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La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 5 maggio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

LE PROVINCE NEL FEDERALISMO FISCALE – Problemi non semplici da risolvere, perché toccano le mille identità dell’”Italia dei campanili” e corposi interessi. Temi che in altri paesi (Gran Bretagna e Germania, per esempio) hanno però affrontato con successo. Problemi che debbono tener conto di un12012009175158provincia Province sì o province no, la confusione del centrodestra altro tema fondamentale: il finanziamento di Regioni, Comuni e Province, così come inquadrato dalla recentissima Legge delega in materia di federalismo fiscale. Perché tutto si tiene. E, come ha sempre detto il ministro [[Calderoli]] (e come dice il buon senso) la riforma del Codice delle autonomie, ovvero il “Chi fa cosa” tra i vari livelli di governo della pubblica amministrazione, va a braccetto con la Riforma del federalismo fiscale, ovvero il “con quali mezzi si fanno le cose“. Non si può quindi pensare alla prima (ruolo di Comuni e Regioni e eventuale abolizione – o svuotamento, che è la stessa cosa – delle Province) senza la seconda, cioè come si finanziano questi enti. Su questo tema il Parlamento ha approvato pochi giorni fa la legge delega del federalismo fiscale: il testo è questo. E c’è una cosa stranissima, che i ministri Brunetta e Fitto potranno certo spiegare: se l’idea è lo “svuotamento” delle Province, perché all’articolo 11, si prevede che il governo debba varare entro 2 anni i decreti legislativi per le modalità di finanziamento delle spese delle provincie stesse, visto che – come dice Brunetta – non avranno più costi né spese da fare?

TASSE NUOVE PER UN ENTE IN DISMISSIONE – E c’è dell’altro: all’art.12 della legge sul federalismo fiscale si prevedono nuovi tributi propri per le province. Il finanziamento delle loro funzioni fondamentali avverrà con il “gettito derivante da tributi il cui presupposto è connesso al trasporto su gomma e dalla compartecipazione ad un tributo erariale“. Il governo dovrà quindi disciplinare uno o più tributi propri provincialabolire province Province sì o province no, la confusione del centrodestrai. Noi non siamo geniali come Brunetta, e non riusciamo a capire perché un ente “svuotato” di ruolo debba avere (per la prima volta, da quando esiste la Repubblica) la previsione di proprie tasse per garantirsi addirittura l’autonomia finanziaria. Sorvoliamo poi su un tema da nulla: chi sarà a deciderne base imponibile, aliquote, esenzioni. Il Sindaco del capoluogo di provincia? Brunetta in persona?  Sorvoliamo anche sul fatto che all’art. 13 della legge sul federalismo fiscale viene anche previsto, tra i Fondi perequativi da istituire, il Fondo perequativo per le provincie e non poniamoci la domanda: “ma a che serve perequare se verranno di fatto abolite?“.

UN PO’ DI CONFUSIONE - Niente male, per un ente che sta per essere “svuotato di funzioni” (sempre secondo Brunetta) il fatto che il Parlamento alla quasi unanimità abbia nel frattempo approvato un testo che assegna alle province addirittura dei tributi propri (che al momento non ha) e che prevede l’istituzione di un Fondo perequativo. E per rendere ancora più semplice il quadro, non dimentichiamo che il ministro Calderoli (stranamente dimenticato da Brunetta) sta davvero predisponendo con Maroni il testo del Codice delle autonomie, e che nelle bozze che circolano le province non vengono affatto “svuotate” di compiti. Anzi, vengono loro attribuite alcune funzioni svolte attualmente dalle regioni. In compenso però, Calderoli introduce la categoria delle “province inutili”: il governo sarà delegato ad accorparne alcune in base “all’entità della popolazione di riferimento, ai costi di gestione, all’imprescindibilità e all’efficacia delle funzioni svolte in relazione alla conformazione del territorio di riferimento, all’estensione del medesimo territorio, all’efficienza e all’efficacia dell’azione amministrativa svolta, all’estensione e alla conformazione delle province contigue“. Immaginiamo che sarà facilissimo. Anche perché la situazione è chiara, semplice e lineare. Soprattutto all’interno della maggioranza di governo.

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