Terremoto, nel decreto c’è qualcosa che non va. Forse troppo
27/04/2009 - LA RICOSTRUZIONE – La ricostruzione delle abitazioni principali distrutte o inagibili (o l’acquisto di abitazioni sostitutive) avverrà, sempre secondo le parole di Tremonti, mediante la concessione di contributi, anche con il credito d’imposta o finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato. Per
LA RICOSTRUZIONE – La ricostruzione delle abitazioni principali distrutte o inagibili (o l’acquisto di abitazioni sostitutive) avverrà, sempre secondo le parole di Tremonti, mediante la concessione di contributi, anche con il credito d’imposta o finanziamenti agevolati
garantiti dallo Stato. Per le abitazioni non principali i contributi potranno avere solo la forma del credito d’imposta, mentre per le attività produttive sono previsti indennizzi per la riparazione e ricostruzione di beni immobili distrutti o inagibili, e per il ripristino delle scorte e la riparazione dei danni dovuti alla perdita di beni mobili strumentali. Il contributo sarà di 150 mila euro per chi ha la casa distrutta, 80 mila per chi l’ha “solo” danneggiata. Ma di nuovo, quante saranno queste case? Sempre seguendo le stime del governo, se gli sfollati veri alla fine saranno “solo 13 mila“, la case da ricostruire dovrebbero essere solo 6-7mila, tante quante le C.a.s.e. Anche ipotizzando che siano tutte da ricostruire ex novo, il costo complessivo (calcolatrice alla mano) è di poco più di 1 miliardo di euro. Gulp! Facciamo la controprova: se ripartiamo i 6,5 miliardi di euro “stanziati” per la ricostruzione dell’Abruzzo, e togliamo pure un paio di miliardi che potrebbero servire per gli edifici pubblici, ci sarebbero allora risorse per 30-40 mila case da ricostruire ex novo. Sono un po’ tante! Sapete perché? Perché l’”inghippo” è nel contributo ammesso: ricostruire una casa con 150 mila euro è un’impresa ardua. E poi perché un contributo fisso, indipendentemente da superfici interessate e dal reddito della famiglia senza tetto? In Umbria 10 anni fa si scelse un contributo a metro quadro, visto che ci sono case più grandi o più piccole. Facendo un po’ di conti, il contributo medio concesso, che comunque non copriva TUTTE le spese per le finiture, per la “ricostruzione pesante” (case gravemente lesionate) è stato di circa 190 mila euro. A pensare male si fa peccato, ma forse per molti abruzzesi senza casa ci sarà da mettere mano al portafogli.
LA COPERTURA FINANZIARIA – Resta il mistero del perché si sia così gravemente sottostimato il numero di case da ricostruire (6-7 mila) mentre si è nettamente sovrastimata la copertura finanziaria necessaria. Ma, al netto della superficialità e del pressapochismo (stiamo pur sempre parlando di Berlusconi e di Tremonti) possiamo tranquillizzare tutti, tranne i nostri amici Abruzzesi, purtroppo: i soldi stanziati in cassa non ci sono. Come forse qualcuno ricorderà, avevamo scritto che i miliardi del Fondo strategico a sostegno dell’economia reale e quindi delle imprese, presso la presidenza del Consiglio dei ministri per un importo sono soldi virtuali, presi da una vecchia riassegnazione di una parte del Fas (Fondo aree sottoutilizzate). E infatti non è un caso che il ministro Tremonti rassicura: “Se ci fosse bisogno di maggiori risorse per la ricostruzione dell’Abruzzo si potrebbe pensare di trovarle tramite un inasprimento della lotta all’evasione“. E non è un caso neppure che sin d’ora si puntualizza che le risorse per finanziare le C.a.s.e., che vanno costruite per davvero e in fretta saranno invece soldi veri pronta cassa (reperiti da giochi e lotterie).
IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO – Quindi, ricapitolando. I provvedimenti del decreto legge sul
sisma Abruzzo comportano la scelta di lasciare nelle tende tutti fino a fine ottobre, forse sperando che così chi la casa ce l’ha ancora se ne vada presto dalle tendopoli. Probabilmente si sottostimano gli “edifici provvisori” da costruire, ma si “gonfiano” le risorse dell’emergenza, costituendo così una consistente riserva, forse nella consapevolezza che le case da ricostruire saranno più di quelle per i famosi 13 mila “sfollati veri” (ma a quel punto ci sarà il tempo sufficiente entro ottobre per stimare i danni, stabilire quante sono e costruirle tutte?) Si sovrastimano le risorse per la ricostruzione, forse perché non si ha una minima idea di quanto ci vorrà davvero. Ma stabilendo da subito (a meno di sorprese nel testo del decreto) un contributo molto inferiore a quello dato in precedenza e comunque non sufficiente per molte famiglie. Non si ha certamente la copertura finanziaria di cassa (e quella di competenza si ottiene togliendo fondi agli ammortizzatori sociali e al “bonus famiglie”, anziché far pagare un po’ più di Irpef ai più ricchi!). Si dichiara candidamente che se i soldi non basteranno si aumenterà la lotta all’evasione fiscale (ma signor Ministro, perché non farlo COMUNQUE: c’è bisogno del terremoto?). Il tutto, contravvenendo alle positive esperienze del Friuli, (e delle Marche e dell’Umbria che hanno seguito quel modello), cioè senza minimamente coinvolgere istituzioni locali e popolazione interessata. Aspettiamo di leggere il testo (è questione di ore) ma c’è di che essere preoccupati. Anche se per fortuna il tempo per correggere il tiro c’è. Forse serve che gli abruzzesi comincino a far sentire la loro voce.













@Sbronzo di riace:
E’ una scelta. Io penso sia giusto, ovviamente con una gradualià nell’”aiuto” dipendente da molti criteri.
@gloria:
Grazie, due volte. ^_^
@Donato:
Ciao! Il problema è proprio questo: i pifferai incantatori vincono anche perchè c’è gente che si lascia incantare facilmente. E perchè chi avrebbe il compito di dire qualcosa al riguardo non brilla per loquacità.
@tutti:
de nuevo!
…Mmmmaaa…
si danno i numeri per consolare…l’immediato.
fra 2 – 3 anni valuteremo il realizzato….non vorrei fra dieci anni leggere dello scontento, che in questo strano paese….è ormai un concerto!!!!1
Complimenti per il pezzo, anche a me ha chiarito diversi aspetti della questione.
La speranza, nonostante tutti i fondatissimi timori, è chiaramente quella che il governo mantenga le promesse e stia facendo le scelte giuste. Lasciare la gente in tenda fino a ottobre significa però condannare per mesi migliaia di persone, soprattutto gli anziani, a una vita quasi impossibile, da profughi. Ci vogliono provvedimenti “umani”, oltre che efficaci sotto il profilo economico e attuativo.
Ma forse è chiedere troppo…
@pierpaolobasso:
Si danno i numeri…mentre il decreto legge non vede ancora la luce..
@Michele:
Ovviamente la speranza è che il governo stia facendo le scelte giuste e riesca a ridare in tempi ragionevoli una casa a chi l’ha perduta.
Non è chiedere troppo: è essere cittadini.
@tutti:
Buonanotte
Voi siete a conoscienza di “”tutto”" e avete pure gli strumenti per farvi sentire, cosa pensate fare? Vi anticipo (rischiando poco) che il dopo terremoto sarà notevolmente migliore del dopo Irpinia. Penso che darà risposte concrete per la maggioranza della popolazione come MAI è accaduto prima (salvo per le regioni del nord che facevano da soli)in altri terremoti meridionali(l’Abruzzo non è il meridione) ma!. Mettiamoci l’animo in pace, ricostruiamo IL PARTITO della maggioranza del Paese, smettiamola d’inseguire le fantasie di Politici sorpassati dagli eventi, LORO hanno altre motivazioni che niente hanno a che vedere con le NOSTRE necessità. Voi potete “DARCI” una mano.