La presidenza Obama taglia il traguardo dei primi 100 giorni. Moltissimi annunci, qualche svolta e valori record nei sondaggi. Il change non è ancora arrivato, ma è stato percepito dalla maggioranza degli americani.
I primi 100 giorni della nuova Amministrazione sono arrivati in mezzo
all’esplosione della più grave crisi economica degli ultimi 70 anni. Dopo 4 anni di Grande Depressione, Roosevelt ridisegnò subito il sistema bancario e iniziò la magna opus del New Deal. Obama non ha apportato simili cambiamenti epocali, ed in questi primi 3 mesi si è notato un notevole attivismo, talvolta estemporaneo, e la grande abilità nelle relazioni pubbliche, già palesatasi durante l’infinita campagna elettorale per le presidenziali 2008. Il Congresso democratico si è mostrato meno pronto del previsto a recepire l’agenda politica del nuovo presidente, e la contorta via d’uscita al caos finanziario ha scontentato una discreta parte del fronte liberal, che avrebbe auspicato maggior coraggio nell’affrontare i guasti di Wall Street. L’opposizione repubblicana è stata veemente, e la retorica post partisan della campagna elettorale si è dissolta contro il granitico muro del Gop, ormai arroccatosi nella difesa della Middle America opposta al melting pot metropolitano, la base elettorale di Obama.
- ARRIVA IL SOCIALISMO? - I numeri della disoccupazione si sono aggravati, ma l’Amministrazione non è ancora percepita come colpevole su questo fronte. Il successo più limpido è stato ottenuto con l’approvazione del pacchetto di stimolo economico, licenziato dal Congresso in poco tempo e con un articolato sostanzialmente simile alle proposte del Team Obama. I voti repubblicani non sono però arrivati, a parte 3 senatori moderati del Nord Est, Collins, Snowe e Specter, che hanno mitigato le spese previste nel pacchetto di stimolo. Il fondo pubblico-privato per comprare gli asset tossici e concludere la crisi finanziaria ha generato maggiore perplessità, e nonostante buone notizie sul fronte dei bilanci delle banche rimangono ancora molte ombre. Il maggior cambiamento apportato da Obama è il consistente aumento della spesa pubblica in rapporto al reddito nazionale. Storicamente fissato intorno al 30%, l’intervento dello Stato è cresciuto oltre la soglia del 40% grazie alle misure anti
crisi, e se il budget presentato dal presidente sarà recepito, gli Usa diventeranno molto simili al capitalismo europeo, dove da tempo i poteri pubblici generano quasi la metà del Pil. Un elemento sottolineato da uno storico di formazione socialista come John Judis così come dall’economista conservatore Lawrence Kudlow, che ha decretato la morte del capitalismo democratico americano dell’era Reagan ,vista la trasformazione in salsa europea apportata dallo statalismo obamiano. Il cambiamento, in realtà più percepito che concretizzatosi , ha scatenato una feroce reazione repubblicana, che ha elettrizzato un partito ferito dall’ultima tornata elettorale. La scossa di furore ha rinvigorito la base conservatrice, presente in buon numero nei Tea party organizzati contro il paventato arrivo del socialismo, ma al momento ha palesato la minoranza culturale dei fan di Sean Hannity o di Michelle Malkin nell’opinione pubblica americana, terrorizzata dalla crisi e tranquillizzata dalla leadership di Obama. La fiducia nel presidente è ancora alta, e i tre grandi obiettivi di politica interna sono condivisi dalla maggioranza degli statunitensi. Il rafforzamento dell’istruzione e la tutela dell’ambiente sono temi di grande presa, ma la vera grande sfida sarà la riforma sanitaria. Nel budget la mole di risorse stanziate è imponente, un dato che sottolinea come il lascito agognato da Obama sia la copertura universale della salute per ogni cittadino americano. Roosevelt ha introdotto un sistema previdenziale pubblico, e il nuovo presidente democratico sogna di garantire una riforma simile nel campo della Sanità. L’opinione pubblica è schierata su questo tema con i democratici, ma il ruolo del Congresso sarà decisivo per capire se Obama potrà imporre il proprio marchio di fabbrica. La via è ancora molto lunga e le grandi industrie farmaceutiche o sanitarie sono già pronte a replicare la guerra già vinta contro i Clinton. La procedura semplificata di voto scelta al Senato, così da evitare la maggioranza dei 60 voti, è una vittoria significativa per l’Amministrazione, che però deve ancora chiarire la propria posizione sul fondo assicurativo pubblico, irrinunciabile per i progressisti e improponibile per repubblicani e grandi aziende del settore.
- STRETTE DI MANO LUNGO IL GLOBO - La politica estera è rimasta in secondo piano nei primi 3 mesi della nuova presidenza, e rimarrà sullo sfondo fino a che la crisi economica non passerà. A livello internazionale c’è stato grande clamore per i gesti di apertura al mondo islamico lanciati da Obama, che è rimasto fedele a quanto promesso in campagna elettorale. L’utilizzo dell’enorme carisma personale per rivalutare l’immagine dell’America è stato messo in campo con grande abilità, e ha mantenuto alta la popolarità del presidente, sia all’interno che all’esterno del Paese, tanto che nei sondaggi l’operato di Obama è più apprezzato in politica estera rispetto a quella interna . Il G-20 londinese non si è rivelato inutile come i precedenti, mentre l’Amministrazione ha spostato la propria attenzione dal Medio Oriente verso l’Asia, focalizzando sull’Afghanistan e sul Pakistan i propri sforzi politici e militari. La disattenzione di Bush rispetto all’impegno afgano ha generato una situazione molto pericolosa, che potrebbe avere ripercussioni pesanti specie alla luce delle traversie del Pakistan. I talebani e l’integralismo islamico potrebbero raggiungere a Islamabad le famose armi di distruzione di massa mai trovate a Badgad. L’Iraq sarà invece gradualmente abbandonato dopo la relativa stabilizzazione riuscita a Petraeus, e la politica ambientale è stata radicalmente rivista, diventando centrale anche nella politica estera, un elemento nuovo rispetto al recente o lontano passato.























Gran bel pezzo, come al tuo solito
L’ho gustato tutto ieri sera mentre lo montavo.
Bravo
Grazie, come siete gentili
I vostri complimenti mi fanno davvero piacere, anche se mi mancano un po\’ le critiche di ABR
forse nemmeno abr può sempre criticarti:D
100 giorni non sono niente. Nessuno dovrebbe montarsi la testa ne scoraggiarsi, d’altronde, dopo i “”vergognosi”" disastri di Bush aggravati dagli interessi di Chenney e Cia., non era difficile fare meglio. é accaduto come in Italia (poveretta) con l’avvento del Re Travicello, dopo lo spettacolo Prodi e Cia. tutto quello che toccava migliorava.(o quasi tutto). Ho fiducia nel Governo Obama,però sarà dura, se ad ogni comportamento incomprensibile (per noi) dobbiamo metterci a criticarlo come fa lo “”schiavista”" Ferrara (che prega per un fallimento), siamo veramente patetici.