Un impegno concreto: Calderoli nella giuria del Nobel

5 agosto 2008

Non senza un certo gusto del sadico si apprende dal fantéstic NoisefromAmerika che Roberto Calderoli ne ha combinata un’altra delle sue. Ha mandato una lettera al Corriere della Sera nella quale afferma con la pomposità di quello ‘struito che “il problema di tutti gli Stati, da sempre, è quello di ridurre il costo della macchina pubblica. Una soluzione a riguardo è rappresentata dai modelli a struttura federalista e questo non lo sostiene il sottoscritto, ma, tra gli altri, la Banca Mondiale o il premio Nobel per l’economia Wuhan“. Ebbene, ovviamente il premio Nobel per l’economia Wuhan non esiste (qui la lista degli insigniti). A sentire Wikipedia, la parola Wuhan identificherebbe “il capoluogo della provincia dell’Hubei, e la più popolosa città della Cina centrale. Si trova alla confluenza del Fiume Azzurro e del Fiume Han. Ha una popolazione di approssimativamente 9.100.000 abitanti secondo le stime del 2006“. Ora, si sa che sbagliare è una cosa che capita anche ai migliori, e quindi figuriamoci se non può accadere a Calderoli. Ma ci si perdoni se riteniamo più divertente cercare di comprendere filologicamente l’angusto percorso mentale che ha portato l’estensore della lettera a prendere questa topica. Che non può che partire dall’editoriale citato di Angelo Panebianco che, per una volta, diceva cose tanto ovvie quanto condivisibili: contestava l’assunto logico secondo il quale uno Stato federale sarebbe comunque meglio di uno Stato centralizzato. Infatti, la casistica ci insegna che bisogna giudicare – in questa come in mille altre cose della vita – caso per caso. E aggiungeva: “L’assenza di spiegazioni articolate alimenta voci e chiacchiere. Come quella secondo cui solo con il federalismo fiscale si potranno ridurre le tasse. Questa, se permettete, è una bugia. Il livello di imposizione fiscale può benissimo scendere anche in uno Stato centralista. Anzi, col centralismo, di solito, è più facile decidere di ridurre la pressione fiscale. Il federalismo, per contro, può anche far lievitare, anziché contrarre, la spesa pubblica (rendendo così impossibile la riduzione delle imposte): perché, ad esempio, crescono i «costi di transazione», ossia i costi che dipendono dall’accrescimento dei livelli istituzionali e dalle aumentate negoziazioni fra Stato centrale, Regioni, enti locali“. E infatti quella di Calderoli è una proterva replica sul punto in questione: spiega, il ministro, che il Federalismo fiscale servirà a tagliare le spese, che costringerà i presidenti di Regione e i sindaci a fare altrettanto e così via. Perché altrimenti saranno sanzionati dal popolo, che sceglierà il candidato avversario nell’elezione successiva. E poi via, buttiamoci un premio Nobel a certificare la bontà del tutto: “Ti pare che tra quei parrucconi non ce ne sia uno che ha pensato una cosa tanto ovvia?”, pensa il ministro.

Dimentica, Calderoli, qualcosa d’altro. Ovvero, che negli anni questo modello (“amministratore deludente – voto per l’avversario alle urne“) è già comparso, in Italia: nelle elezioni politiche. Che hanno visto, dal 1994 ad oggi, l’alternanza al potere di centrodestra e centrosinistra. Inutile ricordare che, se è vero che gli elettori hanno scelto di volta in volta per l’avversario di chi era al potere, questi, una volta entrato nella stanza dei bottoni, non ha fatto quasi nulla di quello auspicato da Calderoli. C’è chi la spesa pubblica (ad esempio) ha promesso di diminuirla e poi l’ha aumentata, chi dice prima che vuole diminuirla e poi che intende razionalizzarla. E questo che è accaduto nel nazionale, perché non dovrebbe ripetersi nel locale? Quando Berlusconi assume 3300 precari in Sicilia con fondi governativi (equamente ripartiti, si spera…), sceglie di spendere (immobilizzare) del capitale che invece poteva (ad esempio) investire affinché lo Stato (noi tutti, anche i siciliani) ne avesse un ritorno. Investe sull’oggi a scapito del futuro, insomma. Questo atteggiamento, che è proprio di un’intera classe politica e non appannaggio del centrodestra, finisce nel lungo termine per danneggiare tutti, anche i beneficiari di oggi. E se questo è l’atteggiamento precipuo della nostra classe politica (a tutti i livelli: comunale, provinciale, regionale, nazionale), dando maggiori possibilità di spesa e imposizione non si rischia di lasciare tale-e-quale – se non peggiorare – la situazione odierna? Per porsi questi dubbi, caro Calderoli, non serve aver conseguito un premio Nobel.

Cambiamo argomento (non troppo, in realtà). In un editoriale pubblicato da Repubblica, Ilvo Diamanti definisce quella odierna una generazione “perdente e che va a destra”. Il finale è particolarmente significativo: “Per capire il deflusso dei giovani verso la destra e il non-voto, però, è più semplice soffermarsi sullo spettacolo offerto dalla sinistra, riformista e radicale. Il Pd, attraversato da divisioni personali e di corrente. Intorno ai soliti nomi: Veltroni, D’Alema, Rutelli. Marini. [...] Pochi accenni, risaputi, evidenti a tutti. Sufficienti a comprendere perché la Sinistra non possa aiutare i 30-40enni della “generazione perduta” a ritrovarsi. Tanto meno i giovani – e gli studenti – a identificarsi. Si sentono una “generazione perdente”. Perché dovrebbero affidare il proprio destino, la propria rappresentanza a una classe politica “perdente” di professione?“. Gli risponde, distruggendolo a mio parere, Qualcosadiriformista: “[primo] Più che di destra, è una generazione “politicamente deideologizzata“, nata con il maggioritario, vota per chi può vincere e cambia facilmente (almeno rispetto al passato) orientamento elettorale. Secondo: perdente? Mah, l’aggettivo forse sarebbe più giusto associarlo a chi non è riuscito. Semmai, una generazione che fa fatica a trovare una sua “mission”, ma questo a 20 anni è anche un bene. Forzando un pò (anche il post risente del clima di agosto), è una generazione che si specchia in Amici, come quelli un poco più grandi si misuravano su Non è la Rai e prima ancora Drive In e dintorni (magari una piccola riflessione sul fatto che le trasmissioni generazionali sono da quasi 30 anni appannaggio di Mediaset andrebbe fatta)“. Dopo un botta-e-risposta del genere, come minimo in un paese attento a sé stesso si scatenerebbe un dibattito vibrante. Tranquilli, qui non succederà. Finirà tutto nel frigido mare d’agosto. (Perdonate la chiusa pseudo-wertmulleriana, ma non sapevo come concludere la frase)

In un articolo che è giusto definire ben argomentato, Giuliano Ferrara spiega perché i denari pubblici ai giornali sono cosa buona e giusta. “Le voci che rischiano di essere spente sono quelle di piccole minoranze di lettori aggregate da piccoli gruppi di giornalismo politico e culturale, non sono affatto necessarie a qualificare come democratico il sistema dell’informazione; e poi il sistema dell’informazione deve essere “libero”, non democratico, parola ormai sinistra soprattutto in bocca a tanti scalzacani del politicamente e ideologicamente corretto“, dice il direttore del Foglio. Da sottolineare che tutto il pezzo giova di un low profile davvero anglosassone. Insomma, visto quanto è lontano dalla protervia con cui affronta taluni argomenti, quasi quasi, si potrebbe essere quasi tentati di concordare con lui, e di chiedere al ministro se per caso, raschiando nel fondo del barile, qualche euro non sia rimasto per Giulianone e compagnia cantante. Quasi.

Vignetta di Artefatti

21 commenti a Un impegno concreto: Calderoli nella giuria del Nobel

  1. Pingback: kligg.org

  2. quando l’ho letto ho riso per 3/4 d’ora

  3. giuspe

    >> se per caso, raschiando nel fondo del barile,
    >> qualche euro non sia rimasto per Giulianone

    …occhio ad usare il termine ‘giulianone’ così fuori contesto (cfr. luttazzi)…

  4. cordapazza

    Che poi, è pure sfigato: nelle lista non esiste manco un Nobel cinese!
    p.s. quel clown di Ferrara, a me, non mi convince comunque, né nella versione proterva né in quella blanda o conversevole né in quella da piagnisteo sentimentale (vista molto spesso in tv).
    Non foss’altro perché scrive imperdonabilmente da cani…

  5. Giuliano Ferrara ha ragione da vendere in quell’articolo. Mi chiedo come chi sbraiti in continuazione (giustamente) contro la mancanza di pluralismo nell’informazione dovuta all’esistenza del Berlusca possa avallare una porcata pazzesca come la sopressione (non la riduzione, non la revisione delle modalità, ecc.) dei finanziamenti pubblici ai giornali in base a ragionamenti e a una visione di una superficialità e di una demagogia da mettere i brividi.

