I media e buona parte dell’establishment comunicano all’opinione pubblica uno stato dei conti pubblici severo ma tutto sommato “sostenibile”. E l’idea che Tremonti ha fatto il meglio che poteva, vista la situazione. Ma le cose non stanno proprio così
Lo ha affermato di recente anche [[Emma Marcegaglia]] nell’assemblea di [[Confindustria]]: secondo lei il ministro è stato, tutto sommato, bravo nel governare la difficile situazione dei conti pubblici italiani in questi tempi di crisi e di espansioni consistenti del deficit pubblico in q
uasi tutti i paesi del mondo occidentale. Le possibilità sono 3: o [[Tremonti]] è un abilissimo prestigiatore di cui nessuno riesce a capire i trucchetti, o l’establishment che conta non sa fare i conti, oppure fa finta di non vedere, di non sentire e se c’era dormiva.
IL MISTERO DEL RAPPORTO DEFICIT/PIL – Se leggiamo in fila le cifre di bilancio presentate nei vari documenti ufficiali di finanza pubblica (il Dpef di luglio 2008, la Relazione Previsionale e Programmatica di ottobre 2008, il Programma di stabilità e di crescita presentato a Bruxelles nel marzo 2009 e infine la [[Ruef]] di aprile 2009) si scoprono le doti creative di Tremonti, che misurano l’affidabilità del governo, la sua credibilità come interlocutore e soprattutto come debitore. Nel Dpef di luglio 2008, quello della “manovra dei 9 minuti e mezzo” Tremonti prevedeva un rapporto Deficit/Pil per l’Italia, cioè uno dei principali parametri di Maastricht, pari al 2,5% del Pil, al di sotto della soglia fatidica del 3% per cui scatta la procedura Ue. Nonostante nei vari documenti il ministro continuasse (sempre in ritardo rispetto ai principali istituti di ricerca) ad aggiornare al ribasso le previsioni di crescita del Pil, e nonostante in tutti i documenti esaminati si registri la previsione di un consistente incremento di spesa tra il 2008 e il 2009, questo rapporto è rimasto miracolosamente inchiodato attorno al 2,5% fino a marzo 2009. Come abbiamo spiegato qui, il miracolo è stato realizzato abbassando le previsioni di crescita del Pil reale ma sorprendentemente aumentando (abracadabra!) quelle del Pil nominale, (da 1.588 a 1.594 miliardi di euro). Contemporaneamente, Tremonti aumentava la previsione di crescita delle entrate tributarie in misura superiore all’aumento del Pil nominale, una cosa praticamente impossibile, a meno di non aumentare le tasse. Trattare i documenti di finanza pubblica in questo modo è diabolico, ma che nessuno se ne accorga o lo metta in evidenza è mefistofelico!
IL GIOCHETTO DELLE SPESE CORRENTI – Così scendeva il Pil, ma scendeva miracolosamente anche il rapporto deficit/Pil, tra gli applausi di Marcegaglia, sindacati, unione europea e soci. Poi, a marzo 2009 anche [[Tremonti]] ha dovuto prendere atto che il giochino non poteva continuare. E ha presentato un quadro un tantino più credibile nel Programma di stabilità e di crescita, soprattutto sul versante delle entrate, abbassando Pil nominale e entrate fiscali. Ma non si è dimenticato di essere un mago: per contenere il disastro, ha deciso a quel punto di ridurre miracolosamente le spese della PA, da 784,1 a 779,1 miliardi di euro (le sole spese correnti passano da 721,2 a 718,5 miliardi di euro). Una riduzione di 5 miliardi di euro (una mini manovra finanziaria), avvenuta in
silenzio ed in assenza di qualsiasi provvedimento ufficiale (legge, decreto legge, direttiva ministeriale). Ma questo non è un ministro, è mago Merlino! La Ruef di aprile conferma queste cifre miracolose. Nessuno ha chiesto a Tremonti: cosa ha fatto per ridurre di 5 miliardi la spesa pubblica? Un altro decreto abracadabra? Anche perché, come abbiamo detto qui, le spese correnti nei primi due mesi del 2009 sono aumentate di 3,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo 2008. A calare sono state le spese per investimenti pubblici, dai 10 miliardi del primo bimestre 2008 ai 1,2 miliardi del primo bimestre 2009: quasi 9 miliardi di euro di investimenti in meno. Certificato da Banca d’Italia nel suo bollettino economico. Magico Tremonti: con una crisi nerissima, diminuisce le spese per investimento senza ridurre (anzi, aumentando) la spesa corrente. E il bello è che era tutto già scritto nel Dpef di giugno 2008: bastava leggere!
