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Emma Bonino risponde ai 5 stelle: «Accordi segreti sui migranti? Macché, è tutto pubblico»

Sui migranti «non c’è nessun accordo segreto. È tutto pubblico. L’ha descritto bene Zatterin». Risponde così Emma Bonino, contattata da Giornalettismo, alle accuse da parte del Movimento 5 Stelle di «un indicibile accordo segreto» sottoscritto dal governo e attribuito alle parole dell’ex ministra. Si legge infatti in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo e firmato Movimento 5 stelle: «Il governo deve rispondere: le decine di migliaia di sbarchi sono frutto di un preciso accordo? Il fatto che l’Italia sia costretta ad accogliere e mantenere tutti coloro che vengono trasportati qui dall’Africa, anche da navi battenti bandiere straniere (in violazione degli accordi di Dublino, come precisa anche la Bonino), è scritto da qualche parte nero su bianco?». La polemica si è alzata nelle ultime ore con la pubblicazione dell’audio di dichiarazioni che Bonino ha rilasciato all’assemblea di Confartigianato Brescia. «All’inizio – ha detto l’esponente radicale – non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Nel 2014-2016 siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino».

SBARCHI MIGRANTI, BONINO RISPONDE A M5S

Il commento del M5S è stato duro: «Perché – è una delle domande sul blog di Grillo – il governo Renzi avrebbe concluso un accordo così folle e deleterio per il Paese, cosa ha ottenuto in cambio?». La Bonino ha dunque rimandato a quanto scritto dal giornalista della Stampa Marco Zatterin, che oggi ha spiegato:

L’Italia vive le conseguenze di una lunga stagione di distrazioni, furbizie e inadempienze. Li abbiamo fatti passare per anni, i migranti. Non li abbiamo controllati a dovere, senza contare che abbiamo digerito senza batter ciglio la riforma del Regolamento di Dublino, lasciando immutato il criterio dell’accoglienza e del controllo affido al Paese di primo approdo. Se non bastasse, abbiamo tacitamente accettato che le missioni Triton e Sophia usassero i nostri approdi in cambio di soldi, mezzi e il comando della flotta. Bastava meno per finire nell’angolo.

SBARCHI MIGRANTI, BONINO RIBADISCE GLI ERRORI DELL’ITALIA NEL 2014-2016

Nel pomeriggio Bonino è ritornata sulla questione anche in tv, a SkyTg24. «La riunione di Tallinn di domani – ha detto – è un consiglio informale dei ministri degli Interni e come tale non può prendere nessuna decisione. Non ci può essere legalmente nessuna decisione». L’ex ministra ha dunque ribadito gli errori del nostro Paese: «Nel 2014-2016 all’inizio dell’operazione Triton e Sophia è stata l’Italia a chiedere il coordinamento di tutti gli sbarchi e i salvataggi. Quando fu annullato Mare Nostrum gli stati europei sono passati a Triton. E l’Italia ha deciso, per paura che gli altri Paesi non collaborassero, di accettare il coordinamento degli sbarchi, di scrivere nero su bianco che tutti gli sbarchi sarebbero avvenuti in Italia coordinati da Roma. Quando l’operazione Triton è stato sostituita da Sophia è stato ribadito lo stesso errore, violando sia il regolamento di Dublino che la legge del mare. Oggi disfare questo accordo non è molto facile. Bisogna assolutamente continuare la pressione sugli Stati membri, la Commissione fa quello che può ma sono gli Stati membri che devono decidere all’unanimità».

SBARCHI MIGRANTI, DIRETTIVA UE (DIMENTICATA) SU PERMESSI SPECIALI

Quale sarebbe dunque la soluzione migliore per l’Italia? Emma Bonino, parlando della pressione da fare sugli altri Stati, ha parlato della direttiva Ue 55 del 2001, che riguarda permessi umanitari speciali da concedere durante una fase di emergenza, precisamente «la protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio tra gli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi». La direttiva – «mai applicata» dice Bonino – prevede dunque un dispositivo eccezionale per garantire una tutela immediata dei rifugiati. Nel testo si parla di norme e misure «correlate e interdipendenti sotto il profilo dell’efficacia, della coerenza e della solidarietà ed in riferimento all’esigenza, in particolare, di prevenire i movimenti secondari». La protezione temporanea dev’essere – spiega ancora la direttiva – «compatibile con gli obblighi internazionali assunti dagli Stati» e «non deve pregiudicare il riconoscimento dello status di rifugiato».

(Foto: ANSA / GIORGIO ONORATI)