L’offensiva dei neoconservatori americani ha contribuito all’attuale situazione economica. Ma non alla scomparsa del terrorismo. Da questo errore ai giorni nostri, ecco cosa è successo davvero all’economia Usa e mondiale
“Mentre i politici ci terrorizzavano, la finanza ci rubava i risparmi, questa è la cruda verità”. Da questa considerazione terribile per quanto scontata, parte il pamphlet “La morsa” di Loretta Napoleoni, edito da Chiarelettere con il quanto mai azzeccato sottotitolo “Distratti da Al Quaeda, derubati da Wall Street”. E una domanda, inquietante: “come ne usciamo”?. La struttura è semplice, come si conviene a un libro che spiega, e bene, alcune delle cause
spesso “dimenticate” della crisi che oggi colpisce il mondo e la ricollega ad alcuni errori in modo da contestualizzarli e, forse, far comprendere ancora più chiaramente quali drammatiche conseguenze hanno avuto non per chi li ha commessi ma per chi li subisce, ancora oggi. Si può descrivere facilmente questo concetto citando un passo de “La Morsa”: “L’eredità di Bush è [...] questa, averci lasciato da gestire un conflitto asimmetrico aperto, e cioè potenzialmente irrisolvibile, che succhia denaro allo Stato e al contribuente senza produrre nulla di buono”.
INNOCENTI E COLPEVOLI – Innanzitutto è bene ricordare, come giustamente fa la Napoleoni, che se poche persone hanno avuto modo di poter disporre del denaro di intere nazioni è colpa di un capitalismo “liberista” che ha volutamente lasciato lo Stato sullo sfondo, garante di un controllo che invece non c’era, ma anche di quanti avrebbero dovuto interessarsi di quello che accadeva con le proprie finanze e non lo ha fatto. Ovvero, in ultima analisi, i cittadini. Che sia per ingenuità, come si sostiene nel libro, o per disinteresse, anche con i canonici “nostri soldi” si è cercato di mettere toppe sempre meno utili ai buchi di una serie di errori macroscopici dall’11 settembre a oggi. Questo, unito a una dissennata politica al ribasso dei tassi, ha contribuito a indebitare nazioni forti, come gli USA, in virtù di una grande distrazione di massa – quella del terrorismo – che paradossalmente ha quasi fatto avverare il “sogno” di Osama Bin Laden, distruggere l’economia capitalistica statunitense e mondiale per il predominio del modello islamico di califfato. Come se Washington fosse caduta “nella trappola ideologica” tesagli in Medio Oriente. In qualunque modo la si voglia pensare, comunque, quella a cui abbiamo assistito dal 2001 in poi sarebbe stata una “sceneggiata” abilmente portata avanti in virtù di valori universali (libertà, democrazia) che, alla stregua delle crociate, serviva a coprire gli interessi economici che entrambe le parti avevano in Medio Oriente. E non solo.
LE CHIPS SUL TAVOLO - Entrambi gli schieramenti impegnati in questa battaglia avevano in mente un “piatto” da vincere, efficacemente nascosto dalla propaganda populista della liberazione dall’“Islam malvagio” da una parte e dall’oppressore straniero per l’altra. Un piatto di tutto rispetto, e dunque prettamente economico: se da un lato gli USA miravano – stando almeno alle accuse di molti, fra cui un ex alleato britannico – al predomino economico del medioriente, dall’altro lato Bin Laden e chi lo appoggiava miravano al rafforzamento del sistema finanziario “insurrezionale” islamico, spinto da nuovi protagonisti della classe commerciale nata con i petrodollari e cresciuta sotto l’ala protettrice di svariate alleanze in chiave antiamericana allacciate con il passare del tempo. Così mentre il mondo impazziva nel terrore di attentati e invasioni islamiche, proliferavano soluzioni finanziare basate sul debito, sull’incertezza verso il futuro, sul nulla: è qui che futures, mortgage backed Securities con conseguenti (e ripetute) cartolarizzazioni del debito e derivati prosperano fino a diventare colonna portante dell’economia mondiale. Una colonna di vetro che si incrinerà e spezzerà molto presto, lasciando il Re non nudo, scuoiato: abbiamo vissuto nella paura che l’Islam potesse ucciderci tutti, mentre il vero pericolo mortale veniva dalla finanza. Dal continuato Monopoli che i “super ricchi” facevano sui debiti altrui e sui propri si è generata una voragine finanziaria ed economica i cui risultati li vediamo ancora oggi. E da cui uscire non è così facile come lo è stato entrarci



Non sono daccordo con l’equazione della Napoleoni: Distratti da Al Quaeda derubati da Wall Street”. Temo che sia un claim anche poco markettaro, meno che mai politico.
Siamo stati derubati, prima nelle materie prime, poi nei risparmi, infine nella casa da un approccio INFLAZIONISTA dell’economia. La FED, la BCE e le politiche economiche dei governi hanno esasperato le logiche Keinesiane stampando carta moneta. Riducendo le riserve frazionarie fino a pochi percento per accelerare una crescita sempre più finanziaria e meno reale.
Non riesco a capire come il ritorno allo Stato come controllore possa costituire una via d’uscita se chi è capo delle Banche Centrali è un uomo del governo?!
Non sono daccordo con l’equazione:”Distratti da Al Qaeda, derubati da Wall Street”
Penso cheil problema economico derivi da un approccio INFLAZIONISTA.
