E l’oro nero rimase sotto terra…
11/05/2009 - ORO NERO E GENOCIDIO CULTURALE - La vera ricchezza dello Yasunìnon è dunque l’oro nero, né tanto meno quello giallo del favoloso El Dorado, ma l’oro verde, che ora è divenuto anche il nome di una rete di persone e
ORO NERO E GENOCIDIO CULTURALE - La vera ricchezza dello Yasunì
non è dunque l’oro nero, né tanto meno quello giallo del favoloso El Dorado, ma l’oro verde, che ora è divenuto anche il nome di una rete di persone e organizzazioni nazionali e internazionali che tentano di difendere una natura unica al mondo. Sembra, infatti, che lo Yasunì sia stato preservato anche dall’ultima glaciazione, e conseguenzialmente si sia convertito in un rifugio di flora e fauna, da dove è poi ricominciata la ripopolazione dell’Amazzonia. Altra particolarità del parco Yasunì è che esso custodisce al proprio interno ben 700.000 ettari di quella che viene definita zona intangibile, un’area verde che dovrebbe essere protetta dallo sfruttamento petrolifero, minerario, dal disboscamento, dalla colonizzazione e da qualsiasi attività possa alterare la biodiversità e la cultura entologica del luogo. Nel cuore della foresta vivono i cosiddetti “popoli non contattati”, ossia quelle tribù e/o gruppi etnici (quali i Tagaeri e i Taromenane) che autonomamente hanno scelto l’isolamento volontario per sfuggire alla supposta “civilizzazione“. Lentamente si sta assistendo ad un silenzioso genocidio culturale, infatti, le istallazioni petrolifere si sono stanziate nel corso degli anni su territori che furono di popoli ancestrali quali gli Waorani, i Kichwa e gli Shuar, e che oggi tentano strenuamente di difendere la propria cultura e la terra dei propri padri dall’avanzare dell’imprese petrolifere e delle compagnie minerarie. Le culture amazzoniche corrono il rischio di sparire e non si tratta solo dell’estinzione di usi e costumi locali ma del rischio di veder scomparire parte di una cultura millenaria che da sempre ha vissuto a stretto contatto con la natura.













Una scelta coraggiosa, e anche difficile, visto che l’Equador non mi risulta essere una superpotenza economica e con un tenore di vita particolarmente elevato. E la scelta in favore dell’oro verde è magari lungimirante nel lungo temrine, ma penalizzante nel breve
Il tema della scelta in favore dell’oro verde passa anche (come accenni nel pezzo) all’approccio “economico” dei cosiddetti bond sul diritto ad inquinare, che vederebbero la scelta dell’Equadro “premiata” anche da un punto di vista più strettamente “finanziario”.
Purtroppo, la strada di Copenhagen (dove si dovrebbero discutere questi temi) non sembra in discesa.
C.
Vi ammiro nella vostra battaglia o meglio dire Battaglie. Credo di ricordare comunque, che l’Ecuador è uno dei Paesi più poveri d’ America. Le ricchezze, vanno utilizzate.
Certo, andrebbero utilizzate a favore di un miglior livello di vita, è quì che cadde l’ asino.
Buongiorno a tutti, a chi sostiene che l’ Ecuador é uno dei paesi piú poveri del continente, do solo in parte ragione: dal 79 (con il ritorno alla democrazia dopo anni di dittatura militare) i governi di turno hanno fatto di tutto, salvo cercare di distribuire in forma equa le ricchezze di questo paese dove vivo da 23 anni peggio ancora: l’ hanno saccheggiato e testimonianza di ció ilfatto che tra il 96 e il 2006 sono stati buttatti giu ben 5 presidenti…capisco la disinformazione che esiste sui progressi di questo paese negli ultimi anni: purtroppo troppo spesso si parla per qualche giorno della situazione se c’é stato un forte terremoto o magari un tentativo di colpo di stato…(domani, a proposito ricorre l’ anniversario del tentativo di colpo di stato del 30 settembre 2010)….peccato, perché io, in questo paese ci vivo benissimo, nonostante tutte le difficltá “ereditate” (anche)dalla crisi globale. Un saluto cordiale a tutti Paolo
Rieccomi, nello scrivere frettolosamente, mi sono dimenticato che comunque, una certa percentuale dei milioni di dollari lasciati sotto terra, sará compensata con l’ estrazione di rame e argento…..Buona giornata a tutti