Debunking Emanuela Orlandi Reloaded

15/05/2009 - L’IMMAGINAZIONE AL POTERE! - Eppure piazza della Chiesa Nuova era piuttosto vicina a corso Rinascimento (sei-settecento metri), ed Emanuela ci passava ogni giorno davanti con l’autobus, quando andava a scuola di musica. E’ possibile che non la conoscesse (e che

     
 

di

L’IMMAGINAZIONE AL POTERE! - Eppure piazza della Chiesa Nuova era piuttosto vicina a corso Rinascimento (sei-settecento metri), ed Emanuela ci passava ogni giorno davanti con l’autobus, quando andava a scuola di musica. E’ possibile che non la conoscesse (e che non conoscesse il salone Borromini), però… Considerate che per andare a scuola probabilmente scendeva a una fermata non lontana dalla piazza. D’altronde, aspettava l’uomo della Bmw quella sera Emanuela a corso Vittorio Emanuele? No, aspettava l’autobus per tornare a casa. Ed era piuttosto in ritardo. Magari qualcuno di sua conoscenza si era fermato in automobile offrendosi di portarla a casa. Sarebbe salita sulla macchina dell’uomo della Bmw? I genitori dicono che non accettava passaggi nemmeno dal prete suo insegnante di musica. Quindi, per salire in auto ci voleva un conoscente davvero importante che si trovasse a passare lì per caso. Un parente, un amico, o giù di lì. Oppure, possiamo pensare che Emanuela stesse a corso Rinascimento perché lì aveva un appuntamento. Con l’uomo della Bmw? Eppure sembra si fosse convinta a non andare, secondo Raffaella Monzi. Che le aveva detto “te lo sconsiglio, poi fai tu“, a sentire questa fonte. Oppure, sperava di essere ingaggiata anche lei e se n’era andata perché stanca di aspettare, a sentire Nicotri (Mistero Vaticano, pag. 25).  

POSSIBILE, PROBABILE - E’ comunque probabile che Emanuela salì in una macchina, quella sera. Di chi? Di una persona di cui si fidava, sotto la promessa di tornare a casa. Oppure di andare da qualche altra parte, che l’avrebbe costretta a tornare ancora più tardi quella sera in Vaticano. Sapremo mai come andò veramente? Magari Emanuela aveva un fidanzato, a dispetto di quanto sapevano i genitori. Poteva stare con qualcuno a sua volta collegato (per lavoro, per altro) con qualcun altro molto importante, che prima ha effettuato un depistaggio inventando la storiella della ragazzina sparita di sua spontanea volontà, e poi messo in scena tutta la commedia dell’Americano. Oppure questo qualcuno – di cui lei si fidava tanto, visto che è salita nella sua macchina – era appunto un parente, o qualcosa del genere. E poi, com’è finita? E’ finita che Emanuela ci è salita, su quell’auto, ma da qui ad arrivare a qualcos’altro ce ne corre. Perché se ad esempio il tipo si fosse impegnato solo ad accompagnarla a casa, e poi avesse cambiato strada, la Orlandi si sarebbe certamente insospettita. Quindi, magari era conseziente con la “deviazione“. Magari perché a questa persona doveva dire una frase. Oppure, aveva deciso di andare con lui in un altro luogo. Ci sono andati, è successo qualcosa di brutto. Forse accidentalmente. Poi, che altro è accaduto? La/le persona/persone si è/sono disfatta/disfatte del cadavere. Con l’aiuto di professionisti? Pronti ad effettuare un lavoro “perfetto” con un preavviso di poche ore? O forse il corpo è stato “occultato” e poi la “formalità” è stata sbrigata da altri, con calma? A meno di confessioni non lo sapremo mai.  

