Obama e la nostalgia dell’IRI

21/04/2009 - FINALE SCRITTO – Nessun complotto mondialista, insomma: soltanto uno scontro, neppure tanto sotterraneo, fra due caste cresciute all’ombra del monopolio statale: certi “banchieri“, che pensavano che la protezione del racket politico fosse scontata ed i politici stessi. In teoria, se

     
 

di

FINALE SCRITTO – Nessun complotto mondialista, insomma: soltanto uno scontro, neppure tanto sotterraneo, fra due caste cresciute all’ombra del monopolio statale: certi “banchieri“, che pensavano che la protezione del racket politico fosse scontata ed i politici stessi. In teoria, se fossimo in tempi normali ed il modello di banca centrale funzionasse come i suoi architetti avevano sperato, la rapida restituzione dei fondi sarebbe un fattore positivo, la conclusione di un intervento di stabilizzazione di rado necessario e, per paradosso, spesso demandato al mercato. Nel modello esemplificato dall’inglese Bagehot, infatti, la banca centrale presta moneta a caro prezzo, ma in quantità illimitata, alle banche che si trovano in temporanea crisi di liquidità per motivi che non pregiudichino la loro solvibilità nel medio e lungo periodo. Una volta terminato il “panico“, i depositi riaffluiscono, nuovo capitale può essere sottoscritto dagli investitori e la banca privata è ben felice di restituire il finanziamento della Banca Centrale, concesso a tassi punitivi proprio per non incoraggiarne l’abuso. Nel caso odierno, invece, esattamente come nel caos dei carrozzoni delle partecipazioni statali tanto comuni in Europa una generazione fa, la liquidità è fornita gratis, ma il problema è di solvibilità: una regolamentazione eccessiva e parziale ha protetto indebitamente aziende e manager che avrebbero dovuto invece poter essere disciplinate dal mercato il quale, invece, ha preferito seguire ciecamente il pifferaio magico, ossia i burocrati pubblici che si sono autonominati “autorità di vigilanza“. Una volta questo scempio era generalizzato, visto l’elevato numero di settori protetti; oggi, per fortuna, è limitato alla sola finanza. Una volta arrivata la crisi, è stato facile accusare un “liberismo sfrenato” che mai ha alloggiato fra le banche, (andate molto peggio, per inciso, dei tanto temuti hedge fund, questi sì vigilati dal mercato). L’abile sfruttamento delle rendite di posizione, tramite il ricatto sindacal-manageriale sulla pelle dei potenziali disoccupati e delle aziende in difficoltà, ha forzato il governo a intervenire iniettando denaro pubblico sia nel settore bancario che in AIG e nelle aziende produttrici di auto. Attendiamo la prossima fase, quella dei boiardi di Stato. Se l’Italia è una guida, prima avremo le persone competenti, ma orrendamente illiberali, come Beneduce; poi, i geniali avventurieri coi soldi altrui, come Enrico Mattei; alla fine, burattini del potente, i nani e le ballerine.

     
 

3 Commenti

  1. gloria scrive:

    bella la metafora del “pifferaio magico”:D
    torno a leggerti con calma stanotte che sembra molto interessante

  2. abr scrive:

    Beh, dato che nel lungo termine saremo tutti morti, da relativista nell’intimo (l’ideale esiste solo nei libri, a noi rimane solo la scelta tra il disastroso e il catastrofico), attendo di veder sorgere i neo- Beneduce e Mattei, li preferirei comunque ai Montezumolo e in-Ciampi …

    Motivo per cui tra l’altro continuo a preferire, relativamente a quello che passa il convento, il neo-selliano (“economie fino all’osso”) Tremonti al neo keynesiano Obama o a qualche suo scimmiottatore locale, uno che i soldi li stampa veramente mentre studia come aumentare le tasse (scelgo tra i disastroso e il catastrofico)..

    Grande post esplicativissimo per noi non addetti ai lavori, grazie.

    (e okkio pliiis a non divenire un dismal-gufo dal motto “stronzi, ve lo dicevo gia’ dal 1984 cosa sarebbe successo, e questo e’ niente …” come certi tuoi “colleghi” …)
    ;)
    ciao, Abr

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie