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La rubricadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 5 maggio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il centrodestra spinge da sempre per la semplificazione dei costi della politica, compresa  l’abolizione di qualche livello di governo, a partire dalle province, da sempre considerate enti inutili. Il guaio è che il governo di centrodestra, da Brunetta a Maroni passando per Fitto e Calderoli, sull’argomento non sembra avere le idee chiarissime

Il ministro per gli affari regionali, [[Raffaele Fitto]], a proposito della semplificazione dei costi della Pubblica amministrazione ha affermato che non verranno abolite le province, ma che il governo “sta lavorando in questi giorni per predisporre il Codice delle autonomie e per centrare un risultato che il presidente Berlusconi avevvendesi Province sì o province no, la confusione del centrodestraa indicato nella scorsa campagna elettorale, intervenendo su una serie di enti di livello intermedio che hanno costi notevoli e che possono essere invece inseriti nell’attuale modello organizzativo del nostro Stato”

UNA PROVINCIA E’ PER SEMPRE… – E’ vero che le province sono un livello di governo esplicitamente previsto all’art. 114 della Costituzione italiana. La loro abolizione passerebbe quindi inevitabilmente per una riforma costituzionale. Riforma che però il centrodestra annuncia (o minaccia) sin dall’avvio di questa legislatura. Il problema non è quindi questo, ma l’opposizione della Lega nord, che non ha mai gradito questa proposta. [[Roberto Maroni]] appena insediato ministro dicevaLe provincie non saranno abolite, ma rinvigorite” e ancora ribadiva che “il ruolo delle province è essenziale laddove i piccoli comuni non permettono la giusta intermediazione“. Solo poche settimane fa a Torino ha giurato di non capirecoloro che dicono che le province devono essere abolite perché costano: costano perché danno servizi. A costare veramente sono una spesa sanitaria fuori controllo e una pubblica amministrazione centrale pletorica“. Il ministro leghista proseguiva dicendo: “il tentativo di creare un’operazione d’immagine per dire abbiamo fatto una grande riforma abolendo le province c’è ancora: sarebbe una grande riforma, ma sarebbe sbagliata perché gran parte delle province italiane ha una funzione fondamentale per come è organizzato il nostro territorio”. Insomma, a chi chiedeva – anche nel centrodestra – una semplificazione dei livelli di governo, il plenipotenziario leghista diceva, poco tempo fa, che ci dobbiamo tenere le provincie per sempre.

..HO CAMBIATO IDEA! - Invece qualcosa deve essere nel frattempo avvenuto, visto che alcuni membri del governo sono tornati sul tema. A parte Fitto, pochi giorni fa, il ministro [[Brunetta]] in un’intervista al Tgcom (che potete vedere qui) dettava i principi-base del governo: visto che le province non si possono formalmente abolire senza cambiare la costituzione, la proposta a cui starebbe lavorando proprio Roberto Maroni è di lasciare le provincie formalmente vigenti ma “svuotandole” di ruolo istituzionale. Secondo Brunetta, l’ente Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo che non avrà più un peso (e quindi neppure un costo) politico. Dice ancora Brunetta a Il Giornale: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formato dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia“. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli, Regione e comune. “Le province diventeranno sostanzialmente dei consorzi funzionali“. Senza eletti, senza rappresentanza, senza spese senza costi. Sorvoliamo sul fatto che ci sono province di diverse dimensioni, alcune che hanno 20 comTagliabrunetta Province sì o province no, la confusione del centrodestrauni e altre che ne hanno anche 200, che ci sono comuni con un milione di abitanti e altri con 90 abitanti che alcune sono state istituite recentemente e che stanno per eleggere il loro primo consiglio provinciale. Registriamo solo che rispetto alle recenti dichiarazioni di Maroni, Brunetta dà per già fatta, secondo il suo stile “semplificatorio” una cosa molto diversa. Maroni avrà cambiato idea. Capita.

PIANO CON LE RIFORME –  Sarà certamente, vero: lo dice Brunetta. Ma è anche vero che le riforme istituzionali sono una cosa seria, non si improvvisano. Forse il ministro Brunetta non lo sa, ma di una riforma complessiva del codice delle Autonomie si parla da tempo immemorabile. E non si è mai fatto (quasi) niente. Anche l’ultimo governo [[Prodi]] presentò una proposta organica che, senza abolire nulla, poneva la questione della eccessiva frammentazione dei livelli di governo (Stato, Regioni, Province, Comuni e altri enti amministrativi come Comunità Montane e Autorità d’ambito).  Un problema che la proposta non scioglieva: troppi enti che spesso hanno competenze concorrenti o sovrapposte, ma anche un eccessiva frammentazione degli stessi (troppi piccoli comuni, troppe province, forse pure troppe regioni). E ancora una macchina statale eccessiva, nell’ottica del federalismo, come ricordava Maroni. E una Pubblica amministrazione che è ancora orientata al rispetto degli adempimenti formali e non ha una vera “cultura del risultato“. E che ci costa sia come esborso finanziario (stipendi e gettoni di amministratori, ad esempio) sia come “efficienza complessiva del sistema“.

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