Comprereste un’azienda usata dal signor Fiat?

4 maggio 2009

Se Marchionne e gli Agnelli vendono, siamo sicuri che sia il momento giusto per comprare?
Si sta finalmente delineando il piano Fiat – e include, di fatto, l’inizio dell’uscita del settore auto , tramite uno spin-off della divisione auto che nascerebbe dalla fusione tra Fiat e General Motors Europe. Al di là dei termini tecnici e della nebbia mediatica, il significato è chiaro: la FIAT e la famiglia Agnelli vogliono tenersi il 100% dei gioielli di famiglia e scaricare sul mercato la parte malata, ossia il settore auto.

La sempre servizievole  stampa italiana sostiene che lo spin-off avvenga soltanto per unirsi con General Motors Europe, ma per la dinastia industriale di Torino serve ben altro obbiettivo: la  famiglia  non ha nessuna intenzione d’investire un euro nel settore auto e la nascita del “colosso”  darebbe loro una elegante via d’uscita ad una situazione che cominciava ad apparire senza speranza. L’analisi dell’ AD di Fiat sul settore auto è assolutamente ragionevole:  nel mondo non vi è spazio per produttori sotto una certa soglia dimensionale, che FIAT al momento non possiede; va quindi fusa o venduta per garantirne la sopravvivenza, data la mancanza di risorse per acquisizioni e il trend del settore. E’ grazie all’abilità di  Marchionne ed all’abile sfruttamento del momento di panico fra i politici che il gruppo si è trasformato da cacciatore a preda.  Negli ultimi anni, l’obiettivo prioritario era quello di risanare Fiat Auto quanto bastava per disfarsene, vendendola ad un concorrente o entrando in una joint-venture; il mercato in salita garantiva la presenza di compratori di un’azienda anche solo marginalmente profittevole. Marchionne, preparando l’azienda per l’aggregazione o la vendita, è stato estremamente abile nel risanamento, senza modificare  l’obiettivo finale, tenuto sempre quanto più possibile  in sordina:  rinnovando la gamma e semplificando la struttura manageriale  ha ottenuto risultati economici e gestionali ben al di sopra delle aspettative.  La crisi ha però sparigliato le carte e fatto piombare il settore auto nella crisi più nera, facendo scomparire i potenziali acquirenti e moltiplicando marchi e impianti in vendita.

IL CONIGLIO DAL CILINDRO – Un dirigente meno audace e con meno faccia tosta avrebbe rinunciato e si sarebbe accontentato di succhiare alla tetta degli aiuti di Stato in attesa di tempi migliori; Marchionne ha estratto il coniglio dal cilindro: diventare compratore di  aziende decotte,  ma possibili percettrici di aiuti pubblici. In questa maniera la scala  produttiva e la ristrutturazione vengono pagate dai governi, solitamente disponibili a pagare profumatamente pur di evitare l’imbarazzo politico della perdita di occupazione in un settore prestigioso quale l’automobile. A spese della politica e dei creditori, si  crea un nuovo gruppo che sarebbe “troppo grande per fallire” e godrebbe quindi di una garanzia implicita di breve termine  a spese dei contribuenti europei ed italiani, lasciando a Marchionne il tempo per inseguire il suo sogno.  Fra un paio d’anni, si vedrà se i frutti dello scippo ai danni di creditori e contribuenti sarà stato investito saggiamente o avrà generato il primo carrozzone di Stato in salsa multilaterale, ma gli Agnelli non hanno intenzione di aspettare tanto:  anche in assenza di un compratore, la quota sarebbe comunque diluita e più facilmente alienabile tramite derivati, soprattutto se l’ondata di entusiasmo mediatico permettesse di quotare in Borsa proprio il pezzo di gran lunga più problematico del gruppo Fiat, tenendosi in pancia e sotto controllo altre attività, come i camion di Iveco e le macchine agricole di CNH, al momento meno brillanti, ma dalla redditività più solida nel lungo periodo. In questo modo, la holding della famiglia Agnelli non dovrebbe investire capitali freschi nel gruppo, capitali che verrebbero forniti dai piccoli risparmiatori.

2 commenti a Comprereste un’azienda usata dal signor Fiat?

  1. marblestone

    Per la miseria! Un punto di vista decisamente invisibile nel recente contesto di stampa.
    Due domande:
    1. Quali garanzie di non fallire dà una grande azienda? Non è proprio la GM che sta fallendo adesso?
    2. Un imprenditore fa il suo mestiere e cioè trarre profitto dalle sue aziende anche, al limite, vendendole. Ma il nostro governo, difronte al ricatto della perdita dei posti di lavoro, cosa potrebbe fare? Chiedere garanzie specifiche per avere i contributi? Ha fatto qualcosa del genere Obama e farà qualcosa del genere la Menkel? In tal caso, visto che l’Italia non sembra aver fatto nulla, cosa succederà agli stabilimenti italiani?

  2. Andrea

    Bhe credo sia condivisibile. L´ultima operazione con Opel non so se andra´in porto.

    Anche perche´i tedeschi hanno gia manifetato molti dubbi su Fiat, e come dargli torto e credo anche loro hanno intesta questa prospettiva che tu hai citato.

    Cmq alla Fiat ora serve solo immagine! A pensar male si fa peccato ma non credo si sbagli.

    Io vedrai anche una Fiat, nel settore auto, ma produttivamente ad est con abbandono definitivo dell´Italia, con la scusa dello spin-off.

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