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Schivenoglia, il paese che si ribella perché ci sono troppi maiali

È una rivolta singolare quella che si è sollevata a Schivenoglia, paese di circa 1.200 anime in provincia di Mantova. Gli abitanti si lamentano per l’eccessiva presenza di maiali e sostengono di essere arrivati al limite della sopportazione del cattivo odore degli allevamenti. Nel territorio ci sono 8mila suini, che presto potrebbero anche aumentare. «Qui la puzza è gratis», ripetono i residenti. «Soprattutto la sera, ma anche di giorno non ci fanno mancare niente. E quando diventeranno 20mila, si salvi chi può». A raccontare la preoccupazione è oggi Repubblica in un articolo dell’inviata Brunella Giovara:

Maura Cappi, presidente di Gaeta, che sta per Giusta Attenzione per Ecologia, Territorio e Ambiente, spiega cose semplici: «Qui siamo mille abitanti, saremo un cittadino per 20 maiali. Una situazione insostenibile per molti aspetti, l’impatto di questi numeri è terribile sul territorio, e su di noi, e sulle generazioni future». Per Cappi, che ha un’azienda agricola e premette che «naturalmente non siamo contrari al maiale», non è una questione di «non nel mio cortile», perché «se poi non lo costruiscono qui ma nel paese vicino, non cambia niente. È un problema di sostenibilità. I piccoli paesi non possono reggere il peso di un’industria del genere, e così inquinante». Per tornare al cortile, attualmente ogni abitante ne ha idealmente otto, di maiali. In futuro potrebbero essere venti, per una famiglia di quattro persone si parla di ottanta suini in giardino.

SCHIVENOGLIA, PIÚ MAIALI CHE ABITANTI

L’azienda nel mirino è la Biopig. Il titolare o altri rappresentanti non hanno rilasciato dichiarazioni. La sindaca di Schivenoglia, intanto, non condivide l’allarme. Per lei quello di Biopig «è un progetto moderno, di ultima generazione». E le critiche ricevute ingiustificate: «Sono stata accusata di far morire di tumore la gente. Dicono che lo spargimento dei liquami finirà nella falda e nei canali, e poi negli orti. Abbiamo fatto due assemblee pubbliche, alla seconda ho dovuto chiamare i carabinieri». In effetti la questione è ambientale, sanitaria e sociale. Ora si stanno muovendo anche associazioni ambientaliste o animaliste, come Lav e Wwf.

A Giornalettismo Roberta Basaglia, vicepresidente del Comitato aria pulita Gaeta di Schivenoglia, ha spiegato che venerdì scorso in Consiglio Comunale si è parlato della consultazione popolare che l’amministrazione intende indire per fine settembre. «Ancora non si conosce esattamente il quesito – dice Basaglia – ma è volontà della maggioranza inserire anche la promessa di Cascone (Luigi Cascone è il titolare della Biopig, ndr) di bonificare una ex latteria in cui sono attualmente reclusi circa 1500 suini. Il quesito dovrebbe chiedere ai cittadini solo se intendono approvare la deroga alla norma del nostro PGT che fu introdotta nel 2011 dall’amministrazione precedente come salvaguardia dopo che era stato approvato l’insediamento di un allevamento di 6000 suini della stessa ditta. La bonifica della ex latteria è stata introdotta a posteriori dopo la nostra protesta e ha lo scopo di spostare l’attenzione di molti cittadini su questo annoso problema». «Ora – conclude l’attivista – ci sentiamo in trappola. Vorremmo bloccare il quesito e sensibilizzare ulteriormente i cittadini sui tanti impatti dannosi di questo insediamento, non ultimo il benessere animale».

ALLEVAMENTI INTENSIVI E INQUINAMENTO DI FALDE E TERRENI, VIDEO

Quello dell’inquinamento nei pressi dei maialifici è un problema che riguarda diverse aree del nostro Paese.

Ecco le immagini della trasmissione Announo catturate con un drone che ha volato sul più grande allevamento di maiali della provincia di Reggio Emilia. Il servizio mostra come urine e feci degli animali vengano raccolte in vasche e utilizzate come concime nei campi limitrofi. Un sistema che spesso non funziona, perché se gli allevatori aggirano le regole inquinano i terreni e le falde acquifere.

 

(Foto di un allevamento di maiali da archivio Ansa)