LE PROVINCE NEL FEDERALISMO FISCALE – Problemi non semplici da risolvere, perché toccano le mille identità dell’”Italia dei campanili” e corposi interessi. Temi che in altri paesi (Gran Bretagna e Germania, per esempio) hanno però affrontato con successo. Problemi che debbono tener conto di un
altro tema fondamentale: il finanziamento di Regioni, Comuni e Province, così come inquadrato dalla recentissima Legge delega in materia di federalismo fiscale. Perché tutto si tiene. E, come ha sempre detto il ministro [[Calderoli]] (e come dice il buon senso) la riforma del Codice delle autonomie, ovvero il “Chi fa cosa” tra i vari livelli di governo della pubblica amministrazione, va a braccetto con la Riforma del federalismo fiscale, ovvero il “con quali mezzi si fanno le cose“. Non si può quindi pensare alla prima (ruolo di Comuni e Regioni e eventuale abolizione – o svuotamento, che è la stessa cosa – delle Province) senza la seconda, cioè come si finanziano questi enti. Su questo tema il Parlamento ha approvato pochi giorni fa la legge delega del federalismo fiscale: il testo è questo. E c’è una cosa stranissima, che i ministri Brunetta e Fitto potranno certo spiegare: se l’idea è lo “svuotamento” delle Province, perché all’articolo 11, si prevede che il governo debba varare entro 2 anni i decreti legislativi per le modalità di finanziamento delle spese delle provincie stesse, visto che – come dice Brunetta – non avranno più costi né spese da fare?
TASSE NUOVE PER UN ENTE IN DISMISSIONE – E c’è dell’altro: all’art.12 della legge sul federalismo fiscale si prevedono nuovi tributi propri per le province. Il finanziamento delle loro funzioni fondamentali avverrà con il “gettito derivante da tributi il cui presupposto è connesso al trasporto su gomma e dalla compartecipazione ad un tributo erariale“. Il governo dovrà quindi disciplinare uno o più tributi propri provincial
i. Noi non siamo geniali come Brunetta, e non riusciamo a capire perché un ente “svuotato” di ruolo debba avere (per la prima volta, da quando esiste la Repubblica) la previsione di proprie tasse per garantirsi addirittura l’autonomia finanziaria. Sorvoliamo poi su un tema da nulla: chi sarà a deciderne base imponibile, aliquote, esenzioni. Il Sindaco del capoluogo di provincia? Brunetta in persona? Sorvoliamo anche sul fatto che all’art. 13 della legge sul federalismo fiscale viene anche previsto, tra i Fondi perequativi da istituire, il Fondo perequativo per le provincie e non poniamoci la domanda: “ma a che serve perequare se verranno di fatto abolite?“.
UN PO’ DI CONFUSIONE - Niente male, per un ente che sta per essere “svuotato di funzioni” (sempre secondo Brunetta) il fatto che il Parlamento alla quasi unanimità abbia nel frattempo approvato un testo che assegna alle province addirittura dei tributi propri (che al momento non ha) e che prevede l’istituzione di un Fondo perequativo. E per rendere ancora più semplice il quadro, non dimentichiamo che il ministro Calderoli (stranamente dimenticato da Brunetta) sta davvero predisponendo con Maroni il testo del Codice delle autonomie, e che nelle bozze che circolano le province non vengono affatto “svuotate” di compiti. Anzi, vengono loro attribuite alcune funzioni svolte attualmente dalle regioni. In compenso però, Calderoli introduce la categoria delle “province inutili”: il governo sarà delegato ad accorparne alcune in base “all’entità della popolazione di riferimento, ai costi di gestione, all’imprescindibilità e all’efficacia delle funzioni svolte in relazione alla conformazione del territorio di riferimento, all’estensione del medesimo territorio, all’efficienza e all’efficacia dell’azione amministrativa svolta, all’estensione e alla conformazione delle province contigue“. Immaginiamo che sarà facilissimo. Anche perché la situazione è chiara, semplice e lineare. Soprattutto all’interno della maggioranza di governo.
























Io sono tra quelli che le province le abolirebbe. Ma non è tanto una questione di risparmio grossolano (le sue risorse vorrei che comunque rimanessero in ambito comunale e regionale), ma per una semplificazione politica nell’individuazione di responsabili (non solo nel senso di colpevoli di qualche amenità, ma nel senso più largo di sapere con chiarezza chi fa cosa e a chi rivolgersi). Attualmente la frammentazione dei poteri comporta una moltiplicazione di regolamenti e commissioni che rendono sempre più distante il cittadino-utente dalle istituzioni.
Concordo con Essemme, ma non mi vergogno a dire che anche l’idea di tagliare i costi non mi dispiacerebbe affatto. Però non lo faranno mai e sappiamo benissimo anche il perchè.
io sono per il taglio dell’ente provincia, sostituito però con qualcosa di realmente funzionare..la frammentazione dirigenziale porta solo ad ulteriori costi ed adempimenti idioti asserviti al reuccio locale..altro che devolution..’na strunzata alla totò..
d’altro canto, però, è necessaria una struttura più vicina alle persone, soprattutto perché in valle d’aosta hanno esigenze differenti che in molise..tutto qui..
ovviamente, più la quetione è semplice da gestire, più la sideve complicare per ingabolare il popolo pagante..
Vado molto controcorrente ma io abolirei i comuni sotto un certo numero di abitanti. Possibile che ci siano comuni dove tutti sono praticamente impiegati comunali? Comuni di 10 abitanti con un sindaco, vicesindaco, segretaria etc.etc.
Oltretutto in questi piccoli comuni si crea una situazione paradossale in cui l’unico geometra è anche assessore all’edilizia e cose simili.
le province vanno abolite, perchè inutili(e costose), in quanto già esiste un ente pubblico, territoriale, intermedio, che si chiama Regione. Due enti territoriali intermedi sono troppi, e certamente non indispensabili. Se le Province sono previste dalla Costituzione, si possono eliminare con legge costituzionale, senza contare che alcune parti della Costituzione non sono applicate (riconoscimento e registrazione sindacati, ecc.). E’ poi obbrobrioso e un vero insulto al buon senso e al contribuente, creare nuove province (ovviamente iper-inutili) quando si discute della loro abolizione globale: quindi a giugno 2009 non si dovrebbe andare a votare per le nuove province di Fermo, Monza e Barletta, se si ha un minimo di decoro.
Tanto tempo fa scrissi una lettera ai principali partiti e leader politici, in cui esponevo le mie idee al riguardo. Ne feci anche un post sul blog, e nel corso del tempo ho sentito alcuni dei politici affermare cose molto simili a quello che scrivevo (non che pensi che mi abbiano letto, tutt’altro…).
In breve accorpamento dei comuni sotto i 15.000 abitanti (salvo ragioni di distanza fra i centri abitati, tipo comuni di montagna), trasformazione delle province in enti amministrativi come le contee americane, senza eletti come dice Maroni.
http://blog.libero.it/perleaiporci/3242793.html
Francesco