Esteri

E l’oro nero rimase sotto terra…

11 maggio 2009

Non sempre il petrolio è la sola ricchezza di un paese. L’esempio lampante è il parco Yasunì, dove si è scelto di puntare tutto sul verde. Senza tornare indietro

La difesa dello Yasunì e la lotta per difendere oro verde dell’umanità.  L’Ecuador conta su una biodiversità eccezionale, è considerato, infatti, il secondo paese più bio-diverso del mondo. A renderlo tale non è solo la presenza delle Galapagos, con una fauna straordinaria, ma anche gli innumerevoli parchi naturali. Nel cuore dell’Amazzonia si estende il maestoso parco naturale dello Yasunì: circa un milione di ettari di foresta vergine con una varietà genetica di animali e piante sorprendente. Quando nel 1541 Francisco Orellana abbandonò Quito per iniziare la sua esplorazione del Rio delle Amazzoni, era convinto di riuscire a trovare il favoloso “El Dorado“: un regno ricco di oro, minerali e pietre preziose nascoste nel cuore della foresta. Le sue ricerche lo condussero fino al delta del Rio delle Amazzoni, aprendo la strada all’esplorazione di un territorio nuovo e misterioso. Un territorio che ancora oggi accoglie una varietà di specie faunistiche e floristich straordinarie. Nell’amazzonia ecuadoriana, in particolare nella provincia di Orellana - che deve il suo nome al famoso esploratore – si estende il Parco Naturale Yasunì, proclamato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO fin dal lontano 1989.

DIRITTO VERDE - Riserva della biosfera, con un ecosistema unico al mondo, il Parco Nazionale Yasunì conta, infatti, il maggior numero di specie di alberi per ettaro al mondo; si tratta di uno dei luoghi più biodiversi del pianeta. Solo un ettaro del Parco Yasunì accoglie lo stesso numero di specie arboree native di tutta l’America settentrionale e ospita il 44% delle specie di uccelli dell’intera foresta amazzonica. Un milione di ettari di foresta vergine che racchiudono, però, come uno scrigno un tesoro prezioso e pericoloso: l’oro nero. Si calcola che tra i 412 e i 920 milioni di barile di grezzo giacciono nel sottosuolo del parco nazionale. Un vero patrimonio per un paese in cui i proventi provenienti dallo sfruttamento petrolifero costituiscono la prima voce del PIL nazionale. La nuova Costituzione, approvata con referendum nazionale il 28 settembre 2008, celebrando la Natura e la Pacha Mama, ossia l’incaica Madre Terra, come parte vitale dell’esistenza umana, si propone di costruire un compromesso che permetta di vivere in armonia con la natura nel rispetto del principio del “sumak kawsay“, ossia del “bien vivir/buon vivere”. Nella nuova costituzione alla natura e ai diversi ecosistemi è attribuito il diritto di «mantenere e rigenerare i propri cicli vitali, la propria struttura, funzione e processi in evoluzione»; insomma, alla natura è conferito lo stato di entità giuridica. Per la prima volta nella storia una carta costituzionale ha riconosciuto i diritti della natura, dunque, non ci si è limitati ai già pionieristici “diritti diffusi” in relazione ai quali la tutela dell’ambiente risulta necessaria per salvaguardare la salute degli esseri umani, ma la nuova costituzione ecuadoriana è arrivata a proporre una nuova Weltanschauung giuridica che considera la natura, in quanto tale, soggetto di diritto.

