Interni

Referendum? No, grazie

17 aprile 2009

Oggi andiamo veramente controcorrente: contro il referendum, la semplificazione della politica (?), il risparmio di migliaia di milioni di miliardi… Contro al vero, perenne perpetuarsi della politica, che più di casta si fa sempre più “mestiere” ben retribuito e sindacalizzato, con tanto di assunzioni e obbligo di reintegro in caso di licenziamento

Controcorrente è la rubrica periodica di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Warning: può causare allergie, nausee, sonnolenza e dare assuefazione

 Oggi … discutiamo ancora di riforma elettorale e modifica del bicameralismo, mentre siamo ostaggio di una classe politica sempre più vecchia, arroccata in un Parlamento che sembra un vivaio di partiti e partitini. Eppure gli stessi politici che da anni parlano di immobilismo hanno sistematicamente mancato l’obiettivo del cambiamento, come se la “corsa alle riforme” non fosse altro che una buona trappola elettorale: la classica promessa da marinaio che ha via via sfiduciato i cittadini e – mai come negli ultimi tempi – li ha allontanati dalla politica. Che il rinnovamento italiano sia perennemente in crisi non è certo una novità, e questo momento di generale disfattismo può essere superato in un solo modo: è ora di cambiare le regole del gioco, perché se la macchina non funziona è impossibile migliorare la politica (…).* 

E’ un estratto della presentazione sul sito referendumelettorale.org  del libro Italia ultima chiamata” di Giovanni Guzzetta, promotore del referendum della discordia e della mancata crisi di governo, con prefazione di Angelo Panebianco (come meglio sottolineare il gradimento dell’establishment liberal-socialista, quello che in Italia con un ossimoro chiamano “i poteri forti”?). E’ interessante partire da tale descrizione per capire di cosa in realtà tratti e quale sia l’obbiettivo di questo (o meglio questi: sono tre) quesiti referendari. Contro “una classe politica sempre più vecchia”, “arroccata”, contro “l’immobilismo”, le “promesse da marinaio”, la sfiducia, l’allontanamento della politica … Ma vieni! A leggere è proprio come li presentano i giornali: si tratta della soluzione perfetta a tutti i nostri mali atavici. Perdippiù avverrebbe nel giorno giusto, con altre elezioni concomitanti, così costerebbe niente: geniale, o meglio, con-geniale alla mentalità di un popolo che dopo duemila anni di sfighe crede ancora nei ditini puntati, nei capri espiatori, nelle scorciatoie al duro lavoro e alla presa di responsabilità individuale. Il sogno però è stato buttato all’aria da qualcuno, ovviamente quegli illetterati beceri leghisti sempre bastian contrario: vogliono spostare il referendum e non fargli raggiungere il quorum. Perché?

DI CHE PARLIAMO – Quando tutti sono allineati e coperti contro i pochi, qui gatta ci cova. E allora fa bene andare oltre le dichiarazioni di principio e tentare di capire cosa ci sta sotto, cosa vorrebbero far passare con l’avallo popolare. I tre quesiti si prefiggono l’obiettivo di modificare l’attuale legge elettorale, la n. 270 del 2005, la famosa “porcata” (Calderoli dixit, ricordano i ricatti posti dall’Udc al riguardo) che reintrodusse il proporzionale pur corretto da un robusto premio di maggioranza. Nel dettaglio il referendum andrebbe a toccare i meccanismi di attribuzione del premio di maggioranza: dalla coalizione il premio passerebbe alla LISTA (= Partito) più votato; inoltre si propone di cancellare le candidature multiple, al fine di evitare il fenomeno dei candidati -specchietti per le allodole, i “piezz’e nuanta” che si presentano in più distretti per attirare voti e poi scelgono dove ritirarsi, surrettiziamente mandando al Parlamento chi vogliono loro e non secondo il voto della gente. Mentre il secondo obiettivo (terzo quesito referendario proposto) concerne il “fair play” come lo può intendere un avvocaticchio pingue e calvo di Bagnara Calabra o Pizzigehttone e tenta di combattere l’eccesso di carisma di certi candidati, il primo (contenuto nei primi due quesiti) ha un effetto mica da poco: penalizza tutti tranne i due partiti leader delle coalizioni, portando inevitabilmente al bipartitismo.

