Tortura libera tutti
22/04/2009 - LA STORIA - Aprile 2002, un tremendo clima di paranoia e terrore post-11/9, Pakistan: durante uno scontro a fuoco Zubaydah, luogotenente di Al-Qaeda, viene ferito, catturato dalle Forze Speciali e trasferito in un luogo sicuro in Thailandia. Una squadra CIA
LA STORIA - Aprile 2002, un tremendo clima di paranoia e terrore post-11/9, Pakistan: durante uno scontro a fuoco Zubaydah, luogotenente di Al-Qaeda, viene ferito, catturato dalle Forze Speciali e trasferito in un luogo sicuro in Thailandia. Una squadra CIA dovrebbe essere in loco per interrogarlo ma non si è ancora fatta vedere; gli agenti FBI, dopo avergli curato le ferite, incominciano a fargli delle domande e riescono ad ottenere informazioni su di un attentato rivolto ad un paese alleato, ma Zubaydah contrae la sepsi e corre seriamente il rischio di morire. Il direttore della CIA di allora, George Tenet,
va su tutte le furie non appena viene a sapere che l’informazione non è stata ottenuta dai suoi uomini ma dall’FBI, che continua ad interrogare il terrorista in ospedale, venendo così a scoprire che “Moktar,” ovvero Khalid Shaikh Mohammed, ha pianificato l’11/9. Un grande successo, destinato però a fallire miseramente non appena la CIA prende in mano gli interrogatori.
VADEMECUM - Il primo memorandum contiene tutte le tecniche da utilizzare con Zubaydah. Sono: privazione del sonno; nudità; vari tipi di schiaffi; “attention grasp” ((In pratica, prendere il prigioniero per il bavero in maniera rapida e controllata.)); waterboarding (nel caso di specie, il prigioniero è stato sottoposto 83 volte alla simulazione di annegamento); modificare la temperatura della cella (in un articolo del New York Times si dice che il corpo di Zubaydah è diventato blu per il freddo) e sparare in essa i Red Hot Chili Peppers a massimo volume; rinchiudere il prigioniero in un box pieno di insetti innocui, salvo dirgli che gli insetti sono tutti velenosi; molte altre “tecniche di interrogatorio” non esattamente ortodosse. Tuttavia, il memorandum non ha fatto altro che tradurre nel linguaggio giuridico una serie di misure che sono nate in un altro campo: quello della psicologia.
LA PSICOLOGIA DELLA TORTURA - I capi dell’esercito e gli psicologi militari non hanno dubbi: la presenza degli psicologi sul campo rende gli interrogatori sicuri, efficaci e, soprattutto a norma. Ma non è così: gli psicologi, in realtà, sono coloro che hanno ideato simile tattiche e che hanno insegnato agli agenti come usarle. Un ruolo centrale è stato giocato da due psicologici (presenti in Tailandia): James Elmer Mitchell e Bruce Jessen. Entrambi hanno lavorato ad un programma segreto chiamato SERE (“Survival, Evasion, Resistance, Escape“) che aveva come obiettivo primario quello di addestrare i soldati a resistere alla prigionia, qualora fossero caduti in mano nemica. Mitchell e Jessen hanno rielaborato quelle tecniche per renderle spendibili nella Guerra al Terrorismo in corso. In sostanza i due hanno riadattato gli strumenti della tortura cinese, che notoriamente non è mai servita ad ottenere informazioni sensibili su attentati e bombe ticchettanti – il suo ruolo ontologico-politico era infatti quello foucaultiano di manifestere crudelmente il potere di chi punisce, e null’altro. La situazione contiene in sè una discreta dose di ironia. La connotazione psicologica ((E, in un certo senso, anche culturale: i Red Hot Chili Peppers diffusi a massimo volume nella cella…)) della tortura statunitense sortisce lo stesso effetto (se non peggiore) della tortura totalitaria: fa stare zitti i sospetti e i prigionieri. Gli agenti CIA che hanno interrogato Zubaydah avevano come scopo quello di diventare il suo “Dio” – una mossa geniale per far parlare un fondamentalista islamico che agisce in base a motivazioni religiose. Una tale tecnica di interrogatorio non è soltanto eticamente disgustosa e palesemente illegale, è anche tatticamente disastrosa.
NON PIU’ ACCETTATI? - Tuttavia, come si è visto in precedenza, tali pratiche sono radicate nell’intelligence americana almeno dagli anni ’60 (Guerra Fredda) ed hanno ormai raggiunto uno status quasi consuetudinario – sono un fatto che
ormai attiene esplicitamente alla sfera politico-culturale di certi ambienti americani. Denis C. Blair (Direttore dell’Intelligence Nazionale) l’ha involontariamente (ma nemmeno troppo) messo nero su bianco: “Alla luce di una chiara, assolata e sicura giornata di aprile del 2009 questi metodi sembrano violenti e disturbanti, ma noi difenderemo in tutti i modi coloro che si sono avvalsi di questi memorandum”. Una “chiara, assolata e sicura” giornata del 2009. Il riconoscimento del fallimento sottinteso è evidente ed ha un significanto ben preciso: tutte queste dosi massicce di tortura non sono servite a nulla. La Guerra al Terrorismo (ammesso che ci sia mai stata una guerra) non è stata altro che un’esplosione razionale di una rabbia senza limiti e fuorilegge, da cui la nuova amministrazione Usa sta cercando di uscire nell’unico modo possibile: con un‘amnistia.













stento a crederci
Ma i due psicologi continuano ancora ad esercitare?
Intanto inizio a pensare che forse la chiave del “perdono” da parte di Obama possa a suo modo insegnare qualcosa, sperando che la collettività sia pronta per imparare.
vabbeh, non dovrei scriverlo perché è un algido sociopatico, ma capitan Harlot ha scritto un gran bel pezzo
concordo con Gregory…
> Ma i due psicologi continuano ancora ad esercitare?
Quei due psicologi sono stati sotto contratto della CIA e nel loro ambiente professionale sono considerati pressapoco com’è considerato Farina nell’ambiente giornalistico.
Lasciate stare Farina. Il “”Betulla “” (Onorevole appartenente all’Elite del “”meglio di feltri), non fa testo. Le torture….. Pensavo veramente che nel 2009, avessero trovato il Siero per far confessare senza dolore e senza danno. Se così non è, useranno la tortura sempre che ne abbiano necessità e tutte le volte che vorranno sapere qualcosa. Gli altri cosa fanno??? Ma veramente credete nelle stupidaggini della “cavalleria”" e dei diritti umani? Andate a visitare le carceri dove non ti lasciano nemmeno avvicinare alla frontiera. Argomento spinoso del quale non dovremmo nemmeno parlare per non dire sciocchezze. Chiedo scusa per averlo affrontato.