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Esteridi Massimo Balducci
pubblicato il 12 maggio 2009 alle 12:30 dallo stesso autore - torna alla home

Esasperati dall’immigrazione, gli Stati Uniti hanno avuto un’idea geniale: sconsigliare i viaggi sfruttando un canale sinora inutilizzato. Quello musicale. E se lo scopre la Lega…

Non ditelo a Roberto Maroni. Per contrastare l’immigrazione illegale proveniente da sud, il governo degli Stati Uniti ha appuntato un’arma nuova e subdola: una compilation di canzoni pop messicane. Anzi una serie di compilation, con la nuova uscita prevista proprio questo mese; e per quanto decisamente bizzarra possa essere, pare che l’operazione funzioni pure. Di che si tratta, dunque? Le canzoni anti-immigrati, commissionate per l’occasione e fatte 450beating Non emigrate, vi cantiamo perché circolare nelle radio centramericane (Messico, Repubblica Dominicana, Guatemala, El Salvador), raccontano storie deprimenti per non dire tragiche: con l’intento di scoraggiare il potenziale migrante dall’affrontare i rischi di un attraversamento clandestino del confine con gli Usa. E per la verità, il messaggio promozionale (o meglio anti-promozionale) contenuto in queste ballate non è affatto un segreto: inizialmente venivano anzi fatte passare solo per pochi secondi, come jingle musicale a corredo degli avvisi dissuasivi mandati in onda dal governo messicano; poi però è successo che gli ascoltatori tempestavano le radio di telefonate per chiedere di poterle ascoltare integralmente, e così il fenomeno ha assunto una diffusione notevole.

IDEA GENIALE - La più celebre di queste compilation è “Migra Corridos (People in the Desert)”. Cinque canzoni nel tipico e stucchevolissimo stile ranchero, che è una sorta di equivalente locale del liscio romagnolo; solo che in questo caso i testi assumono una connotazione neorealista, raccontando vicende che hanno a che vedere con gli aspetti più tragici della migrazione (e ovviamente, vanno tutte a finire malissimo). C’è l’operaio che muore soffocato nel container, la donna violentata dal contrabbandiere, il ragazzo che si sveglia e scopre il cadavere del cugino accanto a lui, insomma non ci si fa mancare nulla. Perché l’effetto dev’essere quanto più simile ad uno shock per l’ascoltatore ispanico (ed aspirante clandestino): il quale, intimorito, si convincerà che in fondo anche a casa non si sta poi così male. Tutta l’operazione è merito – o colpa – del Border Patrol, l’agenzia di law enforcement che fa parte del Dipartimento statunitense per la Sicurezza Nazionale: e si occupa appunto, in primo luogo, di vigilare sui confini territoriali. E di certo questo è il meno noto fra gli strumenti da loro utilizzati, anzi finora era stato tenuto nascosto per nonmusica Non emigrate, vi cantiamo perché comprometterne l’efficacia: almeno fino a quando Jimmy Learned, presidente dell’agenzia pubblicitaria che da anni si occupa di questa strana campagna, non ha raccontato tutto ad Associated Press (la notizia è stata poi rilanciata dal Guardian).

FUNZIONERA’? - La vicenda è peraltro consolante per chi non si rassegna alla fine dei cd: eccone un caso di indubbio successo, al punto che ora si pensa ad altre compilation tematiche in stili musicali diversi (che mica ci sono solo i messicani, a passare il confine). Certo l’operazione ha dei costi non indifferenti,per i quali si è attinto ai fondi della Border Safety Initiative: con la sua quota stellare di 3,8 miliardi – miliardi?! – di dollari riservati appunto alla dissuasione migratoria, tra musica e annunci parlati, in radio e in televisione (Gianantonio Stella, dove sei?). Eppure i dati dimostrerebbero una certa efficacia, se è vero che negli ultimi tre anni i decessi nell’ambito di questi “viaggi della speranza” sono scesi da 492 a 390: un buon 20% in meno. Che poi questo metodo suoni abbastanza fantapolitico, non c’è dubbio. Ma dite un po’ voi se è più fantapolitico contrastare gli arrivi indesiderati a colpi di cd, o – come preferiamo fare dalle nostre parti – con la battaglia navale, o la brillante tassa sull’immigrato.

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