  6. ah, a proposito, vi ricordate la raccolta firme di Grillo? :D

    non hanno depositato le firme in cassazione.

  7. Lkv

    >non hanno depositato le firme in cassazione.

    Le usera’ per l’inverno, brucia tutti i fogli cosi’ risparmia sulla bolletta e la rende pubblica vantandosi di aver risparmiato grazie a fonti rinnovabili, l’energia delle persone che hanno creduto nell’utilita’ di una firma.

  8. ha detto che la cosa gli è servita “per contarsi”. Ho sempre pensato, in effetti, che desse i numeri.

  9. Lkv

    Ah ah ah, da sardo mi viene naturale associare questo “per contarsi” alle pecore, ma evito per evitare polemiche. :)

  10. perché evitare le polemiche? E’ invece un peccato che i grillini non si esprimano sull’argomento “ora i banchetti puoi infilarteli su per il chiulo”. Direi che vanno adeguatamente stimolati.

  11. Calvin

    “Non foss’altro perché scrive imperdonabilmente da cani…”

    Ferrara? Alla faccia, facendo le proporzioni l’anno prossimo il Nobel per la Letteratura dovrà per forza passare da queste parti!

  12. “Non foss’altro perché scrive imperdonabilmente da cani…”

    per me, dal punto di vista del puro atto scrittorio, Ferrara è uno dei tre migliori giornalisti italiani. Forse uno dei primi due. Scrive da Dio.

  13. Lkv

    Servissero a qualcosa le polemiche :) Quelli che potrebbero esprimersi sull’argomento e lamentarsi delle firme sprecate devono essere soprattutto i non grillini che comunque hanno firmato trovandosi in accordo con i punti della proposta di referendum, a loro di essere contati non gliene fregava nulla, non sentendosi neppure “gregge” o gruppo. Questa svolta “pallottoliera” delle firme chiarisce il perche’ le abbia raccolte anche nei giorni ancora troppo vicini allo scioglimento delle camere, quando non sarebbero state valide.

  14. lo schema del pezzo dovrebbe essere questo

    1) grillo ammette, tra le righe (ma ha il còre di dare comunicazione ufficiale)

    2) raccontare la vicenda

    3) far notare che qualcuno (butirrometro su dagospia, ripreso da Costa) aveva fatto notare che non erano valide

    4) raccattare le proterve risposte del comitato promotore e di di pietro, che, memorabilmente, in una puntata di Anno zero aveva detto che era tutto in regola

    5) ricordare altre circostanze divertenti (tipo che aveva triplicato il numero di aderenti: se n’era uscito con 2,4 milioni di firme perché ciascun referendum ne aveva raccolte 800mila)

    6) chiedere ai grillini che ne pensano

  15. cordapazza

    greg, de gustibus…
    come si suol dire, ciò che per alcuni è caviale, per altri sono solo solo uova di pesce!
    ;-)

  16. Gateo

    E’ tutto un equivoco dovuto ad un problema di spelling, Calderoli si riferiva a quest’altro illustre economista: http://www.danieledemma.it/bbb97/uan.html
    Come poteva immaginare Calderoli che la storia del Nobel non era vera?
    Chiunque si fiderebbe di Uan!

  17. a-ri-ga-t(e)o!

    (lo ammetto, preparavo da mesi questa battuta)

  18. Gateo

    La mia invece e’ fresca di giornata, ehm.
    Ci rimane solo da determinare qual’e’ la peggiore fra le due battute, a questo punto

  19. simone

    James Buchanan … ha fatto confusione…

  20. son cose che capitano. A lui ;)

  21. Pur tra i marosi delle difficoltà di connessione, non posso mancare il pezzo sul Gigante del federalismo, Calderoli, bravo solo quando copia i ddl degli altri :-)

    Il fatto provato è che il passaggio ad uno stato federale provoca in genere, almeno nel medio termine, un aumento delle spese, e soprattutto la necessità di un fortissimo coordinamento della finanza pubblica (che infatti, il ddl presentato da Calderoli prevede, mica a caso… :-)

    Condivido la critica al pezzo di Ilvo Diamanti, che avevo letto (qualche giornale arriva, nel mio eremo… :-) ) e che non avevo proprio apprezzato.

    Un sorriso da quaggiù

    CC

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