Pakistan, l’inferno delle donne

di - 10/04/2012 - La lesbica che sarà deportata. La bambina stuprata. La violenza di gruppo. E gli attentati fondamentalisti. Nel paese dove non essere uomo è una disgrazia

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    E’ L’INFERNO - La storia di Gloria è solo una delle tante, come dicevamo. Il Pakistan nei dati del centro studi Thomson/Reuters è il terzo paese al mondo per difficoltà della condizione femminile: i dati del 2011 dicono che “continuano le pratiche culturali, tribali e religiose che danneggiano le donne, fra cui attacchi all’acido, matrimonio e gravidanze forzate e punizioni per lapidazioni o altri abusi fisici”: i dati sono davvero allarmanti perché pare che “il 90% delle donne subiscano violenze domestiche”; non parliamo del “delitto d’onore” dove gli assassini non possono essere puniti, pratica che va a colpire praticamente 1000 donne all’anno. Dietro a questi numeri ci sono volti, occhi che chiedono aiuto, vite spezzate e quotidianità infrante dalle violenze degli uomini che, stando alle storie che si possono rintracciare, non hanno davvero mai confini. L’Atlantic Magazine ha una serie di storie, narrate in prima persona, ma prima un’avvertenza non da poco: il movente religioso, davvero, non è tutto. “Gli occidentali”, scrive la prestigiosa rivista, “spesso associano il dramma delle donne pachistane con l’oppressione religiosa, ma la realtà è davvero più complicata. Una mentalità di un certo tipo è profondamente incastonata nelle società patriarcali come il Pakistan, dove le donne povere ed analfabete devono lottare ogni giorno per i diritti di base, per il riconoscimento e per il rispetto. Devono vivere in una cultura che li definisce solo rispetto alle figure maschili delle loro vite”.

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    I VOLTI - Ayesha ha 18 anni. Quando il fratellino è nato, il padre l’ha informata che non sarebbe più potuta andare a scuola, perché i soldi non bastavano. Tutta la famiglia era raccolta in festeggiamenti a casa, quando un uomo le ha messo le mani addosso. Lei era andata nella casa dello zio a prendere altro pane: “Non sapevo che ci fosse un giovane in casa”, racconta. “Mi ha toccato, mi ha legato, mi ha violentato”: il racconto, in prima persona anche se non è chiaro se sia effettivamente la ragazza a parlare, è molto calmo. “Questo accade molto spesso nei villaggi. Le giovani sono violentate, uccise, seppellite, e nessuno le può rintracciare dopo che esse spariscono”; il giovane ha dovuto solo chiedere scusa alla famiglia ed è stato lasciato andare: “Una donna violentata non può più sposarsi. Non gli hanno fatto niente, anche se mi aveva rovinato”, dice Ayesha. La storia di Rehana per certi versi è anche peggiore, perché la prima parte della sua vita è stata felice: era fidanzata con Nasir fin da quando aveva 14 anni, e forse non lo amava, ma stava bene. Poi degli uomini sono entrati in casa sua, hanno fatto irruzione nella sua stanza e l’hanno legata ai piedi: lei non si è fatta violentare, ha minacciato i suoi carnefici con un coltello perché andassero via, e l’hanno lasciata andare. “Ma il danno era fatto”, perché la famiglia di Nasir l’ha ritenuta “usata” e inabile al matrimonio; ha perso tutto. L’unico uomo che se l’è presa è stato, un anno dopo, un uomo già sposato e solo perchè “non c’era nessuno a casa a cucinare”. Questo Fakhir dice di “amare la sua prima moglie” con cui ha dei figli: tutti i soldi di Rehana vengono letteralmente rubati dal vecchio che li usa per darli alla prima moglie o se li gioca; Rehana deve “nascondere quel che ha” per riuscire ad educare i suoi figli, che definisce “la sua unica speranza”.

    8 Commenti

    1. Claudia scrive:

      Ma è mai possibile che le donne debbano sempre pagare il prezzo piu` alto? NO NON CI STO

    2. sincretinismo scrive:

      dal lago minore si attendono illuminate spiegazioni: neh! carlo

      • carlo scrive:

        spiegazioni di che?
        non sai nemmeno leggere sin-coglione ?
        ma se proprio le andasse male, e nemmeno il senatore riuscisse a spuntarla sulla burocrazia (cosa di cui dubito) possiamo rimpatriarla in sira o in iran che piacciono tanto a te :D
        quelli si che sono paesi giusti ;)
        e poi sono sopratutto anti americani, quindi devono essere paesi di giustizia infinita, anche perchè se fanno peggio dell’america i sin-coglioni come te si voltano dall’altra parte sostenendo le tesi delle invenzioni mediatiche :D

    3. VALENTINA T scrive:

      Quei Paesi devono essere davvero infernali per le donne, la religione è una scusa per averle sottomesse.
      Un certo tipo di mentalità maschilista, però, esiste anche nei paesi latini.

    4. el azzaharita scrive:

      —— ——— ———— —————–

    5. Giugiu scrive:

      Anche gli uomini gay sono perseguiti li xke l’omosessualita’ e’ reato in pakistan e nn solo quella femminile. Informarsi d piu no?

    6. Jessica scrive:

      Lo sapete, vero, che la Bhutto è stata vittima di un attentato a sfondo POLITICO, e non certo sessista? Lo sapete che voleva cambiare il Pakistan e proporre una serie di programmi che agli avversari non andavano bene, ed è stata ammazzata per questo? O vi limitate SEMPRE E SOLO a sparare stronzate ignoranti, generalizzanti e senza un minimo di fondamento come il dire che “è stata uccisa perchè donna”? Bah, che sito per caproni

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