OPPURE… - Oppure Emanuela ha litigato con il suo ragazzo (o simile), ed è successo qualcosa. Ricordate la canzone posta all’inizio di questo capitolo? “Fatti mandare dalla mamma / a prendere il latte / devo dirti / qualche cosa / che riguarda noi due / tu digli a quel coso / che sono geloso…”. Ma se fosse andata così, perché qualcuno ha imbastito tutto l’ambaradan conseguente? Forse perché il suo “ragazzo” ha “confessato” tutto al superiore, e questo – siccome questa persona gli serviva per motivi inconfessabili – non poteva privarsene, tanto da coprirlo ed effettuare un depistaggio. Cogliendo poi la palla al balzo per buttarla in caciara con la pista Agça, perché politicamente gli conveniva scagionare i paesi dell’Est dalla “chiacchiera” di aver avuto un ruolo nell’attentato. Un azzardo, sì. Che non sarebbe andato a buon fine senza una buona dose di fortuna e la possibilità di mettere in moto sin da subito elementi capaci di influenzare in qualche maniera le indagini, indirizzandole verso una direzione rispetto a un’altra. Queste sono le ipotesi. E c’è anche una chiacchiera da ricordare. Ricordate che si diceva che Alois Estermann (cara Wikipedia, c’è un errore clamoroso in quella pagina!) nella sua cassaforte custodisse un paio di dossier, tra cui uno proprio riguardante Emanuela Orlandi? Quello che molti dicono essere stato una spia della Stasi, forse fin dal 1979. Il quale magari è venuto a sapere dell’incidente, e poi ha “passato la palla” a chi di dovere. Non prima di aver sparso la voce che trattavasi di rapimento o, peggio, che c’entrasse qualche “pezzo grosso“. Ma sono mere ipotesi. 

DICIAMOLA TUTTA - O forse, peggio: soltanto chiacchiere. Di certo c’è quello che è stato scritto sul fantomatico Americano. C’è che a pag. 207 del suo libro Nicotri afferma che “verso la fine del 1983 , il padre di Emanuela aveva consegnato all’avvocato Egidio un elenco di otto guardie svizzere, con i rispettivi recapiti telefonici, che avevano lasciato il Corpo “tra il primo maggio e il 26 agosto 1983. [...] Volevamo capire se le notizie ‘private’ di mia figlia che sapevano i sequestratori gliele avesse riferite qualcuno di loro. Venne fuori un elenco di otto alabardieri, ma la cosa non portò a nessun risultato“. Due avevano lasciato il Corpo il 30 giugno 1983 (pochi giorni dopo la scomparsa di Emanuela), sebbene la fine del loro arruolamento fosse stabilita per il primo marzo 1984. Un’ultima cosa: Emanuela abitava in Vaticano. E “cos’è che desideriamo più fortemente, Clarice? Noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno” (Hannibal Lecter, Il Silenzio degli Innocenti). Infine, c’è una cosa che dice una fonte chiusa. Parla di una persona vicinissima alla Orlandi con un atteggiamento strano, “quasi colpevole“,  ogni volta che lo incrociava. Una figura “importante“, dice la fonte, anche se a onor del vero negli articoli e nei libri sulla Orlandi non viene mai, o quasi, nominata. Qualche collegamento potrebbe anche venire in mente, ma sarebbe inutile. E’ giusto che dopo tutto questo tempo di chiacchiere , siano finalmente i fatti a parlare.  

Fine (vera)

Le precedenti puntate:

Debunking Emanuela Orlandi – 1

Debunking Emanuela Orlandi – 2

Debunking Emanuela Orlandi – 3

     
 

3 Commenti

  1. maria teresa scrive:

    \”Oppure questo qualcuno – di cui lei si fidava tanto, visto che è salita nella sua macchina – era appunto un parente, o qualcosa del genere. E poi, com’è finita? E’ finita che Emanuela ci è salita, su quell’auto, ma da qui ad arrivare a qualcos’altro ce ne corre.\”

    insomma, come la realtà, a volte, è molto più lineare e semplice dell\’immaginazione.

  2. Rainbow scrive:

    “Noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno”:quant’è vera questa citazione-affermazione…la verità, magari, sarebbe stata più semplice e lineare di tutte le ricostruzioni e supposizioni che sono state scritte e raccontate da quel lontano 22 giugno 1983, ma quando c’è di mezzo il Vaticano, il rischio che si corre è che tutto venga presto insabbiato…cadaveri compresi!

  3. domenico scrive:

    Nella puntata di Chi l’ha visto? del 7-7-2008, il giornalista Rinaldi dichiara che esiste una parte mai divulgata prima della telefonata di Mario, in cui questi parla del suo amico che lavorava per la Avon dicendo che abitava in via dei Filippini ed aveva anche un altro appartamento sulla gianicolense. Vi risulta che questo corrisponda al vero?

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie