Il centrodestra spinge da sempre per la semplificazione dei costi della politica, compresa l’abolizione di qualche livello di governo, a partire dalle province, da sempre considerate enti inutili. Il guaio è che il governo di centrodestra, da Brunetta a Maroni passando per Fitto e Calderoli, sull’argomento non sembra avere le idee chiarissime
Il ministro per gli affari regionali, [[Raffaele Fitto]], a proposito della semplificazione dei costi della Pubblica amministrazione ha affermato che non verranno abolite le province, ma che il governo “sta lavorando in questi giorni per predisporre il Codice delle autonomie e per centrare un risultato che il presidente Berlusconi avev
a indicato nella scorsa campagna elettorale, intervenendo su una serie di enti di livello intermedio che hanno costi notevoli e che possono essere invece inseriti nell’attuale modello organizzativo del nostro Stato”
UNA PROVINCIA E’ PER SEMPRE… – E’ vero che le province sono un livello di governo esplicitamente previsto all’art. 114 della Costituzione italiana. La loro abolizione passerebbe quindi inevitabilmente per una riforma costituzionale. Riforma che però il centrodestra annuncia (o minaccia) sin dall’avvio di questa legislatura. Il problema non è quindi questo, ma l’opposizione della Lega nord, che non ha mai gradito questa proposta. [[Roberto Maroni]] appena insediato ministro diceva “Le provincie non saranno abolite, ma rinvigorite” e ancora ribadiva che “il ruolo delle province è essenziale laddove i piccoli comuni non permettono la giusta intermediazione“. Solo poche settimane fa a Torino ha giurato di non capire “coloro che dicono che le province devono essere abolite perché costano: costano perché danno servizi. A costare veramente sono una spesa sanitaria fuori controllo e una pubblica amministrazione centrale pletorica“. Il ministro leghista proseguiva dicendo: “il tentativo di creare un’operazione d’immagine per dire abbiamo fatto una grande riforma abolendo le province c’è ancora: sarebbe una grande riforma, ma sarebbe sbagliata perché gran parte delle province italiane ha una funzione fondamentale per come è organizzato il nostro territorio”. Insomma, a chi chiedeva – anche nel centrodestra – una semplificazione dei livelli di governo, il plenipotenziario leghista diceva, poco tempo fa, che ci dobbiamo tenere le provincie per sempre.
..HO CAMBIATO IDEA! - Invece qualcosa deve essere nel frattempo avvenuto, visto che alcuni membri del governo sono tornati sul tema. A parte Fitto, pochi giorni fa, il ministro [[Brunetta]] in un’intervista al Tgcom (che potete vedere qui) dettava i principi-base del governo: visto che le province non si possono formalmente abolire senza cambiare la costituzione, la proposta a cui starebbe lavorando proprio Roberto Maroni è di lasciare le provincie formalmente vigenti ma “svuotandole” di ruolo istituzionale. Secondo Brunetta, l’ente Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo che non avrà più un peso (e quindi neppure un costo) politico. Dice ancora Brunetta a Il Giornale: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formato dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia“. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli, Regione e comune. “Le province diventeranno sostanzialmente dei consorzi funzionali“. Senza eletti, senza rappresentanza, senza spese senza costi. Sorvoliamo sul fatto che ci sono province di diverse dimensioni, alcune che hanno 20 com
uni e altre che ne hanno anche 200, che ci sono comuni con un milione di abitanti e altri con 90 abitanti che alcune sono state istituite recentemente e che stanno per eleggere il loro primo consiglio provinciale. Registriamo solo che rispetto alle recenti dichiarazioni di Maroni, Brunetta dà per già fatta, secondo il suo stile “semplificatorio” una cosa molto diversa. Maroni avrà cambiato idea. Capita.
