PIU’ FARMACIE? – Uno dei firmatari, Tomassini, dopo la lettera che lo accusava delle norme penalizzanti per le parafarmacie, si è difeso citando
quelle relative all’apertura di nuove farmacie presenti nello stesso testo: “Sono profondamente sorpreso dalla lettera che la Federazione Esercizi Farmaceutici e il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti hanno inviato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nei nostri disegni di iniziativa parlamentare, non c’è nessun atto contrario alle parafarmacie, ma c’è anzi l’obiettivo di raggiungere con soddisfazione di tutti una migliore distribuzione farmaceutica, quindi più capillare, anche nelle zone disagiate con la previsione dell’apertura di nuove farmacie“. Ma prendendo in considerazione quanto affermato dai farmacisti in un loro commento tecnico al ddl, si tratterebbe di un’inesattezza, perchè la distribuzione più capillare garantita dalle parafarmacie non sarebbe affatto garantita con le nuove norme proposte al Senato: “L’unificazione del quorum tra i comuni di piccole e grandi dimensioni (oggi una ogni 5000 abitanti nei comuni al di sotto dei 12500 abitanti e 1 ogni 4000 abitanti nei comuni al sopra dei 12500 abitanti) porterà all’apertura di pochissime farmacie, questo perché esistono già nel territorio italiane numerose farmacie sopranumerarie, ovvero farmacie aperte in deroga al criterio della popolazione o che continuano ad operare magari vi siano stati spostamenti della popolazione. Bene, queste farmacie attraverso un’unificazione del quorum sarebbero riassorbite nel criterio della popolazione, quindi nessun nuovo esercizio verrebbe aperto“.
SILVIO ILLIBERALE? – Ecco cosa aveva affermato il Presidente del Consiglio in un discorso del 2001, ricordato oggi dal MNLF, parlando di libere professioni, ordini professionali e corporazioni: “Le libere professioni devono
essere in linea con i tempi e poiché viviamo in società dinamiche sottoposte a continui avanzamenti tecnologici, a crescenti complessità organizzative, alla necessità di maggiori specializzazioni non si può negare l’esigenza di apportare degli ammodernamenti alle attuali organizzazioni professionali, evitando chiusure corporative che finirebbero col danneggiare le organizzazioni professionali stesse“. Oggi, il liberale e liberista Berlusconi, come ha sempre amato definirsi, è chiamato in causa dai professionisti per bloccare il provvedimento anti-liberale prodotto dalla sua stessa maggioranza. Il tempo ci dirà se, da imprenditore e strenuo difensore del mercato, preferirà sottrarre benefici alla collettività per riconsegnarli nelle mani di una corporazione arroccata nei suoi privilegi, o preferirà aprire quanti più prodotti possibili alla tanto invocata libera concorrenza. Se dovesse scegliere l’interesse dei pochi a quello dei tanti, vuol dire che, in questo caso, la sinistra “illiberale“, “comunista” e “anti-capitalista“, perennemente bersaglio dei suoi attacchi, in quanto a liberalizzazioni e a difesa del mercato lo avrà superato.


“Berlusconi fa rima con corporazioni” ^_^
Conoscevo questa vicenda che Donato ha trattato con una chiarezza esemplare. Ed è ridicolo (non mi viene aggettivo migliore) soprattutto l’atteggiamento di governo e maggioranza (il partito delle libertà:.ah ah ah ah) nel giustificare quello che è, con tutta evidenza, solo un cedimento alla lobby delle farmacie.
Un sorriso non corporativo
C.
..e se fosse anche una motivazione, per avere il controllo nella distribuzione di particolari farmaci, che dovendosi adeguare in parte alla legislazione Europea, non richiedono più l’obbligo della ricetta medica, ma sono contrastati dalla chiesa, attraverso l’obiezione di coscienza dei titolari di farmacie??…la lobby farmaceutica e in parte dipendente, per interessi azionari alla chiesa, che può ricattare i titolari di farmacie, ma non i liberi professionisti delle para-farmacie.
negli altri paesi Europei, in grande maggioranza, chi si rifiuta di dare un servizio pubblico convenzionato, Per motivi di coscienza, viene escluso dalla convenzione, e sostituito con altro esercente.
Io sono meno furbo di Voi, parto da un principio fandamentale, se lo propone Gasparri (l’irresponsabile),il decreto è CATTIVO. Non può essere altrimenti, quando MAI un Gasparri può proporre qualcosa che non benefici “”qualcuno “” in particolare. Non mi si accusi di irrazionalità, solamente degli scemi possono pensare che un Gasparri o un Berlusconi, possano proporre qualcosa che non li benefici direttamente.
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