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Internidi Fabio Germani
pubblicato il 13 maggio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le case occupate dalle donne di Roma e le loro abitanti: fotografia di una realtà solidale, diversa, vera. Aperta a tutte. Solo donne, però.

Al numero 10 di via Lucio Sestio ci risponde al citofono una voce diversa da quella che ci aspettavamo. Eravamo stati qui alcuni giorni prima per presentarci, per spiegare il motivo della nostra eventuale intrusione. Ed eravamo stati accolti piuttosto bene dalle ragazze che trovammo quel pomeriggio. A dire il vero,iyk5md Quattro mura che proteggono. In rosaDaniela (che mi accompagna con la sua macchina fotografica) conosce bene il posto. Lo ha visto “nascere“, l’otto marzo del 2008. Seguì i primi passi dell’occupazione, tutta al femminile, dello stabile di via Lucio Sestio, un’ex stazione filobus di proprietà dell’Atac, ma abbandonata da molti anni. La data non è casuale. L’otto marzo – inutile ricordarlo – è la festa delle donne e alle ragazze di Action-A (movimento dell’associazione Action che dal 2002 si occupa a Roma del diritto alla casa) apparve il momento giusto per passare all’azione. Daniela immortalò quei momenti, dalle operazioni di pulizia alla messa a nuovo dei locali, passando per le prime riunioni delle occupanti. È attraverso le sue foto che sono venuto a conoscenza del luogo. Forse non eravamo attesi nonostante avessimo confermato il nostro arrivo a chi di dovere, ma ad ogni modo la persona al citofono è cortese e ci apre il cancello. È buio e il cortile appare diverso rispetto alla prima volta. Non ci sono i bambini a giocare con la palla, ma ad accoglierci è un cagnolino che poi abbiamo scoperto appartenere a Michelle. Bussiamo alla porta della casa, situata in fondo al cortile e ribattezzata Lucha y siesta. Una signora ci fa accomodare dentro uno stanzone. In mezzo c’è un tavolo a forma circolare e sulla destra un grosso televisore, di quelli con il tubo catodico che ormai difficilmente si trovano nei negozi di elettrodomestici. Non manca il divano, ovviamente. Le occupanti della casa sono tutte nella stanza. A breve, ci spiegano, inizierà l’assemblea di gestione. 

UOMINI NO - Quella di via Lucio sestio, zona Quadraro, è la prima occupazione al femminile di Roma. Nella casa vivono 15 donne, due bambini e un ragazzo. Non sono ammessi gli uomini, a meno che non siano i figli maschi delle occupanti. Ma anche in questo caso vige una regola: raggiunta la maggiore età il ragazzo deve abbandonare Lucha y siesta e proseguire per la propria strada. Gli uomini, tuttavia, possono fare visita alle donne, ma il pernottamento è assolutamente vietato. Questo per garantire soltanto alle donne con gravi difficoltà economiche o che subiscono violenze di fare richiesta per vivere nella casa. Di fuori, nel cortile, ci sono gli appositi uffici a cui le persone possono accedere per informazioni e cercare sostegno. La casa è un ricettacolo di storie particolari. Eravamo stati avvertiti, in questo senso, anche l’altra volta. Una delle responsabili con cui parlammo ci consigliò, ad esempio, di provare a intervistare una ragazza di origini peruviane, in Italia da 15 anni. Questa ragazza, laureata e con un’ottima preparazione linguistica, lavorava come hostess di terra per la Air One. Poi nel marasma che ha coinvolto l’Alitalia ha perso il lavoro e come se non bastasse è stata abbandonata dal compagno (italiano) una volta scoperto di essere in dolce attesa. In pochissimo tempo, dunque, si è ritrovata sola, senza un lavoro e con un figlio da mantenere. A Lucha y siesta, se non altro, ha trovato un rifugio ideale. 

TANTI MOTIVI, UNA SOLA CASA - Non tutte le donne che vivono qui sono straniere. C’è Laura, molisana di 31 anni, la quale, superata l’incertezza iniziale, ci racconta la sua storia. “Sono qui per motivi di dissenso. Non ultimi, per motivi di reddito. Non accetto – spiega – le regole del mercato immobiliare, sia nel pubblico, sia nel privato”. 119s1zr Quattro mura che proteggono. In rosaLaura è una consulente informatica con contratto a progetto e per ragioni legate al suo lavoro negli ultimi tempi non si è mai fermata. Prima di venire a Roma, era stata a Milano e a Bologna. “Ho conosciuto questo posto tramite internet - prosegue Laura - perché volevo capire come evitare gli affitti troppo salati. E così ho scoperto che a Roma c’erano dei movimenti di lotta per l’abitare. Mi sono quindi iscritta all’associazione, ho fatto la tessera, e dopo un po’ mi hanno chiamata dicendomi che c’era la possibilità di entrare. È un mese e mezzo che sono qui, pochissimo”. Laura ha una convinzione: “Se la lotta di tutti prosegue, forse riusciremo a ottenere qualcosa e un’abitazione sarà accessibile a chiunque. Dal mio futuro, semplicemente, mi aspetto una casa”. Alcune camere riusciamo a vederle già da qui. Sullo stipite delle porte è affisso un cartoncino con su scritto il nome della persona alla quale è riservata la stanza. Proprio davanti a me c’è quella di Adina. “Ma non parlare con lei, ha ancora difficoltà con l’italiano. Piuttosto prova con Lucica“, mi suggeriscono due responsabili dell’associazione venute giustappunto per l’assemblea. Lucica, una signora proveniente dalla Romania, mi sorride: sembra disponibile. A dirla tutta è l’unica a non aver mostrato la minima diffidenza nei nostri confronti. Michelle, poco prima, non se l’era sentita di concederci un’intervista. “Vivo in Italia da cinque anni – inizia a raccontare Lucica -, questo posto per me è una cosa meravigliosa. Mi sono ammalata e per molto tempo non ho potuto lavorare. Qui, fortunatamente, ho trovato un ambiente che mi ha accolto. Il lavoro che svolgevo in Romania, in Italia non sono mai riuscita a farlo e quindi mi sono dovuta arrangiare. Ho fatto di tutto: la babysitter, l’assistenza alle persone anziane e agli ammalati. Vivo in questa casa da tre mesi e ora mi sembra di stare in famiglia. Come in tutte le famiglie non sempre si è d’accordo, ma quando una persona ha problemi tutte le altre sono presenti. Purtroppo mi sono giunte brutte notizie dalla Romania e temo che dovrò rientrare nel mio Paese tra non molto. Mi dispiace tanto, sarà come abbandonare la mia famiglia”. Lucica, in seguito, mi spiega alcuni aspetti della vita all’interno della casa: “Tutti i giorni si fanno le pulizie, anche nel cortile. E poi si organizzano iniziative di vario tipo. In particolare iniziative incentrate sulla nostra lotta per il diritto alla casa e l’abitare in sicurezza. Si discute, ci si confronta. Ciascuna di noi, infine, cerca di trovare un lavoro per mantenersi e andare avanti”. 

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