22 commenti a Referendum? No, grazie

  1. Concordo con l’ abuso referendario degli ultimi tempi e con la forma incomprensibile dei testi dei quesiti. Varrebbe la pena di riformarne lo strumento che reputo comunque un’altissima forma di democrazia. Faccio parte del Pd, quindi l’ho voluto il referendum, tuttavia lo considerai più uno stimolo (o un ricatto) per il Parlamento a legiferare in materia elettorale in modo da evitare di arrivare all’ estrema forzatura referendaria. A questo punto, fallita pure la richiesta di accorpamento per evitare lo spreco, tanto vale rimandarlo. Tanto, sei mesi ? Un anno ?Quello sta lì. Come una pistola puntata

  2. “Perché (la Lega), dovrebbero accettare di farsi assorbire dal caldo abbraccio berlusconiano senza batter ciglio, per “senso di responsabilità”? Da che mondo è mondo la politica è “ricatto”: compromesso, mediazione, prova di forza e chi si sottomette è perduto, diventa la puttana di qualcun altro come si dice in America”

    Perchè loro non sono come gli altri partiti. Stanno dalla parte del popolo. O abbiamo capito tutti male?

    Scherzi a parte, (scherzi?) il tuo pezzo contiene molte considerazioni condivisibili. Il taglio di fondo che è in sottofondo (la “difesa” della Lega) mi convince un po’meno

    Perché la Lega è responsabile (al pari di tutti gli altri) dell’immobilismo e delle non riforme. Vogliamo parlare della ridicola riforma istituzionale della precedente legislatura 2001-2006, mentre non si dava attuazione alla riforma costituzionale del titolo V e al D,lgs.56 sul federalismo fiscale che ERA MOLTO MA MOLTO PIU’ FEDERALISTA della BOZZA CALDEROLI?
    Vogliamo parlare dell’ “accentramento” in atto con questo governo che in moltissime occasioni (Piano casa, sistema Sanitario, Politiche sociali, Patto di Stabilità, osservatorio del credito, ecc..ecc…) TOGLIE competenze costituzionalmente previste alle Regioni scatenandone a volte pure l’ira bipartisan? Che fa la Lega, oltre che tentare di partecipare al “banchetto” per Expo 2015 e fare barricate ad una referendum elettorale che la ridimensionerebbe?

    :-D

    Un sorriso tout court al mio simpaticissimo “nemico” Ciaoooooooooo!

    Copycopyx

  3. marblestone

    Sono d’accodo con il post: i referendum sono ormai un’inutile esercizio: anche quando le pochissime volte hanno avuto il quorum, non hanno vincolato i partiti alle scelte del popolo. Se consideriamo che anche quello del nucleare (che secondo me non andava fatto allora visto che la decisione doveva essere tecnica e non politico/emotiva) adesso non vale più nulla si capisce che spreca soldi innnanzitutto chi propone un referendum senza alcuna speranza che la gente vi sia interessata. Che poi la Lega per salvarsi questo spreco non cerchi di evitarlo questo è vero e fa parte dell’assoluta mancanza di senso delle stato di quel partito (che in questo purtroppo non è più da solo)

