Fra valori “superiori” e teorie economiche (o fisiche?), breve dissertazione su una di una corrente di pensiero. Debole.
È difficile parlare delle idee di Latouche sulla “decrescita felice“. È difficile perché a scapito di come viene normalmente presentata e di come se ne parla non è una vera teoria economica (non analizza, se non in minima parte, i meccanismo
dell’economia) bensì un’esposizione di valori sociali ritenuti superiori (in tal senso è più una religione). Nel momento in cui si discute di valori si entra i un contesto del “per me è meglio” che pur permettendo a chiunque di entrare nell’argomento in modo paritario (ottimo per cercare seguaci) non consente alcuna vera discussione (de gustibus non disputandum est). Insomma, per dire certe cose non c’era bisogno di un Latouche. Quel minimo di teorico-economico che passa nella sua (pseudo) analisi di consumo e risorse ambientali mi consente di discutere della “decrescita felice” su un piano teorico, non limitandomi così a definire tutto un “wishful thinking ecologico-marxista” (come comunque merita).
INIZIANDO - Per la critica faccio riferimento al “Breve trattato sulla decrescita serena” di Latouche. In questo articolo mi occuperò del primo dei tre capitoli che lo compongono; in un successivo articolo parlerò del secondo capitolo. Dubito che dedicherò tempo al terzo capitolo. Per i “decrescitari” (li battezzo così) veniamo “da una società della crescita, ovvero da una società fagocitata da un’economia la cui sola finalità è la crescita fine a se stessa” (p.13) e il problema risiede nel fatto che “una crescita infinita è incompatibile con un mondo finito e che le nostre produzioni e i nostri consumi non possono superare le capacità di rigenerazione della biosfera” (p.13). La soluzione al problema sta in un cambio di paradigma dalla “crescita” alla “decrescita” (Latouche ricorda che “a rigore, sul piano teorico, si dovrebbe parlare di a-crescita” (p.18), ma certo l’espressione “de-crescita” è più funzionale a livello di marketing), per arrivare a “una società nella quale si vivrà meglio lavorando e consumando di meno” (p.18). Ragioni e fini dei “decrescitari” sono tutti qui, e sebbene già ci sarebbe da discutere sul sottinteso di certe affermazioni è il caso di vedere come i “decrescitari” giustificano queste posizioni di fondo.
PROCESSO - Si parte dal richiamo della seconda legge della termodinamica sulla imperfetta reversibilità delle trasformazioni dell’energia a causa di una residua entropia per intuire che questo deve ricadere “su un’economia basata su queste trasformazioni” (p.24), e si passa per i primi tentativi di conciliazione di socialismo ed ecologia, per poi sfociare nella newtoniana irreversibilità del tempo, fatto trascurato dall’economia ufficiale quando dimentica l’esistenza dei rifiuti (non riciclati). Tutto questo introduce la condanna degli sprechi che rappresentano uno sfruttamento di risorse naturali oltre la loro capacità di rigenerazione: il mondo è finito quindi la crescita non può essere infinita (c’è qualche reminiscenza fisiocratica in tutto questo). Il canale di trasmissione di questo processo è l’individuo ridotto al ruolo di lavoratore-consumatore, il cui consumo è giustificazione e motore della crescita (insostenibile) con cui il suo lavoro è remunerato: per questo l’individuo è indotto in una spirale consumistica attraverso credito, obsolescenza dei prodotti, e soprattutto la pubblicità.
PRIMO CAPITOLO - La pubblicità è il nemico pubblico numero uno: sposta la domanda da beni utili a beni futili, crea produzioni inutili di packaging e altri supporti, quindi spreca risorse e crea inquinamento. Questo è però alla fine uno strumento, perché il motore del tutto è in realtà il profitto, che rende ognuno di noi “complice della banalità economica del male” (p.29). Veniamo al commento del primo capitolo. Per i “decrescitari” esiste una religione della crescita fine a se stessa. Questa è una sciocchezza al pari di quelle di Giannessi (primo anno di Economia a Pisa, corso di economia aziendale: “lo scopo dell’azienda è esistere e crescere“; cazzate, il suo scopo è far soldi!), messa lì per dare un tono ieratico (ripreso più avanti con il riferimento al male) al problema di fondo e quindi messianico alle soluzioni proposte. Infatti più avanti si riconduce tutto a
una volontà di profitto individuale, posizione che per quanto scorretta (gli Stati per primi hanno fatto di tutto per mantenere un tasso di crescita economica) è per lo meno più concreta.
LE RISORSE - Concreto è invece il problema della finitezza delle risorse terrestri (a parte l’evidente confusione che Latouche crea mischiando la finitezza dello stock delle risorse e del loro tasso di ri-creazione con la crescita infinita dei consumi, cioè tassi di consumo infiniti quindi una cosa di per sé impossibile, che pur sfidando la logica è un paragone ben spendibile in termini di marketing), che però in questa tesi passa per una errata equivalenza tra valore del consumo e quantità di risorse naturali impiegate (una critica simile viene da Lomborg del Copenhagen Consensus e verte sulla “impronta ecologica“, come i “decrescitari” misurano il consumo in termini di suolo terrestre, in quanto mischia grandezze non comparabili ed ha un valore squisitamente di marketing per vendere le tesi proposte ma nulla di scientifico). Questo è un po’ lo stesso errore marxista del misurare il valore dei beni in base alla quantità di lavoro assorbita. Il valore del consumo sta nell’apprezzamento fattone individualmente dal consumatore, e questo dipende prima di tutto dalla percezione di scarsità dei beni (e tramite essi dei fattori che li producono). Concreto è anche l’accento posto sulla necessità di un paradigma di a-crescita che permetta di recuperare concetti di armonia e sostenibilità nel rapporto tra risorse e consumi: voler spingere artificialmente una qualche attività umana crea necessariamente un eccesso, e da questo seguono squilibri a catena che portano a rivelare l’insostenibilità del modello adottato; qui però il problema è che si sbaglia nell’indicare l’origine dello squilibrio iniziale (consumo eccessivo) tralasciando la teoria causale a favore di una critica quasi di costume, il che lascia priva di contenuto l’intuizione sulla a-crescita.
























“ognuno di noi “complice della banalità economica del male”…. bello..
Studiavo economia dell’ambiente vent’anni fa. Una “passione” mai venuta meno.
Mi piace come hai impostato l’analisi, e aspetto di leggere il resto.
Anche io sono sempre stato convinto che il problema è come far rientrare nel prezzo (che come ci ricordi, non è altro che una misura dell’incontro tra un bisogno – più o meno “reale” – e la scarsità – più o meno insuperabile – del “bene che soddisfa quel bisogno) e soprattutto nel “prezzo dei prezzi” (il tasso di sconto) le “esternalità”. E mi piacerebbe che sviscerassi anche il tema degli “intangibili” e degli “incommensurabili”, nei limiti del possibile..
Per vedere se le mie “convinzioni” si rafforzano o vacillano.
A presto.
Carlo
“intangibile” ed “incommensurabile” sensazione di ignoranza, la mia:D.Da domani ne saprò un po’di più
Sì carissimo Carlo, per me il problema è in grandissima parte lì; non so se riuscirò ad approfondire nel prossimo pezzo, ma è un problema che gente ben più capace di me non ha risolto figuriamoci io, quel che mi interessa è però sottolineare che il problema va affrontato, non aggirato o ingorato, per poter proporre soluzioni.
Una cosa però potrei dire: falsare il sistema attraverso sussidi (sia sussidi alla produzione agricola, che sussidi al consumo, che sussidi per i debiti) è un modo perfetto per far sembrare alcune risorse più abbondanti incentivandone il consumo. Non consentire che coloro che si trovano una discarica accanto (in )Italia come in Africa) pretendano un indennizzo quale che sia è un modo per non far rilevare il costo dei rifiuti, quindi anche per non far rilevare la convenienza del riciclaggio (di cui la raccolta differenziata è supporto).
Rimuovere questo non risolve tutti i problemi. Non tutti, ma sarebbe già un inizio.
Un sorriso ecologico (senza polifosfati)
L’ho letto tutto il breve trattatello. Lo critichi con un fideismo uguale e contrario. Io continuo a decolonizzare l’immaginario di Paperon dei Paperoni liberisti tu continua pure a ricolonizzare quello della Freddy Mac, della Lehman Brothers e dei Subrime. Più effetto serra monetarista creiamo meglio è. C’è sempre una Banca Centrale che batte carta moneta e sognatori che come te che credono che il terzo giorno è resuscitata ( perchè no magari Cristo era donna)secondo le scritture. Forza Rose e Milton dallo shtetl alla bancarotta!
Evviva il riciclaggio.
Se ho ben capito il discorso di Comicomix le “esternalità” sono i costi non direttamente imputabili ai costi di produzione.
Ancora piu’ semplice:produrre una batteria mi costa 10,smaltirla 8….giusto?
Se il costo 8 fosse sommato al 10 il riciclaggio avrebbe una convenienza economica……se parliamo di rifiuti post-consumo.
Il riciclaggio pre-consumo al momento è ancora conveniente,ora un po’ meno a causa dell’abbassamento dei prezzi delle materie vergini(nuove).
Non bisogna ridicolizzare LaTouche: ci riesce benissimo da solo. L’ho sentito a Mantova a Settembre alla festa del libro e ho alternato risa e conati per oltre un’ora.
Redmail: Il monetarismo non c’entra nulla con le politiche di Bernanke e Greenspan, e Leonardo sarà un anno che prende per il culo i due stampamoneta in quanto sono due totali idioti e incompetenti.
Che sono gli intangibili e gli incommensurabili?
redmail
evidentemente hai letto e non hai capito. e nemmeno mi sa hai capito cosa penso io.
fuma meno.
http://it.wikipedia.org/wiki/Esternalità
grazie wiki……..
ahahahahahahhaahh!!!!!!!!!!!!! pregiudiziale Latouche è come Thomas Merton e i padri del deserto il deserto dei cracks prossimi venturi …e io godrò come un mandrillo a vedermeli…tutta l\’economia è filosofia ( leggiti il \’\'Capitale come puro spirito\’\’ di Pietro Barcellona ) leggiti l\’economia dell\’immateriale ahahhahahaha!!!!! o freckonomics. Poveri illusi sei come Antonio Martino che dopo Yale consigliava a Negroponte di buttare i tuoac-amaru dagli aerei per risolvere la guerriglia in Venuzuela in \’\'chivae liberista\’\'….ahahhahahah!!!! Finito …il capitalismo mondiale liberista è carta da culo per la Bocconi….;)
Diego sono io. Solo Zorro sconfigge il whishfull thinking di bankitalia…;)
Il monetarismo non c’entra niente con la politica di Bernancke e Greenspan, è come dire che Himmler durante la shoà giocava a tresette con la nonnina bavarese, quindi responsabilità zero.
La fed praticamente da quarant’anni non fa che abbassare i tassi e rialzarli a seconda delle grandi ondate di crisi sistemica del biglietto verde al conto del Tesoro.
Tuttò inizio con Milchan e Boescky e i garbage(junk)bonds negli ottanta ricordi? O come tutti i liberisti hai la memoria corta!?Boeshy che si fece religioso? Noh!!?? Buio completo ok!Il Giappone è in iper-inflazione da trent’anni nonostante lo yen subisca politiche restrittive sulla M1 da almeno altrettanto. Ma che film hai visto?
Chiedo scusa, ma mi sono “scappati” nel commento un sacco di termini “tecnici”, cosa che cerco di non fare mai perchè non mi piace non essere compreso (almeno non per mia colpa). L’età avanzata, quando si leggono cose a cui ti appassioni e lavori in tenera età, fa questi scherzi. Pardon.
Sulle esternalità stababaus ha usato wikipedia.
Per gloria e Libertyfirst:
i beni intangibili e incommensurabili sono una sottocategoria all’interno dei “fallimenti del mercato” (quando cioè il mercato “fallisce” la sua missione di allocatore efficiente di risorse, attraverso la determinazione del prezzo).
In quel grande insieme, che contiene ad esempio il caso di concorrenza imperfetta (cioè, la norma ^_^ ma questo non diciamolo ai classici e ai neoclassici…), i casi di “costi decrescenti”, le cosiddette “indivisibilità (le autostrade) e, last but not least, i beni incommensurabili e i beni intangibili, ovvero i beni che NON HANNO proprio un prezzo di mercato.
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La distinzione tra i due (spesso vengono confusi, ed è un errore) è che i gli uni non hanno un prezzo, ma vi è la possibilità almeno teorica di attribuirne uno, gli altri invece non hanno neppure questa possibilità.
casi classici; il valore di una vita, l’istruzione, ecc…
ci sono varie tecniche di stima, alcune poco convincneti altre un po’ di più, e mi piacerebbe leggere le opinioni di Leo sul tema nella seconda parte, se vorrà (che possa non ne ho il minimo dubbio
Comunque, nel mio grande interesse e pure una certa simpatia per le teorie di “superamento” del sistema capitaslistico, ribadisco la mia totale condivisione all’articolo del grande Leo e alla sua opinione sul fatto che “il tema vada affrontato e non aggirato”
Un caro saluto
C.
Dopo ABR pure lui! E’ troppo.
Redmail: prova a fare un ragionamento che abbia un’inizio, uno svolgimento, e una fine. Che abbia degli argomenti, e possibilmente una tesi. Che quando si riferisce ad una teoria la citi, e quando si riferisca ad un fatto che sia preciso. Così magari si capisce cosa vuoi dire, altrimenti sembri un troll.
Comicomix: l’istruzione ha un prezzo eccome, non c’è la minima ragione per non ritenerlo un bene privato, la vita non l’ha solo perché non ha un mercato, del resto non vedo che utilità potrebbe avere.
Latouche propone una visione del capitalismo etico e non aggressivo che non è un paradigma scientifico, ma una filosofia di vita. Poi uno può credere che vivere come questi di cui ti posto qua sotto, un articolo che aggiorna i fatti, sia il meglio del mondo. Felice o sereno lui. Leonardo dice che siccome Latouche è solo marketing, tra il finto e l’originale io scelgo il secondo.
Ma non ha capito che il libro di Latouche che io guarda caso ho letto e credo che qui tra quelli che hanno commentato non sono in numerosa compagnia per non dire l’unico, posso esprimere un parere senza essere tacciato di incomprensione. E’ chiaro che se uno il tempo liberato lo ottiene dopo un certo percorso è una cosa. Ma c’è chi se lo libera prima e vive lo stesso:
AFFARI & GIUSTIZIA
Da Milken a Keating, sono tornati Re Mida i protagonisti degli scandali finanziari Usa
Travolti dai crac oggi sono di nuovo ricchi e famosi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON – Sono tornati. I protagonisti dei grandi scandali che negli anni passati hanno segnato Wall Street hanno pagato (chi più, chi meno), in alcuni casi sono stati processati e condannati, ma oggi sono di nuovo in sella. Ricchi, famosi e ascoltati. Qualche esempio? Ivan Boesky, Michael Milken e Charles Keating. Nell’ 86, Boesky, noto agente di Borsa, fu processato per insider trading, compravendita di azioni in base a informazioni riservate, un grave reato per la Sec, la Commissione di controllo della Borsa. In cambio della sua collaborazione al processo, Boesky fu condannato solo a 100 milioni di multa e 4 anni di carcere, di cui ne scontò 2. Aveva intestato gran parte della sua fortuna alla moglie, e quando quest’ ultima divorziò ricevette 20 milioni di dollari, una casa da 2 milioni di dollari, e un assegno annuale di 200 mila dollari annui. Michael Milken, il re dei «junk bond», i titoli spazzatura, e la banca d’ investimenti Drexhel Burnham Lambert furono denunciati da Boesky per complicità. A