Siamo stati derubati prima nelle materie prime, poi nei risparmi, infine delle case, per via una crescita basata sull’aumento della massa monetaria priva di qualsiasi forma di controllo. Controllo che doveva venire dalle Banche Centrali che di fatto sono sotto il controllo dei governi.
Governi che hanno portato alle estreme conseguenze le logiche keinesiane.
Non capisco quindi come possa costituire una soluzione il controllo dello Stato.
quoto Aronne
uno Stato può sbagliare così per ingenuità?
Una cosa devo ancora capire.
Perchè lo chiamano liberismo selvaggio se sono gli stati ad erogare credito a basso prezzo,se i 2/3 dei mutui sono erogati da enti statali(fanny e freddy),se la deregolazione degli swap è stata decisa da Bill sotto il tavolo Clinton, se la guerra la fanno gli stati per esportare democrazia e califfati……
A me sembra che la Politica sia selvaggia….il liberismo è al massimo una pecora soltanto ingorda di erba……ma se il pastore la ingrassa per avere piu’ formaggio poi non si deve lamentare se la pecora muore di indigestione
(ot. Capita solo a me oppure oggi i commenti sono proprio, come dire, nascosti?)
Continuo a non credere che il problema fosse il liberismo di per se.
È che qualcuno ha inteso il liberismo come “facciamo quel che ci pare”…
e lo stato s’è mostrato ben contento di lasciar fare quel qualcuno…
(anche a me i commenti fanno un po’ scherzi)
Eh, con la lotta al terrorismo c’è chi si è arricchito: bastava un annuncio e la borsa crollava… Oppure con annunci come quelli di Berlusconi: comprate azioni Eni ed Enel.
Non ho letto il libro, ma seguirò il tuo consiglio
Ciao!
Giuseppe
Anche il mio commento è sparito… mi avete censurato! ;-P A parte gli scherzi, mi sa che avete qualche problema con i commenti.
Cmq sono abbastanza d’accordo, e anche per me lo Stato deve controllare di più.
Ciao!
Giuseppe
Se gli ultimi trent’anni non sono stati un’orgia di liberismo integralista, qual è allora il “vero modello” di liberismo?
Quello nel quale gli stati diventano delle S.p.A e le Nazioni Unite vengono quotate in borsa?
E’ stato privatizzato tutto quello che poteva essere privatizzato, tranne l’aria.
Dopo trent’anni di thatcherismo scopriamo che gli stati hanno perseguito logiche “keynesiane”!!!
A me risulta che ci siano 750 trilioni di dollari in derivati in giro per il mondo (a fronte di un pil mondiale di 55). Alla fine scopriremo che sono stati emessi da quel veterocomunista di Prodi.
E’ colpa della BCE? Ma chi controlla la BCE? Gli stati? O le banche?
Ma anche volessimo dare la colpa agli stati…
No, davvero…gli stati sono retti dal consenso popolare?
Cos’è, una barzelletta?
Da sempre, ma a maggior ragione dopo il crollo dello spauracchio comunista gli stati (occidentali, ovviamente, quelli che hanno dominato il mondo) sono in mano ad un manipolo di lobbies e centri di potere che fan capo, in ultima analisi, ai potentati capitalisti.
Mai sentito parlare di World Economic Forum, Neocons, Illuminati, Rotari, Berlusconi?
La globalizzazione ha dato carta bianca alle corporations e alle imprese in generale. Hanno potuto spostare capitali, complessi industriali, andare in prestito dove volevano e investire dove volevano, ricattando governi e sindacati. Hanno fatto profitti d’oro, i bilanci delle aziende registravano milioni di euro di utili ogni anno, producevano a costi da schiavitù nei paesi del terzo mondo e vendevano a prezzi da capogiro sui mercati tradizionali.
La compressione dei costi di produzione ovviamente equivale ad una perdita in termini di potere d’acquisto. Ecco la genialata dell’economia a debito. Il sistema ovviamente implode e a chi cercano di rifilare i propri debiti banche e corporations?
Indovina un po’?
Agli STATI!!!!
Non passa giorno che confindustria non invochi l’intervento statale. Covo di comunisti!
La guerra la fanno gli stati??? La guerra la fanno gli stati!!!
Certo, è il popolo che a gran voce invoca la guerra! Non sono le lobbies degli armamenti e del petrolio. Gli USA non sono in Iraq perché le imprese americane fanno affari d’oro e per controllare il petrolio. Gli USA non sono in Afghanistan per garantirsi l’unica via di approvigionamento di gas naturale che non passi dalla Cina, dalla Russia o dall’Iran. No! Sono in Iraq perché Mr Smith ha troppi figli e ne vuole sacrificare qualcuno. A nessuno viene in mente l’associazione tra torri gemelle e golfo del Tonchino? Più canne e meno grande fratello.
Nel 1999 prende corpo il movimento cosiddetto “Noglobal”, il vero guru dell’economia mondiale. Alla faccia di Paulson, Roubini e di tutti i vati della catastrofe…bastava essere presenti a Seattle, a Praga, a Goeteborg, a Genova…questa crisi la predissero gli “straccioni black-block” dieci anni fa. Ricordate i teppisti che spaccavano le vetrate delle banche e distruggevano i bancomat? Qualche settimana fa i correntisti della Bank of Scotland hanno fatto lo stesso con la villa del suo ceo (credo). Nel giro di massimo dieci anni ci sarete anche voi ad assistere al rogo delle banche.
Nel 2001 poi, guarda caso, implodono le torri gemelle, comincia la war on terror e viene messo il bavaglio al mondo antagonista nel nome della lotta per la civiltà.
