonato contro i politici favorevoli all’interruzione di gravidanza, tanto da paventare divieti di eucarestia per i cattolici che votano contro il diritto alla vita del nascituro, una sorte toccata tra gli altri a John Kerry nel fallito tentativo per la Casa Bianca del 2004. I democratici si sono allo stesso modo radicalizzati sul tema, tanto che nella piattaforma presidenziale a sostegno della candidatura di Obama era sparita la moderazione della formula clintoniana , che postulava l’aborto come “sicuro, legale, raro”. L’attuale presidente si era attirato molte critiche quando, in merito ad una domanda sulle troppe interruzioni di gravidanza registrate negli Usa posta durante la campagna elettorale, rispose che non sarebbe stato giusto punire le proprie figlie con un bambino per un errore di imprudenza.
PRIMI FISCHI PER OBAMA - L’estrema sensibilità e la forte contrapposizione provocata dall’aborto hanno generato i primi fischi per Obama, uno dei presidenti più popolari degli ultimi decenni, almeno perora. La più importante università cattolica degli Stati Uniti, la Notre Dame di Fort Wayne-South Bend, in Indiana, ha conferito una laurea honoris causa al presidente. Contro questa decisione si sono schierati molti vescovi, per le posizioni abortiste del presidente e per il suo supporto alla ricerca sugli embrioni, finanziata a livello federale dopo che è stato cancellato il divieto posto da W Bush. A Notre Dame Obama ha parlato tra molti applausi, ma prima del suo arrivo e durante il suo discorso ci sono state le prime contestazioni pubbliche della sua presidenza, concluse con una trentina di fermi. L’intervento di Obama ha toccato il tema, cercando come ormai d’abitudine di trovare punti di incontro anche tra chi ha opinioni radicalmente contrapposte sull’interruzione di gravidanza. Il presidente ha riconosciuto come le due posizioni siano inconciliabili, ma ha rimarcato come sia necessario superare la reciproca demonizzazione per trovare alcune soluzioni che possano risolvere le comuni preoccupazioni, favorendo per esempio le adozioni e riducendo le gravidanze non intenzionali. Obama ha rimarcato la necessità di tutelare la salute delle donne, e ha espresso favore verso la clausola di coscienza per i medici che non vogliono effettuare l’interruzione di gravidanza, un’operazione che deve rimanere rara. Il presidente ha così estratto dal cilindro la vecchia formula di Bill Clinton, l’unico presidente degli ultimi 30 anni a non aver ricevuto la laurea onoraria di Notre Dame. Una tensione verso la concordia che sarà con ogni probabilità ripetuta quando il presidente annuncerà il giudice da lui scelto per sostituire il dimissionario David Souter alla Corte Suprema. I gruppi religiosi aspettano al varco Obama, e la scontata nomina di un magistrato favorevole al mantenimento di Roe v. Wade provocherà un fuoco d’opposizione che potrebbe tramutarsi in incendio.
PRO LIFE (NON)MAGGIORITARI - Prima della visita del presidente a Notre Dame molto clamore è stato suscitato da Gallup, che ha rilevato per la prima volta una maggioranza demoscopica contraria all’aborto. Secondo l’istituto di sondaggi più antico e prestigioso del Paese il 51% degli americani sarebbe pro life, mentre solo il 42% del campione sarebbe pro choice. Un simile scenario era stato rilevato da Pew, che aveva registrato un pareggio tra i pro life e i pro choice, con una forte erosione del tradizionale vantaggio dei secondi. Il sondaggio di Gallup ha provocato un acceso dibattito, anche
per alcuni dati abbastanza contradditori. In primo luogo lo spostamento a favore dei pro life avveniva solo nella parte repubblicana del campione, che era stimata alla pari dei democratici rispetto all’attuale situazione che rileva un notevole gap a favore dei Dems. Inoltre la maggioranza degli intervistati riteneva, nello stesso sondaggio, che l’aborto potesse essere legale in determinate circostanze, una posizione tanto ascrivibile ai pro life che ai pro choice. In realtà, come ha notato il corrispondente dell’Atlantic Mar Ambinder, negli Stati Uniti la divisione ideologica tra pro choice e pro life non corrisponde alle politiche volute dagli elettori in materia di aborto. Un sondaggio della CNN, che ha interrogato il campione sul superamento di Roe v. Wade, ha rilevato i 2/3 degli intervistati favorevoli al mantenimento della sentenza che ha garantito il diritto costituzionale all’aborto. Secondo i dati di National Election Studies, il 41% degli americani è sempre favorevole all’interruzione di gravidanza, il 15% sostiene che mai dovrebbe essere soppresso il feto, mentre il 45% ha un’opinione che cambia a secondo del motivo per cui l’aborto è praticato. Dati completamente ignorati da Giuliano Ferrara, che ancora scosso dal fallimento elettorale dell’anno scorso, ha equivocato il sondaggio Gallup chiamando ad una nuova mobilitazione anti aborto che in simili pose ideologizzate avrebbe lo stesso esito avuto in Italia.
KULTURKAMPF, RELOADED - Nelle elezioni del 2008 gli scontro valoriali tra conservatori e progressisti sono passati in secondo piano a causa della grave crisi economica, ma nell’anima della società statunitense la divisione tra le grandi città liberal e la religiosità della Middle America permane. Le ultimi indagini indicano, a parziale supporto del sopracitato sondaggio Gallup, una radicalizzazione dell’elettorato repubblicano, spostatosi verso destra dopo la doppia batosta 2006 e 2008. Obama ne è perfettamente consapevole e sa che sulla nomina della Corte Suprema spenderà molto del suo capitale politico. La promessa bipartisan non si è realizzata, ma al momento l’opinione pubblica giudica più colpevoli per questo i congressmen repubblicani, passati all’opposizione dura e pura. Un giudice smaccatamente progressista potrebbe infiammare la base religiosa e allontanare quei cattolici che hanno votato Bush nel 2004 e Obama nel 2008. I liberal però non concederanno sconti al presidente su questo fronte, dopo aver subito con orrore la svolta conservatrice impressa da W al massimo tribunale americano. Le trombe delle nuove guerre culturali sono già pronte a suonare, così come succedeva prima che arrivasse il tanto enfatizzato change.













Obama ha rimarcato la necessità di “tutelare la salute delle donne,”
Sento ripetere spesso da coloro che sono favorevoli all’aborto questa frase: “Tutelare la salute delle donne”
…Ma perchè, quali conseguenze “gravi” potrebbe subire una donna in caso di una gravidanza indesiderata?
Un figlio non accettato si può tranquillamente farlo adottare!
…premetto che ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita, ma anche l’embrione è una vita a se stante!
il punto è che le donne che non vogliono tenere il bambino se non possono fare l’aborto legale vanno a fare quello illegale
quindi tra i due mali si sceglie il minore
anche se sarebbe preferibile che non ci fosse nessuno dei due
L’aborto è una pessiama pratica, che “”poi”" si debba accettare perchè vi sono situazioni che possono far pensare ad una “” Necessità “” di questa pratica estrema, è un’altra cosa. Che ci siano persone che propongono la pratica dell’aborto con tanta semplicioneria, è disgustoso. L’argomento è talmente complesso che non vale nemmeno la pena che ci perdiamo in “”contestarci”" le nostre opinioni.