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Il decreto anticrisi e gli appalti

22 maggio 2009

Testo riservato a coloro che non si fermano in superficie.
La fretta si sa, è cattiva consigliera, ma sembra il principale assillo dell’attuale legislatore, che basa la sua attività propagandistica sull’efficienza e la semplificazione.
Nel predisporre il decreto anticrisi, approvato con la fiducia, quindi senza dibattito parlamentare, il Governo ha introdotto norme che “velocizzano le grandi opere” che, di norma, sono affidate attraverso appalti pubblici.
Cosa ha escogitato il nostro Governo per raggiungere l’obiettivo? Con l’art. 20 questo decreto abolisce la facoltà del Tribunale Amministrativo di concedere la sospensiva cautelare e quindi fornisce alla Stazione Appaltante la certezza di poter proseguire l’iter del procedimento senza attendere l’esito di un eventuale ricorso.
La ditta esclusa verrà indennizzata, in caso di accoglimento del ricorso, in misura proporzionale al danno ricevuto.
In Italia, patria del diritto, ma orfana di legalità, i risarcimenti stabiliti dal TAR, oltre che tardivi, sono irrisori. In questa situazione nessuno, anche con certezza di vittoria, affronterebbe un ricorso amministrativo sapendo, fin da subito, che l’indennizzo non coprirebbe neppure le spese.
Collusi, corrotti e corruttori hanno ricevuto dal Governo un grande regalo.
Oggi è possibile aggiudicare un appalto anche con violazioni molto gravi, quali l’ammissione di un concorrente senza requisiti, irregolari composizioni delle ATI, forniture incomplete o difformi da quanto richiesto dal C.S.A., mancato rispetto dei requisiti minimi, concessioni in sub-appalto e chi più ne ha più ne metta, senza incorrere nella tempestiva valutazione del Tribunale. Ricordo che l’udienza per trattare l’istanza cautelare veniva rapidamente fissata dal TAR ed era un discreto deterrente alla faciloneria, per non dire di peggio, con la quale venivano condotte certe procedure. La rimozione di questa sia pure limitata “tutela” dei concorrenti alle gare, spazza via ogni speranza di veder migliorare la già scarsa “qualità” delle procedure per la selezione del contraente che si svolgono nel nostro paese. Tutto ciò si ripercuoterà, con speculare deterioramento, nelle forniture negli appalti pubblici, ai quali potranno ambire concorrenti di ogni specie, visto che non sarà più necessario avere *almeno* le carte in regola. Sarà sufficiente escludere un concorrente “pericoloso” sulla base di un pretestuoso vizio formale, e aggiudicare l’appalto all’impresa amica che potrà tranquillamente completare l’opera. L’eventuale sentenza riparatrice risarcirà solo la perdita di chance, vale a dire una minima frazione dell’utile d’impresa che già il TAR limita, in via equitativa, al 10% del valore della commessa.
All’imprenditore onesto, per contrastare questa incredibile situazione, rimarrebbe la “via giudiziaria”. Tempo perso. Nessuno creda che sia sufficiente una “segnalazione” del fatto all’Autorità Giudiziaria auspicando che questa svolga indagini ed avvii un procedimento. Nemmeno la più dettagliata denuncia/querela, qual è quella che si pretende da chi vuole denunciare un fatto che si ipotizza come reato, è sufficiente ad avviare un esercizio dell’azione penale in grado di resistere, che dico in giudizio, almeno davanti al GIP. I magistrati ormai non si occupano direttamente di simili quisquilie e affidano alla Polizia Giudiziaria (Carabinieri, Polizia, G.di F. ) lo svolgimento di indagini che richiedono conoscenze in ambito legislativo/amministrativo che spesso neppure i magistrati dimostrano di avere. Per n on parlare poi delle conseguenze negative subite nel proprio campo lavorativo da chi denuncia.
A questo si aggiunge il fatto che le nuove norme in materia penale, introdotte sempre dai governi Berlusconi, hanno già fortemente limitato gli strumenti di indagine come intercettazioni e accessibilità a dati bancari. Limitazioni che permangono anche nelle nuove ipotesi di riforma in materia, proprio di intercettazioni, che il governo sta “negoziando” con i responsabili della Giustizia del PD.

Quando si entra come dei Caterpillar in ambiti come quello delle normative sugli appalti pubblici che hanno potenti ripercussioni sull’intera economia statale, gli effetti sui rapporti socio-economici sono devastanti.
Possiamo nutrire qualche speranza che non solo la sinistra italiana, (allergica alla materia, ma pronta a chieder quote di appalti per le proprie coop), ma tutto il mondo dell’imprenditoria sana e liberale, sollevi in sede europea la gravità del vulnus inflitto alla nostra giurisprudenza per riportare il sacrosanto diritto a veder sanzionate, con effetto contingente e non traslato, le irregolarità nelle aggiudicazioni degli appalti pubblici?

Purtroppo è un tema difficile, di poca presa e, salvo eclatanti suicidi di imprenditori falliti, resterà nell’oblio.

Giuliano Bastianello

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