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pubblicato il 20 aprile 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non se ne può più, signora mia. “Picchiamo i cani” è il nome di un gruppo nato su Facebook alla fine della scorsa settimana e già cancellato dai responsabili del social network: ne è rimasta traccia soltanto su Google, dove riusciamo, cliccando su “copia cache” a leggerne la presentazione:  ”Animali inutili e spesso 20090417 artefatti Picchiamo i cani: un gruppo su Facebook e lidiozia un tanto al kgfastidiosi con quegli occhioni servili, sempre pronti a abbaiare di notte – salvo quando qualcuno sta svaligiando la casa – cagano sul tappeto, lasciano peli e bava dappertutto, e quando torni a casa stanco dopo 10 ore di lavoro sono sempre in mezzo alle palle, agitando la coda quasi a volerti provocare. E’ ora di ricordargli chi comanda! PICCHIAMO I CANI! Questo gruppo è rivolto a chi, per esasperazione, necessità o semplice piacere personale, ama PICCHIARE I CANI, condividiamo le nostre esperienze :) “. Un’immagine di presentazione davvero fantastica e ben 589 iscritti in fila per sei con il resto di due stavano lì a testimoniare che il gruppo era ovviamente nato soltanto allo scopo di provocare una reazione nei numerosissimi fessi di certo presenti tra gli iscritti. E infatti, immancabili, ecco qui le risposte indignate sia nei forum (dove viene postato nella sezione “discussioni libere sul mondo lesbo“) che nell’immancabile stampa specializzata, dove si titola classicamente “Facebook, animalisti in rivolta” e si grida subito all’emergenza democratica: “Nasce un gruppo che incita alla violenza contro i cani. “Picchiamo i cani”, questo il raccapricciante nome del gruppo nato su facebook, il social network del momento, che ha provocato nel giro di poco dure reazioni nell’opinione pubblica scatenando l’azione delle Associazioni Ambientaliste che sono sul piede di guerra. Ci si chiede perché creare un gruppo che fomenti il maltrattamento degli animali e quali siano le ragioni di un messaggio così cruento“.

Eh, già, signora mia, quali saranno le oscure ragioni di un messaggio così cruento et raccapricciante? Forse divertirsi ad ammirare le reazioni dei fessi che ci cascano e non capiscono che trattasi di provocazione buttata lì per vedere chi si affaccia sul balcone a strillare con i bigodini in testa (e a tal proposito, menzione d’onore va ai “Verdi del XIII Municipio di Roma, che si sono mobilitati subito insieme agli Animalisti di Ostia e hanno scatenato la loro battaglia di denunce e segnalazioni“)? E che, oltre all’ovvia gara a chi creava un gruppo più indignato e contrario, ha subito scatenato la contro-reazione dal sapore vagamente perculatorio, con la fondazione del gruppo “Picchiamo chi picchia quelli che picchiano i picchiatori dei cani“, la cui presentazione fa giustamente schiantare dal ridere: “Questo gruppo è nato per chi è stufo di chi picchia quelli che picchiano i picchiatori dei cani! Non ne possiamo più! Accipicchia! Entra anche tu nel circolo vizioso!“. Mentre ovviamente negli altri gruppi si faceva a gara nel proporre le sanzioni più dure: “Segnaliamoli alla protezione animali!“; “No, alla polizia postale!” e così via. 

Intendiamoci, che ci sia gente scarsamente dotata di senso dell’umorismo e incapace di comprendere le prese in giro e le provocazioni non è una notizia. Ma i tipi di Facebook Italia, che non sono certo dei novellini del web, potrebbero anche evitare di segare gruppi soltanto perché vengono sommersi da richieste di segnalazione. Purtroppo, non è possibile perché ultimamente quel social network sembra aver sostituito Youtube nell’immaginario collettivo come ricettacolo di tutti i mali del web, soprattutto da quando onorevoli che non brillano per la loro capacità di discernere il grano dal loglio hanno deciso di farsi pubblicità presentando interrogazioni parlamentari dai titoli assai pomposi come “Il Facebook della vergogna“. E allora ai moderatori del social network toccherà continuare a fare la figura dei fessi, e di storie del genere bisognerà leggerne a bizzeffe, per lo meno per qualche tempo. Ovvero, fino a quando la moda dei mass media non avrà deciso che l’obiettivo è diventato un altro. Nel frattempo, non rimane che sedersi davanti al computer e godersi lo spettacolo. 

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Tanto perché noi italiani ci dobbiamo sempre distinguere, ecco che la sentenza che ha visto la condanna di Pirate Bay potrebbe avere una replica nel Belpaese grazie a “Giancarlo Mancusi, giovane pm di Bergamo che in Italia ha aperto un’inchiesta su Pira te Bay, in pratica la «fotocopia» di quel la approdata due giorni fa a sentenza a Stoccolma; qui i gestori del si to sono stati condannati a un anno di carcere e 2,7 milioni di euro di multa per violazione della legge sul diritto d’autore“. Mancusi è quello che chiuse Colombo-bt

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Su Rue89 – l’Huffington post francese – attaccano abbastanza pesantemente la Tiscali di Renato Soru, addirittura accostandola alla Enron; il paragone è insensato viste le dimensioni delle due aziende. Ma comunque è spia di un clima che si va facendo abbastanza pesante, specialmente nei confronti delle ex star della new economy

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Ieri ho letto sul web una definizione davvero graffiante (baura baura!!1!) dell’onorevole Niccolo Ghedini: “Un uomo per tutte le stagioni“, disse di lui l’uomo per tutte le mezze stagioni.

(vignetta di Artefatti)

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