Nba al fulmicotone

13/05/2009 - I FAVORITI – Los Angeles e Houston. Diverso il caso dei gialloviola con sede nella California del Sud. Qualcuno ha provato, talvolta a ragion veduta, a chiamarli “Los Angeles Kobes”, ma i giocatori che affiancano la superstar Kobe Bryant sono

     
 

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I FAVORITI – Los Angeles e Houston. Diverso il caso dei gialloviola con sede nella California del Sud. Qualcuno ha provato, talvolta a ragion veduta, a chiamarli “Los Angeles Kobes”, ma i giocatori che affiancano la superstar Kobe Bryant sono di gran lunga più preparati e influenti di quelli che accompagnano LeBron James. Tant’è vero che, a differenza di quanto accade nella Eastern Conference con i Cavs, il solo Bryant non può vincere da solo le partite dei Lakers. Dopo un agevole primo turno, terminato con il 4-1 ai danni degli Utah Jazz, Los Angeles si è trovata di fronte gli Houston Rockets. Questi ultimi, alla loro prima apparizione post-primo turno dopo dodici anni di purgatorio, dopo una lunga serie di eliminazioni premature e, non ultimo, senza poter contare sulla loro prima stella (quel Tracy McGrady talento perdente e perennemente a bordo campo) e sull’utile riserva Dikembe Mutombo, sono tutto fuorché una squadra favorita per il titolo. Eppure, un po’ per disattenzione dei Lakers, un po’ per l’euforia di aver battuto i Portland Trail Blazers nella prima serie eliminatoria, un po’ per l’ottimo livello di gioco mostrato da Ron Artest, Shane Battier e dall’emergente Aaron Brooks, i Rockets hanno stupito il mondo cestistico, battendo LA in gara uno. Apparentemente niente di preoccupante, tutto nella norma, una sconfitta che fa male per Kobe e compagni, ma che può starci, come dimostrato dalle due sonore vittorie consecutive nelle due seguenti apparizioni. Quindi, il duplice colpo di scena: l’infortunio al piede di Yao Ming, il cinesone protagonista di questi Playoff con prestazioni sensazionali, eroico nel restare in campo nei minuti finali di gara 3. Una tegola per i Rockets, con entrambi i propri lunghi (Yao e Mutombo) rispettivamente fuori per la stagione e per sempre, costretti a schierare come pivot quel Chuck Hayes alto più o meno due metri (l’altezza di una guardia, nell’NBA). Un infortunio sinonimo di eliminazione certa per Houston, proprio nel momento in cui dimostrava di aver ritrovato quello spirito da “Clutch City” che tanto bene portò ai tempi di Olajuwon e Drexler – sempre in grado di ribaltare i pronostici e di eseguire poderose rimonte – accompagnato da alcune polemiche (come notava il NY Times, l’infortunio di Yao è dovuto alle conseguenze della sua volontà di scendere in campo in anticipo con la maglia della nazionale cinese alle ultime olimpiadi, prima del completo recupero: mettendo il Paese prima di tutto, ha messo a rischio la propria carriera). Eppure, nonostante le assenze, nonostante il dislivello di talento, nonostante i pronostici contrari, nonostante tutto, gli Houston Rockets sono stati in grado, in gara 4, di battere – talvolta a +30 sugli avversari – gli assai favoriti Los Angeles Lakers di Kobe Bryant. Un’impresa eroica, guidata dalla “stella per casoAaron Brooks, playmaker mignon capace di una performance memorabile. I Lakers hanno vinto, nella notte, gara 5, portandosi sul 3-2 e, con tutta probabilità, si ripeteranno in gara 6 (o 7), raggiungendo le finali di conference e la finalissima e conquisteranno, come previsto dai più, il titolo, contro i meno esperti e meno preparati Cleveland Cavaliers. Ciò nonostante, l’incredibile, cui accenna lo spot ufficiale della NBA, è già avvenuto. E, sperano in molti, avverrà ancora.

     
 

1 Commento

  1. Marco scrive:

    1. Mai dare per spacciati i Celtics…
    2. I Nuggets, che si giocheranno la finale con i Lakers, avrebbero meritato molta più attenzione, soprattutto rispetto ai Rockets che con tutta la buona volontà non potranno reggere a lungo senza… lunghi (già ieri notte hanno retto 5 minuti prima di essere asfaltati).

    In definitiva, nonostante il Prescelto, credo che quest’anno i Lakers non si lasceranno sfuggire l’anello.

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