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La rubricadi John Christian Falkenberg (Falkenberg)
pubblicato il 21 aprile 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Abbiamo scherzato?  Le grandi banche USA, autodefinitesi sull’orlo del baratro solo poche settimane fa, annunciano oggi il ritorno all’utile e in alcuni casi l’urgenza di liberarsi dall’abbraccio soffocante dello Stato e il ritorno i buoni vecchi metodi.  Dopo soltanto un anno, la magia del Dream Team Obama ha risolto la crisi, oppure qualcuno gioca sporco?

In questi giorni vengono pubblicati oppure sono già pubblici i risultati aziendali negli Stati Uniti e in gran parte d’Europa. Le tre principali banche americane per reput bank Obama e la nostalgia dellIRIazione, se non per dimensioni, li hanno resi pubblici questa settimana: si tratta dei due colossi bancari “universali“, Citigroup e J. P. Morgan, e di Goldman Sachs, la ex-regina delle banche d’affari, divenuta anch’essa tecnicamente una banca commerciale. Ed i risultati non sono stati soltanto migliori del previsto: nel caso di JP Morgan e Goldman, sembra essere partita la corsa alla restituzione dei fondi pubblici elargiti tramite il TARP, il programma di aiuti pubblici al sistema bancario che si dice abbia salvato le grandi banche dal fallimento.

COSA E’ SUCCESSO? –  E’ possibile che le stesse grandi banche, che si volevano alla canna del gas poche settimane fa, siano adesso immacolate, anzi, profittevoli?  Si tratta di un sottile complotto dell’élite mondialista o dello Stato Imperialista delle Multinazionali di tardocomunista memoria per espropriare i lavoratori? La realtà è più complessa: si tratta, in parte, del normale funzionamento della funzione di prestatore di ultima istanza della Banca Centrale; in parte, delle conseguenze perverse dell’allentamento degli standard contabili, apprezzato anche da certi pseudo-banchieri di casa nostra,  che farà sentire i propri effetti deleteri nel futuro prossimo; in parte, infine, di una classica truffa ai danni del contribuente e degli investitori. Una truffa che noi italiani abbiamo subito con decenni d’anticipo, ma da cui non abbiamo imparato nulla: l’allucinazione statalista 1083572 1860 625x1000 Obama e la nostalgia dellIRIdello stato imprenditore, di un capitalismo “sociale” senza capitali e senza capitalisti nelle mani d’illuminati funzionari governativi. Noi ne portiamo le cicatrici, gli americani stanno soltanto ora cominciando a scoprire le prime avvisaglie delle amare conseguenze.

CHIMICA ECONOMICA – I risultati positivi  di questo trimestre sono infatti la combinazione di tre elementi: uno positivo e reale, ma probabilmente temporaneo, uno che non può che lasciare perplessi ed un ultimo assolutamente deleterio nel lungo periodo. La combinazione è differente, ma egualmente pericolosa, per ognuna delle grandi banche USA. Che questo sarebbe stato un buon trimestre per le  banche USA era noto da tempo. Le emissioni obbligazionarie da parte delle grandi aziende hanno raggiunto livelli da record, dopo un anno di gelo profondo, nel quale gli investitori non erano disponibili ad acquistare quasi nulla. Un minore pessimismo e soprattutto la fame di rendimento dovuta alla virtuale assenza di remunerazione offerta dai titoli governativi ha riportato l’interesse verso le emissioni societarie. Le stesse banche che hanno dovuto ridurre il credito alle aziende sono le organizzatrici dei sindacati di collocamento di tali emissioni presso gli investitori, intascando commissioni che vanno direttamente a rimpolpare l’utile. Volumi record significano quindi incassi record per banche come Goldman, Citi e JP, anche considerando il fatto che la competizione si è ridotta: Lehman e Bear Stearns sono scomparse, Merrill Lynch e Bank of America sono distratte dalle operazioni di fusione, Morgan Stanley è alle prese con una dolorosa ristrutturazione. Rimane da vedere quanto questa furiosa attività di rifinanziamento possa continuare ai volumi attuali, riempiendo le tasche dei team di organizzazione dei sindacati di collocamento.

LIFTING DI BILANCIO – Anche l’attività caratteristica delle banche commerciali, ossia il guadagno fra il costo dei fondi presi a prestito – quasi a zero, dalla banca centrale che cosmetic surgery 250x251 Obama e la nostalgia dellIRIstampa moneta, non dai privati -  e quello degli interessi guadagnati prestando soldi ad aziende e individui, ha un trend favorevole, grazie alla crisi ed al secondo elemento: l’adulterazione degli standard contabili. Gli spread che i clienti sono disposti a pagare per ottenere nuove linee di credito sono molto aumentati rispetto ad un anno fa, a causa della crisi, della  minore disponibilità di credito e degli aumentati rischi d’insolvenza dei debitori. Come contraltare, ovviamente, le perdite su crediti stanno già aumentando rapidamente, costringendo le banche a destinare l’aumentato margine a riserva per coprire tali probabili perdite. E qui entra in gioco la politica: il FASB, l’ente americano preposto allo sviluppo ed alla tutela dei principi contabili e di trasparenza nei bilanci, ha ceduto alla incessante campagna di pressione da parte del mondo politico, ed ha emendato i principi contabili in modo tale da permettere alle banche di non dovere adeguare i valori di bilancio delle proprie attività ai prezzi di mercato, né di dover svalutare immediatamente i prestiti a rischio di fallimento. Grazie alla modifica delle regole contabili, abbiamo quindi una remunerazione gonfiata dai maggiori rischi d’insolvenza, ma minori obblighi di preparare riserve necessarie a premunirsi contro tali rischi. Facile, quindi, vedere come l’utile delle attività di prestito venga aumentato a parità di volume di prestiti.

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