Di terremoto ormai non si parla quasi più. La notizia è finita a pagina 20 e 21 dei quotidiani, come racconta Stampa Rassegnata. Se non fosse per un premier che decide di spostare il G8 all’Aquila - c’è da ammetterlo, dal punto di vista mediatico è una buona idea – sarebbe finita ancora più in là la notizia che è agibile il
54% degli edifici. Anzi, più precisamente, “dopo 15.006 verifiche effettuate dalla Protezione civile sugli edifici pubblici e privati, ne è risultato agibile – al 25 aprile – il 54,8%; agibile con piccole modifiche il 16,1%; temporanenamente inagibile il 3,4%; inagibile il 21,3%; con rischio esterno il 2,8%. Ispezionati 13.190 edifici privati (abitazioni), 468 pubblici, 36 ospedali, 1001 caserme e 403 scuole”. E soprattutto: stiamo parlando di “64.768 sfollati: in 29.136 alloggiano in hotel e case private della costa, gli altri sono sparsi fra le 173 tendopoli allestite in prossimità delle aree devastate dal sisma e presso parenti o amici fuori regione“. Mentre tra l’Aquila e Teramo si sono avvertite altre tre scosse l’altroieri, dopo una giornata di pausa. Però è vero quello che si dice su SR: “Ora comincia il lento, inevitabile, oblìo. Proprio quando ci sarebbe da stare attenti, da mandare inviati, da tenere gli occhi aperti. Ora cominciano le ruberie, le furbizie, le illegalità. Ora comincia il grande lavoro che la nostra stampa quotidiana non ha il coraggio e la voglia di fare”. Perché è inutile stare lì a raccontarci bugie: se gli abruzzesi devono aver paura oggi del terremoto, dovrebbero a maggior ragione avere domani paura della ricostruzione. O meglio: stando alle precedenti esperienze, ne dovrebbero avere terrore. Su quanto accaduto in Irpinia, meglio stendere un velo pietoso. Basti ricordare quanto faceva ridere la battuta che descriveva il figlio di un famoso leader della sinistra democristiana dell’epoca: “Lo sai che prima del terremoto andava in giro in Cinquecento?“. E via ironizzando.
Questo, purtroppo, in Italia è vero a prescindere. Eppure l’esempio da seguire non sarebbe poi così lontano: in Umbria, come ricordava Carlo Cipiciani qualche tempo fa, il terremoto “colpì 76 comuni, ci furono oltre 30 mila senza tetto iniziali, 2.297 edifici monumentali e chiese danneggiati, 1.971 edifici pubblici (tra scuole, ospedali, municipi) e 690 infrastrutture (strade, acquedotti, fognature, linee elettriche e telefoniche, rete del metano). Nella regione si scelse il modello della ricostruzione come “recupero” e messa a norma del patrimonio edilizio, in una zona ad alto rischio sismico, per la “ricostruzione” dei borghi e del paesaggio, coinvolgendo direttamente le persone, unite in consorzi per i Piani Integrati di Recupero: progetti integrati con cui si ricostruisce la propria casa, il proprio quartiere, il proprio borgo. Una ricostruzione nel senso letterale dell’espressione, che è costata in Umbria circa 5,2 miliardi di euro. Anche questo “modello” di ricostruzione ha funzionato: dopo 3 anni il 22% degli sfollati era rientrato nelle abitazioni riparate, il 46% a settembre 2001, il 62% nel settembre 2002, a 5 anni dal terremoto, per arrivare al 92% attuale“. Chissà perché, però, è l’esempio irpino che ci sembra quello a cui rischia di somigliare di più l’Abruzzo. E non è una questione politica: c’entra poco se la Regione la governa il centrodestra o il centrosinistra, sia per quanto riguarda lo specifico della classe politica abruzzese, sia per quanto concerne la guida nazionale. Nello specifico, oggi pubblicheremo un pezzo che parla dei fondi stanziati dall’esecutivo Berlusconi, ma non è questo il punto. Il punto – o per meglio dire il problema – è che purtroppo oggi è lecito dubitare di come andrà a finire. Anzi, peggio: bisogna pensare che potrebbe andar bene come potrebbe andar male. Tutto dipende dal caso, visto che non esiste una costante come “non speculare sulle tragedie” nella politica italiana. Se si dovesse installare una spirale fortunata, potrebbe finire come l’Umbria. Se qualcosa andasse storto, potrebbe finire come l’Irpinia. Ed è proprio il senso di questo aut aut a costituire qualcosa di terribilmente preoccupante.
(A margine, viene anche da dire che la questione “mediatica” che solleva Stampa Rassegnata è anche, a suo modo, malposta. Non è che sia la categoria dei giornalisti a essere vigliacca e accidiosa; è che invece in tutte le categorie di lavoro dipendente difficilmente c’è gente che ha una gran voglia di sfanculare il suo capo, o di essere sfanculato. E non è detto che ci debba essere sempre un’eccezione, per confermare una regola ormai assodata)
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Ieri Silvio Berlusconi sembra aver inaugurato una nuova fase della sua politica: ha prima detto che è ingiusto equiparare i partigiani a Salò, e subito dopo, su sollecitazione del leader del PD Dario Franceschini, che sarà ritirato un disegno di legge che prevede la parificazione dei partigiani con i repubblichini della Rsi, un’iniziativa parlamentare più o meno bipartizan (ci sono molti ex An dentro) presentata dagli onorevoli Barani, Angeli, Barba, Barbieri, Bocciardo, Caldoro, Castellani, Castiello, Catone, Cesaro, Ciccioli, Corsini, Cristaldi, De Angelis, De Corato, De Luca, De Nichilo Rizzoli, Di Biagio, Di Virgilio, Dima, Divella, Fogliardi, Gregorio Fontana, Fucci, Garofalo, Girlanda, Holzmann, Laboccetta, Lo Monte, Giulio Marini, Mazzoni, Ricardo Antonio Merlo, Migliori, Narducci, Petrenga, Rosso, Sardelli, Sbai, Valentini, Ventucci, Vessa, Zacchera. “Berlusconi Party-giano” era il titolo del Riformista di ieri, che pubblicava anche due foto, l’una accanto all’altra, con il presidente del Consiglio che compare ritratto ieri a Onna con il fazzoletto della Brigata ‘Maiella’; e mentre saluta dal palco del congresso del Pdl con alle spalle il simbolo del partito. A parte l’ironia, c’è da dire che – pur non potendo formalmente un premier pretendere, per il solo fatto di essere al governo, che un parlamentare ritiri un DdL; ma questo nessuno lo noterà, forse – la provocazione di Franceschini ha finito per diventare un boomerang, tornato addosso al segretario del PD. E se davvero Berlusconi cogliesse al balzo l’occasione per scavalcare a sinistra Fini nella svolta Liberal, la corsa al Quirinale, quando comincerà, sarà davvero divertente.























Il proseguimento ideale dell’ottimo lavoro di analisi compiuto durante la settimana del sisma, in cui si “è fatto le pulci” a tutto il circo mediatico senza cedere alla tentazione della lacrimuccia facile.
Del resto anche questo pezzo più che chiudere un discorso apre molti interrogativi, a partire dall’ultima frase, che rimanda ad un imperscrutabile fato, piuttosto che a una molto più confortante razionalità, nella gestione del dopo terremoto. Non resta quindi che aspettarsi che il discorso non si chiuda qui, almeno per G, ma che una bella luce puntata proprio dove gli altri non guardano, scopra le contraddizioni e le evidenzi, rendendo un servizio a chi legge, ma anche, per quanto possibilie, a chi è coinvolto, perchè la possibilità di una ricostruzione intelligente e ben fatta sia sempre meno affidata al caso e sempre più alla volontà.
Dire le cose come stanno, forse non determina nessun cambiamento, ma l’essere scomodi in questo caso rappresenta un esempio, un buon esempio, almeno per me.
“Di terremoto ormai non si parla quasi più.”
Sara’, ma Studio Aperto continua imperterrito a informarmi di qualunque minuzia avviene in Abruzzo in questi giorni.
Oh, han fin mandato in trasferta Silvia “Cogne” Vada che e’ garanzia di serialita’.
Buffo: ieri ho notato (con stupore) che sul quotidiano La Repubblica (quello che acquisto) non c’era UNA RIGA sul sisma d’Abruzzo, neppure nelle pagine interne, e che solo il fondo di Scalfari ne parlava (in modo molto “distratto”) con riferimento alla scelta di fare il G8 a L’Aquila.
Buffo: perchè sarebbe proprio ora il tempo di RACCONTARE cosa accade. Ci si è soffermati (spesso oltre i confini della decenza) sulla cronaca del dolore e della sofferenza dei primi momenti e adesso, che è il momento di puntare i riflettori, si spengono tutte le luci dei “grandi media”? Mah…
Il terremoto ha evidenziato ancora una volta la differenza tra la capacità della gente comune a reagire alle calamità e la capacità della classe politica a derubare i cittadini.Non molto tempo fa l’Abruzzo è stato alla ribalta della cronaca per motivi ben diversi e di cui ci si deve soltanto vergognare. Mi auguro che i politici prendano esempio dalla reazione degli abruzzesi che ha riqualificato gli italiani agli occhi del mondo e almeno questa volta si dimostrino all’altezza di quella povera gente. Un pensiero al 25 aprile:ma siamo proprio sicuri che a liberare l’Italia siano stati i partigiani e non gli eserciti degli alleati?
“Buffo: perchè sarebbe proprio ora il tempo di RACCONTARE cosa accade”
deve aver ESAURITO i registi italiani a disposizione da dislocare sul posto per i reportages, mentre Giuseppe D’Avanzo, intanto, è praticamente scomparso…
“Se non fosse per un premier che decide di spostare il G8 all’Aquila – c’è da ammetterlo, dal punto di vista mediatico è una buona idea”
Purtroppo, c’è per chi la vita è tutto uno show…caro Gregori! e speculare sulle disgrazie altrui è vergognoso…
Perchè continuate a raccontarci queste cose? Siete Sadici o coglioni? Cosa ci possiamo fare noi se non sentire rabbia? Il Presidente della Commissione che investigò sul “dopo Irpinia”", era presieduta da Scalfaro. Chiedete a Lui cosa è accaduto nel dopo terremoto. La Commissione ha accertato! E dopo? I ladri si sono goduti il malloppo. Perchè il PD. ha votato contro gli arresti domiciliari per l’On. Antonio Angelucci l’Angelo della Sanità? Non mi aspetto risposte. Se c’è qualcuno che legge queste righe, sa darsi le risposte da solo! Sono i nostri Dirigenti che continuano a navigare nell’oscurità.