Wall Street scoppiò il terremoto. La banca dovette chiudere i battenti, Milken pagò 1 miliardo di dollari di multa e scontò un anno e mezzo di detenzione. Oggi vanta un patrimonio di 800 milioni di dollari: trasferitosi a Los Angeles, ha fondato una società d’ investimenti nelle scuole private e un istituto di ricerca. Sopravvissuto al cancro si è dato allo yoga e alla beneficenza, scrivendo anche due libri sulle diete. Hollywood lo tratta come una «star». Charles Keating era il principe delle casse di risparmio. Crollarono nell’ 89, e per salvare la sua Lincoln savings lo Stato americano spese 3 miliardi e mezzo di dollari. Washington si accorse poi che il crollo bancario nascondeva frodi e truffe, e imprigionò una dozzina dei maggiori manager. In media, essi trascorsero 3 anni in cella, 2 anni e mezzo di meno del ragazzo nero al suo primo arresto per traffico di droga. Keating ci passò 5 anni ma al suo rilascio rientrò automaticamente nel jet set: vive da Creso a Phoenix in Arizona. Che Wall Street abbia la memoria corta lo conferma il caso di John Meriwether, l’ ex timoniere del Long term capital managment, l’ hedge fund, o fondo d’ investimento ad alto rischio, finito in bancarotta nel ‘ 98. Per evitare che la Borsa andasse a picco, un consorzio di banche versò 3 miliardi e mezzo di dollari alla società e costrinse Meriwether a dimettersi. Tramonto definitivo? Niente affatto. L’ anno scorso, Meriwether ha aperto un altro hedge fund, che negli ultimi 6 mesi ha registrato il 6 per cento di guadagni. «Chi dice che il crimine non rende – ha scritto amaramente la rivista Time – non sa che cosa avviene ai vertici della finanza americana». Lo dimostra la vita agiata che continuano a condurre i protagonisti degli attuali scandali a Wall Street. Per esempio Jeff Skilling, inquisito come amministratore delegato della Enron: inganna il tempo andando a sciare sulle Ande. Mentre Dennis Kozlowsky, l’ ex presidente della Tyco international, accusato di evasione fiscale, è in crociera nell’ Atlantico. Le autorità non hanno neppure tolto loro il passaporto, né hanno sequestrato parte dei loro beni. Ennio Caretto
CIAO
xreadmail
Io libro in questione non l’ho letto, però seguo saltuariamente il blog di IHC e posso dirti che li le critiche al “sistema” si sprecano.
In questo caso le critiche al libro, che io purtroppo non ho letto, vertono sulla debolezza di argomenti economici a supporto e non sulla volontà generale di risolvere un problema che Patrizi stesso riconosce non aggirabile.
La domanda giusta casomai da fare è: perché è tanto difficile risolvere questo problema?
PS. Le storture del sistema economico sono una cosa ed i problemi di giustizia sono altri
in effetti redmail pur dicendo di conoscere bene Latouche non ha portato neanche mezzo argomento comprensibile, Leonardo ha fatto critiche ben precise a Latouche e redmail ha solo risposto “son tutti ladri e parassiti i Kapitalisti Kattivi” questo non è assolutamente un argomento a sotegno di Latouche, se lui è tanto esperto del pensieri di Latouche ci spieghi cosa è questa benedetta Decrescita, come funziona e perchè funziona, finora i suoi argomenti mi sono sembrati, indipendentemente dal fatto che possano essere giusti o meno assolutamente irrilevanti sull’argomento.
Non è vero. I problemi di giustizia sono direttamente causati dalle storture del sistema economico. Che ovviamente oggi non sono gli stessi del tempo di Marx. Comunque qualora volessi leggerlo è edito da Bollati Boringhieri, Torino, prima edizione 2008, pagg. 124, prezzo 9 €. Autore: Serge Latouche. Titolo: ”Breve trattato sulla decrescita serena”. Ciao
Ti cito gli ultimi capoversi tratti da ” Breve trattato sulla decrescita serena” di Serge Latouche ( risponde penso meglio lui di me anche se io non credo troppo all’autorevolezza dell’autorevole ).C’è da dire comunque che la proposta di nuovi paradigmi nella storia delle idee è accompagnata sempre, da implicite diciamo così regole di mercato soggiacenti ( per ripondere indirettamente a Leonardo ). Pensa facendo la debite proporzioni a cosa è stata la scoperta della stampa a caratteri mobili di Guttenberg, per la nascita dell’editoria moderna. Con Latouche nasce la corrente di economisti e filosofi sociali chiamata dell’antiutilitarismo (MAUSS) che troppo velocemente è stata etichettata tra le ispiratrici delle frange radicali del movimento anti-globalizzazione, non essendolo:
[...]D’altra parte, la critica della modernità non implica il suo rifiuto puro e semplice, ma piuttosto il suo superamento. E’ esattamente in nome del progetto di emancipazione dei Lumi e della costruzione di una società autonoma che noi possiamo denunciare il fallimento della modernità, di fronte all’ eteronomia oggi imperante dei mercati finanziari.
Tra l’antropocentrismo cieco e dogmatico della modernità occidentale e la sacralizzazione animista della natura, c’è spazio sicuramente per un ecoantropocentrismo. Si può dire che la sopravvivenza stessa dell’umanità, e dunque un umanesimo correttamente inteso, ci condanna a reintrodurre la preoccupazione ecologica al centro della preoccupazione sociale, politica, culturale e spirituale della vita umana. Riconoscere diritti alla natura ( agli animali, alle piante e a tutto il resto), militare per una ”ecogiustizia”e una ”ecomoralità” non significa necessariamente scivolare nell’ecolatria dei nuovi culti ecologici ne farsi seguaci delle grandi sacerdotesse ecofemministe dei culti neopagani sincretistici e new age che fioriscono qua e là per riempire il vuoto dell’anima delle nostre società alla deriva. Bisogna prendere atto che, a differenza di altre religioni il buddhismo, in Occidente la tradizione cristiana non ha favotito un rapporto armonioso tra l’uomo e il suo ambiente vivente e non vivente. Il marxismo si è inserito in questa tradizione, il che fa dire a Hans Jonas: ”L’umanizzazione della natura per Marx è un eufemismo ipocrita con il quale si intende la sottomissione totale della natura stessa da parte dell’uomo, con uno sfruttamento assoluto per il soddisfacimento dei bisogni”.
Abbiamo affermato che la realizzazione di una società della decrescita passa necessariamente per un ”reincanto” del mondo. Bisogna però mettersi d’accordo su che cosa questo significa. Il ”disincanto” del mondo moderno è al tempo stesso più semplice e più profondo di quel che fa intendere l’analisi di Max Weber. Non deriva tanto dal trionfo della scienza e dalla cancellazione degli dei quanto dalla straordinaria banalizzazione delle cose prodotta dal sistema termoindustriale. In questo senso, si tratta veramente di un ”disincanto” e non solo di una ”demitologizzazione”. Utilizzare massicciamente un energia fossile fornita gratuitamente dalla natura sminuisce il lavoro umano e autorizza un saccheggio ”illimitato ” delle ”ricchezze” naturali. Ne deriva una sovrabbondanza artificiale sfrenata, che distrugge ogni capacità di meraviglia di fronte ai doni del ”creatore” e alle abilità artigianali umane. Il tentativo di introdurre la commercializzazione del caribù in una società di inuit fornisce un esempio rivelatore.”Vede risponde il sindaco del villaggio all’inviato del governo noi abbiamo una lunga tradizione di rapporto con i caribù, e ci chiediamo se possiamo fargli questo”. Il fatto è che ”per immettere il caribù nel circuito mercantile bisogna sottrarlo alla sua dimensione temporale, alla storia del suo rapporo con gli inuit; bisogna trasformarlo in oggetto, farlo a pezzi e venderlo, esattamente come si è fatto con il modo di produzione moderna’. E’ proprio a questa banalizzazione mercantile che si oppone l’artista, il cui ruolo è insostituibile per la costruzione di una società serena della decrescita. ”L’ artista rammenta all’individuo moderno che, per quanto faccia, è condannato a una forma qualsivoglia di animismo, se vuole che le cose abbiano un senso [..]. L’artista è probabilmente il testimone del fatto che l’animismo è la sola filosofia che rispetta le cose e l’ambiente, una filosofia adeguata allo spirito del dono che pervade le cose, e da cui la modernità ci ha separato”( Jacques Godbout, Le Conditions sociales de la creation en art et en sciences in revue de MAUSS, n.24, 2° sem.2004,pag.420 ripreso in Ce qui circule entre nous. Donner, recevoir, rendre, Le Seuill, Paris 2007, pag.72).
Meditate gente, meditate! CIAO
Per ulteriri approfondimenti ti linko la voce biografica estratta da Wikipedia, perchè ho letto il testo ma non tutta l’opera, ne il complesso delle altre opere che spaziano dall’economia, all’antropologia culturale, alla psicologia e filosofia. Essendo il MAUSS ( Movimento Antiutilitarista per le Scienze Sociali ) molto eterogeneo e diversificato:
http://wikipedia.sapere.virgilio.it/wikipedia/wiki/Speciale:Ricerca?search=Serge+Latouche&go=Vai
Buon 1° maggio.
Secondo me l’equivoco di fondo di questo articolo sta nell’identificare una tra le tante “teorie” economiche (quella liberista) con l’economia per antonomasia.
Io, ad esempio vedo una contraddizione non indifferente tra queste due frasi tratte dall’articolo:
“non è una vera teoria economica (non analizza, se non in minima parte, i meccanismo dell’economia) bensì un’esposizione di valori sociali ritenuti superiori (in tal senso è più una religione).”
“È da sottolineare l’enormità del voler cercare un parallelo tra la fisica e l’economia. Anzitutto la fisica riguarda l’interazione di un numero spropositato di particelle tutte uguali, mentre l’economia (scienza sociale)[...]”
Allora, o l’economia è una scienza o non lo è. Se lo fosse non occorrerebbe definirla “sociale”.
Se la scienza è caratterizzata dal postulato (?) della falsificabilità, bene, l’economia non può essere considerata una scienza a tutti gli effetti.
Qui molta gente è ferrata in materia, qualcuno è in grado di fare una previsione economica certa in termini di valori e di tempo, verificabile, o meglio, falsificabile?
Non credo.
Ciò non significa che siano tutte boiate, ma diciamo che le “scienze sociali” hanno a che fare più con il verosimile che con il vero.
Quindi definire una teoria “religione” e l’altra “verità” è comunque una presa di posizione ideologica e non scientifica.
Mi spiego meglio. Sostenere che il libero mercato sia efficiente è un’oggettivazione impropria. Quali sono i parametri in base ai quali si giudica l’efficienza? Sta tutto lì. Il libero mercato è efficiente solo nella logica del prezzo definito da domanda e offerta. Ma che questo sia un valore che si può considerare oggettivo è un atto di fede.
I marxiani e i liberisti hanno una sola caratteristica comune: di fronte al fallimento delle rispettive teorie economiche, entrambi dichiarano che in realtà non si siano mai verificate storicamente.
Libertyfirst rispondendo a comicomix dice che l’istruzione ha un valore economico. Non capisce (o fa finta di non capire) che Comicomix non intende per istruzione il numero di ore d’insegnamento, il numero d’insegnanti e la loro retribuzione. Ciò che è sostanziale all’istruzione è: che tipo d’istruzione, cosa viene tramandato? Questo è chiaramente un bene che non ha valore di mercato. Ma ce ne sono tanti altri: la salute, la libertà…Dipendono da fattori che non possono essere calcolati nell’ambito della scienza sociale “economia”.
Richiedono l’intervento di un’istanza superiore, propria dell’essere umano.
L’idea.
L’idea di Latouche è un’idea appunto, può essere contestata, ma, secondo me, non integralmente su queste basi.
altro commento da cui si evince che non comprendi quello che leggi: le due frasi non sono assolutamente in contraddizione, infatti la prima si riferisce a un concetto diverso rispetto alla seconda. Basta leggere meglio, e si capisce benissimo.
Il resto del discorso, vabbeh, sono le solite chiacchiere da bar. La perla migliore è questa: “Sostenere che il libero mercato sia efficiente è un’oggettivazione impropria. Quali sono i parametri in base ai quali si giudica l’efficienza? Sta tutto lì. Il libero mercato è efficiente solo nella logica del prezzo definito da domanda e offerta. Ma che questo sia un valore che si può considerare oggettivo è un atto di fede”. In realtà non c’è nessun valore “oggettivo” nell’incontro tra domanda e offerta (non nel “liberismo”, come lo chiami tu, ma proprio nella scienza economica).
Forse il parametro per giudicare l’efficenza del libero mercato è la qualità della vita di chi vive in un economia di mercato paragonata a quella di chi vive in un economia a pianificazione statale, ( unica alternativa reale esistente ) e qui mi sembra non ci siano dubbi, se ora stiamo vivendo in un epocale crisi dell’economia di libero mercato non vedo certo il drastico peggioramento della qualità della vita ( per essere generosi ) causato dal fallimento delle politiche di pianificazione statale.
Questo passaggio non è corretto. Non è che le leggi fisiche valgano oppure no a seconda delle dimensioni del sistema in considerazione. L’entropia la calcoli in un sistema chiuso (a meno di improbabili contatti con gli space invaders, 6 miliardi di persone sono un sistema chiuso), che sia una scatola idealmente isolata dal resto del mondo oppure l’intero universo, nulla cambia a parte le grandezze in gioco, ovviamente.
Il resto dell’articolo mi è di difficile comprensione, per mia colossale ignoranza in materie economiche, non per altro. Mi farò dare lezioni serali da Comicomix
“non vedo certo il drastico peggioramento della qualità della vita ( per essere generosi ) causato dal fallimento delle politiche di pianificazione statale”
citofonare Urss, numero civico 1989.
Come esempio dei fallimenti della pianificazione statale sinceramente pensavo questo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_balzo_in_avanti
se qualche fanatico può pensare che l’attuale crisi sia anche lontanamente paragonabile a simili orrori siamo proprio mesi bene…..
il liberismo è la massima troiata economica partorita dal cervello dei padroni per invogliare la povera gente a pasteggiare con le briciole che cadono dalla mensa del ricco epulone
Mi sento solo di dire una cosa a Z, visto che al resto dei commenti risposte sono già state date.
Io ho cercato di non parlare di economia classica o liberista come paradigma, ma solo di evidenziare che quel che è scritto nel “trattato” non è economia perché non tocca tanto meno risolve punti essenziali dell’economia, come i prezzi.
Il capitale di Marx è economia, per me sbagliata certo, ma è economia perché comunque cerca di trattare variabili come moneta e prezzi. Latouche no, è solo un collage di buoni propositi; da apprezzare in sé magari, ma non da elevare a sistema in quanto, in ogni caso, arbitrari perché soggettivi.
Se ti va di startene in un campo a zappare e crearti il tuo piccolo mondo felice, fai pure; ma non puoi pretendere che il tuo piacere sia il mio stesso.
Ma aspettate la seconda parte, miei cari. E grazie comunque per l’attenzione.
Beh se casualmente nella fisica, come in altre materie trovi una legge che assomigli a una giustificazione di un’idea in un altro campo, è ovvio che ne stai facendo un uso sbagliato.
L’economia d’altro canto è una scienza storica che non ha prove sperimentali da laboratorio, quindi è non suscettibile al principio di negazione. Spesso utilizza delle prove statistiche, ma queste prove molte volte, non tengono conto fino in fondo del sistema di riferimento. Per fare un esempio pratico spesso è come se si facesse un’analisi della varianza con 1000 casi e 10000 variabili non registrate. A volte fa meglio, ma insomma spesso è quello l’andazzo.
Mi sembra eccessivo prendersela con la Stochastic Finance per i casini che sono successi ultimamente, infatti i matematici attuariali o risk managers al servizio delle banche sono quelli che per primi venivano zittiti o licenziati quando mettevano in risalto che si stavano correndo rischi eccessivi. Ma ovviamente data la complessità della materia, dove basta alterare anche solo una piccola probabilità per far uscire il modello fuori dai binari non possiamo dire quanto sia dovuto alla malafede o quanto all’incompletezza del modello. Comunque che i modelli stocastici venivano manipolati da parte di certi managers, spesso anche per “truffare” alcune controparti, è pratica vecchia degli anni 80.
Mi sembra invece più probabile che il crack attuale sia il solito caso di eccesso di potere da parte di alcuni operatori con delle istituzioni compiacenti (i.e. FED). Poco a che fare con la scienza e molto con un gioco di potere.
Per ciò che riguarda la fisica non è detto che le analisi fisiche non siano adatte all’economia più della scienza economica classica stessa. L’econofisica come materia è ancora allo stato embrionale, ma inquadrare il comportamento statistico degli operatori all’interno di un modello di equilibrio è come quello che si usa in termodinamica per derivare l’equilibrio delle particelle, che tutte uguali non sono allo stato di partenza. Un’analisi del processo di formazione dei prezzi, compreso il tasso di interesse, le scelte di produzione, di consumo e pure di spreco dipendono dal rapporto tra prezzi e ricchezza, ed i prezzi dovrebbero scontare i limiti dell’offerta, come scrivi tu, non è niente altro che la ricerca di un equilibrio tra le varie interazioni fra operatori, che assomiglia incredibilmente ad un equilibrio termodinamico. Ed è quello che la teoria dell’equilibrio generale ha cercato di fare con un modello deterministico, invece l’econofisica cerca di farlo con modelli da meccanica quantistica.
Come però non si sono trovati modelli deterministici per la meccanica quantistica forse anche per l’economia l’approccio più vicino alla realtà può essere quallo stocastico.
Ovviamente che l’approccio Latouchiano sia poco scientifico è palese, ma bisogna vedere anche quanto certe “verità” ormai date per certe in ambito economico (che vengono usate come evidenze contro teorie alternative) siano effettivamente delle realtà scientifiche o solo delle contingenze statistiche.
Benissimo,
ma mica io difendevo l’approccio statistico all’economia. Inoltre non è che a me interessi se sotto gli errori di pricing ci fosse o meno malafede o storture dall’alto, quel che mi interessa in questo contesto è che venivano e vengono usate formule palesemente sbagliate se non altro perché riferite a una “normalità” dei fenomeni che non è confermata. Le particelle avranno sicuramente un moto browniano, ma nelle scienze sociali non mi pare proprio ci sia niente di simile.
Poi, certo, vediamo come progredisce la scienza.
Il prendere leggi fisiche e trasportarle in economia è semplicemente sbagliato; che poi possa servire per avere una intuizione, o che qualcosa sembra ritornare (che ne so, la quantità di moto potrebbe rivedersi in MV=PQ) non è così significativo. Tante cose “più o meno” sono simili, no?
Anche i frattali di Mandelbrot “sembrano” riprodurre grafici realistici… ma “sembrano” basta come spiegazione? Forse basta a dire che un processo stocastico classico è fuorviante, ed è un risultato, ma quando ad essere soluzione…
Le particelle possono non essere tutte uguali, certo, se no non ci sarebbe trasmissione di calore tanto per dire, ma tu paragoneresti queste differenze di carica o peso atomico con le differenze di valori gusti logica cultura e ricchezza presenti tra gli uomini?
Le particelle possono “cambiare idea”? A me sembrano forzature, poi ripeto, vediamo come va a finire.
una nota: la prima volta che ho sentito criticare il ricorso a leggi fisiche per formalizzare l’economia o la finanza è stato da parte di n.3 (dico 3) fisici tutti insieme a un master di economia.
Le particelle possono non essere tutte uguali, certo, se no non ci sarebbe trasmissione di calore tanto per dire, ma tu paragoneresti queste differenze di carica o peso atomico con le differenze di valori gusti logica cultura e ricchezza presenti tra gli uomini?
Partirei da questa affermazione per intavolare una discussione che ovviamente, per mancanza di prove sperimentali, non posso sostenere a livello reale, ma che a livello razionale mi sembra coerente.
Tra i vari modelli economici che si studiano all’università, quello che ha attratto maggiormente la mia attenzione è l’equilibrio generale perchè è l’unico modello se vogliamo globale e che rappresenta tutte le forze di domanda e di offerta e le loro interazioni.
Parlando di domanda aggregata in questo modello, che se vogliamo è la parte più stocastica in quanto soggetta ai gusti, mentre la produzione ha dei constraint tecnologici che la imbrigliano maggiormente; come facciamo a stablire l’interazione tra il cambio di domanda per un bene e l’effetto sostituzione o bilancio per il resto della domanda. In altre parole, come cambia la domanda aggregata?
L’unico metodo che mi viene in mente è quello di analisi “quantistica”.
E qui vengo alla tua frase, se riusciamo a inquadrare statisticamente le differenze tra gli uomini attraverso opportuna segmentazione (ti dirò che ultimamente ho lavorato parecchio nei metodi statistici per la segmentazione), forse si che si trova la similitudine con il comportamento delle particelle. E allora possiamo usare un modello di interazioni tra uomini che hanno un moto browniano, altri un poissoniano, ecc.
Se poi funziona la dinamica non lineare (frattali, ecc.) anche quello va bene.
Io credo che il problema sia più nella stima delle caratteristiche di base delle particelle (esseri umani) nel sistema economico che nell’utilizzo del modello.
Poi il problema sta nel fatto che di forzature teoriche ce ne sono tante e quindi: vengono usate formule palesemente sbagliate se non altro perché riferite a una “normalità” dei fenomeni che non è confermata.
Comunque questo è il risultato o di una volontà “politica” o altre distorsioni che sono quelle che ci hanno portato al disastro finanziario attuale ed è proprio per questo che mettevo in risalto che sono stati proprio gli analisti più tecnici a mettere in guardia contro l’eccesso di rischio all’interno delle istituzioni finanziarie.
Comunque si, vediamo come evolve la scienza. Io ci metto le mie speranze, ma forse io sono biased, visto che ho un background attuariale…
“Forse il parametro per giudicare l’efficenza del libero mercato è la qualità della vita di chi vive in un economia di mercato paragonata a quella di chi vive in un economia a pianificazione statale”
Sono d’accordo. Ma guarda caso il periodo che si può definire di massimo benessere di questo sistema coincide con il periodo di massima competizione tra blocco sovietico ed economia capitalista. Le istanze marxiste hanno in quegli anni “costretto” il capitalismo ad assumere un volto umano nell’ottica del containment. Caduto lo spauracchio comunista, ha rivelato il suo vero volto. I primi a farne le spese saranno le popolazioni del cosiddetto “terzo mondo” alla faccia del mito per cui questo sistema ha ridotto la povertà nelle aree sottosviluppate, quando non ha fatto altro che predarle.
Poi toccherà anche a noi. Le somme le tiriamo alla fine, ora mi sembra prematuro.
@ IHC:
“Se ti va di startene in un campo a zappare e crearti il tuo piccolo mondo felice, fai pure; ma non puoi pretendere che il tuo piacere sia il mio stesso.”
Dimentichi che il campo non è di chi lo zappa ma di chi lo possiede, quindi la tua idea è tanto impositiva quanto la mia.
@ gregorj:
“In realtà non c’è nessun valore “oggettivo” nell’incontro tra domanda e offerta (non nel “liberismo”, come lo chiami tu, ma proprio nella scienza economica).”
L’oggettivazione impropria sta nel fatto di stabilire che il valore di un bene viene definito dal mercato, non nel valore di mercato di quel bene. Dire che il diritto d’accesso all’acqua potabile vale 100€ è un’oggettivazione impropria in quanto io, ad esempio, lo considero un bene inalienabile e collettivo. Se ti capitasse di frequentare qualche bar ogni tanto, forse ci capiremmo meglio.
“Se ti capitasse di frequentare qualche bar ogni tanto, forse ci capiremmo meglio.”
Spiacente. Sono astemio, io.
@redmail:
ti appoggio in pieno…GRANDE!
@grogorj:
Noto con estremo raccapriccio che non perdi occasione per stare zitto…
Sei supponente,arrogante ed autoritario…devo ricordarti della selva di critiche negative in tal senso(si potrebbe quasi parlare di proteste !) in un post recente!?!?? Per favore…cambia lavoro…e FOTO!
@Leonardo Daverio Patrizi:
Sono le 4 di notte e non ho tempo e lucidità mentale per argomentare un’analisi punto/punto…
Voglio porti solo qualche domanda/RIFLESSIONE:
1)posto che disastri ecologico-economico-social-culturali sono direttamente imputabili al liberismo come “TEORIA ECONOMICA” e posto quindi che FINO AD OGGI NESSUNA TEORIA ECONOMICA HA REALMENTE FUNZIONATO non credi che abbia senso NON cercarNE ad ogni costo una collegata alla decrescita?
Ok…ammesso e non concesso che NON sia perfetta…QUESTO NON METTE IN DISCUSSIONE IL FATTO CHE IN ATTESA CHE TU E GLI ALTRI GENI COME TE TROVINO UNA PERFETTA TEORIA DEL TUTTO,MAGARI CON RELATIVA ECONOMIA A SUPPORTARLA !!!,SIA NECESSARIO ALMENO PROVARE A GUADAGNARE TEMPO PREZIOSO “DECRESCENDO FELICEMENTE”!!!
2)Oltre alla già citata forzatura (ce ne sono tante nel tuo articolo) nel voler ridurre la presente crisi alla formula del calcolo dei derivati ne fai una ancor più grande nel tentativo ASSURDO,ILLOGICO,IMMORALE,INGIUSTIFICATO,NEGAZIONISTA quando tenti di scollegare abuso di risorse ed eccessi di mercato.Citi scorte di magazzino,risorse naturali,beni di mercato,consumi,equilibri presunti ed efficenze di mercato PER ARRIVARE ALL’AFFERMAZIONE (TANTO DELIRANTE TANTO’ DI FACILE CONTESTABILITA’) CHE IL LIBERISMO NON ECCEDE NEL CONSUSMO DEL TERRITORIO !!!!!!!RIDO PER NON PIANGERE GUARDA…
MADOVE VIVI ?? SOTTO UNA CAMPANA DI VETRO IN COMPAGNIA DI MICHEAL JAKSON ?!?!!?
3)CAMBIARE NON E’ UN ESERCIZIO DI STILE,MA UNA NECESSITA’….fino a che’ la gente non lo capirà avremo sempre degli “imparati come voi” che pensando si essere ancora alla bocconi si divertiranno a trovare i peli nell’uovo e a fare gli avvocati del diavolo !!!!
ma perché certa gente non se ne va a Cuba o in Corea del Sud e la finisce lì?
nord, non sud
[...] in chiave economica trasponendolo in termini di attività industriale (già Latouche ha percorso questa strada, e si son visti i tristi risultati logici), il concetto di [...]