Economia

Il buio oltre la crisi

22 aprile 2009

Il vento sta cambiando. Dopo mesi di gelate continue, di grandinate che ogni giorno piovevano segnalandoci peggioramenti continui di tutti gli indici congiunturali, qualche timido segnale positivo si comincia ad intravedere qua e là. Siamo usciti dal tunnel, o stiamo per entrarci?

Dopo il Presidente degli USA, dopo Trichet, dopo Draghi, anche il ministro Tremonti (a cui si è subito accodata l’ottima Presidente di Confindustria) dice che il peggio è alle nostre spalle e che stimo risalendo la china. Ma è davvero così? E se è così, cosa succederà nei prossimi mesi? Passerà anche questa crisi come una brutta tempesta d’estate, violenta ma veloce? O le cose sono un po’ meno semplici di come vengono dipinte? Intanto, a spegnere gli entusiasmi, ci pensa l’FMI che nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, afferma che “senza una totale ripulitura dei bilanci bancari, in termini di asset tossici, accompagnata da riorganizzazione e, se necessario, ricapitalizzazione degli istituti, i problemi delle banche potrebbero portare a nuove pressioni sull’economia reale.

I FONDAMENTALI DELL’ITALIA – Tutti i nani e le ballerine della politica nazionale hanno ripetuto per mesi che questa crisi era una crisi esogena, e che non dovevamo preoccuparci. Il ministro [[Tremonti]] lo ha detto continuamente, spandendo fiducia un giorno sì e l’altro pure. L’Italia è messa meglio degli altri paesi: il sistema bancario è più “provinciale“, non sa l’inglese, e per questo le nostre banche sono più solide. Il nostro è un paese manifatturiero, ha meno finanza, e questa è in primo luogo una crisi di “finanza”. Passata la tempesta, tutto s’aggiusterà. Certo, c’è la questione del nostro elevatissimo debito pubblico, ma con una gestione accorta e con la famosa manovra finanziaria “blindata” dei 9 minuti e mezzo, anche questo problema è risolto. Ci sarebbe molto da obiettare, e lo abbiamo fatto spesso. Ma anche volendo dare ragione a Tremonti, il ministro si è “dimenticato” un piccolo dettaglio: l’Italia, se si esclude la brevissima stagione 2006-2007, dal 2000 è un paese a crescita zero. Mentre tutto il mondo cresceva a ritmi sostenuti, in Asia, in America, e anche – seppur meno – nella “vecchia Europa” noi abbiamo scontato prima della crisi un deficit di crescita e, soprattutto, di competitività, strutturale. La crisi è stata, insomma, solo la ciliegina sulla torta, una scossa violenta di terremoto in un paese già pieno di crepe profonde e di problemi vecchi, a volte di decenni.

LA SCELTA DI NON SCEGLIERE – Diciamo la verità: in materia di politica economica, Tremonti ha dato sempre l’impressione di avere un orizzonte limitato, a dispetto degli scenari di lungo termine che descriveva nei suoi dotti saggi sulle prospettive dell’economia mondiale. Con la scusa della montagna di debito pubblico che si ritrova sul groppone (e che è solo in minima parte una sua colpa, anche se molti dei suoi colleghi di governo erano le seconde e terze file di quell’Italia da bere che negli anni ’80 ha sfasciato definitivamente i conti pubblici italiani) e  che abbia spesso scelto di non scegliere. L’atteggiamento sulla crisi è stato esemplare: il governo ha sostanzialmente “preso tempo”, limitandosi a varare alcuni interventi tampone per fronteggiare le richieste più pressanti che venivano da banche, famiglie e imprese. La scommessa di Tremonti è quella di una crisi breve, oltre che “esterna” e quindi “fuori controllo“. E che dopo tutto ripartirà, più o meno come prima. Significativo l’atteggiamento di Tremonti sul sisma dell’Abruzzo: sta a guardare, lasciando il campo alle visite di Berlusconi e all’eccellente lavoro di gestione della prima emergenza della protezione civile. Ma di una “strategia” per la ricostruzione dell’Abruzzo, a partire da una quantificazione almeno in linea di massima dei costi e delle coperture finanziarie per ora non c’è neppure un accenno (di questo parleremo meglio dopo il Consiglio dei ministri del 24 aprile).

7 commenti a Il buio oltre la crisi

  1. sì, ma basta con queste foto di Tremonti. Poi i bambini s’impressionano.

  2. Maria Teresa

    “E poi, perché oltre la notte (ammesso che passi) per l’Italia, c’è il buio del declino”

    Aoh oggi mi fate fare troppe riflessioni da madre.
    E mi fate provare troppi timori da madre.

  3. Silvio s’è sempre detto liberale. Peccato che a parte affossare le precedenti liberalizzazioni, di riforme strutturali non se ne so’ viste, nè oggi nè ieri. Ce la faranno prossimamente i nostri governanti ad essere impopolari (perchè di questo si tratta) piuttosto che populisti? Mi sa che è sempre la solita minestra…

  4. Siamo alle solite. Questo è un paese che si prende il merito – a tutti i livelli – per non aver avuto a differenza di altri grandi paesi, nessuna nazionalizzazione o fallimento di banche.

    Chi dice che il merito è nella vigilanza di Via Nazionale, altri nella solidità del nostro sistema.

    Siamo solo un piccolo paese dove le banche non fanno il loro mestiere, sono fin troppo legate all’economia reale, dove il credito è poco e gestito male.

    Festeggiamo l’essere un paese del secondo mondo dunque. Festeggiamo un paese che si regge sulle donazioni private per ricostruire dopo un terremoto e non sulla capacità governativa di reagire efficacemente. Festeggiamo un paese che regge il peso della crisi grazie agli investimenti della generazione precedente, sapendo che ha costruito la sua solidità sulle spalle dei lavoratori attuali, senza garanzie lavorative e soprattutto senza una pensione in grado di fare da ammortizzatore sociale per le generazioni future. Dobbiamo sperare che i genitori di oggi che mantengono i figli vivano abbastanza per accollarsi anche la precarietà dei nipoti.

    Sono l’unico che non ci vede proprio nulla da festeggiare?

  5. @gregorj:
    hai ragione..ma è che l’horror fa salire l’audience, e noi siamo degli sciacalli, non riicordi? ;-)

    @MariaTeresa:
    L’affermazione evidenza un rischio, non una certezza. Da madre, bisogna tenere gli occhi aperti su quello che succede e provare – nei limiti ovviamente che ognuno di noi ha – a capire e spiegare cosa accade e copsa ci sembra sia giusto fare per il bene del nostro paese, e poi agire perchè (sempre nel nostro piccolo) si realizzi. NOn è impossibile.

    @DOnato:
    Ciao! Sì, quello che dici è giusto, ed è anche la mia preoccupazione “storica”. In realtà in Italia chi ha tentato di fare riforme “profonde” è stato sempre sonoramente “bastonato”. ma questo non significa che non ci si debba provare. E io penso: se non ora, quando?

    @EssEmme:
    “Festeggiamo l’essere un paese del secondo mondo dunque.”
    Sì, purtroppo. L’importante è che in molti come te si rendonao conto che è QUESTO che ci stanno dicendo di fare. E, ovviamente, non farlo. ;-)

    @tutti:
    :-)

  6. ….E nel buio della notte, ladri e predatori notturni agiscono al sicuro….manca la capacità ed anche la voglia di uscire dal tunnel, Si dice che la notte porta consiglio, ma questi ministri anno paura dei consigli, e si rintanano al buio della notte.

  7. Ma escluso il 5 per mille. “Non useremo il 5 per mille per reperire le risorse per il dopo terremoto”, ha chiarito il ministro Tremonti, ponendo fine alle polemiche seguite all’annuncio da lui anticipato qualche giorno fa. Per il titolare di via XX settembre
    l’ipotesi che lui stesso aveva fatto “non era per togliere al volontariato ma per aggiungere qualcosa per l’Abruzzo. Dopo abbiamo deciso di rinunciare vista la vena polemica che ha radicalizzato il tutto. Se alla fine ci potevano essere più soldi e ce ne saranno meno si ringrazino i polemici signori della politica”.

    ecco il ritorno del cazzaro

    se voleva aumentare le risorse poteva alzare il tetto di 380 milioni e cambiare il 5 per mille in 6 per mille o 7 per mille

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