PIANO CON LE RIFORME – Sarà certamente, vero: lo dice Brunetta. Ma è anche vero che le riforme istituzionali sono una cosa seria, non si improvvisano. Forse il ministro Brunetta non lo sa, ma di una riforma complessiva del codice delle Autonomie si parla da tempo immemorabile. E non si è mai fatto (quasi) niente. Anche l’ultimo governo [[Prodi]] presentò una proposta organica che, senza abolire nulla, poneva la questione della eccessiva frammentazione dei livelli di governo (Stato, Regioni, Province, Comuni e altri enti amministrativi come Comunità Montane e Autorità d’ambito). Un problema che la proposta non scioglieva: troppi enti che spesso hanno competenze concorrenti o sovrapposte, ma anche un eccessiva frammentazione degli stessi (troppi piccoli comuni, troppe province, forse pure troppe regioni). E ancora una macchina statale eccessiva, nell’ottica del federalismo, come ricordava Maroni. E una Pubblica amministrazione che è ancora orientata al rispetto degli adempimenti formali e non ha una vera “cultura del risultato“. E che ci costa sia come esborso finanziario (stipendi e gettoni di amministratori, ad esempio) sia come “efficienza complessiva del sistema“.























Io sono tra quelli che le province le abolirebbe. Ma non è tanto una questione di risparmio grossolano (le sue risorse vorrei che comunque rimanessero in ambito comunale e regionale), ma per una semplificazione politica nell’individuazione di responsabili (non solo nel senso di colpevoli di qualche amenità, ma nel senso più largo di sapere con chiarezza chi fa cosa e a chi rivolgersi). Attualmente la frammentazione dei poteri comporta una moltiplicazione di regolamenti e commissioni che rendono sempre più distante il cittadino-utente dalle istituzioni.
Concordo con Essemme, ma non mi vergogno a dire che anche l’idea di tagliare i costi non mi dispiacerebbe affatto. Però non lo faranno mai e sappiamo benissimo anche il perchè.
io sono per il taglio dell’ente provincia, sostituito però con qualcosa di realmente funzionare..la frammentazione dirigenziale porta solo ad ulteriori costi ed adempimenti idioti asserviti al reuccio locale..altro che devolution..’na strunzata alla totò..
d’altro canto, però, è necessaria una struttura più vicina alle persone, soprattutto perché in valle d’aosta hanno esigenze differenti che in molise..tutto qui..
ovviamente, più la quetione è semplice da gestire, più la sideve complicare per ingabolare il popolo pagante..
Vado molto controcorrente ma io abolirei i comuni sotto un certo numero di abitanti. Possibile che ci siano comuni dove tutti sono praticamente impiegati comunali? Comuni di 10 abitanti con un sindaco, vicesindaco, segretaria etc.etc.
Oltretutto in questi piccoli comuni si crea una situazione paradossale in cui l’unico geometra è anche assessore all’edilizia e cose simili.
le province vanno abolite, perchè inutili(e costose), in quanto già esiste un ente pubblico, territoriale, intermedio, che si chiama Regione. Due enti territoriali intermedi sono troppi, e certamente non indispensabili. Se le Province sono previste dalla Costituzione, si possono eliminare con legge costituzionale, senza contare che alcune parti della Costituzione non sono applicate (riconoscimento e registrazione sindacati, ecc.). E’ poi obbrobrioso e un vero insulto al buon senso e al contribuente, creare nuove province (ovviamente iper-inutili) quando si discute della loro abolizione globale: quindi a giugno 2009 non si dovrebbe andare a votare per le nuove province di Fermo, Monza e Barletta, se si ha un minimo di decoro.
Tanto tempo fa scrissi una lettera ai principali partiti e leader politici, in cui esponevo le mie idee al riguardo. Ne feci anche un post sul blog, e nel corso del tempo ho sentito alcuni dei politici affermare cose molto simili a quello che scrivevo (non che pensi che mi abbiano letto, tutt’altro…).
In breve accorpamento dei comuni sotto i 15.000 abitanti (salvo ragioni di distanza fra i centri abitati, tipo comuni di montagna), trasformazione delle province in enti amministrativi come le contee americane, senza eletti come dice Maroni.
http://blog.libero.it/perleaiporci/3242793.html
Francesco