  4. pietro

    Premetto che c’è una dichiarazione ufficiale di Berlusconi sul fatto che la lega nel caso di un referendum accorpato con le elezioni e quindi dubitarne non è controcorrente quanto una grossolana imprecisione, non si sa quanto in malafede.
    Detto questo la Lega è contraria all’abolizione delle provincie, è contraria alle libralizzazioni nel commercio, è contraria alla gare d’appalto trasparenti su appalti pubblici al punto di aver proposto una legge che avrebbe, se non fosse stata cassata da AN, permesso di affidare qualsiasi appalto di valore inferiore ai 100mila euro con assoluta discrezionalità da parte degli amministratori locali, è un partito in cui le cariche in organismi pubblici vengono affidate con criteri di parentela con questo o quel dirigente di partito in modo molto più sfacciato dei peggiori partiti della prima repubblica, mettendo per esempio nel consiglio di amministrazione dell’ALER lombarda che è proprietaria di 60.000 appartamenti una persona con la licenza elementare e una fortunata carriera come commesso di ferramenta solo perchè suo fratello si chiama Umberto.
    Le critiche al referendum, per quanto poarzialmente condivisibili, mi sembrano un antologie di quelle che da qualche settimana si leggono su Toque-ville, e quindi mi sembrano come il solito più che controcorrente molto sulla scia della linea di Partito.
    Quello che mi sembra semplicemente poco coerente è difendere il diritto al ricatto di un partito come la Lega, il PSDI del nuovo millennio, una situazione che è il più ridicolo teatrino della politica di professione.
    ABR si deve rassegnare finchè le sue posizioni saranno solo un modo stravagante di sostenere le posizioni di una maggioranza di governo ad ogni voltafaccia sarà abbastanza difficile considerarlo controcorrente………

  5. abr

    PS, Un errore sul mio post: “poteri forti” non e’ ossimoro, e’ pleonastico (un pleonasma? Si dice?).

    Poi, gli ultimi saranno i primi:
    Pietro, Abr non si rassegna, la sua visione “stravagante” sara’ la traccia di controcorrente per un po’, fin che non si stufa (Abr). Rassegnati tu quindi: lecito stufarsi prima di lui, ci mancherebbe, ma allora non lo legga e fine della discussione: mica sono misurato Auditel.
    Fuor di battuta, criticare si puo’ , trinciare giudizi apodittici e definitivi anche, solo che ci si espone al “contropiede”, lo si metta in conto …

    Tra l’altro, fosse pure vero che sto a cerca’ stravaganze col fine di difendere questo governo, cio’ farebbe di me un autentico “controcorrente” rispetto alla media dei LOGGIONISTI stile “gli e’ tutto sbagliato gli e’ tutto da rifare” che hanno plenty of space nel Giornaletto, no?

    Nel merito, se Pietro crede a tutto quello che dice Berlusconi, sono solo e tutti problemi suoi – Cota e altri leghisti ad esempio hanno smentito la circostanza della minaccia di crisi.
    Cmq. non era il punto del post, infatti dico chiaramente che non lo e’.

    Quanto alle posizioni della Lega piuttosto che del governo in carica, checcentra la logica “se stai dalla parte loro allora sei stravagante”? Ricorda tanto il: “perche’ non votate a sinistra, nordisti di merda?”).
    Qui si parla di un tema specifico, del referendum e del peso dei politicanti di cui nessuno parla mentre si ciancia del peso e degli sprechi dei partiti (ovviamente quelli degli altri), non di schieramenti o scelte di campo.
    Comprendo bene comunque, anche se non giustifico, certi riflessi condizionati di chi critichi la politica politicante da millenni e poi si trovi a ragionare sempre e solo in termini di schieramenti e non piu’ di idee.

