La Robin Hood tax adesso va bene
18/05/2009 - Approvato in Senato il DDL che prevede norme a sostegno dello sviluppo economico. Tra consorzi agrari e internazionalizzazione, anche una piccola sorpresa che spiega il perché gli scribacchini dei giornali se ne stanno buoni buoni in silenzio. Forse qualcuno se
Approvato in Senato il DDL che prevede norme a sostegno dello sviluppo economico. Tra consorzi agrari e internazionalizzazione, anche una piccola sorpresa che spiega il perché gli scribacchini dei giornali se ne stanno buoni buoni in silenzio.
Forse qualcuno se lo ricorda il buon Giulio Tremonti svillaneggiato da tutti quando, costumino verde ed arco in pugno, annunciò tronfio l’introduzione d
ella tassa sugli extraprofitti che avrebbe tolto ai ricchi (petrolieri, banche ed assicurazioni) per dare ai poveri (social card). L’anno scorso dovette bere, per un bel pezzo, interi vassoi colmi di amari calici servitigli in edicola dai principali quotidiani italiani, soprattutto da quelli di “opposizione“, Repubblica in testa. Critiche legittime e condivisibili, anzi condivise visto che anche su queste pagine non è che abbiamo manifestato mai grande simpatia per un provvedimento poco efficace e ispirato al peggior paternalismo nostrano. “Adesso sappiamo a cosa serviva la Robin Hood tax. Si è trattato di un’ operazione di marketing dell’ ennesimo incremento della pressione fiscale. Lo dicono le cifre scolpite sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef) depositato in Senato giovedì scorso. Nei prossimi 5 anni avremo più tasse, anziché i consistenti tagli alle imposte promessi da tutti gli schieramenti durante una campagna elettorale, in cui si gareggiava su chi le avrebbe abbassate di più.” Parole di Tito Boeri che, sebbene datino un’era glaciale fa (giugno 2008), sarebbero di grande attualità: basterebbe volerlo.
IL SILENZIO DEI PENNIVENDOLI – Invece, niente. Silenzio assoluto della stampa nazionale, quella che dovrebbe fare da cane da guardia della democrazia, nonostante il 14 maggio scorso il Senato abbia approvato il DDL 1195 il quale, come si dice nella curiosa lingua dei politicanti, reca importanti provv
edimenti a sostegno dello sviluppo economico. Nonostante il titolo abilmente camuffato, sarebbe stata una bella occasione per riprendere in mano la tastiera e ricordare al popolo bue che il Governo ha deciso di aumentare le tasse nella contea di Sherwood. Qualcosina l’ha scritto, per l’Espresso, Luca Piana che, con pazienza certosina, è andato a fare i conti nei bilanci delle vittime e dei beneficiari, ma giusto per quantificare tecnicamente il “flop” dell’operazione. Eppure, l’aumento della Robin tax, con tutti quello che si è detto e scritto sugli effetti di traslazione che avrebbero finito per far pagare alle famiglie la generosità del bandito della foresta, è scritto nero su bianco nell’articolo 32-ter del decreto: “All’articolo 81, comma 16, del decreto legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sostituire la parola: “5,5” con la seguente: “6,5“.
CODICI MISTERIOSI – Un cittadino qualunque, forse, non avrebbe capito al volo che si sta parlando del nostro amatissimo eroe in calzamaglia, ma un giornalista avrebbe fatto pochissima fatica a farglielo sapere. Il problema è che l’articolo 32-ter si intitola “Editoria” e si comincia a capire il perché di tanta trascuratezza. L’emendamento che è stato recepito nell’articolo in questione è stato proposto d due senatori del PD (Luigi Lusi e Vincenzo Vita) e uno del PDL, Alessio Butti. Inutile dire che è stato approvato quasi all’unanimità, ma non tanto per quella modesta differenza di un punticino, quanto piuttosto per la destinazione che quell’uno prenderà. Per capire di cosa stiamo parlando, basta fare un piccolo sforzo di esegesi del testo originale:”Il regolamento di delegificazione previsto dal comma 1 dell’articolo 44 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, entrerà in vigore, relativamente ai contributi previsti dalla legge 7 agosto 1990, n. 250, a decorrere dal bilancio di esercizio delle imprese beneficiarie successivo a quello in corso alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del regolamento stesso. All’onere derivante dal comma 1, pari a 70 milioni di euro per ciascuno degli anni 2009 e 2010, si provvede mediante quota parte delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni di cui ai commi 3 e 4“.
VIL CASTA DANNATA – Se vi siete persi, la FIEG (Federazione Italiana degli Editori dei Giornali) offre un’efficace guida che si rivela
molto utile per uscire dal labirinto grammaticale costruito dal legislatore. “L’approvazione da parte del Senato, con il concorso pressoché unanime delle forze politiche di maggioranza e opposizione, della norma che reintegra, almeno in parte, il fondo per il sostegno all’editoria ridotto, nell’ultima manovra finanziaria, da un taglio di oltre 150 milioni di euro, merita forte apprezzamento.” E allora si spiegano meglio le latitanze polemiche sui ricchi che pagano per sostenere i poveri. Questione di prospettiva e di interesse di casta che, per una volta, non è quella alla quale siamo abituati a pensare. Certo, nessuno con un briciolo di senso critico ha mai pensato che l’informazione, in Italia, fosse indipendente: bene o male, che fosse incline ad un certo commercio sul proprio ruolo lo sapevano – e lo sanno – tutti. Stupisce, forse, il prezzo al quale è disposta a concedersi: non l’imperitura gloria, ma un pugno di euro e rate annuali. E speriamo che sia finita qui perché c’è sempre qualche maggiordomo che si lascia prendere dall’entusiasmo e che potrebbe scrivere da qualche parte ciò che Tremonti disse della sua creatura, cioè che la “Robin Hood Tax è bellissma“. Perché sarà anche vero che, come diceva Montanelli, fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, ma anche nell’andare a scrocco dovrebbe esistere un limite al buon gusto.













bello:” il silenzio dei pennivendoli”
Mi associo a gloria: il silenzio dei pennivendoli è fantastico. Mi ha fatto ridere di gusto.
La lettura dell’articolo, puntuale e “agghiacciante”, è molto interessante ma purtroppo non mi fa ridere.
Un abbraccio.
C.
un ottimo pezzo, avrebbero dovuto leggerlo sul palco durante la manifestazione per la libertà di stampa. quella frase di montanelli, però, mi pare fosse di barzini.