LA COMPOSIZIONE DELLA SPESA - E guardando ancora le cifre della Ruef di aprile 2009 questi dati sono confermati: la spesa pubblica corrente aumenta in modo consistente nell’era Tremonti. Ma Marcegaglia e soci li leggono davvero questi documenti? Vediamo: a pag. 37 c’è scritto: “Le spese correnti hanno registrato un tasso di crescita del 4,5 per cento, con un aumento dell’incidenza sul PIL di 1,2 punti rispetto all’anno precedente”. Che risultato: applausi, ministro! E se si legge la composizione, si accentua lo squilibrio in favore di pensioni e dipendenti pubblici, mentre disavanzo e debito peggiorano in modo consistente. A pag. 4 della Ruef scrive Tremonti: “i redditi da lavoro dipendente della Pubblica Amministrazione risultano incrementati del 4,3 per cento dopo la dinamica contenuta osservata nel 2007 (0,5%)“. Nel 2007 al governo c’era quel delinquente di [[Prodi]], per chi non se lo ricordasse. E ancora, a pag. 58 della Ruef, c’è un’affermazione incredibile (ma vera!), riportata anche da LaVoce.info: “il 93 per cento degli incrementi della spesa sono “discrezionali”, anziché legati ad automatismi“. Capito? Tremonti scrive che il governo Berlusconi, quello della faccia feroce di [[Brunetta]] contro i “fannulloni statali”, ha fatto una consistente operazione “discrezionale” di redistribuzione di risorse pubbliche a favore del pubblico impiego e dei percettori di pensioni. Straordinario! Che dirà Emma Marcegaglia? Non ha letto neppure queste cifre e questi dati?
LA SOTTOSTIMA DEL CALO DELLE ENTRATE - Ma Tremonti è un uomo stupefacente. E anche nella Ruef non si dimentica di fare il suo gioco di prestigio preferito: sottostimare il calo delle entrate. Lo ha già fatto a giugno e settembre, come abbiamo spiegato qui, ma continua a farlo nonostante Banca d’Italia abbia già segnalato gli effetti della sua scelta sciagurata di smantellare il sistema predisposto dal precedente governo (con la “complicità” del Direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera). Nei primi 2 mesi del 2009 le entrate tributarie si sono già ridotte del 7,2%, passando dai 59,173 miliardi a 54,892 del primo bimestre 2009. Nonostante la Ruef certifichi (finalmente!) un crollo del Pil senza precedenti a partire dal fallimento di Lehman Brothers, Tremonti continua ad essere ottimista sul rapporto Deficit/pil e sulla tenuta del debito, proprio in virtù di una tenuta delle entrate fiscali. Boeri e Garibaldi sempre su LaVoce.info confrontano le previsioni del FMI e della Ruef, identiche sul crollo del Pil ma molto diverse sugli effetti di questo crollo su deficit e debito. E se si confrontano ancora una volta i documenti di finanza pubblica, si vede che a giugno Tremonti riportava il tendenziale ereditato da Prodi che prevedeva per il Pil nominale 2009 un +3% e per le entrate tributarie un +2,3%. Lui, grazie ai suoi miracoli, portava l’aumento delle entrate tributarie a +3%, come il Pil nominale. Grandioso! E da settem
bre in avanti, si scatenava: la riduzione del Pil nominale è sistematicamente superiore al calo delle entrate. Nella Ruef, il Pil nominale nel 2009 diminuisce del 2,8% mentre le entrate calano solo del 2,1%. Senza nuove tasse. Con quei dati di riduzione delle entrate già pubblicati. Leggendario Tremonti.
IL BARATRO E’ VICINO – Questi “giochini” non saranno senza conseguenze. La storia insegna: la finanza allegra del periodo del Caf (gli “amici” di Berlusconi, ricordate?) l’abbiamo pagata con la crisi finanziaria dello Stato nel 1992-1993. La “tassa Tremonti 2001-2006″ l’abbiamo pagata con la durissima “cura Padoa Schioppa” nel 2006. Adesso siamo allo sfascio totale dei conti pubblici. E chi racconta la favola che siamo messi meglio degli altri paesi, perché loro hanno deficit peggiori del nostro, sa bene che quei paesi stanno facendo politiche deficit spending anticrisi, una tantum di enorme dimensione. Noi invece, senza fare una politica anticrisi, stiamo peggiorando strutturalmente la dimensione del deficit e la sua “qualità“. Fermiamoci qui. Potremmo aggiungere che la scelta di puntare sul sommerso è sciagurata e che molte stime sulla “manovra strutturale di luglio scorso sono da verificare, a partire da scuola e sanità: un conto è scrivere una cifra in una tabella per far quadrare i conti, un altro è chiudere scuole, ospedali, non rinnovare i contratti ai precari della PA. Bravo ministro Tremonti! Marcegaglia gli farà un monumento, anche Angeletti e Bonanni e pure Epifani. E forse anche l’opposizione che continua a litigare con se stessa nel suo sonno eterno. Lo ringrazieranno certamente anche gli italiani quando (tra qualche mese, massimo un anno) il disastro dei conti pubblici italiani sarà evidente a tutti.























“il disastro dei conti pubblici italiani sarà evidente a tutti”
e sarà colpa di Padoa-Schioppa.