  6. grano

    Se ci fosse una proposta di legge di iniziativa popolare per aumentare il numero di firme necessarie per indire un referendum e contemporaneamente abbassare il quorum (o renderlo dinamico, che so, una legge viene abrogata se almeno il 40% vota o vota il 30% e di quel 30% l’80% è per l’abrogazione etc.) sarei tra i primi a firmare, per cui, caro Abr, mi dispiace ma su questo per quanto mi riguarda non sei controcorrente.
    Non lo sei nemmeno nel sottolineare il mostruoso tecnicismo dei testi di gran parte dei referendum, che fa ribrezzo ai più. Questo però, come sai anche tu, è un problema più complicato: in Italia il referendum è solo abrogativo e già così il suo esito viene spesso aggirato (vedi finanziamento pubblico ai partiti etc.), figuriamoci se avesse un testo più comprensibile ma che dà solo un indirizzo di carattere generale…
    Non lo sei nemmeno sugli effetti di un eventuale (molto eventuale, dato che il raggiungimento del quorum lo vedo male) sì. I referendari, fosse solo per onor di firma, devono propagandare i salvifici effetti dei tre sì (a differenza dei radicali, che non hanno mai attribuito ai referendum un contenuto che andasse al dilà dell’argomento specifico, tutto il filone elettoralistico da Segni in giù ha sempre dipinto grandiose prospettive palingenetiche), ma pochi credono davvero che, al dilà di un potente rimescolamento politico, indurrebbe un qualche tipo di valanga riformatrice. Più di uno anzi, anche nel Pd (vedasi Violante), si chiede se oggi, di fronte ad un quadro politico già fortemente semplificato, le maggioranze monopartitiche e senza contrappesi che a tendere ne risulterebbero siano proprio un’ipotesi auspicabile. Io per esempio no.
    Non lo sei infine nemmeno nel comprendere la durissima contrarietà della Lega: è evidente a tutti che ogni partito cerca innanzitutto di sopravvivere, altrimenti le sue istanze (che ritiene ovviamente giuste, altrimenti si autoscioglierebbe) come fa a difenderle?
    Ciò non toglie (e qui non sono d’accordo con te) che:
    - Il ricatto politico della Lega è evidente
    - Tramite tale ricatto la Lega vuole potenziare la vecchia carta dell’astensionismo opportunistico mal giocata da Craxi e splendidamente giocata da Ruini. E’ un meccanismo lecito (e chi vuole sopravvivere a tutti i costi usa comunque con ferocia tutti gli strumenti a disposizione), ma resta a mio avviso squallido ed antidemocratico
    - Tale ricatto e tale gioco squallido la Lega li fa a spese (non irrisorie) di tutti gli Italiani. Ci sono sicuramente tanti altri sprechi o spese inutili, ma questo è uno di quelli
    Non mi straccio le vesti per nessuna di queste cose, ma vanno almeno dette, soprattutto quando la Lega (dopo 25 anni di esistenza come partito, nei quali ha goduto come tutti gli altri e senza remore di pubblici finanziamenti etc.etc.) continua a volersi spacciare per paladina del popolo, nemica degli sprechi di Roma ladrona e così via

  7. Alessandro

    Sono concorde su molti aspetti, ma non sulle alcune soluzioni frettolosamente buttate lì alla fine dell’articolo. In particolare:
    “Poi ci starebbero le privatizzazioni, ma non solo dei taxi e delle farmacie ma delle scuole e ospedali, per limitare le aree di manovra clientelare.”
    Per le farmacie e i taxi parlerei di liberalizzazione, e ci aggiungerei tutti gli ordini professionali: notai, avvocati, ingegneri (io ho l’abilitazione di ingegnere ma non sono iscritto all’albo), commercialisti e compagnia bella.
    Per le scuole e ospedali potremmo pure privatizzarle, ma non cambierebbe niente. Fatta la legge trovato l’inganno. Mi vengono in mente 1000 modi per “aggirare il problema”. In America sei sei ricco studi altrimenti o sei bravo col cervello (per vincere una borsa di studio) o con le mani (ti fanno studiare per giocare nella squadra di football-basket-hockey…). La sanità privata è anche peggio: ho hai l’assicurazione o preghi che il Cielo te la mandi buona (http://it.wikipedia.org/wiki/Sicko).
    Per non parlare delle stupende privatizzazioni di Autostrade (utili pazzeschi) e Telecom Italia (ora lo Stato rivuole la rete sotto il suo controllo!). Oppure la privatizzazione del patrimonio immobiliare degli enti pubblici.
    L’Italia è fatta per gli amici degli amici. Per loro non ci sono problemi.

  8. grano (alias PingueAvvocaticchio)

    Post scriptum:
    L’unico quesito sul quale voterò a favore (anche se qualche capello ce l’ho ancora, Abr, non anticipare i tempi) è quello che “concerne il “fair play” come lo può intendere un avvocaticchio pingue e calvo di Bagnara Calabra o Pizzighettone e tenta di combattere l’eccesso di carisma di certi candidati” (affermazione manifestamente provocatoria che Abr butta lì subito dopo aver invece ben spiegato il problema reale).
    La combinazione delle candidature multiple con l’impossibilità di esprimere una preferenza è proprio una presa in giro totale.
    A questo punto tanto varrebbe non avere nemmeno i candidati, indicare solo i simboli di partito e fare come ha proposto l’infame: votano solo i capigruppo (anzi, in Parlamento mettiamoci solo i capigruppo, così potremmo pagare lo stipendio da parlamentare ad una sola persona per partito, rappresentante di x millesimi). Dai, ci siamo quasi: basta solo un altro piccolo sforzo!
    E poi smettiamola con questa pugnetta del carisma, che mi esce dalle orecchie!

  9. pier paolo basso

    …In 60 anni, non si è ancora riusciti, a perdurare un sistema elettorale unico e semplice;interesse e incapacità politiche,in cui la sovranità popolare è solo un osso rosicchiato dai famelici cani della politica di mestiere. manco fossimo gli unici al mondo. Non essendo capaci di fare una cosa giusta, almeno facciamo un coppia incolla del sistema che più ci possa convenire, guardando i sistemi elettorali di altri stati che sono nel loro uso stabilmente funzionali…..Riguardo al referendum, che qui in Italia e solo limitato alla cancellazione di leggi e non propositivo di leggi; non è il meccanismo che eh abusato, ma la classe politica che ne fa carne da porco per ingrassare le loro convenienze; Negli USA alle ultime elezioni, solo nello stato Californiano, sono stati proposti e votati quasi 130 quesiti, tra proposte e cancellazioni di leggi. Se in tanti altri paesi funziona normalmente come camera popolare, il problema non è il meccanismo, ma il sistema politico trasformatosi in casta regnante.

  10. No, non sono d’accordo sulla denigrazione di questo referendum, e solo in parte sulle controproposte.

    Andiamo con ordine. Raccogliere 500.000 firme in tre mesi non è già di per sè qualcosa “da poco”. Si può abbassare il quorum e alzare il numero delle firme, si potrebbe perfino alzare di molto le firme e rinunciare al quorum. Sono idee, sono proposte da tenere in considerazione. Ma al momento lo strumento è questo, lo stesso che ha permesso all’Italia di essere un paese moderno negli anni ’70, prima del definitivo declino e crollo.

    Tra l’altro il referendum in questione, con i suoi tre quesiti è abrogativo. Deve fare cioè un lavoro di taglia e cuci, pur lasciando un senso chiaro e compiuto, a una legge che di per sè è – per definizione del suo relatore – una porcata. Non si può riscriverla in altro modo. Perchè non è un referendum propositivo. Anzi che sono riusciti a tirar fuori qualcosa in questo modo.

    Sul sistema politico di per sè, io sono in linea del tutto teorica, un forte sostenitore del proporzionale puro. Ma l’Italia non è una democrazia compiuta e mi rendo conto che non può permettersi un tale sistema. Quindi che si corra ai ripari in qualche modo, anche con un maggioritario uninominale.

    Tagli e liberalizzazioni. Certo tagliare stipendi (e prebende) e numero dei parlamentari è un ottimo inizio, così come iniziare a rinunciare a province ed enti inutili. Su questo non credo si debba essere di sinistra o di destra, neo-comunista o liberale per voler sfoltire il poltronificio attuale. Come possiamo essere d’accordo che le lobby dei numeri chiusi siano dannose al cittadino-usufruitore.

    Ma sanità e istruzione pubblica, assieme ad altri servizi essenziali, non possono essere tirati via con un colpo di penna in nome di un qualche ideale mai compiuto.

    Grazie comunque per lo stimolo sempre efficace che ci lasci, non bisogna mica essere sempre d’accordo con una riflessione per poterla apprezzare.

  11. grano

    @essemme:
    Io di “democrazie compiute” con un proporzionale puro ne vedo pochine in giro…
    Che la nostra incompiutezza abbia qualcosa a che vedere anche con i quasi quarant’anni di proporzionale puro? Ah, saperlo!

  12. pietro

    SE per “controcorrente” ABR intende esclusivamente al’interno di Giornalettismo chiedo scusa, la mia idea di controcorrente era il giornalismo anarcoide anti-italiano di Montanelli, la stavanganza che vedevo era “essere il difensore d’ufficio di un governo che ha la grande maggioranza dei consensi nel paese, che ha uomini di sua fiducia nei consigli di aministrazione di tutte le più grandi imprese pubbliche e private, non è molto rischioso o impegnativo, in che senso può essere considerato controcorrente?”.
    Dato che di attività controcorrente personalmente me ne intendo abbastanza, anticomunista a 20 anni (negli anni 70, quando era pericoloso), lavoro in una grande industria, mai fatto la tessera del sindacato e sempre criticato ferocemente le boiate delle varie RSU e RSL, sostenitore del PRI prima e poi dei Radicali, trovo che ci vuole una faccia tosta non indifferente a considerare i politici attuali di destra e di sinistra persone che agiscono in base a qualcosa che assomigli lontanamente ad un idea……

  13. abr

    Sorry for delay.
    Ricominciamo dal principio:
    @Tess: tnxs, posizione ineccepibile la tua visto la parte di cui fai parte; per me infatti che ne faccio costantemente una questione di approcci e molto meno di parte (con buona pace dichi non lo comprende), non è nè vietato nè immorale difendere contutte le armi applicabili il proprio interesse particulare: anzi, dicesi politica.
    Dal mio punto di vista, ripeto, non è tanto il numero di partiti ma di parlamentari a costituire un costo privo di ogni beneficio.

  14. abr

    @copy:
    curioso: la Lega contrariamente a tutti gli altri non potrebbe “giocare sporco” (cioè far politica con la p minuscola) in quanto “d popolare”? A parte che sappiamo bene che nel nostor popolo il più pulito ci ha la rogna, allora la sinistra tutta che dovrebbe fa’, deportare Bassolino e Iervolino ai bagni penali in Tasmania? :D

    Altro punto: I am sorry, il post non difende la Lega a prescinder. Sposa invece posizione, argomentandola. La differenza non è da poco a mio avviso: è di approccio.
    E mi fa piacere che tu condivida, almeno parzialmente, certe considerazioni.
    Usciamo pliis dall’ottica di schieramento e ragioniamo su fatti e idee.

    Essendo quindi il post volutamente limitato a condividere (argomentando) una presa di posizione – triturando tra l’altro, cosa che nessuno nota, meno di tutti Pietro, la maggioranza della maggioranza – non ha senso alcuno entrare qui nella discussione sul Dna puro e federalista o meno della Lega.
    Sarebbe solo vano esercizio di benaltrismo, o mio carissimo e stimatissimo nemico (politico) :)

  15. abr

    @marblestone; tnxs, ovviamente che la Lega di senso dello “Stato” ne abbia meno d itutti, sta scritto nel suo Statuto .. Anche se non credere, riguardo alle spese la cosa gli ruga, sanno da che tasche arriveranno … Solo che danno la colpa non a se’ stessi ma a chi superior stabat.

  16. abr

    @grano: non so cheddirti.
    Essere “controcorrente” non è un parametnro di valore, non significa certo spiegare che la pioggia salga dal basso verso l’alto…ma chettelodicoaffà.
    Quello che cogli perfettamente col tuo commento, forse senza volerlo, è come invece significhi andar contro le para-logiche e le para-noie del mainstream, inteso non tanto come media-giornali ma media-mentalità.
    Non sto qui a riprenderti punto su punto, molte risposte le troveresti già nel post (una su tutte, riguardante la formulazione dei quesiti: il linguaggio che usi designa a chi ti rivolgi).

    Sono tutti pareri amigo, i mei come i tuoi. La differenza la fanno le argomentazioni. Claro?

    PS.: a me invece le pugnette non m’hanno mai infastidito troppo, non quanto l’esser preso per il culo.
    Da chi tenti di convincermi che il problema dell’Italia sono le candidature multiple e non il numero esorbitante degli eletti.
    Tornando alla media-mentalità, è proprio vero che ogni popolo in fondo ha quello che si merita.
    Il prossimo post te lo dedicherò, perorerà la proposta di voto ai soli leader parlamentari (controcorrente stavolta, ne’?).

  17. abr

    @Alessandro: si però rispondi alle mie “soluzioni frettolosamente buttate lì alla fine dell’articolo” con considerazioni altrettanto frettolose e buttate lì. Tipo la leggenda metropolitana della sanità americana, carta di credito sennò crepi. Soprattutto non indichi sbocchi, lo sappiamo già che fatta la legge etc.etc. ma il fatto che non esistano scorciatoie, soluzioni immediate e perfette come quelle che propagandano quelli che ci prendono per i fondelli, non significa che non ci si debba lavorare sopra in modo sodo e costante.

  18. abr

    @Pietro: ti ringrazio per il paragone col VERO Controcorrente.
    Il nome della rubrica non l’ho scelto io, non mi sarei mai permesso di dissacrare un mito, ma devo ammettere che la scelta ha lusingato non poco uno che gli anni di piombo li ha visti in diretta. Il mio “controcorrente” sono solo opinoni fuori dal coro, da questo coro. Punto.

    L’appunto che ho fatto c’entra zero con tutto cio’: come si fa a dare dello “strenuo difensore del governo a prescidere”, a uno che stiletta non poco An e PdL su’sta storia del referendum? Tutto qui, le tue “medagie al valore” sulla Beresina dell’anticomunismo negli anni di piombo non le contesta nessuno, manco le confronto con le mie: non perchè non ne abbia ma perchè non c’entra nulla e poco interessa qui.

  19. abr

    @Esseemme: tnxs, hai colto in pieno lo spirito di Controcorrente, con il quale a volte non sono completamente d’accordo nemmeno io (scherzo).

  20. abr

    @p.p.basso: non farei confusione tra referendum nostrani e californiani (o svizzeri: lì funziona ancora meglio e da prima).
    Non si prescinde dalla storia, politica e non solo, del posto dove si è.
    L’ho sottolienato anche nel post: siamo gente abituata a cercare scorciatoie non a lavorare duramente rispettando le regole. Ovvio che anche i referendum vengano gestiti uguale, dai politici, dall’elettorato illuso e che ama molto farsi .. illudere, come alcuni dei commentatori.

  21. grano

    @abr:
    Claro non molto: sinceramente non ci ho capito molto nella tua risposta, ma comunque non importa.
    Onorato del futuro pezzo a me dedicato che annunci, nel quale a occhio (se quella è la tesi che ti proponi di sostenere) andrai controcorrente anche rispetto a te stesso. E’ un virtuosismo degno dei migliori sofisti: vediamo come te la cavi…

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