Come diventare un trentenne disoccupato – 2

20/05/2009 - Per diventare un cazzone fatto e finito non basta essere cazzoni di tanto in tanto, magari nei fine settimana, magari nelle feste comandate, ci vuole un allenamento costante e continuo che al confronto l’addestramento nella legione straniera è una gita

     
 

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Per diventare un cazzone fatto e finito non basta essere cazzoni di tanto in tanto, magari nei fine settimana, magari nelle feste comandate, ci vuole un allenamento costante e continuo che al confronto l’addestramento nella legione straniera è una gita fuori porta. Come per la legione straniera dovrete infatti rinunciare alla vostra identità precedente, quando eravate esseri produttivi ed ergofiliaci, vale a dire, con un neologismo coniato dal greco, «amici del lavoro». Dovrete sviluppare una nuova personalità incentrata sul culto dell’ergofobia, vale a dire la repulsione per ogni forma di lavoro. Qualsiasi attività che richieda energia è dal punto di vista fisico lavoro e dal punto di vista della teoria che andrò qui a sostenere il male. C’è chi lo dipinge con le corna di Belzebù, chi lo identifica con il relativismo dei valori, ma io me lo immagino come un lavoro 9-17 in un call center alla periferia di Roma. Per raggiungere il satori, lo stato di illuminazione della filosofia zen, dovrete quindi evitare ogni movimento non necessario, perché il movimento, come già insegnava Parmenide, è male, in quanto – mi permetto di aggiungere – «lavoro» (pronunciate sempre questa parola con un’espressione di disgusto e un arricciamento del naso come se stesse profferendo la parola «cacca» o «muco»).

- LA FILOSOFIA - Non cito a caso la filosofia greca, perché la filosofia greca è quella che più di ogni altra ci ha illuminato sulla assoluta inutilità, e in ultima analisi intrinseca nocività, del lavoro. Pensate forse che Platone avrebbe scritto La Repubblica se avesse dovuto stirarsi le camicie prima di andare in banca? Pensate forse che Socrate se ne sarebbe andato in giro per l‘agorà a disquisire dei massimi sistemi se avesse dovuto guadagnarsi il pane? Io credo di no, amici cari, ed è per questo che la più grande invenzione dei greci sono stati gli schiavi. Un umanesimo e un liberalismo mal riposto hanno privato l’umanità di quella splendida istituzione che consentiva a ben due terzi della popolazione di starsene a casa o in piazzetta a sparare cazzate sull’universo. La forma moderna degli antichi schiavi sono i genitori, che come abbiamo già imparato nel capitolo precedente vanno considerati alla stregua di slot machines, in cui tiri la leva ed escono le monetine. Nessuna sorpresa dal momento che già Aristotele, ancora lui, considera gli schiavi sotto la categoria degli strumenti semoventi. Dal momento che l’esistenza dei genitori è stata dimostrata, e che essi nutrono un amore incondizionato per i propri figli portatori di metà dei loro geni, possiamo ora teorizzare su come ridurre al minimo ogni forma di movimento non necessario.

- LA VONGOLA - Il nostro animale guida deve essere l’anemone di mare, il corallo, al limite ma proprio al limite la vongola. Dobbiamo concentrarci su cosa si prova a stare attaccati ad uno scoglio senza far niente, aspettando placidamente la prossima marea. Gli anni dell’università a questo proposito non possono essere che un utilissimo esercizio nella nobile pratica della repulsione da ogni forma di attività. Per illustrare questo concetto esaminiamo il primo dilemma che ci si pone una volta immatricolati: frequentare o non frequentare?Entrambe le opzioni sembrano avere dalla loro alcuni vantaggi e svantaggi. Per frequentare le lezioni di Storia della musica uzbeca dovrete infatti svegliarvi la mattina e già questo, ne converrete, è una prova erculea. Non parlo di svegliarsi presto, parlo proprio di svegliarsi, di aprire gli occhi, di sollevare le palpebre e scostarsi riottosi dalle accoglienti braccia di Morfeo per affrontare quella rottura di palle che i più si ostinano a chiamare «vita». Questo piccolo grande sforzo tuttavia potrebbe essere ripagato perché una volta espletate le necessarie funzioni escretizie e locomotorie vi ritroverete nel paradiso della nullafacenza, nel wahalalla del fancazzismo, nell’eden dell’ergofobia, vale a dire l’università. Camminate a passo lesto e senza guardarvi intorno, per non incorrere in tentazione, tra le studiose e grigie facoltà di economia e ingegneria e dirigetevi senza esitazione verso l’amato pratino, che da che mondo è mondo, circonda qualsiasi facoltà di Lettere che si rispetti. Presto, suona quel bongo!, dai, commercia in droghe leggere!, orsù una partita di tressette e poi a lezione, e così di caffè in cappuccino la giornata è bella che andata senza apparente sforzo alcuno. È vero che avete dovuto far la fatica di prendere il tram ma quante soddisfazioni!

(segue)

     
 

8 Commenti

  1. pescatore di cozze scrive:

    le cozzeche stanno azziccate ‘e scoglie

    ‘e vongole stann’ ‘ind’ ‘a sabbia e dormono

  2. cordapazza scrive:

    “vi ritroverete nel paradiso della nullafacenza, nel wahalalla del fancazzismo, nell’eden dell’ergofobia”
    che climax, che gusto e piacere di leggerti! e te lo dice una exfancazzista laureata in lettere summo cum gaudio:-))

  3. Lucia scrive:

    “Camminate a passo lesto e senza guardarvi intorno, per non incorrere in tentazione, tra le studiose e grigie facoltà di economia e ingegneria e dirigetevi senza esitazione verso l’amato pratino,”

    Son tutte belle le Università viste dall’esterno!…ma l’apparenza inganna! :)
    però, alla fine di quel corridoio grigio ci son anche servizi di ristorazione e relax tutti colorati: giallo, blu, rosso, verde…a Salerno è così…tanto da sembrare un’arcobaleno della felicità! apparenze…apparenze… :)

  4. Just scrive:

    Esame di maturità: un piccolo brufoloso Just terminava tra le manifestazioni di gioia sue e della commissione una prova orale devastante (sia perché spaccava culi a chiunque gli facesse delle domande, sia perché erano le 14:30 del 14 luglio -_-”’ ).
    Prof. di italiano-latino: “Francesco, e ora che farai? Ti consiglio di iscriverti a lettere, sei indubbiamente portato!”

    Sì, sono effettivamente portato al cazzeggio spinto. Quanto me ne sono perso, mi vien da piangere… ;___;

  5. maria teresa scrive:

    \”dirigetevi senza esitazione verso l’amato pratino, che da che mondo è mondo, circonda qualsiasi facoltà di Lettere che si rispetti\”

    io ricordo con piacere e nostalgia quello della facoltà di chimica :)

  6. cordapazza scrive:

    sissì, just, era un dolce vivere, in via Crisanzio, all’Ateneo di Bari!:-)

  7. EssEmme scrive:

    Viva il parchetto di Scienze Politiche! …anche se alla fine quel pezzo di carta mi ha messo strane idee in testa e ho fallito miseramente nel perseguire il fancazzeggio assoluto…

  8. SigPar scrive:

    che bello il pratino di Villa Mirafiori! Quanti ricordi fancazzisti. E manco prendevo il tram. Come dire: dal letto al prato.
    ^_^

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