Scusate ma…dove siete stati negli ultimi trent’anni, su Marte?
Ma poi…che ci si aspettava da un modello di sviluppo che ha nel profitto il suo unico motore? Che alimentasse il benessere? E questo non è un atto di fede equiparabile alla dittatura del proletariato marxista?
A questo punto mi chiedo: chi sono i veri integralisti? Voi che difendete il “liberismo” o le donne afghane che portano il burqa?
Rassegnatevi. Avrete sicuramente modo di assistere ai funerali di questa ideologia. E non mancheranno di certo i fuochi d’artificio. L’unico dubbio che ho, è se rimarrà qualcuno su questa terra che lo possa testimoniare.
“Se gli ultimi trent’anni non sono stati un’orgia di liberismo integralista, qual è allora il “vero modello” di liberismo?”
quello che prevede il libero mercato; quando c’è monopolio non c’è libero mercato
“E’ stato privatizzato tutto quello che poteva essere privatizzato, tranne l’aria”.
privatizzare è diverso da liberalizzare. Consultare le prime pagine di un manuale di economia per le scuole di ragionieri per comprendere la differenza
“Dopo trent’anni di thatcherismo scopriamo che gli stati hanno perseguito logiche “keynesiane”!!!”
thatcherismo dove? IN quali paesi? In Italia non c’è stato nessun thatcherismo, ad esempio.
“A me risulta che ci siano 750 trilioni di dollari in derivati in giro per il mondo (a fronte di un pil mondiale di 55)”.
Sai cos’è un derivato, Z.?
“E’ colpa della BCE? Ma chi controlla la BCE? Gli stati? O le banche?”
La Bce è indipendente dalle banche; nemmeno i signoraggisti sparano cazzate di tal fatta, ormai
“Ma anche volessimo dare la colpa agli stati…
No, davvero…gli stati sono retti dal consenso popolare?
Cos’è, una barzelletta?”
No, è demagogia.
“Mai sentito parlare di World Economic Forum, Neocons, Illuminati, Rotari, Berlusconi?”
Sì, gli Illuminati sono una bufala smentita nel nostro sito; Rotary si scrive con la ipsilon
“La globalizzazione ha dato carta bianca alle corporations e alle imprese in generale. Hanno potuto spostare capitali, complessi industriali, andare in prestito dove volevano e investire dove volevano, ricattando governi e sindacati. Hanno fatto profitti d’oro, i bilanci delle aziende registravano milioni di euro di utili ogni anno, producevano a costi da schiavitù nei paesi del terzo mondo e vendevano a prezzi da capogiro sui mercati tradizionali”.
In realtà la produzione a basso costo ha portato a un RIBASSO dei prezzi, e non a un rialzo.
“La compressione dei costi di produzione ovviamente equivale ad una perdita in termini di potere d’acquisto”.
AHAHHAHAAHHAAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA. Te prego, ridilla.
“Ecco la genialata dell’economia a debito”.
e che c’entra?
“Il sistema ovviamente implode e a chi cercano di rifilare i propri debiti banche e corporations?
Indovina un po’?
Agli STATI!!!!”
Non è esattamente così, qui ne abbiamo parlato: The geithner gift
“Alla faccia di Paulson, Roubini e di tutti i vati della catastrofe…bastava essere presenti a Seattle, a Praga, a Goeteborg, a Genova…questa crisi la predissero gli “straccioni black-block” dieci anni fa”.
In realtà non c’entra proprio un cazzo, quello di cui parlavano i no global, con la crisi dei mutui subprime. Le cui radici si trovano nell’era Clinton, e all’epoca la Klein al “programma più case per tutti” era favorevole. Pensa un po’ che bestialità sei riuscito a dire.
“Ricordate i teppisti che spaccavano le vetrate delle banche e distruggevano i bancomat? Qualche settimana fa i correntisti della Bank of Scotland hanno fatto lo stesso con la villa del suo ceo (credo). Nel giro di massimo dieci anni ci sarete anche voi ad assistere al rogo delle banche”.
e le cavallette?
“Nel 2001 poi, guarda caso, implodono le torri gemelle, comincia la war on terror e viene messo il bavaglio al mondo antagonista nel nome della lotta per la civiltà”.
E la Roma ha vinto lo scudetto. A chi giova tutto ciò? Cui prodest?
“Scusate ma…dove siete stati negli ultimi trent’anni, su Marte?”
E tu? A studiare economia?
“Ma poi…che ci si aspettava da un modello di sviluppo che ha nel profitto il suo unico motore? Che alimentasse il benessere? E questo non è un atto di fede equiparabile alla dittatura del proletariato marxista?”
No.
“A questo punto mi chiedo: chi sono i veri integralisti? Voi che difendete il “liberismo” o le donne afghane che portano il burqa?”
quelli che costringono le donne afghane a portare il burqa.
“Rassegnatevi. Avrete sicuramente modo di assistere ai funerali di questa ideologia. E non mancheranno di certo i fuochi d’artificio. L’unico dubbio che ho, è se rimarrà qualcuno su questa terra che lo possa testimoniare.”
E tu allora griderai: “Tifenterò patrone ti montooooo UAZ UAZ UAZ UAZ!”
“quello che prevede il libero mercato; quando c’è monopolio non c’è libero mercato”
Certo, vallo a raccontare a Microsoft, a Cisco, a Monsanto, a Syngenta, alle sette sorelle, a Benetton (autostrade), a Ligresti, alla CAI, alla Bracco, tutti campioni della concorrenza e del libero mercato…scusa…chi è che vuole il libero mercato?
Il capitale? Le majors? Le corporations?
Affatto. Le aziende ricercano e perseguono il monopolio.
Chi dovrebbe garantire il libero mercato?
Indovina…dai, che c’arrivi persino tu…
“privatizzare è diverso da liberalizzare. Consultare le prime pagine di un manuale di economia per le scuole di ragionieri per comprendere la differenza”
Ma chissenefrega? Il privato persegue il profitto, non gli interessi del consumatore. Il liberismo non è altro che l’anelito all’assenza di controllo da parte di istituzioni terze (leggi controllo pubblico, stato, come cazzo ti pare). Predicare il liberismo e ricercare il monopolio rispondono alla stessa logica, quella della massimizzazione del profitto. Avessi fatto il liceo al posto di ragioneria, forse avresti una visione del mondo un attimino meno ristretta. Saprai tutto di partita doppia, peccato che non capisci un cazzo di tutto il resto.
“thatcherismo dove? IN quali paesi? In Italia non c’è stato nessun thatcherismo, ad esempio.”
Vabbè, dai, Reagan, Clinton (democrat!) e Bush che li siamo sognati…la deregulation l’ho inventata io dieci minuti fa, la mobilità, il precariato, lo smantellamento del welfare…la legge Biagi, co.co.co., co.co.pro, contratti a progetto ad indefinitum, stages non retribuiti…precari a trent’anni…giovani che vivono della pensione dei genitori…tutti incubi…
Senti…com’è il tempo su Marte?
“Sai cos’è un derivato, Z.?”
Sì, e allora? Ti viene il dubbio che derivato=debito=denaro? Ti viene il dubbio che l’aggregato monetario debba in qualche modo corrispondere all’economia reale? Non so, chiedo a te, io non sono un ragioniere. Ma se tutti quelli che redigono bilanci di un’azienda reputano normale un indebitamento pari a 15 volte il fatturato dell’azienda stessa…non mi stupisco che stiamo andando a puttane.Ovviamente parliamo solo di derivati. Dal conteggio sono esclusi i debiti delle famiglie, delle aziende e degli stati…
La matematica non è un’opinione, nemmeno per i ragionieri.
“In realtà la produzione a basso costo ha portato a un RIBASSO dei prezzi, e non a un rialzo.”
Bene, ci siamo inventati anche l’inflazione…
Dillo…è colpa delle tasse, dello stato onnivoro…dilla questa cazzata…
Fatto: il potere d’acquisto dei ceti medio(e sottolineo medio)-bassi è diminuito, non costringermi ad andare a citare fonti…è sotto gli occhi di tutti.
La realtà, ma forse parlare di realtà è chiederti troppo, è che il potere d’acquisto è il vero indice del benessere economico delle masse. Ora vienici a raccontare che il nostro potere d’acquisto è aumentato rispetto agli anni ’80. I giornali fanno a gara a dare le cifre più tetre riguardo all’incremento del numero di famiglie in stato d’indigenza…tutte cazzate, gregorj docet.
“AHAHHAHAAHHAAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA. Te prego, ridilla.
“Ecco la genialata dell’economia a debito”.
e che c’entra?”
Te la spiego meglio…altro che ragioneria…qua siamo alle elementari…
I costi fissi di produzione da cosa son dati?
Materie prime, trasporti e costo della manodopera. Su cosa possono intervenire principalmente le aziende in uno scenario globalizzato? Sui costi della mandodopera.
Gli stessi prodotti che prima producevi a 100€ il “tot” adesso li produci a 10€, ma continui a venderli a 200€. E’ inevitabile che questo risparmio sui costi di produzione si rifletta in una riduzione dei salari e in una perdita del potere d’acquisto.
Ma questo non lo dico io, è una verità che non mette in dubbio nessuno, memmeno il sole24ore. I dati parlano chiaro, negli ultimi decenni s’è assistito ad un inasprimento della piramide sociale, per cui chi guadagnava tanto guadagna di più, chi guadagnava poco guadagna di meno (potere d’acquisto) con l’anomalia del ceto medio che si vede compresso verso i livelli del proletariato.
L’economia a debito serviva a mitigare la perdita di potere d’acquisto della massa dei consumatori. Mi sembra ovvio, a te no?
“Non è esattamente così, qui ne abbiamo parlato: The geithner gift”
Ah, beh, se ne avete parlato, allora…peccato che dappertutto si parli di un aumento generalizzato del debito pubblico di almeno 15 punti percentuale…e sono balle…la cifra reale è molto maggiore.
“In realtà non c’entra proprio un cazzo, quello di cui parlavano i no global, con la crisi dei mutui subprime. Le cui radici si trovano nell’era Clinton, e all’epoca la Klein al “programma più case per tutti” era favorevole. Pensa un po’ che bestialità sei riuscito a dire.”
Scusa, ma…citando Enzo Biagi, io c’ero, e Naomi Klein non l’ho mai letta, credo che l’abbiano letta soprattutto quelli che agli anti-summit non ci stavano. Sulla casa per tutti sono d’accordo, se significa edilizia popolare…
Per quanto riguarda Clinton…parli di quello che ha fatto una guerra in Serbia (con l’appoggio dei DS) perché la Lewinsky gliel’ha succhiato? Non so…credi di parlare di Che Guevara?