Sarà anche colpa di Padoa Schioppa ma soprattutto di quelli che lo hanno preceduto negli ultimi 50 anni. e Comunque gli ultimi governi sono quelli che hanno un po’ ridimensionato la spesa pubblica per cui: assolti….. ma soprattutto, volevo far sapere a tutti che lo prendo in culo dai buoi muschiati tibetani mentre olio loro le palle
davvero? e ti piace prenderlo? ^^
Eppure i differenziali di rendimento dei titoli irlandesi rispetto al Bund tedesco sono più alti rispetto a quelli italiani.
L’articolo avrebbe dovuto considerare anche questo aspetto, ovvero cosa ne pensa il mercato sulla qualità dei debitori sovrani dei diversi stati in EU!
Anche a mio avviso l’amico Copy. dovrebbe considerare i fatti da una prospettiva meno “laterale”.
Aldila’ degli aspetti internazionali di qualita’ del debito pubblico misurabili con gli spread, basterebbe dire: bravi o meno, il Pil e’ in calo e di conseguenza le entrate fiscali (favolette sul recupero dell’evasione a parte – a proposito di favole, notificati 400 milioni(!!) di elusione a Dolce&Gabbana).
Ergo in tempi grami, star FEEERMI piu’ che si puote con le spese. A costo che banchieri, ex miliardari e purtroppo anche i poveracci starnazzino.
In un Paese col 75% e passa di costi pubblici in conto stipendi quindi incomprimibili, significa spostare in avanti riforme e investimenti, perche’ in questo siamo d’accordo, stiamo ballando sull’orlo del baratro. Punto e fine della discussione.
Invece no, da una parte si accusa il Trem. dell’ovvio (il piatto piange, ci vorrebbe Mandrake) e contemporaneamente di non allargare i cordoni della borsa.
Cosmeticizza i dati? Puol anche darsi, ma lo fa la Cina da decenni, si fa in ogni azienda, ed e’ per il bene tuo e di tutti, caro Copy
ciao, Abr
Ps.: prima che Greg. attacchi la solfa solita (concependo il mondo per tifoserie, si vede che mi considera un tifoso), ripeto il disclaimer: per me Trem., un socialista classico, e’ semplicemente il meno peggio date le circostanze, la differenza tra disastroso e catastrofico; ne apprezzo, date le circostanze, la capacita’ di mandare a mani vuote i molti questuanti e fin che ci riesce persino il MegaBoss in persona.
“Ergo in tempi grami, star FEEERMI piu’ che si puote con le spese. A costo che banchieri, ex miliardaristarnazzino”
citofonare tremonti bond
“si accusa il Trem. dell’ovvio (il piatto piange, ci vorrebbe Mandrake) e contemporaneamente di non allargare i cordoni della borsa.”
veramente la spesa pubblica è in aumento. Ma non quella per investimenti, che invece è stata tagliata
“ne apprezzo, date le circostanze, la capacita’ di mandare a mani vuote i molti questuanti”
anche quelli del fed.fisc.?
@gregorj1.
Poco ma sicuro. Anzi, sarà colpa di Berlinguer. O di Togliatti. O di Gramsci.
@aramis:
“gli ultimi governi hanno ridimensionato la spesa pubblica”
Non tutti: quelli di Ciampi, Amato, Prodi sì. Quelli di Berlusconi, no. E non lo dico io, ma le cifre dei documenti ufficiali.
@Bundspread:
L’articolo è già lungo, e farlo ancora più lungo mi è sembrato francamente eccessivo. Riguardo ai titoli irlandesi, stiamo parlando di un paese già oltre l’orlo del collasso. Il fatto che seguitiamo a scavarci la fossa non significa che siamo morti, ma solo che rischiamo di esserlo a breve. Grazie comunque per l’ottima osservazione.
@abr:
senza un tuo commento sinceramente mi dispiaccio.
Il “cuore” dell’articolo è un altro: Tremonti non ha potuto o voluto mettere sotto controllo la spesa pubblica corrente e ha scelto DELIBERATAMENTE di tagliare le spese per investimento (da un lato) lasciando anche che le entrate fiscali diminuissero, senza perlatro darne conto nei documenti contabili.
A me sembra un comportamento irresponsabile (ed è quello che fece nel decennio 1980-1990 il “Caf”, con conseguenze che tutt’ora paghiamo) e che all’epoca fu criticato da Comunisti incalliti quali Guido carli, rainer masera, Giovanni Goria, Carlo Azelio Ciampi e tanti altri…”laterali”.
Naturalmente, le strategie di breve respiro sono le preferite di molti, e sono quelle più paganti elettoralmente, perchè le generazioni future non votano. ma a me, da inguaribile “laterale”, stanno molto a cuore.
Lasciamo poi perdere il fatto che questa crisi, così facendo, ci troverà ancora più in braghe di tela quando sarà finita. Quella è una mia opinione. E io tendo sempre a distinguere i fatti dalle opinioni.
Un abbraccio e un grazie
C.
la domanda è: se tutto questo è vero perché l’opposizione parla del niente? Questo non riesco davvero a capirlo. Voi sapete rispondermi?
non dite: la gente non capirebbe, non paga politicamente attaccare su queste cose, etc etc. NO. davvero Perché?
@giul:
Me lo domando tutti i giorni. E non ho risposte.
Ciao.
C.
Tremonti e il decretino…
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