Economia

Fiat-Opel-Chrysler, dal contribuente al consumatore

PER UN NUOVO MIRACOLO SABAUDO – Poi, magari i miracoli succedono davvero, anche quelli industriali. Anche se per ora il gruppo ha chiuso l’ultimo trimestre con una perdita netta di oltre 400 milioni di euro (la stessa cifra che esattamente un anno fa registrava con davanti il segno “più”), mentre il fatturato ha perso un quarto del suo valore. Ma se servissero liquidi da investire, chi li fornisce c’è già. Intesa-San Paolo, per dire, ha già rassicurato con qualche apertura pubblica del suo presidente, [[Giovanni Bazoli]], e dell’amministratore delegato Corrado Passera: “Ci siamo sempre stati, e ci saremo“, hanno detto in sintesi. Anche per chiudere quelle strane polemiche che cominciano a nascere sia sui giornali piemontesi – pardon: sabaudi – che in quelli finanziari più vicini a Torino che a Milano. I quali lamentano un po’ di disinteresse da parte dell’istituto bancario alla realtà industriale territoriale, da quando il San Paolo è stato comprato da – pardon: si è fuso con – Banca Intesa e, insieme, raccontano di una Compagnia di San Paolo – la fondazione bancaria diventata azionista di Ca’ de Sass dopo il matrimonio tra milanesi e torinesi – pronta a crescere nelle quote possedute, per contare di più nelle scelte di gestione. Specialmente perché l’addio di Pietro Modiano e l’arrivo al suo posto di Francesco Micheli, fedelissimo di Passera, ha aperto un vuoto che si vorrebbe colmare. E’ per questo che l’a.d. di Intesa ha dichiarato una settimana fa: “Siamo orgogliosi di aver appoggiato Fiat anche in momenti difficili e di esserci stati nel 2003. Riteniamo che quando ci sono gli estremi per mettere le aziende a posto sia meglio farlo“. Leggerissimamente in frenata è arrivato subito dopo Bazoli, riferendosi proprio al tentativo di matrimonio con Opel : “Vedremo… quando conosceremo il tutto credo che continueremo nella linea di collaborazione che abbiamo sempre dato a favore della rinascita di Fiat“. Alle brutte, anche gli altri istituti contribuiranno dietro la capofila: Unicredit, Monte dei Paschi e via via tutte le altre sono pronte allo sforzo. D’altronde, i soldi nelle banche ci sono, anche se non sono tanti: il costo del denaro è sceso ancora, e in ogni caso Intesa e le altre accederanno ai Tremonti bond per migliorare i loro ratios patrimoniali. Paga a questo turno il contribuente italiano, ma pure questo è un dettaglio.

DOMANDE INTERESSANTI…E INTERESSATE – Poi ci sarebbe anche altro da capire. Sul Messaggero giustamente Enrico Cisnetto si fa una domanda molto intelligente: “Marchionne sta lavorando al suo “secondo miracolo” per essere incoronato imperatore di una “Fiat mondo”, oppure al contrario come monarca di un grande “fondo sovrano” multinazionale dell’auto?“. E’ la medesima che si fanno alcuni rami della famiglia Agnelli-Elkann-Montezemolo da qualche tempo. Dallo stesso tempo in cui, su siti internet come Dagospia sono cominciate a uscire alcune prese in giro, al manager italo-svizzero, sfottuto per il pulloverino e i modi di apparire sui giornali come l’unico e vero artefice del miracolo sabaudo, il rilancio – non apparente, una volta tanto, anche se piuttosto circostanziato – di Fiat. Se davvero alla fine si farà lo split delle attività di Fiat Auto, la risposta alla domanda sarà “fondo sovrano“, e forse assisteremo anche a quel famoso disimpegno della [[famiglia Agnelli]] dal settore del quale parlava tanto Umberto, il quale non a caso investì nell’energia, portandosi buona parte dell’unica vera – alla faccia dei Savoia – “famiglia regnante” in Italia. Ma è anche vero che alla fin fine è una questione accessoria, tanto quanto quella della presidenza per gli Elkann. E’ un dato che potrebbe cominciare a interessare esclusivamente ai biografi sabaudi. Noi, da parte nostra, ci permettiamo soltanto di suggerire un nuovo slogan per il marchio Fiat-Opel-Chrysler, questa nuova enorme “cooperativa di produzione” alla cui nascita i cittadini di almeno tre paesi, volenti o nolenti, dovranno contribuire obbligatoriamente: “Dal contribuente al consumatore“. Sembrano essere consapevoli in Germania, visto che lo dicono apertamente sui giornali. Se ne sono accorti anche in Usa, visto che cominciano a strillarlo anche al Congresso. E’ strano: di solito nelle barzellette rispetto ad americani e tedeschi ci facciamo sempre un figurone, eppure non sembriamo invece averne ancor preso consapevolezza proprio noi italiani. Ma anche questo, alla fin fine, è soltanto un dettaglio.

Pubblicato anche su Libertiamo

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8 commenti a Fiat-Opel-Chrysler, dal contribuente al consumatore

  1. No dico, vuoi mettere la felicità che ognuno di noi proverà sapendo che da Torino nascerà un grande gruppo automobilistico planetario “too big to fail?” e che sarà guidato da Marchionne? Questo ti sembra un dettaglio?

    :-)

  2. Bartolo

    grande articolo, grande slogan, grande alessandro – se qualcuno sui media con maggiore visibilità (per esempio Santoro e travaglio) parlassero di Fiat in questi termini chiari, dettagliati, pane al pane, questa sarebbe informazione, invece del gossip imperante degli ultimi tempi

  3. Bartolo

    (sorry per l’italiano stentato)

  4. Il disimpegno degli Agnelli dal settore auto è scontato: leggendo il piano ci si accorge che , se va bene, la famiglia avrà il 10% della nuova entità, un investimento rapidamente smobilizzabile, anche attraverso derivati che Gabetti & Co sanno perfettamente come utilizzare.

  5. “anche attraverso derivati che Gabetti & Co sanno perfettamente come utilizzare”

    e se c’è bisogno di verificarlo, citofonare Exor.

  6. aleksandar

    mia madre fa i bocchini a prezzi convenienti, citofonare bluvortex@hotmail.it
    Addio.

  7. Pingback: Quei ricatti incrociati tra Marchionne e il governo

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