“quelli che costringono le donne afghane a portare il burqa.”
LOL! Prendo atto che oltre a Naomi Klein leggi anche Oriana Fallaci. Vai tu in Afghanistan a liberare le donne dal burqa, saranno proprio loro a linciarti. No, aspetta, la cultura non c’entra una fava…tutti gli uomini musulmani tengono tutte le donne musulmane in ostaggio…
Cazzo che genio! E magari il fatto che noi andiamo a bombardarli e torturarli li spinge verso la democrazia…
Vai, vai, Gregorj Cuor di Leone…
Un tempo le scimmiette erano tre, in epoca di riduzione dei costi di produzione, basti tu.
E avanzi.
Una per tutte
“I costi fissi di produzione da cosa son dati?
Materie prime, trasporti e costo della manodopera.”
Se le materie prime e i trasporti sono dei costi fissi siamo in russia nel 1970 e Greg è un maleducato.
…….Accidenti Greg sei maleducato ovunque.
“Certo, vallo a raccontare a Microsoft, a Cisco, a Monsanto, a Syngenta, alle sette sorelle, a Benetton (autostrade), a Ligresti, alla CAI, alla Bracco, tutti campioni della concorrenza e del libero mercato…scusa…chi è che vuole il libero mercato?”
appunto. Come dicevo io, se ci sono i monopoli non c’è il libero mercato. Vedi che non sai ciò di cui parli?
” Predicare il liberismo e ricercare il monopolio rispondono alla stessa logica, quella della massimizzazione del profitto”.
no, il libero mercato presuppone che domanda e offerta si incontrino nel punto d’equilibrio
“Avessi fatto il liceo al posto di ragioneria, forse avresti una visione del mondo un attimino meno ristretta”.
e infatti ho fatto il classico
“thatcherismo dove? IN quali paesi? In Italia non c’è stato nessun thatcherismo, ad esempio.”
Vabbè, dai, Reagan, Clinton (democrat!) e Bush che li siamo sognati…la deregulation l’ho inventata io dieci minuti fa”,
hanno governato in Italia? :O
la mobilità, il precariato, lo smantellamento del welfare…la legge Biagi, co.co.co., co.co.pro, contratti a progetto ad indefinitum, stages non retribuiti…precari a trent’anni…giovani che vivono della pensione dei genitori…tutti incubi…
Senti…com’è il tempo su Marte?
““Sai cos’è un derivato, Z.?”
Sì, e allora? Ti viene il dubbio che derivato=debito=denaro? Ti viene il dubbio che l’aggregato monetario debba in qualche modo corrispondere all’economia reale? Non so, chiedo a te, io non sono un ragioniere. Ma se tutti quelli che redigono bilanci di un’azienda reputano normale un indebitamento pari a 15 volte il fatturato dell’azienda stessa…non mi stupisco che stiamo andando a puttane”.
scusa, invece di buttarla in caciara, spiega cos’è un derivato
“In realtà la produzione a basso costo ha portato a un RIBASSO dei prezzi, e non a un rialzo.”
Bene, ci siamo inventati anche l’inflazione…
Dillo…è colpa delle tasse, dello stato onnivoro…dilla questa cazzata…”
cosa c’entra l’inflazione? Mio dio, ma qui siamo proprio alle basi…
“Fatto: il potere d’acquisto dei ceti medio(e sottolineo medio)-bassi è diminuito, non costringermi ad andare a citare fonti…è sotto gli occhi di tutti.”
fatto: non c’entra un cazzo quello che dici tu
“La realtà, ma forse parlare di realtà è chiederti troppo, è che il potere d’acquisto è il vero indice del benessere economico delle masse. Ora vienici a raccontare che il nostro potere d’acquisto è aumentato rispetto agli anni ‘80. I giornali fanno a gara a dare le cifre più tetre riguardo all’incremento del numero di famiglie in stato d’indigenza…tutte cazzate, gregorj docet.”
tu non sai di cosa parli
““Ecco la genialata dell’economia a debito”.
e che c’entra?”
Te la spiego meglio…altro che ragioneria…qua siamo alle elementari…
I costi fissi di produzione da cosa son dati?
Materie prime, trasporti e costo della manodopera. Su cosa possono intervenire principalmente le aziende in uno scenario globalizzato? Sui costi della mandodopera.
Gli stessi prodotti che prima producevi a 100€ il “tot” adesso li produci a 10€, ma continui a venderli a 200€. E’ inevitabile che questo risparmio sui costi di produzione si rifletta in una riduzione dei salari e in una perdita del potere d’acquisto.
Ma questo non lo dico io, è una verità che non mette in dubbio nessuno, memmeno il sole24ore. I dati parlano chiaro, negli ultimi decenni s’è assistito ad un inasprimento della piramide sociale, per cui chi guadagnava tanto guadagna di più, chi guadagnava poco guadagna di meno (potere d’acquisto) con l’anomalia del ceto medio che si vede compresso verso i livelli del proletariato.
L’economia a debito serviva a mitigare la perdita di potere d’acquisto della massa dei consumatori. Mi sembra ovvio, a te no?”
mi sembra ovvio che non c’entra un cazzo, tutto ciò, con l’economia a debito.
“Ah, beh, se ne avete parlato, allora…peccato che dappertutto si parli di un aumento generalizzato del debito pubblico di almeno 15 punti percentuale…e sono balle…la cifra reale è molto maggiore.”
anche questo abbiamo scritto.
“Scusa, ma…citando Enzo Biagi, io c’ero, e Naomi Klein non l’ho mai letta, credo che l’abbiano letta soprattutto quelli che agli anti-summit non ci stavano. Sulla casa per tutti sono d’accordo, se significa edilizia popolare…”
ed ecco che hai legittimato la bolla dei mutui subprime!
“Per quanto riguarda Clinton…parli di quello che ha fatto una guerra in Serbia (con l’appoggio dei DS) perché la Lewinsky gliel’ha succhiato? Non so…credi di parlare di Che Guevara?”
smetti di buttarla in caciara, per cortesia: stiamo parlando di programmi economici. Se non sai cosa dire, stai zitto.
“quelli che costringono le donne afghane a portare il burqa.”
LOL! Prendo atto che oltre a Naomi Klein leggi anche Oriana Fallaci. Vai tu in Afghanistan a liberare le donne dal burqa, saranno proprio loro a linciarti. No, aspetta, la cultura non c’entra una fava…tutti gli uomini musulmani tengono tutte le donne musulmane in ostaggio…
“Cazzo che genio! E magari il fatto che noi andiamo a bombardarli e torturarli li spinge verso la democrazia…”
dov’è che lo scritto, scusa?
“Vai, vai, Gregorj Cuor di Leone…
Un tempo le scimmiette erano tre, in epoca di riduzione dei costi di produzione, basti tu.
E avanzi.”
Sai, Z., secondo me per te c’è ancora speranza. anche io un tempo ero come te: dicevo qualcosa che non aveva molta attinenza o non c’entrava nulla con i discorsi che si stavano facendo, e quando me lo si faceva notare cercavo di buttarla in caciara od insultare perché non sapevo cosa rispondere. Poi per fortuna ho compiuto dodici anni, e m’è passata.
@ strababaus
però dovresti leggere prima i precedenti, tutti, e poi giudicare
. Io credo al motto: “fight fire with fire”
Ma la Napoleoni chi, questa? http://www.giornalettismo.com/archives/12696/al-qaeda-non-esiste-piu-parola-di-loretta-napoleoni/
Ah, mbè…
boh,
mi pare qualcuno confonda qualcosa.
il libero mercato non andrebbe garantito dallo stato come qualcuno vorrebbe far credere ma dal mercato stesso se gli operatori fossero razionali e se non ci fossero invasioni di campo da parte del benevolo e paternalistico stato…
Non so come si possa credere al mito del neoliberismo: c’è stata una parziale liberalizzazione di alcuni mercati, compiuta ormai più di venti anni fa, e basta. Lo stato non ha mai perso un colpo:
1. La politica monetaria liberista è non fare nulla: invece tutte le banche centrlai sono da almeno tre decenni impegnate a fare di tutto.
2. La politica fiscale liberista è bilancio in pareggio e poca spesa: il deficit invece sembra irrefrenabile, i debiti si accumulano, e la spesa rispetto al PIL non mi pare sia calata.
Dov’è il neoliberismo? Nella propaganda di Naomi Klein?
“Non so come si possa credere al mito del neoliberismo: c’è stata una parziale liberalizzazione di alcuni mercati, compiuta ormai più di venti anni fa, e basta.”
Non voglio essere polemico. Ci provo. Sono fondamentalmente ignorante d’economia, ma dotato di buon senso, spero. Come chiunque altro.
Parlando di liberalizzazione e volendola identificare con il libero accesso al mercato da parte di tutti, come mi sembra abbia fatto gregorj, tu noti una tendenza endogena del mercato verso la libera concorrenza?
Sicuramente ne sai più di me. Quello che so io è che, nei mercati evoluti, un totale di non più di 10 grandi gruppi di distribuzione controllano cifre che s’aggirano attorno all’80% del totale delle vendite di beni di consumo.
Dal basso della mia incompetenza non vedo molti ambiti nei quali si vada verso il pluralismo e la concorrenza, vedo piuttosto una spinta, che mi viene da considerare endogena, verso l’accorpamento e la fagocitazione della concorrenza. Credo sia chiaro a tutti che tra monopolio e oligopolio/cartello la differenza non sia sostanziale.
Del resto questo fenomeno mi sembra una cosa abbastanza naturale. Se il motore del tutto è il profitto, se il denaro è l’unica (principale) unità di misura del potere, non vedo come sia possibile che una qualsiasi realtà che assume una posizione dominante, possa agire diversamente.
Da qua partiva la mia analogia con la dittatura del proletariato. Dal momento in cui una “elite” ottiene il potere in base ad un criterio univoco, quella classe il potere non lo molla autonomamente. Anzi, fagocita/elimina i poteri concorrenti.
Andando più in profondità. Tra una rendita garantita e una rendita a rischio, il mercato cosa sceglie? Sceglie la rendita con la maggiore ipotesi di profitto. In teoria c’è un equilibrio tra rendita garantita e tendenza al rischio. Diciamo che i grandi gruppi finanziari e industriali negli ultimi anni hanno puntato sul rischio. Diciamo che si sono sbagliati e sono andati a puttane. Se la logica del rischio ha un senso, questi grandi gruppi devono pagare. Fallendo. Tutti.
S’è deciso d’agire diversamente, trasformando l’investimento a rischio in una rendita garantita (dagli stati).
Ora, a me non interessa tanto la diatriba privato vs stato. Lo stato rappresenta un’incognita. Chi determina le politiche dello stato?
Questa è la vera domanda da porsi. Non è una domanda semplice. Lo stato non ha un padrone. Per rendersi conto di chi comanda bisogna vedere chi trae i maggiori benefici dal suo operato.
Se c’è qualcuno qua che pensa che il precario di trent’anni a carico della famiglia trarrà beneficio dal salvataggio delle banche e dei grandi gruppi industriali (che verrano inevitabilmente pagati attraverso un’aumento della pressione fiscale e un taglio ai servizi), si faccia avanti.
Ci sono fatti, innegabili. Avrò sparato cazzate. Gregorj m’ha corretto inesorabilmente. Ma ci sono fatti, di esperienza comune, innegabili.
I miei genitori compravano casa a 30 anni, con soldi propri.
Le nuove generazioni per comprarsi un cazzo di monolocale di 30mq si devono indebitare fino al 2050.
Tutti i grandi gruppi industriali/finanziari hanno fatto utili da capogiro negli ultimi trent’anni, mentre il potere d’acquisto delle masse s’è inesorabilmente ridotto.
Questo è innegabile.
Alla luce di questo fatto, la diatriba sul potere degli stati è irrilevante. Nel momento in cui gli stati fanno prevalentemente gli interessi del capitale, si tratta di zuppa e pan bagnato. Nel caso in cui gli stati si gettino in politiche monetarie dissennate, sappiamo sempre e comunque che lo fanno nell’interesse e dietro precisa richiesta del capitale, non certo del lavoratore.
Guardando poi alla realtà nazionale…ma a capo del governo non c’è un certo Berlusconi? E i poteri di controllo da chi son gestiti? L’informazione a chi è in mano? A Unicredit? A Mediobanca? A De Benedetti? Alla Fiat? Allo stesso Berlusconi?
“La politica monetaria liberista è non fare nulla: invece tutte le banche centrlai sono da almeno tre decenni impegnate a fare di tutto.”
La domanda è sempre la stessa. Chi ne ha tratto vantaggio? Io no di certo, i risparmiatori che hanno investito in bond parmalat/general motors/lehman brothers nemmeno, tu?
“La politica fiscale liberista è bilancio in pareggio e poca spesa: il deficit invece sembra irrefrenabile, i debiti si accumulano, e la spesa rispetto al PIL non mi pare sia calata.”
Scusa, ma chi lo dice? tu?
La politica fiscale liberista è quella che fa comodo al reddito d’impresa. Così come le dinamiche di spesa statali.
Di nuovo, tornerò a scrivere ovvietà.
Questa è l’economia del consumo.
Ovviamente il consumo non corrisponde all’utilità, anzi, la contraddice.
Noi consumiamo prevalentemente ciò che ci è inutile.
Cambiamo auto ogni tre anni e c’infinocchiano con i risparmi sulla benzina. Peccato che l’inquinamento derivato dalla produzione e dallo smaltimento delle vetture si fottano ampliamente i benefici derivati dal risparmio sui consumi.
Cambiamo cellulare due volte l’anno. Le rivoluzioni tecnologiche in ambito cellulari giustificherebbero un cambio ogni quattro anni, mentre noi in quindici anni ne abbiamo cambiati venti.
Altrimenti il sistema non starebbe in piedi.
Ce lo spacciano come efficiente. In realtà questo sistema si basa sullo spreco. Di tutte le funzionalità che ci vengono proposte dai vari apparati utilizziamo mediamente una quantità irrisoria. Peccato che l’aumento del prezzo sia giustificato in base a queste nuove funzionalità che, tendenzialmente, non usiamo.
Il consumo è indotto. Lo spreco è indotto. Lo spreco è strutturale. Senza spreco questo modello di sviluppo si arena. Questo sistema fa cagare, secondo i suoi stessi presupposti: s’impone razionalità nella produzione e c’impone irrazionalità nel consumo. Ma ce lo propinano come “la fine della storia”. Il debito è funzionale al consumo. Il debito è funzionale al sistema. Senza debito consumeremmo di meno e, siccome non è più la produzione ad essere strumentale rispetto al consumo, ma il contrario, se si elimina il debito si mina alla base questo modello di sviluppo.
In altre parole, i debiti e il pil sono la stessa cosa. Sono profitto, capitale.
L’utilità, la parsimonia, la giustizia sono valori che con il profitto non hanno perlopiù nulla a che fare e che le cariatidi del liberimo capitalista indebitamente individuano come connaturate alle leggi del libero mercato.
In base, ovviamente, ad un atto di (mala/)fede.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
“Sai, Z., secondo me per te c’è ancora speranza. anche io un tempo ero come te: dicevo qualcosa che non aveva molta attinenza o non c’entrava nulla con i discorsi che si stavano facendo, e quando me lo si faceva notare cercavo di buttarla in caciara od insultare perché non sapevo cosa rispondere. Poi per fortuna ho compiuto dodici anni, e m’è passata.”
Il fatto è, Gregorj, che tu vivi su Marte, anche se fai finta di essere uno di noi. Tra le tante cazzate che hai postato hai detto una cosa giusta. Cui prodest? Chi trae beneficio dai periodi d’espansione e chi paga le crisi? Segui il filo della tua stessa domanda e arriverai al nodo cruciale della discussione.
Rileggendo ciò che ho scritto mi viene da pensare che si possa perdere il punto.
Secondo me, dopo la caduta dell’”alternativa” sovietica, il capitalismo s’è trasformato in monopensiero globale imperante.
Le imprese hanno determinato le politiche degli stati.
Parlare di stati come antagonisti e non servi delle imprese è pura mistificazione.
Gli stati rispondono principalmente alle esigenze del capitale e solo in minima parte alle rivendicazioni delle classi subalterne.
In quest’ottica cercare di addossare le responsabilità del fallimento del modello capitalista sulla gobba degli stati è, sempre secondo me, un atto di disonestà intellettuale.
“Il fatto è, Gregorj, che tu vivi su Marte, anche se fai finta di essere uno di noi. Tra le tante cazzate che hai postato hai detto una cosa giusta. Cui prodest? Chi trae beneficio dai periodi d’espansione e chi paga le crisi? Segui il filo della tua stessa domanda e arriverai al nodo cruciale della discussione”
ti faccio presente che non sei stato in grado di confutarne nemmeno mezza.
“Rileggendo ciò che ho scritto mi viene da pensare che si possa perdere il punto.”
ma soprattutto: il tempo.
“Rileggendo ciò che ho scritto mi viene da pensare che si possa perdere il punto.”
“ma soprattutto: il tempo.”
Ho riletto tutto, hai ragione tu.
Pensavo si discutesse di tendenze liberiste nell’ambito del gioco delle parti scaturito dal compromesso sociale post-bellico.
Rileggendo il tutto, mi rendo conto che si va oltre.
Si parla di radicalizzazione del pensiero liberista.
La mia prima ipotesi è che si vaneggi di un ritorno al capitalismo ottocentesco.
In questo caso non c’è nulla da dire, basta leggersi i testi di storia.
La seconda ipotesi è che si tratti di anarcocapitalismo. Anche in questo caso non c’è molto da dire.
E’ un filone di pensiero che si basa su un guazzabuglio di mistificazione, darwinismo sociale e giusnaturalismo la cui principale funzione è portare acqua al mulino della destra radicale xenofoba e nazistoide.
Il pilastro fondante dell’anarcocapitalismo sta nel trasformare con la bacchetta magica lo sfruttamento endogeno del lavoro salariale nell’economia capitalista, in libera contrattazione consenziente fondata sui principi del mercato tra datore di lavoro e lavoratore, inteso come imprenditore di se stesso.
Questa è chiaramente una balla macroscopica.
Avrebbe senso solo se le risorse fossero illimitate e solo se la vita dell’uomo non dipendesse da queste risorse.
Nel momento in cui il mio datore di lavoro compra il mio tempo (la mia vita) per rivendermi le risorse (privatizzate) che mi sono necessarie alla mia stessa esistenza è chiaro a chiunque abbia un QI superiore a quello dell’asino che non si tratta di un “libero” contratto, bensì di sfruttamento. Svelata questa mistificazione, tutto il resto è fuffa.
Non sprecherò nemmeno una parola sul darwinismo sociale che è persino più indifendibile di questa idiozia. Anzi, la spreco, tanto, abbiamo fatto 30, facciamo pure 31.
Il darwinismo sociale sostiene che l’imprenditore ha ragione, in quanto è più bravo, cazzi del salariato.
Condivisibile? Non so, poco importa.
Ammettiamo pure di partire da uno zero ideale. Il liberismo, per sua stessa natura, comporta delle “emergenze”. Nel momento in cui emerge la prima “emergenza”, la partita diventa truccata. Colui che ha accumulato il primo nucleo di potere ha un vantaggio rispetto al suo antagonista e lo userà per incrementarlo e per rendere impermeabili i propri privilegi alla classe alla quale appartiene l’antagonista. Per quanto riguarda la generazione successiva i giochi son già fatti e l’unica possibilità di sovvertimento delle relazioni di forza consisterà in una conquista violenta del potere (rivoluzione).
Queste sono cose abbastanza elementari. Del resto lo stesso capitale, dopo due guerre mondiali e centinaia di guerre civili e rivoluzioni in tutto il mondo, rifiuta queste logiche, avendo elaborato e attuato un sistema di controllo e perpetuazione del proprio privilegio molto meno troglodita del liberismo (inteso come ideologia).
Questo sistema si basa su una moltiplicazione dei rapporti di sfruttamento/prevaricazione che sono a loro volta funzionali alla creazione di uno stato complesso e per certi versi invasivo. Ma questo è un altro discorso…
Hai ragione. Ho sprecato tempo. Bastavano quattro righe.
Hai presente il troglodita? Quello con l’osso nei capelli e l’anello nel naso? Sì proprio quello…
Il liberista sta al capitalista come il troglodita sta al faraone egizio
“Se le materie prime e i trasporti sono dei costi fissi siamo in russia nel 1970 e Greg è un maleducato.
…….Accidenti Greg sei maleducato ovunque.”
Casomai m’aspettavo che mi si dicesse che avevo dimenticato gl’investimenti.
Scusa, dove vuoi arrivare? Al fatto che abbia confuso costi fissi con costi indeterminabili? E con questo virtuosismo cosa ne guadagna la discussione?
Te lo dico io: niente.
La variabile è se siano influenzabili da parte dell’impresa o meno.
Fai meno il figo e stai sul punto, altrimenti taci.
Senza parlare del fatto che il costo delle materie prime è dato dalla loro reperibilità, e che, in quanto a questo il mercato è profondamente alterato dalla politica estera USA.
Tra la presenza USA in Iraq e il “costo fisso” delle materie prime nell’urrs del 1970 la distanza è breve, se non altro nell’intento.
Questo dovrebbe risultare chiaro anche allo Strabadaus di turno che s’accontenta di fare il terzo incomodo a sproposito.