Da stella del football a uomo più odiato d’America
20/05/2009 - CANI E PADRONI DI CANI! – The Bad Newz Kennels. Questo il nome dell’indagine sui combattimenti tra cani, iniziata nel mese di aprile del 2007 con la perquisizione di una casa nella Surry County (Virginia), sfociata in un caso federale
CANI E PADRONI DI CANI! – The Bad Newz Kennels. Questo il nome dell’indagine sui combattimenti tra cani, iniziata nel mese di aprile del 2007 con la perquisizione di una casa nella Surry County (Virginia), sfociata in un caso federale dal devastante impatto mediatico, che portò alla condanna di cinque individui, tra cui spiccava ovviamente Michael Vick. Più di settanta cani furono trovati nella residenza di proprietà del giocatore degli Atlanta Falcons, la maggior parte dei quali pitbull terrier, alcuni dei quali presentanti evidenti ferite. Non fu difficile, per gli investigatori, reperire segni, indizi e prove di
combattimenti clandestini, organizzati per l’intrattenimento degli ospiti, ma anche come parte di un racket di scommesse illegali. Sempre più dettagli emersero sul fattaccio, compresi particolari agghiaccianti e macabri, come i resoconti e i racconti dell’uccisione dei cani usciti sconfitti, o troppo malconci per continuare a combattere, oppure considerati troppo poco competitivi. Uno scandalo che diventò in breve tempo protagonista sulle prime pagine dei giornali di tutta America e fece scalpore anche aldilà dei confini statunitensi, in nazioni solitamente non in confidenza con la disciplina del football americano, ma shockate dalla storia della superstar sportiva che organizzava gli incontri di lotta tra cani. Le indagini portarono all’accusa da parte del governo federale, alla quale seguì arrivò la sospensione a tempo indeterminato dalla National Football League, ovviamente preoccupata, o meglio terrorizzata, da eventuali danni di immagine. All’accusa e alla sospensione si aggiunse il progressivo ritiro di ogni “endorsement” commerciale: un tempo uomo dei record in materia di pubblicità, testimonial strapagato di aziende quali Nike, Coca-Cola, EA Sports, Powerade, Krafts, Rawlings, Hasbro (nel 2005 si piazzò al 33esimo posto nella lista di Forbes delle “Top 100 Celebrities”), Vick fu velocemente abbandonato da quasi ogni marchio: nessun prodotto, per ragioni di avvedutezza, poteva accostare il proprio nome a quello di un individuo legato ad accuse così infamanti, dalla reputazione ormai persa per sempre. Nell’agosto del 2007, l’imputato decise di patteggiare, dichiarandosi colpevole di aver partecipato e organizzato i combattimenti, nonché di essere il principale finanziatore dell’organizzazione, pur negando le accuse che lo volevano direttamente coinvolto nelle scommesse e nell’uccisione dei cani. Il giudice accettò il patteggiamento e, nel dicembre dello stesso anno, a campionato già iniziato (senza che Vick mettesse piede in campo), lo condannò a 23 mesi di carcere, cinque in più rispetto a quanto richiesto dal pubblico ministero, per aver mentito ad autorità federali.
SOSPESO PER SEMPRE? – L’eco della vicenda, come prevedibile, non fu ristretto ai soli ambienti sportivi. Interrogazioni sull’argomento furono presentate al Congresso, e un’ondata di indignazione travolse tutte l’America. Al centro dell’uragano, Michael Vick, trasformatosi in vero e proprio mostro agli occhi dell’opinione pubblica a stelle e strisce. Abbandonato dagli sponsor e dalla lega, per la comprensibile decisione di prendere le distanze da un personaggio così discutibile e dall’immagine ormai compromessa, dovette chiedere, nel 2008, la protezione per la bancarotta, il famigerato “Chapter 11” della legge fallimentare
statunitense, con il quale – per citare Wikipedia - “l’imprenditore rimane solitamente in possesso di tutti i suoi beni ed è però sottoposto al controllo e alla giurisdizione della corte”. Una carriera apparentemente gettata al vento. Che però, secondo alcuni, potrebbe non essere al capolinea. A 28 anni, Michael Vick, nonostante il marchio indelebile che lo contraddistingue, potrebbe ancora dire la sua sul campo da football, possibilmente del massimo campionato (tralasciando ipotesi deprimenti quali lega canadese o campionato indoor). Un ritorno in attività, magari accompagnato da un nuovo atteggiamento, redenzione sportiva come metafora di quella umana, quel genere di storie da “seconda possibilità” tanto care al popolo americano. Il commissioner della NFL è possibilista, dichiara che potrebbe prendere in considerazione la fine della sospensione, una volta che Vick sconterà la pena (fine prevista per il 20 luglio 2009) e mostrerà un “genuino rimorso per le proprie azioni”. Il proprietario dei Falcons, Arthur Blank, non ne vuole neppure sentire parlare: se tornerà a giocare, non sarà con la casacca di Atlanta. Gli agenti del giocatore sono già in intensa attività, alla ricerca di un buon contratto con un’altra franchigia, mentre il diretto interessato, che si è mantenuto in forma nelle palestre fornite dalla prigione, sostiene (come affermato in tribunale) di avere ancora 10-12 anni di corsa nelle gambe, previsione forse ottimistica, ma non del tutto lontana dalla realtà, per chi ha visto Vick in opera sui verdi prati della lega di football.
THE END? – Lo scorso 5 maggio, il rinomato coach Tony Dungy (campione NFL con gli Indianapolis Colts tre stagioni or sono), si è recato presso il penitenziario federale di Leavenworth, Kansas, dove Vick stava scontando la sua pena, per incontrarlo privatamente. Dungy, persona integerrima e grande professionista, che al momento non siede su alcuna panchina, si dedica attivamente al volontariato, alla beneficenza, e all’assistenza dei meno fortunati. Il suo incontro con l’ex superstar ha un alto valore simbolico e, nel processo di nuova integrazione di Vick nell’universo del football, potrebbe giocare un ruolo non indifferente. Ha pagato il suo debito con la società, è giusto che abbia un’altra chance, dichiara la maggior parte (64%) dei quasi 680 mila partecipanti a un sondaggio sul sito di FOX Sports. Il 21 maggio, avverrà il trasferimento agli arresti domiciliari, presso la sua casa a Hampton, Virginia, già circondata da giornalisti, fotografi e guardie di sicurezza. George Smith, reporter della ESPN, è riuscito a parlare con persone vicine a Vick, e racconta che il football, al momento, è a margine dei suoi pensieri. La sua priorità, per ora, pare essere “rimettere ordine nella sua vita”, passare del tempo con la famiglia e inserirsi nuovamente nella comunità. Esperti e opinionisti sportivi provano già a indovinare quali squadre possano contattarlo per disporre dei suoi servigi (per la cronaca, al primo posto ci sono i St. Louis Rams). “Michael Vick è stato accusato, è stato processato, è stato condannato, ha pagato il prezzo. Non vedo alcuna ragione perché non possa tornare a giocare. Non sono la giuria, non sono il giudice. Ma sono consapevole che tutti noi commettiamo errori” è quanto dichiarato da Harry Carson, leggenda della NFL, ora membro della Hall of Fame. Voci sempre più insistenti raccontano di un Vick interessato a collaborare con la Humane Society of the United States, storica associazione che dal 1954 si dedica alla protezione degli animali. Un primo passo verso la possibile redenzione, unica strada percorribile per poter ricevere una seconda opportunità. E scrivere una storia che tanto piacerebbe al popolo americano.












