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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 25 maggio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

I media e buona parte dell’establishment comunicano all’opinione pubblica uno stato dei conti pubblici severo ma tutto sommato “sostenibile”. E l’idea che Tremonti ha fatto il meglio che poteva, vista la situazione. Ma le cose non stanno proprio così

Lo ha affermato di recente anche [[Emma Marcegaglia]] nell’assemblea di [[Confindustria]]: secondo lei  il ministro è stato, tutto sommato, bravo nel governare la difficile situazione dei conti pubblici italiani in questi tempi di crisi e di espansioni consistenti del deficit pubblico in qtremonti2 Tremonti: come ti sfascio i conti pubblici e la faccio francauasi tutti i paesi del mondo occidentale. Le possibilità sono 3: o [[Tremonti]] è un abilissimo prestigiatore di cui nessuno riesce a capire i trucchetti, o l’establishment che conta non sa fare i conti, oppure fa finta di non vedere, di non sentire e se c’era dormiva.

IL MISTERO DEL RAPPORTO DEFICIT/PIL – Se leggiamo in fila le cifre di bilancio presentate nei vari documenti ufficiali di finanza pubblica (il Dpef di luglio 2008, la Relazione Previsionale e Programmatica di ottobre 2008, il Programma di stabilità e di crescita presentato a Bruxelles nel marzo 2009 e infine la [[Ruef]] di aprile 2009) si scoprono le doti creative di Tremonti, che misurano l’affidabilità del governo, la sua credibilità come interlocutore e soprattutto come debitore. Nel Dpef di luglio 2008, quello della “manovra dei 9 minuti e mezzoTremonti prevedeva un rapporto Deficit/Pil per l’Italia, cioè uno dei principali parametri di Maastricht, pari al 2,5% del Pil, al di sotto della soglia fatidica del 3% per cui scatta la procedura Ue. Nonostante nei vari documenti il ministro continuasse (sempre in ritardo rispetto ai principali istituti di ricerca)  ad aggiornare al ribasso le previsioni di crescita del Pil, e nonostante in tutti i documenti esaminati si registri la previsione di un consistente incremento di spesa tra il 2008 e il 2009, questo rapporto è rimasto miracolosamente inchiodato attorno al 2,5% fino a marzo 2009. Come abbiamo spiegato qui, il miracolo è stato realizzato abbassando le previsioni di crescita del Pil reale ma sorprendentemente aumentando (abracadabra!) quelle del Pil nominale, (da 1.588 a 1.594 miliardi di euro). Contemporaneamente, Tremonti aumentava la previsione di crescita delle entrate tributarie in misura superiore all’aumento del Pil nominale, una cosa praticamente impossibile, a meno di non aumentare le tasse. Trattare i documenti di finanza pubblica in questo modo è diabolico, ma che nessuno se ne accorga o lo metta in evidenza è mefistofelico!

IL GIOCHETTO DELLE SPESE CORRENTI – Così scendeva il Pil, ma scendeva miracolosamente anche il rapporto deficit/Pil, tra gli applausi di Marcegaglia, sindacati, unione europea e soci. Poi, a marzo 2009 anche [[Tremonti]] ha dovuto prendere atto che il giochino non poteva continuare. E ha presentato un quadro un tantino più credibile nel Programma di stabilità e di crescita, soprattutto sul versante delle entrate, abbassando Pil nominale e entrate fiscali. Ma non si è dimenticato di essere un mago: per contenere il disastro, ha deciso a quel punto di ridurre miracolosamente le spese della PA, da 784,1 a 779,1 miliardi di euro (le sole spese correnti passano da 721,2 a 718,5 miliardi di euro). Una riduzione di 5 miliardi di euro (una mini manovra finanziaria), avvenuta in magia Tremonti: come ti sfascio i conti pubblici e la faccio francasilenzio ed in assenza di qualsiasi provvedimento ufficiale (legge, decreto legge, direttiva ministeriale). Ma questo non è un ministro, è mago Merlino! La Ruef di aprile conferma queste cifre miracolose. Nessuno ha chiesto a Tremonti: cosa ha fatto per ridurre di 5 miliardi la spesa pubblica? Un altro decreto abracadabra? Anche perché, come abbiamo detto quile spese correnti nei primi due mesi del 2009 sono aumentate di 3,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo 2008. A calare sono state le spese per investimenti pubblici, dai 10 miliardi del primo bimestre 2008 ai 1,2 miliardi del primo bimestre 2009: quasi 9 miliardi di euro di investimenti in meno. Certificato da Banca d’Italia nel suo bollettino economico. Magico Tremonti: con una crisi nerissima, diminuisce le spese per investimento senza ridurre (anzi, aumentando) la spesa corrente. E il bello è che era tutto già scritto nel Dpef di giugno 2008: bastava leggere!

