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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 27 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Di terremoto ormai non si parla quasi più. La notizia è finita a pagina 20 e 21 dei quotidiani, come racconta Stampa Rassegnata. Se non fosse per un premier che decide di spostare il G8 all’Aquila - c’è da ammetterlo, dal punto di vista mediatico è una buona idea – sarebbe finita ancora più in là la notizia che è agibile il 3474194137 123a25f803 o Abruzzo, peggio del terremoto? La ricostruzione54% degli edifici. Anzi, più precisamente, “dopo 15.006 verifiche effettuate dalla Protezione civile sugli edifici pubblici e privati, ne è risultato agibile – al 25 aprile – il 54,8%; agibile con piccole modifiche il 16,1%; temporanenamente inagibile il 3,4%; inagibile il 21,3%; con rischio esterno il 2,8%. Ispezionati 13.190 edifici privati (abitazioni), 468 pubblici, 36 ospedali, 1001 caserme e 403 scuole”. E soprattutto: stiamo parlando di “64.768 sfollati: in 29.136 alloggiano in hotel e case private della costa, gli altri sono sparsi fra le 173 tendopoli allestite in prossimità delle aree devastate dal sisma e presso parenti o amici fuori regione“. Mentre tra l’Aquila e Teramo si sono avvertite altre tre scosse l’altroieri, dopo una giornata di pausa. Però è vero quello che si dice su SR: “Ora comincia il lento, inevitabile, oblìo. Proprio quando ci sarebbe da stare attenti, da mandare inviati, da tenere gli occhi aperti. Ora cominciano le ruberie, le furbizie, le illegalità. Ora comincia il grande lavoro che la nostra stampa quotidiana non ha il coraggio e la voglia di fare”. Perché è inutile stare lì a raccontarci bugie: se gli abruzzesi devono aver paura oggi del terremoto, dovrebbero a maggior ragione avere domani paura della ricostruzione. O meglio: stando alle precedenti esperienze, ne dovrebbero avere terrore. Su quanto accaduto in Irpinia, meglio stendere un velo pietoso. Basti ricordare quanto faceva ridere la battuta che descriveva il figlio di un famoso leader della sinistra democristiana dell’epoca: “Lo sai che prima del terremoto andava in giro in Cinquecento?“. E via ironizzando. 

Questo, purtroppo, in Italia è vero a prescindere. Eppure l’esempio da seguire non sarebbe poi così lontano: in Umbria, come ricordava Carlo Cipiciani qualche tempo fa, il terremoto “colpì 76 comuni, ci furono oltre 30 mila senza tetto iniziali, 2.297 edifici monumentali e chiese danneggiati, 1.971 edifici pubblici (tra scuole, ospedali, municipi) e 690 infrastrutture (strade, acquedotti, fognature, linee elettriche e telefoniche, rete del metano). Nella regione si scelse il modello della ricostruzione come “recupero” e messa a norma del patrimonio edilizio, in una zona ad alto rischio sismico,  per la “ricostruzione” dei borghi e del paesaggio, coinvolgendo direttamente le persone, unite in consorzi per i Piani Integrati di Recupero: progetti integrati con cui si ricostruisce la propria casa, il proprio quartiere, il proprio borgo. Una ricostruzione nel senso letterale dell’espressione, che è costata in Umbria circa 5,2 miliardi di euro. Anche questo “modello” di ricostruzione ha funzionato: dopo 3 anni il 22% degli sfollati era rientrato nelle abitazioni riparate, il 46% a settembre 2001, il 62% nel settembre 2002, a 5 anni dal terremoto, per arrivare al 92% attuale“. Chissà perché, però, è l’esempio irpino che ci sembra quello a cui rischia di somigliare di più l’Abruzzo. E non è una questione politica: c’entra poco se  la Regione la governa il centrodestra o il centrosinistra, sia per quanto riguarda lo specifico della classe politica abruzzese, sia per quanto concerne la guida nazionale. Nello specifico, oggi pubblicheremo un pezzo che parla dei fondi stanziati dall’esecutivo Berlusconi, ma non è questo il punto. Il punto – o per meglio dire il problema – è che purtroppo oggi è lecito dubitare di come andrà a finire. Anzi, peggio: bisogna pensare che potrebbe andar bene come potrebbe andar male. Tutto dipende dal caso, visto che non esiste una costante come “non speculare sulle tragedie” nella politica italiana. Se si dovesse installare una spirale fortunata, potrebbe finire come l’Umbria. Se qualcosa andasse storto, potrebbe finire come l’Irpinia. Ed è proprio il senso di questo aut aut a costituire qualcosa di terribilmente preoccupante. 

(A margine, viene anche da dire che la questione “mediatica” che solleva Stampa Rassegnata è anche, a suo modo, malposta. Non è che sia la categoria dei giornalisti a essere vigliacca e accidiosa; è che invece in tutte le categorie di lavoro dipendente difficilmente c’è gente che ha una gran voglia di sfanculare il suo capo, o di essere sfanculato. E non è detto che ci debba essere sempre un’eccezione, per confermare una regola ormai assodata)

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Ieri Silvio Berlusconi sembra aver inaugurato una nuova fase della sua politica: ha prima detto che è ingiusto equiparare i partigiani a Salò, e subito dopo, su sollecitazione del leader del PD Dario Franceschini, che sarà ritirato un disegno di legge che prevede la parificazione dei partigiani con i repubblichini della Rsi, un’iniziativa parlamentare più o meno bipartizan (ci sono molti ex An dentro) presentata dagli onorevoli Barani, Angeli, Barba, Barbieri, Bocciardo, Caldoro, Castellani, Castiello, Catone, Cesaro, Ciccioli, Corsini, Cristaldi, De Angelis, De Corato, De Luca, De Nichilo Rizzoli, Di Biagio, Di Virgilio, Dima, Divella, Fogliardi, Gregorio Fontana, Fucci, Garofalo, Girlanda, Holzmann, Laboccetta, Lo Monte, Giulio Marini, Mazzoni, Ricardo Antonio Merlo, Migliori, Narducci, Petrenga, Rosso, Sardelli, Sbai, Valentini, Ventucci, Vessa, Zacchera. “Berlusconi Party-giano” era il titolo del Riformista di ieri, che pubblicava anche due foto, l’una accanto all’altra, con il presidente del Consiglio che compare ritratto ieri a Onna con il fazzoletto della Brigata ‘Maiella’; e mentre saluta dal palco del congresso del Pdl con alle spalle il simbolo del partito. A parte l’ironia, c’è da dire che – pur non potendo formalmente un premier pretendere, per il solo fatto di essere al governo, che un parlamentare ritiri un DdL; ma questo nessuno lo noterà, forse – la provocazione di Franceschini ha finito per diventare un boomerang, tornato addosso al segretario del PD. E se davvero Berlusconi cogliesse al balzo l’occasione per scavalcare a sinistra Fini nella svolta Liberal, la corsa al Quirinale, quando comincerà, sarà davvero divertente.

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