Brianza senza speranza

14/05/2009 - Noi passiamo la vita a sentire le battute in romanesco e in napoletano, le quali non sono tutte di un’acutezza straordinaria, ma la nostra comicità dobbiamo tenercela nascosta, perché è considerata paesana. Paesana sarà vostra nonna. Anche per questo fatto

     
 

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Noi passiamo la vita a sentire le battute in romanesco e in napoletano, le quali non sono tutte di un’acutezza straordinaria, ma la nostra comicità dobbiamo tenercela nascosta, perché è considerata paesana. Paesana sarà vostra nonna. Anche per questo fatto di essere schifati un po’ da tutti, i brianzoli prima sono diventati leghisti e poi hanno perso gran parte della loro ironia, iniziando a straparlare dei valori della famiglia e della religione, che più se ne ciancia a vanvera più ci si sente in dovere di prenderli sul serio, mentre se uno è davvero una brava persona può anche permettersi di riderci sopra, a certe cose. Non bisogna credere a chi dice che non c’è niente da ridere. C’è sempre qualcosa da ridere, gli intelligenti lo sanno. E anche la Teresa.

 - DUE TIPI DI CANALI - Quinta virtù era l’affidabilità. L’affidabilità funziona così, ascoltate con attenzione perché è stranissimo: uno dice che farà una cosa e poi la fa. Non importa quanto ci mette e quanto gli costa: la fa perché lo ha detto e fa proprio quella cosa specifica lì, non un’altra a caso, che magari gli conviene di più, manomettendo poi la realtà e negando pure l’evidenza per i suoi miseri scopi. Incredibile, vero? Superato anche questo atteggiamento primigenio, ora si dice fiori e poi si gioca picche, prevalentemente il due, a quanto pare di vedere. Sicché, finita la zuppa, siamo arrivati alla frutta.
Un giorno di qualche anno fa Giulio Tremonti pronunciò la frase “Finché c’è Brianza c’è speranza.” Tremonti non è mai stato uno dei miei idoli intellettuali né morali, però gli ho creduto. Si vede che quel periodo in cui avevo bisogno di benzodiazepine e il mio psichiatra me le aveva negate, non ricordo. Comunque trovai che aveva ragione. Adesso non la vedo più, la Brianza che vedevo da bambina. Alcuni dicono che non esiste più perché abbiamo nascosto i soldi guadagnati dai nostri genitori, abbiamo smesso di lavorare e ci siamo dati allo shopping insensato. Altri che è perché ci sono troppi disgraziati, troppi terroni, troppi sfigati, troppi negri.
Io dico che una bandiera non conta niente, ma che è una gran cosa rispettare chi la rispetta. E che non è indossare il vestito di Canali che fa l’uomo di stato, ma che certi uomini di stato dovrebbero vivere nei canali. Di scolo.

     
 

6 Commenti

  1. gloriademo scrive:

    ahhah:) dai, io mi son preso un bel brianzolo vecchia maniera. Son sicura che sarà d’accordo con te
    Brava!!

  2. Lucia scrive:

    “Noi passiamo la vita a sentire le battute in romanesco e in napoletano, le quali non sono tutte di un’acutezza straordinaria,”

    Sicura??
    Noi, “terrùn” :) apparteniamo ad una razza con i cromosomi della comicità nel patrimonio genetico!

  3. Comicomix scrive:

    Sono angosciato: mi sono accorto dalla lettura di questo post agrodolce che Perugia (la mia città) sembra sia in Brianza, anzichè in Umbria – mutatis mutandis, of course!

    Sia nelle virtù del passato che nell’imbarbarimento dell’oggi. Mi devo preoccupare?

    Complimenti.

    C.

  4. rip scrive:

    Noi brianzoli dovremmo fare causa alla Lega. Se osiamo lamentarci della tv che parla solo romanesco o napoletano siamo “razzisti leghisti”, però se passa Jannacci in tv si mettono i sottotitoli. E ci siamo pure sorbiti un Don Abbondio fatto da Sordi che parlava in romanesco.
    Complimenti vivissimi.

  5. strababaus scrive:

    “L’affidabilità funziona così, ascoltate con attenzione perché è stranissimo: uno dice che farà una cosa e poi la fa.”

    Forse non basterebbe altro, grazie.

  6. nasoblu5 scrive:

    Ho vissuto sei anni a Milano e devo dire che la Parva Manus non è solo del brianzolo ma è congenita anche in tutto il comprensorio milanese.
    Io che ero suggestionato dalla mitologia del genovese sono rimasto sorpreso che a milano i genovesi mitologici sarebbero considerati dei poveri dilettanti rispetto ai milanesi reali…
    L’umorismo brianzolo poi mi è sfuggito, forse sono arrivato tardi o forse la trasformazione genetica dall’umorismo sarcastico al costante rosicamento incancrenito verso i non autoctoni era già avvenuta da un pezzo. Però è strano non mi risulta che i toscani abbiano cambiato carattere neanche in tempi di guerra e carestia. In ogni caso in Lombardia mi sono reso conto di quello che gia una sdolcinata telenovela lasciava presagire: anche i ricchi piangono…. e soprattutto fottono!!

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