Brunetta e la riforma Pa: sotto il decreto niente

14/05/2009 - TRA IL DIRE E IL FARE… – Problemi che finora, quando si è passati dalle parole ai fatti, hanno fatto naufragare tutto il sistema. Dare dei premi in base ai risultati non è semplice nel settore pubblico perché tutto dipende

     
 

di

TRA IL DIRE E IL FARE… – Problemi che finora, quando si è passati dalle parole ai fatti, hanno fatto naufragare tutto il sistema. Dare dei premi in base ai risultati non è semplice nel settore pubblico perché tutto dipende dalla misurazione “oggettiva” del risultato, non sempre immediata. Serve una “lettura omogenea” della valutazione da parte di tutta la struttura organizzativa, e per questo non basta fissare semplicisticamente dei tetti o dei contingenti: infatti, già c’erano e non hanno funzionato. Serve una metodologia razionale e la capacità e la volontà di applicarla “bene”, premiando davvero il  ”merito“. Perché al 25% che non prenderà il premio di produzione bisogna opporre criteri oggettivi che valgano e si leggano in modo omogeneo ed “equo” non solo dentro ogni ufficio (composto di 5-6 persone, o 10-20) ma dentro tutta la struttura (una direzione generale, ad esempio). Per fare questo, come spiega sempre Dell’Aringa, occorre stabilire le regole della contrattazione della parte variabile dello stipendio nel contratto collettivo nazionale di lavoro e discriminare le diverse amministrazioni: da una parte quelle che hanno aggiunto gli obiettivi“, o standard di servizio “buoni”, dall’altra le altre. Idem all’interno delle organizzazioni complesse (direzioni) e dentro gli uffici.

TROPPA DISCREZIONALITA’? – Quando si va ad applicare principi condivisibili, occorre pensare che il “premio di produttività” dentro un ufficio pubblico non è la percentuale di provvigione di un commesso viaggiatore, o di un broker finanziario. Un approccio fortemente “competitivo“. Ma il dipendente pubblico non è un libero professionista ed in molte funzioni ed uffici (non solo pubblici) per l’efficienza e l’efficacia dell’azione è fondamentale il “gioco di squadra“. Che effetti produrrebbe un sistema basato su un premio fortemente differenziato su base individuale, difficilmenteoggettivabile” e quindi fortementediscrezionale” sui comportamenti dei dipendenti all’interno di uno stesso ufficio? E come “misurare” gli aspetti “esogeni” che condizionano il raggiungimento dei risultati di un settore, di un ufficio, se la sua azione dipende da atti che devono essere realizzati da altri? Studi ed esperienze dirette (e un sano buonsenso) dicono che è meglio privilegiare la valutazione delle strutture rispetto alla valutazione dei singoli dipendenti. In teoria Brunetta (e questo va a suo merito) questo problema se l’è posto, ma alla fine ha preferito puntare tutto sulla differenziazione tra “bravi” e fannulloni.

DIRIGENTI O SERVI? – Un tema fondamentale, che Brunetta ha affrontato in modo sconcertante, è quello del ruolo del dirigente pubblico. Perché limitarsi a mettere on line i loro redditi (cosa buona e giusta, è un fatto di trasparenza: esattamente come mettere on line le dichiarazioni dei redditi) è solo uno specchietto per le allodole. Non basta. La verità è che il dirigente pubblico oggi è una specie di visconte dimezzato, che ha enormi poteri sulla carta – secondo insigni giuristi, molto più dei manager privati – ma nessun potere di fatto. E’ una situazione che fa pure comodo a molti dirigenti. E a tutti i politici. Finché non si scioglie il nodo individuato già 16 anni fa nel DLgs 29/93, cioè l’applicazione del principio di separazione tra politica ed amministrazione, tra ministro (o assessore) e dirigente, tra la funzione di indirizzo politico e di gestione manageriale si faranno leggi, decreti, dichiarazioni e alla fine “tutto cambierà perché tutto resti come prima” Perché pochi (che ci sono) hanno il coraggio di sfidare lo “status quo“e di prendere decisioni difficili senza adeguata “copertura“. Perché ci sono anche molti politici fannulloni (o incapaci). E irrigidire il sistema introducendo meccanismi premiali fortemente rigidi e senza metodologie “oggettive” non è semplice, e anche per questo non si è mai applicato. E qualora lo si facesse, porterebbe più facilmente ad un aumento del servilismo (diciamo dei “pratici“) che dell’efficienza.

GLI OBIETTIVI NON CI SONO – Ma il vero problema, il problema dei problemi, è che per far funzionare questo meccanismo e portare efficienza, efficacia ed economicità nella Pa non dipende solo dalla valutazione del personale, ma anche e soprattutto dalla individuazione degli obiettivi. Obiettivi dati tempestivamente, misurabili, “oggettivi”. Un sistema di “budget“, mica la luna! Solo iniziando dalla definizione degli obiettivi, dall’attribuzione delle risorse umane e finanziarie, si può poi fare il monitoraggio dell’andamento della gestione e, a fine anno, valutare i risultati. Oggi, nonostante tutto questo processo sia già legge da anni, semplicemente queste cose non si fanno, o si fanno “in sanatoria“, a fine anno, rendendo di fatto la valutazione, anche ammesso che sia ben fatta, un esercizio quasi inutile. Non si fanno perché si eliminerebbe la discrezionalità del politico, che dovrebbe dichiarare all’inizio dell’anno cosa vuole fare, e perché così si aiuta l’indolenza del tecnico, che non deve inventarsi un “come” fare gli obiettivi assegnati. Lasciare tutto com’è limitandosi ad applicare solo il metodo previsto da  [[Brunetta]], porterebbe ad una riduzione “oggettiva” (?) di stipendio a un 25% di personale, che però lascerebbe tutto come prima, incancrenendo l’organizzazione, i rapporti tra persone ed uffici, l’aumento dei contenziosi. E’ comprensibile che ragionare su questi temi sia molto meno affascinante del dichiarare “spezzeremo le reni ai fannulloni“. Se il ministro Brunetta si occupasse della sostanza, forse non sarebbe così popolare, ma farebbe al paese un servizio ben più utile: una pubblica amministrazione meno inefficiente di quella attuale.

     
 

16 Commenti

  1. Non ho ben capito il discorso del 25-50-25% per la distribuzione dei premi. Il rischio è una usuale mafia gerarchica sui posti di lavoro anche pubblici: perché dire che il quarto meno produttivo non prende un premio? Allora non è un premio alla capacità di lavorare, ma un premio alla capacità di lavorare più degli altri? Cioè, la PA deve ottenere dei guadagni di efficienza, e siamo d’accordo; ma mettiamo che si riesca a oggettivare i target, e mettiamo che TUTTI i dipendenti superino questi target, solo che qualcuno li supera diciamo del 20% e l’ultimo quarto dei dipendenti li supera di un 1%… perché quell’ultimo quarto deve venir penalizzato NONOSTANTE ABBIA RESO LA PA PIU’ EFFICIENTE NEI TERMINI CHE GLI ERANO STATI CHIESTI? Se altri hanno fatto meglio, be’ io direi certo più riconoscimenti per loro… ma ha senso “penalizzare” per principio una certa fetta dei dipendenti su un criterio “relativo” e non “assoluto”?
    Carlo, ho capito male?

  2. veritas, -atis scrive:

    La classe politica non riesce a dare risposte importanti. Come se la cultura cambiasse solo col manganello e non con le leggi. Poi ci sorprendiamo e ci indignamo di certe uscite populiste a volte indecorose di qualche rappresentante del nostro governo. Siamo alla frutta. In quanto a lotta all’inefficienza e inefficacia credo che in questo momento sia meglio affidarsi alla Magistratura e alle sue inchieste piuttosto che a testi di legge che sono montagne di carta. I testi del 93 e del 99 già hanno fatto cilecca o quasi.
    C’è ancora da far capire a molti dipendenti pubblici che si sta in ufficio per tutto l’orario di lavoro. (La recente inchiesta sull’assenteismo al comune di Portici è lì a ricordarlo). Poi in seguito si può cominciare a parlare di premi alla produttività.

  3. Comicomix scrive:

    @Leo:hai capito benissimo:e hai centrato con la solita lucidità uno dei punti più assurdi del “metodo Brunetta”. Pensa che cosa penserà il dipendente in un ufficio di fenomeni che si è fatto in 4 per l’ufficio, al pari di un altro, e si vede negato il premio. Mentre magari uno che è inserito in un ufficio di mediocri e ha fatto solo il suo dovere prende il premio. Bello, vero? E soprattutto: un vero premio all’aefficenza! Ciaoooo!

    @veritas:
    io sono più ottimista. Qualcosa si può fare. Certo non “tagliando con l’accetta”

  4. Concetta scrive:

    Brunetta ha rotto le scatole……sembra che il male di questa società siano gli impiegati della P.A. Perchè nn viene a vedere in che condizioni lavoriamo? Perchè nn da uno sguardo ai nostri stipendi? Perchè da anni danno consulenze Esterne SUPER-Remunerate( inutili) anzichè valorizzare anche solo moralmente le efficienze e le figure professionali già esistenti all’interno della P.A.

  5. Cinzia scrive:

    21 Maggio 2009: Ai commenti aggiungo che in questi giorni l’on. ministro ha approntato con un D.L. un nuovo giro di vite nei riguardi dei lavoratori del pubblico impiego, considerando anche la possibilità di carcere fino a 5 anni, sè si dichiarano malati ma poi non lo sono (forse sono guariti), il mio punto di vista è questo: Questi rappresentanti di questa classe capitalista avanzata, non stanno facendo altro che distruggere la Pubblica Amministrazione nella figura di coloro che ci lavorano al fine di stornare il denaro a loro destinato, oltre che togliere le competenze ai vari comparti pubblici per assegnarle agli ex-enti parastatali che sono stati privatizzati e quindi sono S.p.A., e a società private. Il motivo? Ma non l’avete ancora capito?
    Questi signori sono proprietari dei pacchetti azionari di queste società ed ex-enti, e quindi hanno tutto da guadagnare. Ed il caro Ministro non è altro che il braccio di questa nuova borghesia capitalista Italiana.

  6. filippo scrive:

    MALGOVERNO NELLA P:A:in quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio.Dal febbraio 2002 l’amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall’ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del silente contribuente.Vedere sentenza immediatamente esecutiva,(282 cpc),in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie