48. La puericultrice (shot policewoman reprise)
26/04/2009 - PRIMO CASSETTO. Usai le ultime energie per calmarmi, il mio respiro e i muscoli della mia faccia, per scambiare un sorriso rasserenante con i colleghi prima di arrivare alla scrivania. Secondo cassetto, le chiavi, il primo sbarrato, quella pistola. ULTIMI
PRIMO CASSETTO. Usai le ultime energie per calmarmi, il mio respiro e i muscoli della mia faccia, per scambiare un sorriso rasserenante con i colleghi prima di arrivare alla scrivania. Secondo cassetto, le chiavi, il primo sbarrato, quella pistola.
ULTIMI ISTANTI. Ricordo il momento in cui la tirai fuori, il silenzio rotto dalle bestemmie dei colleghi che finalmente avevano capito, il loro inutile correre ad impedire il folle gesto.
Mentre il ferro andava violentemente alla mia tempia graffiandomi il sopracciglio pensai a quale sarebbe stata l’ultima immagine della mia vita. Il volto sconvolto dei colleghi, la luce di un ultimo raggio di sole, testimonianza di un giornata primaverile che non avevo gustato, il soffitto, una volta che fossi crollata a terra. Niente di tutto questo, l’ultima immagine fu il volto contrariato ma calmo, un po’ in colpa ma per niente allarmato, di game over. Allora capii che non aveva fatto due volte lo stesso errore, che dopo aver avvisato me e mia madre che mio padre poteva fare un brutto gesto, si era premunito nei miei riguardi scaricandomi il revolver. Lui, che svelandomi il nome dell’amante di mio padre mi aveva consumato la vita, me la restituiva come la lisca di un pesce ormai da buttar via. Lo scatto a vuoto, inutile, ripetuto, sempre più rabbioso, non fermò i miei colleghi che mi sbatterono a terra, facendo volare lontano la pistola, dando, a me, la prevista immagine del soffitto e, a uno di quei mosconi che girano da noi per la cronaca nera, la foto che mi condannò per sempre.
OBLIO. Quando i sedativi si allentarono i giornali avevano già consumato la mia storia e quella di mio padre abbattendo tutti i miei ponti con il passato. Avrei voluto vivere in quello stato tossico per sempre, svegliandomi solo per ricordare quanto fossi inutile nell’attesa di avere una nuova occasione per cancellarmi. Ma non mi misero in un ospedale psichiatrico, una zia spuntata da chissà dove mi portò in un istituto di suore, un posto come un altro dove far passare il tempo.
UN BAMBINO DIFFICILE. Eppure la vita che marcisce in uno stagno può ricominciare a scorrere, più a valle, in altri rivoli. In quell’istituto un giorno, per caso, un bimbo difficile, uno dei tanti che lì aspettavano solo di diventare maggiorenni, cercò di sfogare su di me la sua aggressività. Forse la mia vuota calma, forse la mia mancanza assoluta di volontà, o forse quel mio bisogno sotterraneo di trovare un senso alla vita lo bloccarono, ci regalarono una incerta amicizia, li convinsero che per me poteva nascere qualcosa di nuovo.
LA PUERICULTRICE. Così la poliziotta che voleva mettere ordine nei quartieri usando la legge rinacque per dare ordine ai ragazzi difficili usando l’affetto e la serenità. E via via che la forza tornava sono tornata a guardare a quel passato con occhi nuovi. E se una ragazza d’oro può mai strappare una preghiera dalle labbra di un peccatore è stato proprio quel peccatore di mio padre che alla fine ha strappato un sorriso ad un ragazza che ora tutti giudicano d’oro.
SENSO DELLA VITA. Quindi, se oggi mi trova qui, è perché ormai insegno ad altri come trattare i bambini trovando con loro, ogni giorno, il senso della vita. Che non è nei sogni di bambina o imposti da chissà chi, non nel futuro, ma nel presente, nella scoperta, ogni giorno, di quello che, nella maniera più naturale possibile, in forme spontanee che nemmeno immaginiamo, siamo in grado di fare.
ANTIDOTI. Così, mia cara signora, lasci pure che la sua piccola venga ad abbracciarmi. Starò in questa scuola per pochi giorni ma cercherò di insegnare anche a sua figlia un po’ di antidoti ai peccati del mondo.













Volevo pubblicamente ringraziare Pietro Marmo per l’occasione offertami e la disponibilità. Finalmente ho avuto un lieto fine.
Grazie.
Bel colpo. Bella la storia a quattro mani e pure l’ incrocio Marmo-Ricchiuti.
( E non era nemmeno semplice )
Se fosse stata una partita a scacchi, direi che m’ha battuto con la mia stessa mossa (far risultare diversi in contropiede i personaggi) pur senza snaturare il suo gioco(li fa risultare migliori).
\”Avrei voluto vivere in quello stato tossico per sempre\”
una sensazione che conosco bene, come conosco l\’evoluzione personale che porta alla fine del racconto.
Mi sento toccata in modo profondo, e come tutto ciò che ti tocca in modo profondo, questo racconto mi ha scosso, facendomi rispolverare vecchi ricordi che tengo chiusi bene a chiave di solito, in una cantina della memoria, un pò come quelle foto che non ti piacciono, ma che non smettono di esistere perchè non le guardi.
“Avrei voluto vivere in quello stato tossico per sempre”
una sensazione che conosco bene, come conosco l’evoluzione personale che porta alla fine del racconto.
Mi sento toccata in modo profondo, e come tutto ciò che ti tocca in modo profondo, questo racconto mi ha scosso, facendomi rispolverare vecchi ricordi che tengo chiusi bene a chiave di solito, in una cantina della memoria, un pò come quelle foto che non ti piacciono, ma che non smettono di esistere perchè non le guardi.
“Eppure la vita che marcisce in uno stagno può ricominciare a scorrere, più a valle, in altri rivoli.”
Si, ma bisognerebbe essere anche caratterialmente forti per riuscire a trovare un’altra strada, o meglio, qualche altra distrazione, perchè la vita di qualsiasi persona non è persa se trova una causa buona per cui valga la pena di giocarla!
…e la protagonista del racconto, fuori dal tunnel, ha trovato “i bambini”: infatti, si desidera, anche se in senso lato, appartenere a qualcuno…essere di qualcuno…e al centro dei nostri desideri scopriamo questo grido infinito!
(chi è che ha scelto le foto?…il signore col pigiama celeste…oddio!…sto ancora ridendo!!)
Questa partita a scacchi è nata da Ricchiuti che mi ha chiesto questa doppia storia. Avevo proposto di scrivere io uno dei suoi personaggi e lui uno dei miei ma poi non me la sono sentita e gli ho scritto una delle mie storie. Lui mi ha fatto una chiavica l’eroe del racconto e mi ha rimandato una palla piuttosto avvelenata combinando addirittura un appuntamento tra la mia poliziotta e piccolograndeamore. Allora io li ho riportati dalla mia parte con un po’ di scenografia.
Io non direi di aver vinto la partita: se pensiamo ai grandi artisti del 500 che dipingevano madonne perchè li pagavano per questo e poi facevano quello che volevano è evidente che il pretesto costituisce l’involucro e il risultato è da cercare dentro. Io volevo dare un messaggio negativo sui sogni (come nel brano Father and Son di Cat Stevens “Why, think of everything youve got.For you will still be here tomorrow, but your dreams may not”) perchè in ogni racconto io metto un messaggio. Ricchiuti ha una originalità ed un estetismo eccezionali. Solo il lettore può dire chi ha vinto ma per me il personaggio Game Over è francamente eccezionale, un po’ come quelli di Camilleri (ricordate quello che conservava nelle botti tutto quello che aveva avuto nella sua vita, liquidi e solidi prodotti compresi?) che sembrano incredibili ma che sono verosimili. Per me dunque, e non lo dico per cavalleria, ha vinto lui. Io mi sono preso qualche sfizio (l’istituto delle suore…)
Mica facile mettersi davanti ad un paragrafo intitolato “Il senso della vita”; per chi scrive, intendo.
Mi ricorda una persona che mi è stata e mi è ancora cara, che in un momento di sconforto mi disse “vorrei svegliarmi tra dieci anni” per vedere subito come va a finire. E invece tutto quello che conta è oggi.
@ mariateresa
Mi prendono in giro per i lieti fine ma io credo davvero alla possibilità di recuperare da brutti momenti. Tutti li hanno avuti, alcuni a tinte molto drammatiche, e proprio recuperando una propria essenza ed equilibrio se ne esce fuori. In ogni caso mi fa piacere aver dato voce ai tuoi sentimenti sperando che il ricordo condiviso sia ogni volta meno doloroso
@ Lucia
I bambini li ho inseriti come simbolo di quello che maggiormente si declina al futuro e che invece andrebbe vissuto al presente. Per la forza di carattere…beh a volte è solo forza di disperazione
@just
Io ero protetto dal fatto che indicavo il senso della vita della protagonista…
Vale quello che ho detto dei bambini. Oggi, rigorosamente oggi
@tutti
grazie di avermi e averci letto.