“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni
L’etica ci dice ciò che è buono e la morale ci spiega perché sia doveroso. Quando
dunque il dottor Carlo Bellieni, membro della Pontificia Accademia Pro Vita, mi viene a fare un discorsetto per “mostrar[mi] come l’etica ci raggiunga anche nelle vicende più semplici di tutti i giorni“, e si intrattiene su quella che definisce “etica dell’igiene“, sento che il moralista cattolico mi insegue, dalla stanza da letto al bagno. Dopo avermi fatto la lezioncina sul corretto uso del mio cazzo, pretenderebbe pure di dettarmi norme sul come lavarlo, e quante volte, e se con sapone neutro o più aggressivo detergente. Non se ne può più: perfino lavarsi troppo spesso può far male – e questo lo sappiamo – ma non ci è dato di poterci far male in piena libertà, senza avere tra i coglioni un cattolico, per giunta con la laurea in medicina, che, accoppiando scienza ed etica, le faccia partorire morale.
“Certamente l’introduzione nelle case dei Paesi occidentali di acqua corrente e servizi sanitari ha determinato una netta diminuzione di malattie infettive. [...] Bisogna tuttavia riflettere su dei fatti che sembrano essere il rovescio della medaglia del nuovo fenomeno: [...] l’eccesso di abluzioni porta ad un enorme consumo di acqua, in gran parte potabile, e ad un’immissione nelle acque reflue di sostanze tensioattive e talora non biodegradabili“, e poi c’è la perdita di “germi «buoni» che talora sono la premessa per la protezione contro quelli patogeni“, e poi ancora “la perdita dei ferormoni prodotti dalla pelle” (*).
Tutto vero, ma che c’entra l’etica? Fai presente queste cose a chi le ignorasse e poi quello decide per sé. Introdurre il principio etico nell’igiene personale significa stabilire un fine che non può essere che uguale per tutti, e al quale tutti dunque dovrebbero mirare, attraverso mezzi opportunamente calibrati: la medicina in questo modo non è d’aiuto per chi intenda rivolgersi ad essa, ma diventa una molestia armata di un dover essere, che finisce per imporre il bene, dapprima con la persuasione e poi con la norma igienica, che la bioetica del dottor Bellieni trasforma in norma morale se arriva a consigliarmi – per il mio bene – quante volte al giorno posso sciacquarmi il cazzo e – per il bene dell’ecosistema – con quale sapone. Non va bene, non possiamo arrivare a questo dopo aver fatto ugualmente con il sesso e la riproduzione, col nascere e col morire. È evidente che questo rompere il cazzo anche sul come e quando lavarselo debba avere un progetto più ampio. E infatti:



“Certe volte credo che i criminali abbiano inventato l’igiene. O forse i riformatori dell’igiene hanno inventato il crimine“.
Oppure: un moralista è uno che ha il sacro terrore che gli altri si possano divertire
(o qualcosa del genere
)
perchè ci si lava ?
perchè si è sporchi !
e perchè si è sporchi ?
perchè si è uno zozzone
ora la teoria del lavacro, mal interpretata, non mira ad evitare la purificazione quando necessita, ma di evitare la zozzura quando insorge per effetto dell ns zozze pratiche
chi non si lava non è zozzo
alla faccia del secolare “omnia munda mundis”, direi;-)
Quindi, se la troppa pulizia è indice di peccato, allora la Francia è cattolicissima…non fanno il bidet!
eppure bidet è una parola francese, ahahah!:-)
Cordapazza, il nostro Belpaese ruba, ha sempre rubato e si è appropriato anche del bain de sèige!
C’EST NOTRE BIDET!!!
Va beh, ma c’è da capirlo Bellieni, in fondo si è limitato a descrivere il tipico sacerdote, la tipica suora e la tipica beghina: un po’ di forfora sul nero della tonaca, dell’abito o del maglioncino nero, un sentore di sudore antico, la lieve peluria sul labbro superiore (nel caso della suora o della beghina), un evidente disagio con il proprio corpo e con la sua igiene che neanche abiti immacolati odorosi di lavanda riescono a dissipare, un odore complessivo in cui si mescolano l’aroma dell’incenso e il puzzo di stantío e di rinchiuso della sagrestia…
In Abruzzo si dice “L’omme ha da puzza e la femmena ha da puzza dell’omme sue”:
un’ arguta metafora per indicare che la femmina deve sempre e comunque seguire il maschio, fino ad “impregnarsi del suo odore”.
Il ruolo naturale della femmina, infatti, è quello di fare figli ed accudirli: soo in questo modo il suo corpo svolge la sua funzione di “tempio dove avviene la riproduzione” e garantisce la permanenza della specie Homo Sapiens sul pianeta, solo in questo modo la femmina è felice ed appagata.
Le femmine sane ed avvedute, quelle in sintonia con se stesse e col loro corpo, sono naturalmente consapevoli di questa loro funzione naturale e la assolvono spontaneamente, perchè sanno che quello è l’unico modo per realizzare compiutamente se stesse e conseguire le più appaganti, esaustive e profonde gratificazioni esistenziali.
Il mio consiglio finale, pertanto, è quello di prenderla a calci in culo metodicamente e risolutamente fino al raggiungimento dello scopo, senza arrenderti alle prime reazioni, che inevitabilmente ci saranno come conseguenza del persistere di quelle ideoliogie deliranti di cui ti parlavo.
Se terrai duro nel seguire i miei consigli esse saranno spazzate via ed al termine del tuo intervento terapeutico avrai la soddisfazione di rendere finalmente sana e felice una femmina ora malata, insoddisfatta ed irrequieta.
oddi, lucia, stiamo facendo diventare il sito una salle de bains…moderateci!:-)))
Almeno vi è piaciuta la scelta del bidet in foto ?
…Corda, bisognerebbe moderare il maschilismo di ER JAMBA… secondo me!
redattrice: sì, un kitsch neoclassico, direi:)
lucia: impossibile, ti assicuro!