Lo Specter dell’estinzione
12/05/2009 - Al Congresso i repubblicani sono diventati una minoranza al limite dell’irrilevanza dopo il cambio di partito di Arlen Specter. Nei giorni scorsi perfino Joe the Plumber ha lasciato il partito di Reagan e Bush. Il Gop diventa il Grand Opposition
Al Congresso i repubblicani sono diventati una minoranza al limite dell’irrilevanza dopo il cambio di partito di Arlen Specter. Nei giorni scorsi perfino Joe the Plumber ha lasciato il partito di Reagan e Bush. Il Gop diventa il Grand Opposition Party?
Con un voltafaccia annunciato, Arlen Specter ha cambiato gruppo al Senato passando coi democratici. Il partito del presidente ottiene così il 60esimo voto
necessario a superare l’ostruzionismo dell’opposizione, rendendo così ancora più marginale la minoranza repubblicana. Specter ha lasciato il Gop perché sapeva della sicura sconfitta alle primarie delle Pennsylvania, quando la base conservatrice avrebbe fatto pagare al senatore il suo appoggio allo stimolo economico di Obama. L’abbandono di Specter ha terrorizzato le due senatrici repubblicane Snowe e Collins, che avevano votato a favore del pacchetto del presidente. I timori del sempre più piccolo fronte moderato del Gop ha trovato conferma delle sue preoccupazioni negli ultimi sondaggi. I dati dell’identificazione politica rilevano un numero esiguo di elettori repubblicani, stimati intorno al 20/21 per cento, con uno svantaggio a doppia cifra nei confronti dei democratici. Altre rilevazioni stimano risultati diversi, ma la disanima comune rimane preoccupante. Le nuove generazioni, figlie del melting pot americano, sono ormai sempre più distanti dal brand Gop, partito per bianchi di origine anglosassone, molto religiosi e residenti nell’America delle campagne e piccole città. I trend demografici spingono in direzione opposta alla strada intrapresa dalla leadership repubblicana, ancora ammaccata dopo la doppia batosta subita nel 2006 e nel 2008, quando i democratici hanno ripreso il controllo del Congresso e della Casa Bianca, superando quota 50% con distacchi vicini alla doppia cifra. Perfino Joe the Plumber, l’idraulico simbolo della lotta all’incipiente socialismo obamiano, ha dichiarato di aver abbandonato il Gop, una dipartita tanto surreale quanto preoccupante per un partito ormai dominato, almeno nell’immagine pubblica, da commentatori iperconservatori come Rush Limbaugh o Sean Hannity, popolarissimi nella base repubblicana ma distanti qualche anno luce dalla maggioranza degli americani.
SENZA LEADER – La struttura istituzionale degli Stati Uniti rende difficile la vita per il partito all’opposizione, che non dispone di un ruolo paragonabile al capo della minoranza nei regimi parlamentari. I repubblicani sono marginali in entrambe le Camere al Congresso, e sono stati appena espulsi dalla Casa Bianca. Una situazione simile alla lunga notte attraversata dai democratici tra il 2002 e il 2006. I liberal allora speravano in Hilla
ry oppure nel ritorno di Al Gore, mentre ora il Gop è spaccato tra i difensori della purezza conservatrice, guidati dal sorprendentemente ciarliero Dick Cheney, e coloro che vorrebbero ridare un profilo più moderato al partito, che dalla sua fondazione ha espresso il maggior numero di presidenti americani. Alcuni governatori, come Pawlenty del Minnesota, Crist della Florida e Huntsman dello Utah hanno mostrato un atteggiamento meno dogmatico rispetto al repubblicanesimo conosciuto sotto Gingrich e Bush. Negli ultimi mesi l’opposizione repubblicana è stata però contraddistinta dalle proteste contro le tasse di Obama, virtuali per il momento, dai propositi di secessione del Texas e dalla difesa della tortura, è stata guidata da una scialba leadership congressuale, e appesantita dalle gaffes Michael Steele, il primo afro-americano alla guida del Gop. Il partito si è ormai estinto nel Nord Est, e nella culla del reaganismo, la California, ha appena subito la più netta sconfitta mai vista sulle coste del Pacifico. Il peso del Sud, strappato ai democratici negli anni ’60 e ormai dominato dal Gop, ha plasmato i repubblicani sul proprio profilo ideologico, rurale, anziano e anglosassone. In vista del 2012 si confrontano due strategie: una basata sulla purezza ideologica, un’altra invece incline a mitigare il conservatorismo per allargare il campo repubblicano a settori della società finora lontani dal Gop.
GIOVANI E MINORANZE – Le maggiori difficoltà arrivano da due segmenti molto precisi, il voto giovanile e quello delle minoranze razziali. Da quando Nixon lanciò l’offensiva per conquistare i conservatori sudisti, gli afro-americani votano i democratici in modo soverchiante. Tra ispanici e soprattutto asiatici i repubblicani sono stati sempre competitivi, favoriti fino al crollo del muro di Berlino dall’anticomunismo viscerale di buona parte degli immigrati arrivati negli Usa. Negli ultimi decenni il partito si è però dedicato a coltivare solo il voto bianco, abbandonando una quota di elettorato che tra pochi anni rappresenterà un terzo della popolazione. Un errore strategico aggravato dal progressismo che caratterizza i giovani. Tra gli under 30 il 40% si identifica come liberal, unica fascia d’età dove i conservatori sono superati. Il futuro appare inquietante per i repubblicani, che potrebbero precipitare in una fase di irrilevanza simile al periodo che va dal 1932 al 1968, quando solo il moderato Eisenhower riuscì a strappare la Casa Bianca ai democratici, perseguendo un programma praticamente identico a quello praticato prima da Roosevelt e Truman e poi da Kennedy e Johnson. Le condizioni appaiono simili. Anche allora l’America si trovò in una gravissima crisi economica, e come allora la mutata demografia – l’enorme massa di immigrati italiani, polacchi e scandinavi – favoriva i democratici grazie al primato delle aree metropolitane, affollate dai nuovi statunitensi arrivati dalla Vecchia Europa.
RESURREZIONE IN VIRGINIA – Dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca sono spuntati copiosi libri e paper che parlano di prossima estinzione
repubblicana, con paragoni tra il Gop e i Whig, partito scomparso a metà ’800. Le analisi sono comunque sorprendentemente simili a quelle elaborate dopo la sconfitta di Kerry, visto che le campane a morto suonate per i liberal nell’inverno 2004 erano ancora più assordanti. I repubblicani sono ancora il partito di riferimento dei bianchi istruiti e della classe lavoratrice anglosassone, le due componenti maggioritarie della società multietnica americana, e tra gli ispanici, la minoranza razziale potenzialmente decisiva per i futuri assetti elettorali, Bush aveva limitato la tradizionale supremazia democratica. Inoltre, l’eventuale fallimento della tenue socialdemocrazia obamiana ridarebbe fiato e vigore al conservatorismo anti Stato, la cui retorica è parsa afona con l’arrivo di una recessione economica così grave. L’elettorato statunitense si è mostrato sempre pragmatico, e le minoranze etniche potrebbero allontanarsi dalla casa madre democratica in caso di mancate risposte alla crisi. La tornata elettorale di novembre 2009 appare in realtà favorevole al Gop. A novembre si voterà in Virginia e New Jersey, due Stati che negli anni ’80 erano saldamente repubblicani ma che sono stati poi strappati prima da Clinton e poi da Obama. In Virginia il candidato favorito dai sondaggi è l’esponente del Gop, mentre l’impopolarità del governatore democratico potrebbe provocare la sorpresa anche nel New Jersey, consegnando così al Grand Old Party una gradita resurrezione.













Altra dimostrazione di come si può “costruire” una Costituzione che apparentemente provoca danni ma che nella realtà, mostra una completezza straordinaria. I Repubblicani non scompariranno, nemmeno rischiano di ridurre il loro peso. Quello che stanno subendo (e lo sanno), è la conseguenza dello scellerato Governo Busch (tanto caro al Psicopatico). Un’altro vantaggio che hanno, è quello che la loro Legislatura, dura quattro anni, e hanno quindi, un ricambio più veloce (nel caso gli elettori lo vogliano. In più (per se fosse poco), a metà Mandato, hanno le elezioni di medio termine, dove i votanti, danno un’indicazione ben precisa dei propri umori. E’ sempre più evidente che il nostro “” Sistema “” è stato adeguato, ripeto ADEGUATO per far trionfare il PEGGIO della POLITICA.
il nostro sistema è stato creato perché nessuno prevalesse e si andasse avanti per accordi condivisi. purtroppo.
Macchè condivisi, inciuciati.
Sono sessant’anni che da accordi in accordi si sono impossessati di tutto. C’è qualcosa che sfugge alle “”grinfie”" dei NOSTRI politici? C’è qualcosa che permette ai CITTADINI di difendersi? Forse le elezioni ci consentono di eleggere il MENO PEGGIO? Ma a (Cuffaro tanto per fare un esempio) ma chi lo voterebbe? e uno di A.N., potrebbe mai votare un Gasparri? Quando la “”massa “” del PD. si renderà conto che siamo allo sbando, i Dalemini tremeranno e il partito riprenderà vita.