PETROLIO E NATURA - Una vera rivoluzione di pensiero! Ma al pensiero è bene che segua l’azione! È in questo contesto che è nata e si è implementata l’idea non solo di tutelare ma di preservare, a beneficio delle future generazioni e dell’intera umanità, il ricco sottosuolo di parte della foresta amazzonica ecuadoriana. Si tratta del progetto Yasuni-ITT. Nel cuore del Parco Nazionale e Riserva Mondiale di Biosfera Yasuní si estende il campo petrolifero ITT – Ishpingo, Tiputini, Tambococha, il più importante del paese, che tra alterne vicende ha visto concedere/sospendere, concedere/sospendere, come in un’infinita soap-opera, differenti licenze per l’estrazione petrolifera. Già il 24 settembre 2007, in occasione del Dialogo di Alto Livello sul Cambiamento Climatico del LXII Periodo di Sessioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel suo discorso ilPresidente ecuadoriano, Rafael Correa, annunciò la proposta di una moratoria all’estrazione petrolifera in aree di forte biodiversità e in cui vivono le popolazioni native, in particolare nel Parco Nazionale e Riserva Mondiale di Biosfera Yasunì, a condizione però che altri paesi si impegnassero ad aiutare l’Ecuador a conseguire l’obiettivo. Si parlò dell’acquisto di bonus per esternalità positive da parte dei paesi industrializzati, quasi di bond da emettere da parte dello Stato ecuadoriano per il petrolio che non sarà estratto. L’obiettivo dovrebbe essere quello di generare risorse economiche alternative, pari al 50% di quello che si ricaverebbe dall’estrazione petrolifera, a titolo di co-partecipazione dei Paesi industrializzati, per rendere effettivi i declamati e condivisi principi della responsabilità ambientale. In virtù di queste dichiarazioni, alcuni Stati – Germania, Norvegia e Spagna, in primis – avevano dato timidi segnali di appoggio all’iniziativa, ma da allora i buoni propositi – anche a causa della grave crisi finanziaria – sono stati di molto ridimensionati. Per dicembre 2008 si attendeva la decisione definiva da parte del governo ecuadoriano sul futuro del blocco 31/campo petrolifero ITT, all’interno del parco Yasunì. Seppur inizialmente, allo scadere dei termini, erano state riconcesse le licenze per l’estrazione petrolifera nel blocco 31, a gennaio il governo di Rafael Correa ha accordato altri sei mesi di moratoria e di supporto al progetto Yasunì-ITT. In occasione della presentazione della Campagna Target 2015, organizzata a Roma dalla FOCSIV il 21 gennaio, Geoconda Galan Castello, ambasciatrice ecuadoriana in Italia, ha annunciato: «Lasceremo sotto terra e quindi non estrarremo, il 20% delle riserve petrolifere del nostro paese, l’Ecuador. Il mancato sfruttamento dei campi petroliferi dell’ITT (846 milioni di barili di petrolio) eviterà la combustione del petrolio e quindi l’immissione nell’atmosfera di 407 tonnellate di CO2, per un valore complessivo sul mercato del carbonio di 11,7 miliardi di dollari». L’ambasciatrice ha, quindi, invitato la comunità internazionale ad unirsi agli sforzi del piccolo paese andino mediante una giusta compensazione per il sacrificio cui va incontro, in modo che insieme si possano creare le basi per una società più giusta.

4 commenti a E l’oro nero rimase sotto terra…

  1. Una scelta coraggiosa, e anche difficile, visto che l’Equador non mi risulta essere una superpotenza economica e con un tenore di vita particolarmente elevato. E la scelta in favore dell’oro verde è magari lungimirante nel lungo temrine, ma penalizzante nel breve

    Il tema della scelta in favore dell’oro verde passa anche (come accenni nel pezzo) all’approccio “economico” dei cosiddetti bond sul diritto ad inquinare, che vederebbero la scelta dell’Equadro “premiata” anche da un punto di vista più strettamente “finanziario”.

    Purtroppo, la strada di Copenhagen (dove si dovrebbero discutere questi temi) non sembra in discesa.

    C.

  2. rebyjaco

    Vi ammiro nella vostra battaglia o meglio dire Battaglie. Credo di ricordare comunque, che l’Ecuador è uno dei Paesi più poveri d’ America. Le ricchezze, vanno utilizzate.
    Certo, andrebbero utilizzate a favore di un miglior livello di vita, è quì che cadde l’ asino.

  3. paolo

    Buongiorno a tutti, a chi sostiene che l’ Ecuador é uno dei paesi piú poveri del continente, do solo in parte ragione: dal 79 (con il ritorno alla democrazia dopo anni di dittatura militare) i governi di turno hanno fatto di tutto, salvo cercare di distribuire in forma equa le ricchezze di questo paese dove vivo da 23 anni peggio ancora: l’ hanno saccheggiato e testimonianza di ció ilfatto che tra il 96 e il 2006 sono stati buttatti giu ben 5 presidenti…capisco la disinformazione che esiste sui progressi di questo paese negli ultimi anni: purtroppo troppo spesso si parla per qualche giorno della situazione se c’é stato un forte terremoto o magari un tentativo di colpo di stato…(domani, a proposito ricorre l’ anniversario del tentativo di colpo di stato del 30 settembre 2010)….peccato, perché io, in questo paese ci vivo benissimo, nonostante tutte le difficltá “ereditate” (anche)dalla crisi globale. Un saluto cordiale a tutti Paolo

  4. paolo

    Rieccomi, nello scrivere frettolosamente, mi sono dimenticato che comunque, una certa percentuale dei milioni di dollari lasciati sotto terra, sará compensata con l’ estrazione di rame e argento…..Buona giornata a tutti

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