Le 18 proprietà della moglie di Bossi

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A proposito di ricchezza degli italiani, eh?

Chissà se i leghisti sanno che la moglie di Bossi ha 18 proprietà immobiliari intestate al catasto. E chissà se immagino che il duro lavoro alla scuola bosina renda davvero così tanto da permettersi gli acquisti che oggi Repubblica elenca in questo schema:

Paolo Berizzi ha ficcato il naso nei dati (pubblici) per raccontarci cosa c’è:

Come Repubblica è in grado di ricostruire, si tratta di un tesoro consistente: diciotto unità registrare al catasto con il nome della moglie del Senatur. In media: un’acquisizione all’anno (dal ‘94 a oggi). Sette in più rispetto agli «undici immobili » che — stando a una telefonata intercettata dalla Dia di Reggio Calabria tra l’imprenditore Stefano Bonet e la dipendente della Lega Lubiana Restaini — sarebbero «intestati » alla moglie del Senatùr (gli «acquisti» non lasciavano tranquillo l’ex tesoriere leghista Francesco Belsito). Di qui il dubbio dei magistrati: con quali soldi sono stati comprati case (2), fabbricati (2) e terreni (14)?

Eretto lo “scudo” di Gemonio, protetti i beni dalle possibili rivalse dei creditori, dalla fine degli anni ‘90 la Lega del Mattone viaggia a gonfie vele:

Mettendo le mani sul paesotto culla del federalismo. Il 12 gennaio 2001 Manuela si aggiudica un fabbricato e altri tre terreni. Uno glielo vende Emilia Rosaspina, gli altri la Gestione Santa Chiara sas. 13 luglio 2002: altra terra, altro atto notarile. Un volto da un valanga di querele (poi in buona parte rientrate). Il 6 febbraio il Senatur e la moglie bussano al notaio di fiducia, Rodolfo Brezzi, studio a Samarate (Varese). Costituiscono un fondo patrimoniale per blindare gli immobili di famiglia da eventuali pignoramenti. Se per gli investimenti finanziari la Lega andava a parare in Tanzania e a Cipro, meno globali sono le avventure immobiliari della family. Gemonio non è un paradiso fiscale: ma quando si tratta di rogitare la scelta dei Bossi cade sempre qui.

Mica male, no?