LA COMPOSIZIONE DELLA SPESA - E guardando ancora le cifre della Ruef di aprile 2009 questi dati sono confermati: la spesa pubblica corrente aumenta in modo consistente nell’era Tremonti. Ma Marcegaglia e soci li leggono davvero questi documenti? Vediamo: a pag. 37 c’è scritto: “Le spese correnti hanno registrato un tasso di crescita del 4,5 per cento, con un aumento dell’incidenza sul PIL di 1,2 punti rispetto all’anno precedente”. Che risultato: applausi, ministro! E se si legge la composizione,  si accentua lo squilibrio in  favore di pensioni e dipendenti pubblici, mentre disavanzo e debito peggiorano in modo consistente. A pag. 4 della Ruef scrive Tremonti: “i redditi da lavoro dipendente della Pubblica Amministrazione risultano incrementati del 4,3 per cento dopo la dinamica contenuta osservata nel 2007 (0,5%)“. Nel 2007 al governo c’era quel delinquente di [[Prodi]], per chi non se lo ricordasse. E ancora, a pag. 58 della Ruef, c’è un’affermazione incredibile (ma vera!), riportata anche da LaVoce.info: “il 93 per cento degli incrementi della spesa sono “discrezionali”, anziché legati ad automatismi“. Capito? Tremonti scrive che il governo Berlusconi, quello della faccia feroce di [[Brunetta]] contro i “fannulloni statali”, ha fatto una consistente operazione “discrezionale” di redistribuzione di risorse pubbliche a favore del pubblico impiego e dei percettori di pensioni. Straordinario! Che dirà Emma Marcegaglia? Non ha letto neppure queste cifre e questi dati?

LA SOTTOSTIMA DEL CALO DELLE ENTRATE - Ma Tremonti è un uomo stupefacente. E anche nella Ruef non si dimentica di fare il suo gioco di prestigio preferito: sottostimare il calo delle entrate. Lo ha già fatto a giugno e settembre, come abbiamo spiegato qui, ma continua a farlo nonostante Banca d’Italia abbia già segnalato gli effetti della sua scelta sciagurata di smantellare il sistema predisposto dal precedente governo (con la “complicità” del Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera). Nei primi 2 mesi del 2009 le entrate tributarie si sono già ridotte del 7,2%, passando dai 59,173 miliardi a 54,892 del primo bimestre 2009. Nonostante la Ruef certifichi (finalmente!) un crollo del Pil senza precedenti a partire dal fallimento di Lehman Brothers, Tremonti continua ad essere ottimista sul rapporto Deficit/pil e sulla tenuta del debito, proprio in virtù di una tenuta delle entrate fiscali. Boeri e Garibaldi  sempre su LaVoce.info confrontano le previsioni del FMI e della Ruef, identiche sul crollo del Pil ma molto diverse sugli effetti di questo crollo su deficit e debito. E se si confrontano ancora una volta i documenti di finanza pubblica, si vede che a giugno Tremonti riportava il tendenziale ereditato da Prodi che prevedeva per il Pil nominale 2009 un +3% e per le entrate tributarie un +2,3%. Lui, grazie ai suoi miracoli, portava l’aumento delle entrate tributarie a +3%, come il Pil nominale. Grandioso! E da settemTremonti mago Tremonti: come ti sfascio i conti pubblici e la faccio francabre in avanti, si scatenava: la riduzione del Pil nominale è sistematicamente superiore al calo delle entrate. Nella Ruef, il Pil nominale nel 2009 diminuisce del 2,8% mentre le entrate calano solo del 2,1%. Senza nuove tasse. Con quei dati di riduzione delle entrate già pubblicati. Leggendario Tremonti.

IL BARATRO E’ VICINO – Questi “giochini” non saranno senza conseguenze. La storia insegna: la finanza allegra del periodo del Caf (gli “amici” di Berlusconi, ricordate?) l’abbiamo pagata con la crisi finanziaria dello Stato nel 1992-1993. La “tassa Tremonti 2001-2006″ l’abbiamo pagata con la durissima “cura Padoa Schioppa” nel 2006. Adesso siamo allo sfascio totale dei conti pubblici. E chi racconta la favola che siamo messi meglio degli altri paesi, perché loro hanno deficit  peggiori del nostro, sa bene che quei paesi stanno facendo politiche deficit spending anticrisi, una tantum di enorme dimensione. Noi invece, senza fare una politica anticrisi, stiamo peggiorando strutturalmente la dimensione del deficit e la sua “qualità“.  Fermiamoci qui. Potremmo aggiungere che la scelta di puntare sul sommerso è sciagurata e che molte stime sulla “manovra strutturale di luglio scorso sono da verificare, a partire da scuola e sanità: un conto è scrivere una cifra in una tabella per far quadrare i conti, un altro è chiudere scuole, ospedali, non rinnovare i contratti ai precari della PA. Bravo ministro Tremonti! Marcegaglia gli farà un monumento, anche Angeletti e Bonanni e pure Epifani. E forse anche l’opposizione che continua a litigare con se stessa nel suo sonno eterno. Lo ringrazieranno certamente anche gli italiani quando (tra qualche mese, massimo un anno) il disastro dei conti pubblici italiani sarà evidente a tutti.

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