GLI IDROCARBURI NON SONO IN ESAURIMENTO – Sfatiamo un mito: la”fine del petrolio” non è così imminente. Come ha spiegato qualche giorno fa in un dibattito a Roma Tullio Fanelli, le “riserve accertate” (1.200 miliardi di barili) all’attuale ritmo di consumo (27 miliardi di barili all’anno) dureranno effettivamente pochi decenni. Ma le attuali tecnologie, in particolare il GTL (Gas To Liquids, che consente di produrre carburanti a partire da gas naturale) permettono di utilizzare tutti gli idrocarburi. E allora ci sono altre riserve convenzionalmente recuperabili alle condizioni economiche e tecnologiche vigenti: le “riserve probabili”, le “non convenzionali” (sabbie e scisti bituminosi, almeno 7.000 miliardi di barili), le “riserve acce
rtate” di gas naturale, (1.100 miliardi di barili, secondo il World Energy Outlook dell’IEA), altre risorse “non convenzionali” come i gas naturali intrappolati nei giacimenti di carbone (coal bed methane) e nelle argille (gas shales), quelli in acquiferi profondi e gli idrati di gas (composti cristallini formati dall’inclusione di molecole di gas nel reticolo di molecole di acqua), presenti sul fondo dell’oceano e in parte nel permafrost del pianeta. Sono oltre 120.000 miliardi di barili equivalenti di petrolio, 100 volte le attuali riserve provate. Il problema quindi non è nella quantità, ma nei costi di estrazione e sfruttamento. Su cui qualcosa si può fare. Anche perché, nonostante le risorse non convenzionali di idrocarburi finora siano state poco considerate, già attualmente le tecnologie disponibili consentirebbero di recuperare da tali risorse almeno 1.500 miliardi di barili di petrolio di buona qualità a costi intorno ai 30-40 $ al barile, se calcolati con tassi di sconto omogenei con settori industriali di media rischiosità.
IL NUCLEARE NON E’ COSI’ ABBONDANTE – Ovviamente non basta. E quindi dobbiamo pensare anche ad altro. Al nucleare, per esempio. Premessa: a chi scrive la sola parola fa venire l’orticaria. Ma che sia una possibile alternativa non può essere smentito con l’ideologia. Il discorso però è un altro: Che il nucleare, almeno quello tecnologicamente disponibile oggi, non è la panacea. Oltre che per motivi ampiamente dibattuti e su cui non è il caso di tornare, va ricordato che anche il nucleare (o meglio, l’Uranio che serve per alimentarlo) è una risorsa scarsa. Infatti, con le attuali riserve dobbiamo pensare cosa succederebbe se sostituissimo in 15 anni l’attuale produzione di energia da combustibili fossili con il nucleare. Allo stato attuale (Cameco, stime 2005) la produzione mondiale annua di uranio metallico si aggira intorno alle 41.600 tonnellate all’anno, la domanda aumenta e il costo si è impennato: per soddisfare la crescente domanda molti paesi consumatori e produttori hanno iniziato ad intaccare le cosiddette fonti secondarie di uranio, le scorte accumulate in deposito nei decenni precedenti. I calcoli di convenienza sarebbero quindi molto diversi, così come l’orizzonte temporale di esaurimento, se dovessimo pensare ad una sostituzione dei fossili con l’uranio. Certo, anche in questo caso, la tecnologia può aiutare. Oltre alla fusione prossima ventura, per la quale ci vorrà più tempo. Ma nel medio termine con impianti più sicuri, tecnologie a minor consumo di uranio, con le riserve disponibili che possono essere trovate, anche il nucleare potrebbe dare qualche risposta. Ma non risolvere il problema.
L’EFFICIENZA ENERGETICA, QUESTA SCONOSCIUTA - Sulle energie rinnovabili, non si può che rimandare, di nuovo, ai due articoli di Liberty First e di Icy pubblicati qui su Giornalettismo. Ma in tutti questi discorsi sulle prospettive energetiche, però, stiamo dando per scontata una cosa che scontata non è affatto. E cioè che il consumo di energia attuale sia efficiente ed indispensabile. Ma non è affatto così. Oltre agli interventi sull’offerta, abbiamo un ampia possibilità di intervenire sulla domanda. Con l’efficentamento energetico, cioè con un abbassamento del consumo a parità di “stile di vita”. A parte i discorsi da “decrescita felice” (uno stile di vita più sobrio, che ridurrebbe ulteriormente il consumo di energia), infatti, la sperequazione esistente nei consumi procapite anche tra i paesi “ipersviluppati” mostra che si potrebbe ridurre – senza nessun cambiamento sostanziale dello “stile di vita” – almeno il 20-30% del consumo attuale a livello mondiale. Negli USA questa percentuale salirebbe, secondo alcuni, anche al 50%. Le linee di azione sono tante come si può vedere qui, e com’è scritto nel Libro verde dell’Unione europea. Presuppongono massici investimenti pubblici – che però avrebbero anche il merito di sostenere la domanda in un momento non particolarmente favorevole ma anche l’applicazione di meccanismi di mercato che stimolino l’efficienza energetica. Su questo abbiamo ascoltato Jean Tirole pochi giorni fa a Roma. Anche se qualche ambientalista arriccerà il naso (e anche chi scrive qualche piccola perplessità ce l’ha, ma ci vorrebbe un articolo a parte) il negoziato che si aprirà a Copenhagen mira proprio ad introdurre meccanismi legati all’acquisto di una specie di “diritto ad inquinare“, che fissino un “prez
zo” all’emissione di Co2 (cosa non semplice, ma non totalmente impossibile) con anche dei sistemi che evitino il “dumping ambientale” tra paesi “poveri” e paesi “ricchi”, rendendo così vantaggioso l’uso di fonti alternative e il risparmio energetico.
SI’, SI PUO’ FARE! - Se ne potrebbe parlare a lungo. Diciamo solo che l’uso intelligente e razionale dell’energia in generale e dell’energia fossile in particolare ha assoluta priorità. Lo sarebbe anche se le attuali previsioni sull’effetto serra (condivise da gran parte dell’odierna comunità scientifica) dovessero rivelarsi esagerate. Perché le risorse scarse (carbone, petrolio, gas naturale) non vanno sprecate. Sennò non è economia. Le generazioni dell’anno 3000 giudicheranno severamente il consumo irresponsabile di queste fonti del periodo tra il 1750-2200. La costruzione di macchine più efficienti che mirano allo sfruttamento massimo dell’energia contenuto nell’energia primaria permette quindi un risparmio di risorse preziose e il minor uso di una risorsa addirittura unica: il nostro pianeta. Il contenimento delle emissioni di Co2 deve avvenire sia a livello di produzione che di consumo di energia. E sono le nazioni industrializzate (il 25% della popolazione mondiale che consuma il 75% del energia) a dover fare lo sforzo maggiore, con buona pace di Marcegaglia e Berlusconi. Quindi l’effetto serra può essere contenuto usando l’energia in modo più razionale e più intelligente; costruendo macchine e apparecchi con alti rendimenti, promuovendo lo sfruttamento delle energie rinnovabili e la ricerca per un loro miglior rendimento, mantenendo l’opzione nucleare con reattori intrinsecamente sicuri. E soprattutto investendo nella ricerca energetica, compresa la ricerca sulla fusione nucleare.
Sì, si può fare.



La lista nera dei nemici di israele diventa un libro-
LA giornalista ebrea Alessandra Farkas su un articolo del Coriere della sera Recensisceil libro dello scrittore ebreo Alan Dershowitz,nel quale si elencano in una lista tutti i nemici di Israele,ebrei e non-ebrei sono avvisati!
http://hashem.ilcannocchiale.it/2009/04/30/la_lista_nera_dei_nemici_di_is.html
Che lavorare sull’efficenza sia utile e indispensabile penso che sia indubbio.
Sperare che l’efficenza risolva la questione però è utopico. Dovremmo sempre tenere a mente che oltre a noi occidentali ci sono un altro miliardo di persone che stanno ogni anno aumentando i loro consumi, le loro immissioni e le loro richieste.
Anche ammettendo che il ns fabbisogno di energia riesca a diminuire (e non ci credo), l’aumento di quello cinese e indiano farà apparire il ns vantaggio una goccia nel mare.
Circa gli ultimi articoli sui pro e i contro li ho letti con interesse. Vorrei però proporre un semplice conto della spesa dell’idea di Icy di convertire al fotovoltaico i fabbisogni elettrici domestici.
Icy stima che bastino 385 Kmq di pannelli solari (l’1% della superficie dei primi 100 comuni italiani).
Attualmente il costo di installazione di un mq di pannelli se non sbaglio si aggira poco sopra 1 1000 euro. Ammettendo che questi costi si possano dimmezzare di netto abbiamo 500 euro. (correggetemi se ho dati sbagliati, io li ho presi da siti di produttori/installatori)
Il resto è aritmetica 321Kmq sono 321 milioni di mq… che moltiplicati per 500 euro… da un costo totale di impianto pari 160 miliardi di euro… il 10% del pil italiano.
160 miliardi? beh, pensavo peggio…considerando che abbiamo persone specializzate nello spalmare costi di investimento in venti o trent’anni
seriamente, non è una cifra bassa, ma solo di petrolio l’anno scorso si sono spesi oltre trenta miliardi.
@Omborne:
Infatti, non c’è scritto che l’efficenza risolve. L’efficenza dà un contributo: è diverso.
Secondo stime di Confindustria (non dei verdi arcobaleno) interventi di efficentamento energetico porterebbero ad una riduzione del fabbisogno nazionale del 20%-30%) Poco? A me non sembra.
Per entrare nella “logica” di quello che penso, sul tuo ragionamento sul “costo” del fotovoltaico io mi soffermerei di più su un altra cosa: con “investimenti” del 10% del Pil italiano cosa posso fare sul fronte dell’energia? Interventi di efficentamento? Una nuova centrale a carbone? Una centrale nucleare? Lo sviluppo del fotovoltaico? Un mix di varie cose?
Grazie.
@paolo:
splendido il richiamo a Mr Tremonti ^_^
Grazie anche a te
Per esempio il costo per KWh di una centrale a ciclo combinato a gas naturale è meno di un quarto rispetto al fotovoltaico, sostituire le centrali termoelettriche attuali con centrali a ciclo combinato significa aumentare del 50% l’efficenza energetica e ridurre di conseguenza le emissioni.
Tutti i bei discorsi sul fotovoltaico si scontrano con un semplice fatto, che senza enormi finanziamenti pubblici è alle attuali condizione assolutamente antieconomico, e dati i vincoli di bilancio che fortunatamente la comunità europea ci impone, per spendere alcune decine di miliardi di euro all’anno per sostenere il fotovoltaico ( costi di fabbricazione + maggiori costi dell’energia ) questi soldi possono essere trovati solo con sensibile aumento delle tasse o un drastico taglio della spesa pubblica, ma voglio proprio vedere dove tagliare, come diceva quel tale sono bravi tutti a fare i pederasti col posterriore altrui, ma quando si tratta di pagare di tasca propria ( per esempio mandando tutti in pensione a 65 anni come nei paesi civili ) si mettono tutti a starnazzare come galline.
@Comicomix
20/30% mi sembra davvero tanto sai… hai la fonte?
cosa si può fare con 160 mld di euro…? beh ti dico che la nuova centrale di atomica in Finalndia ha \”sforato\” tutti i preventivi arrivando alla cifra di 4.5 mld di euro… percui con 160 mld di euro ci costruiresti… ben 35 centrali nucleari… e credo il doppio o il triplo di centrali a carbone.
La realtà però è MOLTO più complessa. E probabilmente la scelta giusta è un mix tra efficenza, rinnovabile e nucleare.
Il problema rimane cosa faranno gli altri… mi ha colpito molto questo articolo:
http://www.city-journal.org/2009/19_2_carbon.html
mi ripeto, come già scrissi commentando l’articolo di Icy.
Certo, oggi il fotovoltaico non è conveniente.
Ma perché fossilizarsi ad oggi?
e soparttutto, perché solo al fotovoltaico?
l’eolico, con buona pace di chi pensa il contrario, ha il solo costo di mettere su un bastone con delle pale.
quasi nessuna manutenzione.zero emissioni.
la tecnologia dei rotori ormai è talmente avanzata che girano ad attrito quasi nullo.
certo, oggi costa di più.
per lo stesso motivo per cui una auto ibrida/elettrica costa di più.se ne vendono poche…
ma la tecnologia odierna già consente di ottenere risultati straordinari, da subito, a emissioni zero, già da oggi proiettati nel futuro.
come già dissi, il Texas, non la fricchettona baia di san francisco california, produce la maggior parte di energia eolica in america.
in danimarca ci fanno il 20% del fabbisogno.
e non biosgna aspettare 20 anni come una centrale nucleare.
usare queste fonti vuol dire dare impulso alla ricerca.
lasciarle da parte come prodotti di elite da gente ricca e roba che si studia nelle università, significa che non decolleranno mai.
p.s.: piccola nota.in italia l’eolico non si installa perché le giunte (destra e sinistra in questo sono uguali) fanno forti resistenze, trovando gli impianti anti estetici.molto meglio un bel sarcofago di cemento pieno di uranio.quelo si che da lustro al paesaggio.
@walter.
concordo con te. L’eolico in Italia è sotto sviluppato, quando potrebbe essere un alternativa.
ti do due flash interessanti:
1- Enel è uno dei maggiori produttori eolici al mondo… solo che i suoi impieanti sono per lo più in USA; Grecia e Francia… indovina xché in Italia non ci prova nemmeno ad installare?
2- anni fa mi ero interessato al settore e avevo parttecipato ad alcune fiere. Quando uno va ad una fiera di un settore simile si immagina di trovare produttori di turbine, nuove teconologie di produzione, consulenti per individuare le aeree giuste dal punto di vista metereologico, esperti di marketing.. venditori.. invece al 90% gli espositori erano “consulenti” esperti nel ottenere i fondi pubblici italiani e comunitari.
il che la dice tutta su dove sia la fregastura tutta italiana.
@pietro 1960:
la soluzione è nel mix di tutto, secondo me. Ma senza aggrapparsi a “feticci” come nucleare vs rinnovabili, e basta. Grazie
@Ombrone:
A titolo di esempio (e vista la fonte “autorevole”) ho linkato nel post una presentazione di Alessandro Clerici, Vice Presidente Commissione Energia di Confindustria e coordinatore Task Force “Efficienza Energetica” che dice che in Italia (paese neppure tra i peggiori) si potrebbero risparmiare 30 Mtep su un totale di 145 consumati). E spiega anche come. Tullio Fanelli, membro dell’authority, ha parlato una settimana fa del 25% in Italia, 30% in Europa, forse anche 50% in USA. Studi di wwf e green peace arrivano addirittura a oltre il 40% a livello mondiale, ma lì probabilmente si esagera un po’). Ma ammettiamo fosse anche il 15%: è tantissimo.
Ovviamente, non basta (perchè il livellamento verso il basso significa comunque che altri paesi aumentrebbero i consumi)
Ma la risposta è, come dici tu e come dico nel pezzo, in un mix di tutti gli interventi su domanda ed offerta
@walter stucco:
Sono d’accordo sul fatto che, appunto, la tecnologia di OGGI non è necessariamente immutabile, anzi. E che le convenienze possono cambiare
@Comix,
grazie ho trovato il link giusto, adesso me la scarico e la leggo.
@Ombrone:
prego: è molto interessante.
Sono d’accordo sull’impostazione di fondo dell’articolo, ma contesto profondamente il discorso relativo alle “previsioni”.
Sulla base di questi dati c’infinocchiano.
Che un domani si possa estrarre uranio dall’acqua o petrolio dalle nostre scorregge è tutto da provare.
La tecnologia c’è già?
Ah, davvero?
La tecnologia per colonizzare la luna c’è da 50 anni…tu hai parenti che vivono sulla luna?
Una cosa è certa. Così non possiamo continuare.
Ce ne renderemo conto?
Probabilmente a nostro malgrado e con nostra grande sorpresa.
@Z:
“Una cosa è certa: così non possiamo continuare”
Sono totalmente d’accordo, ed infatti questo è il senso dell’articolo.
“Sulla base di questi dati c’infinocchiano”
Può essere. Infatti nell’articolo si distingue quello che è possibile da quello che è probabile. E si dice che è sbagliato (lo fanno soprattutto i sostenitori del “nucleare”) fare previsioni sottostimando le possibilità di reperire ulteriori risorse da alcune fonti e sovrastimando la durata di altre, oltretutto considerando “Data” la tecnologia (al momento sicuramente non conveniente) delle energie rinnovabili.
“Tu hai parenti che vivono sulla luna?”
No. Io (CapaRezza docet) Vengo dalla Luna
Grazie.
Vivo in una zona dove al posto degli alberi vengono piazzati piloni e sopralzi con il fotovoltaico, che splendido panorama da coglioni. Bar con luci accese di giorno nei dehor coperti dalla plastica, decine di televisori accesi nei supermercati, per vedere cosa? Stupidaggini televisive. RISPARMIO SIGNORI, RISPARMIO. Risparmio non significa ritornare indietro nel tempo ma appropriarsi della propria vita escludendo le cazzate televisive sai quanto ci riguadagnerebbe, non la nostra cultura che è solo un magazzino nella memoria, ma l’INTELLIGENZA QUELLA VERA CHE HA PERMESSO L’INNOVAZIONE E IL PROGRESSO.